La bugia dei nidi gratis che liberano la donna e mettono in moto l’economia circolare.

di Nicola Pasqualato

Ci dicono che, per consentire alla donna lavoratrice di andare a lavorare, occorre liberarla dai vincoli familiari e che questo ne permetterebbe l’emancipazione soprattutto per rimettere in movimento quell’economia circolare tanto ricercata da tutti. E sembra che per realizzare tutto ciò sia indispensabile fornire gratuitamente il servizio degli asili nido gratis, cioè far accudire gratuitamente i bambini, dagli 0 ai 3 anni, in strutture esterne e da persone estranee. Per ottenere questo propongono di destinare l’importo mensile di circa 500 euro a bambino per consentire alla mamma di andare a lavorare fuori casa: poniamo ora che il guadagno netto di questa madre-lavoratrice sia di 700 euro mensili. Se da questo importo andiamo a detrarre 200 euro per spese di spostamento, benzina e spese varie, il guadagno effettivo torna ad essere di 500 euro che altro non è che il budget iniziale stanziato dallo Stato per il nido gratuito.

Ci chiediamo se non sarebbe molto più “educativo” per la madre ed economicamente più vantaggioso per lo Stato, consegnare quei 500 euro mensili direttamente alle mamme che ne facessero richiesta individuale e specifica?

Immaginate quanti passeggini si venderebbero,  quanti set di maternità… Immaginate quanti parchi tornerebbero ad essere frequentati dai nonni e dalle mamme, quanti gelati gustati con i nipotini, quanti bar, panifici, negozietti che finalmente tornerebbero ad essere animati dalle nostre famiglie.

Non è questa la “migliore” economia circolare?

Il vantaggio di consegnare, su base individuale e volontaria, il corrispettivo importo del nido gratis alla neo mamma sarebbe indubbiamente maggiore da ogni punto di vista.

Avremmo meno donne frenetiche al volante di un’auto che inquina, meno preoccupazioni per il bimbo accudito da estranei e, forse col rischio, a causa di tutti questi ritmi convulsi, anche di dimenticarsi il bimbo nel seggiolino.

Senza poi considerare tutti gli altri aspetti psicologici, sociali e politici.

Quelli psicologici legati alla bontà di accudire direttamente il proprio figlio in una fase cruciale della sua vita.

Quelli sociali, legati alla ricostituzione del tessuto di legami affettivi che coinvolgono tutta la famiglia e, terzo, quello politico dato che chi propone i nidi gratis ha già spiegato che lo scopo è quello di educarli al “collettivismo” come valore superiore a quello dei legami affettivi.

Perché allora possono raccontarci la bugia che i nidi gratis metterebbero in moto l’economia?

Semplice, perché sono ignoranti: non hanno studiato il Rinascimento e conoscono solo il marxismo.

Non conoscono le basi dell’economia reale ed il significato del neg-ozio (non ozio), significato introdotto da San Benedetto da Norcia nel 400, ma conoscono solo l’ideologia della “somministrazione del lavoro” codificata nell’ideologia marxista.

Ci possono raccontare questa bugia perché sanno bene che la quasi totalità delle neo mamme, quand’anche in possesso dei loro 500 euro mensili, consegnerebbero i propri figli ai nonni, o ad altri conoscenti, e se ne andrebbero comunque  a zonzo.

Cosa occorre fare dunque?
Occorre operare quella stessa rivoluzione culturale che portò San Benedetto da Niorcia nel 400 con la stesura della sua Sancta Regula ma con una lieve modifica nel significato di alcune parole. Essa è perfettamente applicabile ai tempi nostri.
Sostituendo cioè la parola “monastero” con la parola “famiglia” e la parola “abate” con la parola “padre”. In questo modo i precetti che propone farebbero rifiorire l’economia reale.
Occorre dunque tornare a procreare ma soprattutto curare ed educare i bambini.
Non a caso San Benedetto inventò ospedali per la cura e la scuola per l’educazione estendendo al popolo ciò che aveva istituito all’interno dei monasteri.
Giacché solo ponendo l’economia familiare al centro si otterrebbe il più importante rifiorire dell’economia circolare, e reale,  che l’uomo abbia mai visto dagli albori della sua presenza terrena ad oggi.
Si otterrebbe quel fiorire dell’economia che accompagnò, e consentì non a caso, il Rinascimento italiano del 1500, che fu appunto frutto del cambio di paradigma culturale, rispetto al nichilismo della fine dell’impero romano, che permise il rilancio sociale, che determinò quello economico e che consenti il successivo Rinascimento.
L’Opzione Benedettolanciata in Italia da Gianfranco Amato, è l’unica strada che può consentire alla nostra civiltà decadente, e morta anche nel campo economico, di far rifiorire i popoli in un nuovo Rinascimento Italiano.
 

Di Nicola Pasqualato

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