La persecuzione anticristica torna a colpire in Italia e Finlandia

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ

di Matteo Orlando
La persecuzione anticristica nei confronti di coloro che esprimono idee difformi rispetto a quelle uniformi imperanti nella nostra società (peraltro sempre più schiavizzata dai mass media e dai social media), registra due nuovi inquietanti casi.
Il primo si registra a casa nostra ma coinvolge una multinazionale americana; il secondo riguarda uno degli Stati considerati, a torto, liberali e di democrazia avanzata.
In Italia Facebook ha applicato una anticostituzionale censura su pagine di movimenti politici di destra e profili di singole persone collegate a quei movimenti politici.
Così da un momento all’altro centinaia di persone legate a Forza Nuova e CasaPound si sono ritrovati senza spazi virtuali consolidati da anni. Uno dei colpiti dalla censura Zuckerbergriana ha giustamente sottolineato il fatto che sono ancora online profili e pagine di esponenti di estrema sinistra e di movimenti No global e No Qualsiasi Cosa, che incitano alla ribellione sociale e contro le forze dell’ordine mentre sono stati bloccati profili che condividevano contenuti cattolici tradizionali.
Un secondo inquietante caso riguarda la “civilissima” Finlandia.
L’ex ministro dell’interno, Päivi Räsänen, è indagata per aver citato il Nuovo Testamento riguardo al cosiddetto “matrimonio gay”.
L’accusa di “incitamento contro minoranze sessuali e di genere” è scattata dopo che la donna ha criticato (“come possono le fondamenta dottrinali della chiesa, la Bibbia, essere compatibili con il lodare la vergogna e il peccato che diventa fonte di orgoglio?”)
la Chiesa luterana, l’Evangelical Lutheran Church of Finland, oramai quasi totalmente secolarizzata,
per la partecipazione al cosiddetto ‘Orgoglio LGBT” di Helsinki.
Päivi Räsänen aveva scritto in un post di Facebook: “spero che ciò non porti all’autocensura tra i cristiani”, riferendosi all’iniziativa e aveva pubblicato una foto di Romani 1, 24–27 che descrive le relazioni omosessuali come “vergognose”.
Ma tanto è bastato per l’apertura di un’indagine preliminare da parte della polizia finlandese.
La Räsänen è nota nel paese scandinavo per la sua difesa dei valori tradizionali cristiani e, in particolare, per la sua contrarietà ad aborto, eutanasia e “matrimoni gay”.
Il partito di minoranza della Räsänen, i Democratici Cristiani, ha attualmente 5 seggi nel parlamento finlandese (che conta complessivamente 200 seggi).
Räsänen è sotto inchiesta preliminare con altri due parlamentari, il socialdemocratico Hussein Al-Taee e il nazionalista Juha Mäenpää, sospettati di incitamento a causa di commenti considerati razzisti.
La Räsänen su Twitter si è mostrata tranquilla: “non sono preoccupata per me ma per il fatto che citare la Bibbia possa essere considerato ‘illegale'”.

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