Google e Facebook sempre più schierate per la “dittatura della minoranza”

L’EDITORIALE

di Matteo Orlando

Nell’ancora cattolica Polonia, presso la splendida città di Cracovia, si è svolta sabato 10 agosto una partecipata manifestazione popolare a sostegno di monsignor Marek Jędraszewski, il coraggioso arcivescovo metropolita di Cracovia che è stato furiosamente attaccato da associazioni Lgbt, radical chic e partiti di sinistra, per avere invitato i polacchi, presso il celebre santuario mariano di Jasna Góra, a “respingere  l’errore antropologico che ci minaccia sotto
forma di due grandi ideologie: genere e Lgbt”.
In particolare l’arcivescovo aveva spiegato che queste ideologie vogliono “avvelenare i cuori e le menti dei polacchi” e causare loro “un grave danno spirituale, in particolare a bambini e giovani”.
Per l’arcivescovo Jędraszewski, che ha chiesto ai credenti di testimoniare “contro la depravazione della nazione polacca”, difendendo “la nostra autentica libertà” e “la Chiesa nella nostra patria “, l’ideologia Lgbt è una “peste arcobaleno”, paragonabile “alla piaga rossa del comunismo”, che mira ad attaccare i valori tradizionali e la famiglia naturale.
Proprio questa colorita espressione di monsignor Marek Jędraszewski ha attirato gli strali degli omosessualisti. Così se il giornale laicista Gazeta Wyborcza si è elevato a difensore della “purezza della fede religiosa”, definendo le tesi dell’arcivescovo “anticristiane” (un po’ come fanno i nostri quotidiani laicisti… tutto il mondo è paese…) e l’associazione “Centro di monitoraggio per comportamenti razzisti e xenofobi” ha perfino presentato una segnalazione in Procura ipotizzando per l’arcivescovo il reato di “promuovere il sistema totalitario fascista”, altri hanno preferito organizzare una protesta sotto il palazzo dell’Arcivescovo a Cracovia.
Così, a voler essere generosi con i numeri, circa mille persone, tra lgbt, libertari e di sinistra, alcuni catto-comunisti, si sono presentate nell’antistante piazza del vescovado e, sotto gli occhi attenti delle telecamere, che ne hanno diffuso le immagini nel mondo occidentale, ne hanno dette di tutti i colori contro l’Arcivescovo, spalleggiati dai mass media, gli stessi che hanno giustificato “come libertà di espressione” quanto accaduto negli ultimi mesi durante dei
cortei lgbt a Varsavia, Częstochowa e Danzica, dove sono stati mostrati parodie dei simboli cristiani, vere e proprie blasfemie come l’icona della Madonna con un’aureola arcobaleno, una scandalosa “messa” Lgbt e la gravissima bestemmia di una processione eucaristica con il simbolo della vagina al posto della Santissima Eucaristia.
La contromanifestazione dei cattolici a sostegno del loro Arcivescovo, ben più partecipata e pacifica di quella Lgbt, è stata invece ignorata dai media, anche in Italia. Infatti, a differenza della “notizia” legata alle parole dell’Arcivescovo, nessun giornale o telegiornale italiano ha parlato del sostegno popolare dato dai fedeli alla loro guida spirituale, definita direttamente dal presidente della repubblica polacca, Andrzej Duda, una persona che merita “grande rispetto”. Anche il presidente della Conferenza episcopale polacca, Stanisław Gądecki, ha sostenuto il Metropolita (cosa tutt’altro che scontata in altre nazioni dell’ecumene cattolica) spiegando che monsignor Jędraszewski ha fatto un discorso in linea con la dottrina cattolica e che il rispetto per le persone non può portare  all’accettazione delle pretese sociali contrarie alla fede.
Quanto è successo fa molto riflettere sullo stato della libertà di pensiero, non solo in Polonia. Per esempio YouTube ha dapprima bloccato il video con le parole dell’arcivescovo, poi subissato di critiche ha dovuto ripristinare il video. Ma la censura dei contenuti scomodi avverso l’ideologia lgbt è molto diffusa, non solo in Polonia.
Google (proprietaria di YouTube) e Facebook sembrano schierate da una sola parte, quella della minoranza, cioè degli attivisti gay, dimenticandosi della maggioranza.
Possiamo parlare, come hanno commentato in molti sui social, di una “dittatura della minoranza lgbt” che imperversa su media, società, politica e vuole anche condizionare la parte più progressista della Chiesa Cattolica?

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