Geopolitica della crisi politica

di Fabio Falchi

Fonte: Fabio Falchi

Che io non sia un fan della Lega e del suo “Capitano” è noto. Tuttavia, un conto è leggere la politica con “categorie” morali e ideologiche, un altro, pressoché sconosciuto ai più, è leggerla con categorie “politico-strategiche” (ossia quelle che spiegano la lotta per l’egemonia), geopolitiche e metapolitiche. Perfino i commenti sulla seduta di ieri al Senato riflettono l’incapacità dei più di leggere la politica con lenti che non siano “impolitiche”, sempre che non si confondano le ciance politiche (ovverosia dei politici e sui politici) con il Politico. Difatti, ciò che conta per i più, citazioni o stilemi (pseudo)colti o meno, è fare il “tifo” (in questo caso pro o contro Salvini, proprio come la maggioranza dei parlamentari).
Invero, quasi nessuno ha colto che l’unico che ieri in Senato ha parlato (sia pure a braccio e non senza quella demagogia che lo contraddistingue) della “questioni essenziale” di questa crisi di governo, paradossalmente (almeno per alcuni) è stato proprio il “Capitano”. In pratica, gli altri si sono concentrati soprattutto sui difetti, sulle “lacune” e sulle “colpe” del “Capitano” oppure (come lo stesso Bagnai) sul governo giallo-verde, per attaccarlo o difenderlo.
Salvini (benché ovviamente si sia difeso dalle accuse di Conte) invece non ha insistito tanto sulle ragioni della crisi (sebbene, anche lui ne abbia parlato) quanto piuttosto sulla necessità per l’Italia di non “soggiacere” più ai diktat del direttorio franco-tedesco.
Ed è proprio questa, non un’altra, la questione essenziale ossia la questione dei rapporti “(geo)politici” dell’Italia con l’UE o il direttorio franco-tedesco (questione, si badi, che va oltre il problema, pur rilevante, della riforma del MES, dato che questo dipende da quella e non viceversa) . Si tratta cioè di rapporti che, secondo il “Capitano”, caratterizzano una relazione tra “servo e signore” (o padrone). E del padrone, “giusto” o no che sia, il servo, se non vuole essere servo, si deve liberare.
Al riguardo, dunque si dovrebbe riconoscere che il discorso di Salvini (benché semplicistico, ma lui, si sa ,si rivolge sempre al “popolo”) è stato chiarissimo: questa UE è il nemico n. 1 dell’Italia.
Si condivida o no, questo è il busillis, perché a sua volta solleva altre questioni decisive: quella dei rapporti con gli USA (non sono gli USA, si chiederanno alcuni, il vero padrone dell’Italia?) e dello scontro ai vertici del potere pubblico degli USA , nonché quella dello scontro tra gli USA di Trump e l’UE, oltre a quella dei rapporti dell’Italia con la Russia e perfino con la CIna.
D’altronde, è indubbio che l’elezione di Trump abbia prodotto una crepa nel Muro Occidentale e generato “un’onda d’urto” che ha sconvolto vecchi equilibri, senza però averne ancora creati di nuovi. E’ “un’onda d’urto” che, “Capitano” o non “Capitano”, potrebbe travolgere il nostro Paese ma anche generare nuovi spazi geopolitici e aprire nuove corsie geo-strategiche e geo-economiche che l’Italia potrebbe sfruttare a suo vantaggio. Rebus sic stantibus, comunque, pare impossibile fare previsioni, benché sia difficile ritenere che la classe dirigente e l’opinione pubblica italiana siano preparate per affrontare un tale scenario senza perdere la “bussola (geo)politica”. Ed è forse questo il primo problema che si dovrebbe risolvere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *