Parrocchiani “progressisti” contro chi vuole celebrare degnamente

di Matteo Orlando per Agerecontra.it 

I parrocchiani della Chiesa di San Francesco d’Assisi a Portland, in Oregon, hanno protestato in maniera clamorosa contro il loro parroco accusandolo di volere “distruggere la parrocchia”. Così hanno urlato contro il sacerdote d’origine africana che celebrava la Messa Novus Ordo, hanno sbattuto alcuni tamburelli e suonato altri strumenti per disturbare la sua celebrazione.
Qual è stata la colpa del sacerdote? Volere allineare maggiormente la celebrazione a quanto previsto dai libri liturgici.
Padre George Kuforiji, originario della Nigeria, ha avuto il coraggio di vietare il “linguaggio inclusivo” che prima del suo arrivo veniva proposto nei testi usati nella parrocchia (i suoi predecessori erano arrivati a non fare riferimento a Dio e ai suoi attributi quando risultavano dei termini maschili…). Inoltre padre Kuforiji ha rimosso un panno guatemalteco, tessuto a mano, che era stato usato sull’altare, sostituendolo con un panno bianco per altare per come prescritto dalla Chiesa cattolica. Ancora, padre Kuforiji ha rimosso le fotografie dei senzatetto che avevano decorato le pareti interne della chiesa ed eliminato alcuni bizzarri paramenti usati dai precedenti preti della Parrocchia, compreso un panno decorato con
colori arcobaleno. Dopo aver raccolto tutti questi obbrobri, il parroco ha inviato tutto alla discarica, incluso uno striscione a
bande arcobaleno.
Apriti cielo! Immediatamente sono scoppiate le proteste dei soggetti più progressisti della parrocchia, in particolare dei sessantottini di turno che hanno dileggiato in ogni modo sia la Presenza Eucaristica, ostacolando il regolare svolgimento della Messa, sia il povero sacerdote.
Addirittura una delle proteste più violente è stata immortalata in un video amatoriale che ha registrato la parrocchiana Melissa Pittman che teneva una grande fotografia sopra la testa durante la messa, una foto corredata da scritte che hanno palesemente sconvolto il significato dei testi biblici originari: “stiamo seguendo la voce di Gesù, dell’amore. Gesù dell’inclusione. Gesù che resiste alle autorità, perché quando resistiamo alla legge siamo nello Spirito di Dio”.
Alle plateali proteste padre Kuforiji ha risposto con una profonda domanda: “hai riverenza per Dio?”, domanda che ha avuto come risposta il voltare le spalle al sacerdote da parte dei manifestanti e l’intonazione dell’inno dell’era dei diritti civili “We Shall Overcome”.
I sessantottini se la sono presa anche contro l’arcivescovo Alexander Sample, reo di avere mandato in quella parrocchia padre Kuforiji.
Addirittura la Pittman è arrivata a dichiarare: “Siamo abusati nella Chiesa cattolica da questo sacerdote e da questo arcivescovo”.
La parrocchia di San Francesco è una delle chiese più antiche di Portland ed è stata a lungo nota come un bastione della “fede” progressista. Tanto per ricordare qualche “chicca”, i parrocchiani hanno marciato nella parata omosessualista del Portland Pride, hanno dato rifugio in Chiesa a persone che vivono senza una fissa dimora, hanno lavorato per rendere l’istituzione ecclesiastica meno “patriarcale” e più “inclusiva” delle donne. Per diversi anni, è stato appeso sopra i gradini della chiesa anche uno striscione con la scritta “Immigrati e rifugiati sono benvenuti”.
L’arcivescovo Alexander Sample, originario del Montana, è stato nominato arcivescovo di Portland da Benedetto XVI nel 2013 ed è un vescovo molto legato al cardinale Raymond Leo Burke. In una recente intervista radiofonica, lo stesso cardinal Burke ha affermato di essere particolarmente vicino all’arcivescovo Sample. L’arcivescovo è noto anche per aver criticato l’Università di Notre Dame per aver concesso un dottorato onorario al presidente Barack Obama, a causa della politica omicida (cioè abortiva) portata avanti da quest’ultimo.

 

 

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