In India è in corso un genocidio e nessuno ne parla…

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
Secondo l’Alliance Defending Freedom “almeno 60 milioni di bambine sono state uccise in India, negli ultimi dieci anni, a causa della diffusa pratica degli aborti selettivi”.
Come ha denunciato Tehmina Arora, avvocato e direttore di ADF India, nell’enorme subcontinente asiatico, “almeno 50 mila bambine vengono abortite ogni mese per un solo motivo: proprio perché sono di sesso femminile mentre i genitori vorrebbero dei maschi”.
Come se non bastasse, oltre agli aborti in India ci sono circa 21 milioni di ragazze “indesiderate” dai genitori, che avrebbero preferito un figlio maschio.
Tehmina Arora ha spiegato che le donne “sono abortite o anche sottoposte a varie forme di violenza dopo la nascita. È tempo di affrontare il problema”.
Secondo questa attivista pro-life, “ogni bambino è prezioso. I ragazzi e le ragazze hanno uguali diritti alla vita e alla libertà”.
Qualche settimana fa era arrivata la notizia che in 132 villaggi indiani non è nata una sola ragazza negli ultimi tre mesi per colpa dell’aborto selettivo, mentre sono nati 216 bambini.
I pro-life indiani chiedono che la Legge sulle tecniche diagnostiche prenatali pre-concepimento adottata nel 1994 sia applicata correttamente. Lo standard è stato approvato per contrastare i femminicidi e proibisce le indagini prenatali sulla determinazione di sesso, ad esempio test sul liquido amniotico o su campioni del tessuto coriale della placenta.
Già nel 2016 ADF India aveva lanciato la campagna #VanishingGirls per sostenere il diritto alla vita delle ragazze ed eliminare la pratica degli aborti selettivi.
In questo 2019 ha organizzato un concorso fotografico sul tema #giveherLIFE, acronimo di “amore, eredità, libertà, uguaglianza”. Ma le speranze che qualcosa possa cambiare sono veramente ridotte al lumicino.
Secondo alcuni esperti la pratica persiste perché si ritiene che i ragazzi siano più in grado di contribuire finanziariamente ai bisogni di una famiglia e le usanze matrimoniali richiedono che i genitori delle ragazze paghino una dote sostanziale.
Un censimento del 2011 ha rivelato che c’erano 943 donne per ogni 1.000 uomini nel paese e recenti statistiche suggeriscono che la proporzione tra donne e uomini sta assumendo distorsioni notevoli.
Se non sarà bloccato questo silenzioso genocidio di bambine anche per l’India si prospetta la terribile situazione che è emersa recentemente in Cina. Come è noto, la politica comunista che ha imposto per decenni il figlio unico (con le bambine che venivano abortite per fare nascere i maschi) ha causato problemi enormi di squilibrio di genere. In sostanza, gli uomini cinesi non riescono a trovare il numero di donne necessarie per mettere su famiglia e figli.
La proporzione distorta tra la popolazione maschile e femminile, c’è da scommetterlo, presto, molto presto, creerà anche in India i disastri demografici e sociali che sta vivendo la Cina.
“Il futuro dell’India è legato alla vita di ragazze e donne”, ha concluso l’avvocato Arora. “Chiunque crede che le giovani donne abbiano gli stessi diritti dei giovani, non può chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo in India”.

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