La moda femminile – Il latino: lingua viva nella Chiesa

Segnaliamo la pubblicazione sul nostro sito del libretto divulgativo La moda femminile. La tua vita quale fine ha? e della relazione del Card. Bacci Il latino: lingua viva nella Chiesa .

Prima non esistevi. Fra cento anni dove sarai?… O nel Paradiso o nell’inferno! La tua vita quale fine ha?… Dare al Creatore la prova d’amore, con l’osservanza della sua legge. La vita non è piacere; è lotta contro le passioni, contro Satana e le massime perverse del mondo. Per vincere occorre l’aiuto di Dio, che si ottiene con la preghiera e con i Sacramenti. Frutto della vita cristiana è: la pace del cuore, la rassegnazione nel dolore e poi il Paradiso. Nel disco del grammofono restano impresse le onde sonore… canti delicati o rozzi… parole sante o sconce… Così nel libro della tua vita restano scritti: i buoni pensieri o i cattivi, i discorsi morali o gl’immorali, le opere buone o le perverse. Sta a te scrivere solo il bene. Il fiume scorre; ad ogni attimo si avvicina al mare. La tua vita fugge: ogni giorno che passa, è uno di meno che ti rimane sulla terra; ogni giorno è un passo verso il cimitero. Non vuoi pensarci? Sei stolta! Imita le vergini prudenti! Sai che l’anima vale più del corpo. Perché tanta premura del misero corpo e tanta trascuratezza dell’anima? Impara ad essere più sapiente! Prosegue …
È un fatto innegabile che quella missione universale, che Plinio (Hist., III, 6, 2) attribuì al linguaggio di Roma, la quale «tot populorum discordes ferasque linguas sermonis commercio contraxit», non venne a cessare con la caduta dell’impero Romano, poiché la Chiesa fece suo l’idioma del Lazio, e quasi comunicandogli la sua vitalità perenne, unificatrice e pacificatrice, di esso si servì per evangelizzare i popoli e per creare la nuova civiltà cristiana. A ragione quindi si può dire che ben due volte questa lingua meravigliosa ha saputo unire e cementare i popoli in una civiltà superiore: la prima volta quando le legioni Romane, marciando verso i confini del mondo, costituirono quell’impero, che, secondo Cicerone, «patrocinium orbis terrae, verius quam imperium poterat nominari» (De Off. II, 8). La seconda volta quando, abbattuto dalle orde barbariche e dalla corruzione intima della civiltà pagana il dominio secolare dell’Urbe, il pensiero, la dottrina e l’idioma di Roma, resa cristiana, furono propagati dovunque dai monaci, dai missionari e dai Vescovi, che il Pontefice Romano inviava lungo le vie consolari inermi araldi di verità ai Galli, al Germani, ai Batavi, ai Frisoni, ai Britanni, e fino ai popoli sconosciuti della Slavonia e della Tartaria; di maniera che si poté dire di Roma che «quidquid non possidet armis, relligione tenet» (Prospero d’Aquitania, Carmen de ingratis, vv. 41-42: Migne, PL 51, 97). Prosegue …

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