21 giugno, San Luigi Gonzaga

21 giugno, San Luigi Gonzaga, Confessore (Castiglione delle Stiviere, 9 marzo 1568 – Roma, 21 giugno 1591). A Roma San Luigi Gonzaga, Chierico della Compagnia di Gesù e Confessore, chiarissimo pel disprezzo del principato e per l’innocenza della vita, il quale dal Sommo Pontefice Benedetto decimoterzo fu ascritto nel numero dei Santi e assegnato come Protettore speciale ai giovani studenti, e dal Papa Pio undecimo fu solenne­mente confermato e di nuovo dichiarato Patrono celeste di tutta la gioventù cristiana.

Il grande San Luigi Gonzaga viene chiamato da tutti: «angelo in carne e uomo senza carne». Il munificentissimo Dio volle mostrare in Luigi i tesori più preziosi della Sua bontà e della sapienza Sua. Un solo peccato commise nella sua vita quell’«angelo in carne». Ecco qui il peccato. Quando era bambino rubò al padre pochi granelli di polvere da cannone e li bruciò per mero infantile divertimento. Ironizza il Padre Belmonte: «Non vi pare che sia questo un peccato grosso quanto il monte Bianco? Un bambino che ruba al padre suo un poco di polvere!». Eppure San Luigi credeva d’aver commesso un delitto degno della penitenza d’un anacoreta. Ai piedi del suo confessore s’accusava sempre di quel furto e l’accusa era fatta con lacrime cocentissime.

Negli ultimi giorni della sua infermità egli volle riposare nel povero letto sempre sul lato destro, tanto che la spalla ne risentì, per pagare alla giustizia di Dio quel delitto. Oh i santi! Ma un portento che davvero sbalordisce in San Luigi fu la sua orazione mentale. Con volontà di ferro si propose nei primi anni della sua giovinezza di fare un’ora continua d’orazione mentale senza avere la minima distrazione. Cominciava a meditare e, se dopo cinque minuti, un quarto, una mezzora ed anche più si distraeva, egli ricominciava dall’inizio l’orazione. Accadde spesso nei primi anni dell’arduo esercizio che Luigi dovette stare in orazione mentale per sette e otto ore di seguito, giacché le distrazioni venivano sempre nel corso dell’ora della meditazione. Era un combattimento sublime, e se noi non fossimo tanto miserabilmente volti alle ciance e alle piccolezze del senso, dovremmo chiamare quel combattimento «più grande cento volte di quelli che sostennero nei campi di battaglia Alessandro, Cesare e Napoleone». Intanto con quell’esercizio, praticato con santa ostinazione per più anni, San Luigi arrivò al punto di non distrarsi più nella meditazione; anzi giunse alla condizione di vedersi sublimato in un’estasi divina appena cominciava la meditazione. Ecco le lotte dei santi! (Tratto da Giacinto Belmonte cappuccino, Racconti miracolosi, 1887, con permesso dei Superiori, vol. II, pagine 376 -377).

+ O amabile San Luigi, la cui illibata purezza rese simile agli Angeli, e l’ardente amore a Dio eguagliò ai Serafini del Cielo, volgete su di me uno sguardo di misericordia. Voi vedete quanti nemici mi attorniano, quante occasioni insidiano all’anima mia; e come la freddezza del mio amore a Dio mi metta a pericolo di offenderLo ad ogni piè sospinto e di allontanarmi da Lui, lasciandomi adescare ai fallaci piaceri di terra. Salvatemi Voi, o gran Santo… a Voi mi affido. Impetratemi Voi ardente amore a Gesù Sacramento ed ottenetemi la grazia ch’io sempre mi accosti al Banchetto Eucaristico con cuore puro e contrito, ripieno di fede viva ed umiltà profonda. Le mie comunioni allora saranno, come le furono per Voi, potente farmaco d’immortalità, soave profumo dell’eterno bacio di Dio. Così sia. +

Fonte: https://www.sursumcorda.cloud/component/search/?searchword=San luigi Gonzaga&searchphrase=all&Itemid=353

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