EUTANASIA: l’impostura satanica fa passare il delitto come diritto

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ

di Matteo Orlando

L’impostura satanica fa passare il delitto come diritto e la scelta della morte come un evento di libertà. Davvero la società senza Dio inneggia alla morte.
“Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono” (Sap 2,23-24).
Questo, detto in termini biblici, è quanto è accaduto nei giorni scorsi con la decisione eutanasica della Corte Costituzionale che non solo ha scavalcato il Parlamento (siamo passati da un sistema di civil law ad uno di common law senza accorgercene) ma ha rilanciato con autoritarismo la cultura della morte in Italia.
La Suprema Corte (come pomposamente viene definita, dimenticandosi che c’è un solo giudice supremo, Nostro Signore Gesù Cristo, che giudicherà anche ognuno dei 15 togati in ermellino) ha risolto nel peggiore dei modi le questioni, sollevate ad arte, dalla Corte d’assise  di Milano sull’articolo 580 del Codice penale riguardanti la  punibilità dell’aiuto al suicidio di chi sia già determinato a  togliersi la vita.
La Corte ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, “a  determinate condizioni”, chi  agevola  l’esecuzione del proposito di  suicidio, “autonomamente e liberamente formatosi”, di un paziente “tenuto in vita da  trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa  intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni  libere e consapevoli”.
La Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle  modalità previste dalla  normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda  continua (articoli 1 e 2 della  legge 219/2017) e alla  verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una  struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale, “sentito il parere del comitato etico territorialmente competente”. La  Corte sottolinea che l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già  presenti nell’ordinamento, “si  è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di  persone specialmente vulnerabili, come già  sottolineato nell’ordinanza  207 del 2018”.
La Corte ha terminato il suo intervento, rispetto alle condotte già realizzate, introducendo una pericolosa retroattività: “il giudice  valuterà la sussistenza di condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle indicate”. Tradotto: il radicale Cappato, che ha accompagnato a morire il dj Fabo in Svizzera, deve essere assolto.
Come commentare l’introduzione dell’eutanasia per via giudiziale in Italia.
Prendendo in prestito le parole di un grande saggio.
“Non uccidere! Questo comandamento di Dio, l’unico Signore che abbia il diritto di decidere circa la vita e la morte, è scritto nel cuore dell’uomo fin dall’inizio dei tempi, molto prima che sul Monte Sinai Dio annunciasse ai figli di Israele con brevi frasi incise su pietra, la sua legge morale … Se si ammette che qualcuno abbia il diritto di uccidere i propri simili giudicati improduttivi … allora si potrà dare liberamente la morte agli ammalati inguaribili, agli handicappati, agli invalidi del lavoro e di guerra e a tutti quelli che, invecchiando, diventano improduttivi”.
Parole attualissime ma che furono pronunciate dal beato vescovo di Münster Clemens August von Galen (1878-11946) che così condannò il piano di eutanasia predisposto dai nazisti, che prevedeva l’omicidio di massa dei malati di mente.
La predica di von Galen fece accrescere enormemente la rabbia dei nazisti.
I cattolici italiani e i medici (che con i loro ordini professionali si sono dichiarati pronti all’obiezione di coscienza) riusciranno a contrastare i nazisti del ventunesimo secolo?
Come ha scritto la dottoressa Carla Vanni, che per oltre sette anni ha avuto occasione di avvicinare malati terminali: “mai ho sentito nessuno dire che volesse morire. Avevano persone care attorno, sentivano la cura loro riservata dai sanitari, erano circondati da attenzioni e da rispetto. L’amore e la cura sovrastavano le loro sofferenze. Il dolore fisico insostenibile era invece sostenuto dall’attenzione amorosa di chi circolava attorno al loro letto.Credenti ed atei, indifferentemente, sentivano che l’amore portava la loro Croce e da Essa non volevano staccarsi. Neppure dalla più pesante e dalla più insanguinata.
Queste persone, signori giudici della Consulta, troverete ad aspettarvi quando oltrepasserete il Confine. Preparatevi chiedendo la misericordia di Dio. Solo Lui potrà perdonarvi: non cercate altro da oggi in poi”.

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