Prete omosessuale ricattato da rifugiato musulmano. Nuovo caso di “omoeresia”

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

A Valencia (in Spagna) è finito nei guai un prete cattolico che, secondo quanto riporta Infovaticana, ha prima accolto, poi ha fatto sesso omosessuale con un rifugiato musulmano e, infine, è stato ricattato da quest’ultimo attraverso un video hard.
Il prete aveva accolto il rifugiato per un anno nella sua casa parrocchiale, instaurando con lui un legame anti-biblico. Poi,
terminata la convivenza, il migrante musulmano gli ha chiesto il pagamento di ben 100 mila euro in cambio della non diffusione di un video che lui stesso si era premurato di girare durante uno dei suoi incontri omosessuali col sacerdote, video che il rifugiato si era dichiarato pronto a diffondere “a tutti i suoi parenti e contatti” per parlare delle inclinazioni omosessuali del sacerdote.
Il sacerdote ha trovato il coraggio di denunciare il ricatto alla Polizia spagnola, fatto che ha portato all’arresto del suo ex amante.
Ma il giovane non comparirà in Tribunale perché la vittima e l’autore del ricatto hanno raggiunto un accordo economico in base al quale il primo si è dichiarato “totalmente riparato e soddisfatto”, mentre il secondo ha riconosciuto le sue colpe e si è più volte scusato con il prete.
Il perdono concesso dal prete eviterà adesso al rifugiato il processo (e un anno e mezzo di reclusione) e allo stesso sacerdote di comparire in un’aula di tribunale. La Procura ha comunque stabilito per l’islamico il divieto (valido per due anni e mezzo sul tutto il territorio di Spagna) di avvicinarsi a meno di 300 metri dal parroco, dalla sua casa, dal suo “posto di lavoro” o da qualsiasi altro chiesa dove officerà qualche funzione. E non potrà comunicare più con lui in nessun modo.
Questa notizia dimostra una volta di più come “purtroppo Il problema dell’omoideologia e dell’omolobby non esiste soltanto all’esterno della Chiesa, ma è ben presente anche al suo all’interno, dove l’omoideologia diventa omoeresia”. Così aveva scritto qualche tempo fa don Dariusz Oko in una celebre ricerca sull’omosessualità nella Chiesa. Il teologo e filosofo polacco aveva sottolineato: “una menzogna generalizzata da parte dei mass media” è quella sulla cosiddetta “pedofilia del clero, mentre il più delle volte si tratta di efebofilia, cioè una degenerazione che non consiste nella attrazione sessuale da parte di maturi maschi omosessuali per i bambini, ma per ragazzi adolescenti in età puberale. È una tipica deviazione legata all’omosessualità”. Per Oko “gli scandali per violenza sessuale, che hanno scosso la Chiesa a livello mondiale, nella stragrande maggioranza dei casi sono stati opera di sacerdoti omosessuali”. Secondo il dottor Oko “nella Chiesa cattolica esiste (così come in molti altri posti) l’omosessualità clandestina, che a seconda del grado di impegno dei suoi membri, delle loro parole ed azioni, si può descrivere con le definizioni: omoeresia, omolobby, omocongrega e perfino omomafia. Gli ambienti ecclesiastici di questo tipo si oppongono decisamente alla verità, alla moralità ed all’Epifania, collaborano con gli avversari della Chiesa, provocano la rivolta contro la Chiesa. Benché i membri di questa lobby nella Chiesa costituiscano un piccolo gruppo, ricoprono spesso cariche importanti (alle quali aspirano intensamente), formano una rete stretta di connessioni, si appoggiano a vicenda ed è per questo che sono pericolosi. Sono pericolosi soprattutto per i giovani, sui quali
incombono con la violenza sessuale. Sono pericolosi per loro stessi […]. Sono pericolosi per i laici e per gli ecclesiastici onesti che a loro si oppongono. Ed infine sono pericolosi per la Chiesa intera, perché quando le loro indegnità vengono a galla, quando diventano un argomento per i media, fanno sì che la fede di milioni di uomini si indebolisca, muoia perfino”. A quanto pare le riflessioni di padre Oko hanno trovato ulteriore riscontro in questo nuovo caso registrato in Spagna.

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