Schiaffo dell’Egitto all’Ue: “Pena di morte è parte della nostra cultura”

Il vertice fra Unione europea e Lega araba in Egitto si è conclusa con una dichiarazione finale di 17 punti in cui si parla di “una nuova era di cooperazione”. Un annuncio importante che però non ha scaldato i cuori dei presenti. Questi incontri internazionali assumono sempre più le caratteristiche di grandi palcoscenici in cui si decide poco, almeno da un punto di vista multilaterale, ma si cerca di assumere posizioni di leadership.

E il presidente egiziano (nonché padrone di casa) Abdel Fattah al Sisi, l’ha fatto capire da subito con una dichiarazione su diritti umani che lascia poco spazio all’immaginazione. Chi pensava che cooperazione significasse rispetto degli standard occidentali, ha sbagliato. Ed è calato il gelo fra Unione europea ed Egitto. Nonostante la speranza sia quella di considerare proprio Il Cairo il vero Paese in grado di frenare la crisi migratoria in Nord Africa.

Le parole di Al-Sisi hanno risuonato per Sharm el Sheik come una vera e proprio doccia gelata per chi pensava che l’Egitto avesse deciso di diventare parte del sistema occidentale. Il presidente egiziano è stato molto chiaro. E le sue parole rivolte all’Unione europea, presente con tutti i suoi leader e con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, risuonano come un monito a chiunque tenti di far cambiare idea all’Egitto.

Durante la conferenza stampa conclusiva del summit, Al-Sisi ha parlato chiaro: l’Egitto “non accetta lezioni” sui diritti umani dall’Europa. E rispondendo alle critiche rivolte da alcuni Stato occidentali sul valore dei diritti umani e sugli atti posti in essere dal governo del Cairo, il capo dello Stato ha dato una risposta più che gelida: “Non avete nulla da insegnarci sull’umanità”. Gli europei, ha aggiunto il presidente, “hanno i loro valori e la loro etica: noi la rispettiamo, voi dovreste fare altrettanto”. Perché secondo Al-Sisi, “i diritti umani in Europa sono un lusso, ma nella nostra regione l’imperativo è preservare i nostri paesi dal collasso”.

E sulla pena di morte – solo a febbraio, in Egitto, ci sono state 15 esecuzioni – Al-Sisi è stato netto: “La pena di morte che viene decisa dai tribunali penali è uno strumento per tutelare i diritti delle vittime degli attacchi terroristici ed è parte della cultura e dei valori della regione”. Una dichiarazione che ha fatto capire in maniera estremamente chiara quale sia la direzione intrapresa dal governo egiziano sul punto.

L’idea che scaturisce da questo summit è che tutti siano rimasti più o meno ancorati alle loro certezze. Il compromesso c’è su diversi punti. Ma l’impressione che hanno dato anche le parole del presidente egiziano è che di fronte ai problemi interni e internazionali, la questione dei diritti umani è un tema che lascia il tempo che trova. Sono dichiarazioni forti quelle del leader dell’Egitto, ma che rendono forse in maniera perfetta il grande cambiamento in atto nella politica internazionale: l’epoca della globalizzazione dei diritti e del diritto internazionale ha ormai lasciato il passo a una politica diversa, fatta di durezza e di estremo realismo.

E la differenza fra l’Europa e i Paese della Lega araba è che, mentre Al-Sisi tuonava sui diritti, Jean-Claude Juncker, dall’altra parte della barricata, faceva battute sul fatto che i giornalisti applaudissero al presidente egiziano. Una differenza di forma che è indice anche di una grande differenza di sostanza. L’Egitto ha dimostrato di non scendere a compromessi nemmeno sui diritti umani. Mentre l’Unione europea, più che interlocutrice, è apparsa come un ospite dello spettacolo messo in scena dalla Lega araba e dal suo presidente.

Per l’Italia, il summit è servito soprattutto a rinsaldare i rapporti con l’Egitto ma anche a ribadire la fermezza di fronte alle indagine sulla morte di Giulio Regeni. Nel bilaterale con il capo di Stato egiziano, Giuseppe Conte ha chiesto il massimo impegno nella ricerca della verità: “Confido che il dialogo costante possa portare a una verità giudiziaria”. E Al-Sisi ha quantomeno confermato l’impegno del governo del Cairo. Impegno cui si uniscono quelli su altri fronti: gas, commercio e sicurezza in Libia.

In particolare, come riporta La Stampa, Conte è rimasto soddisfatto “per l’inserimento, nella dichiarazione finale, dell’invito ai libici – coerente con la linea italiana – ‘a impegnarsi nel finalizzare l’obiettivo, sostenuto dall’Onu, verso una transizione democratica e ad evitare qualsiasi azione che possa portare ad un’escalation delle tensioni, ad ulteriori rischi per la sicurezza e a un indebolimento del processo di stabilizzazione’”.

fonte – http://www.occhidellaguerra.it/egitto-al-sisi-europa-pena-morte/

2 Risposte

  • “…’invito ai libici a impegnarsi nel finalizzare l’obiettivo, sostenuto dall’Onu, verso una transizione democratica e ad evitare qualsiasi azione che possa portare ad un’escalation delle tensioni, ad ulteriori rischi per la sicurezza e a un indebolimento del processo di stabilizzazione’”. Ohhhhh, ma che bei paroloniiii ! Applausi scroscianti…. ;-))

  • Vai gen. Haftar ! Prosegui nell’azione di eliminazione dei terroristi e nel blocco e sequestro delle navi “ong” porta-clandestini !

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