Protezione dalle radiazioni

di Matteo Orlando per www.agerecontra.it

Recenti pronunce giudiziarie che, in qualche modo, riconoscono qualche
nesso di causa-effetto tra tumore al nervo acustico (o al cervello) e
l’utilizzo degli smartphone, ha riacceso il dibattito massmediatico
sugli effetti delle onde elettromagnetiche sulla salute umana.
Tuttavia i dati a disposizione al momento, e la posizione delle
autorità che si sono espresse sul tema, dipingono un quadro
contraddittorio, perché mancano risposte scientifiche certe.
L’Ufficio Federale Tedesco per la protezione dalle radiazioni
periodicamente pubblica una classifica degli smartphone che emettono
più radiazioni. L’ente tedesco ha misurato, pur con certi limiti, il
Sar (che in italiano sta per “tasso di assorbimento specifico”) dei
telefoni di quindici tra le principali compagnie.
Il tasso di assorbimento specifico è la percentuale di energia
elettromagnetica che il corpo umano assorbe quando è esposto
all’azione di un campo elettromagnetico a radiofrequenza. Si misura in
watt su chilogrammo: più è alto, più vuol dire che il telefono emette
radiazioni.
Infatti, tutti i cellulari emettono radiazioni elettromagnetiche
(nelle radiofrequenze 800-2600 MHz). La quantità di radiazioni
assorbite dal corpo è misurata in Specific Absorption Rate (Sar) ed è
espressa in watt per chilo. Questa unità di grandezza misura la
quantità di radiazioni assorbite e le traduce nel rischio di effetto
termico al quale il corpo è esposto.
Dall’indagine è emerso che i telefoni migliori appartengono alla
coreana Samsung e alla finlandese Nokia, che hanno sul mercato molti
smartphone a basso Sar, tutti ampiamente sotto la soglia di 0,60.
Non ci sono gli smartphone della Apple invece nella top 15 dei
migliori cellulari in quanto a radiazioni. Tre dei primi cinque
smartphone a basso Sar sono Samsung Galaxy Note, smartphone con lo
schermo grande oltre i 6 pollici. Ma al primo posto si è classificata
la cinese Zte che ha un tasso di assorbimento specifico di 0,17 W/kg.
Ci sono anche un Honor (che è della Huawei) e un Lg nella classifica
dei telefoni meno radioattivi.
Gli smartphone che emettono più radiazioni riguardano compagnie molto
pubblicizzate o che stanno scalando il mercato rapidamente. I tre
smartphone in testa alla classifica dei più radioattivi sono tutti
dell’azienda cinese cinese Xiaomi. Secondo il Bundesamt für
Strahlenschutz il peggior smartphone sul mercato tedesco a livello di
radiazioni è lo Xiaomi Mi A1. Il suo tasso di assorbimento specifico è
di 1,75 watt al chilogrammo, il triplo della soglia di 0,6 W/kg, sotto
la quale l’istituto tedesco dà al cellulare una certificazione per il
rispetto dell’ambiente (per garantire la sicurezza degli utenti
l’Unione Europea ha, invece, fissato a 2 W/kg il limite massimo
consentito per le emissioni dei cellulari per evitare qualsiasi
effetto termico).
Scorrendo la classifica dei peggiori si trovano anche due iPhone: il 7
e l’8 (1,39 e 1,32 di Sar). Dei quindici telefoni con maggior tasso di
assorbimento specifico, quasi la metà (7) sono cinesi.
Secondo Altroconsumo i cellulari emettono onde a diretto contatto con
la testa. Per evitare danni biologici basterebbe seguire piccole
regole. Intanto usare gli auricolari, perché il solo allontanare il
cellulare di qualche centimetro dalla testa riduce di molto il livello
di esposizione.
Poi la rivista consiglia di fare telefonate brevi, soprattutto quando
la linea è disturbata e il telefono è costretto a lavorare a piena
potenza (come accade quando si è in ascensore o treno).
Se è bene tenere i bambini alla larga dagli smartphone, lo stesso si
potrebbe dire della testa degli adulti quando si compone il numero,
visto che è il momento in cui lo smartphone funziona alla massima
potenza.
Il quadro che emerge dagli studi condotti finora è contradditorio. Ma
questo non esclude problemi. Come per altre sostanze cancerogene, come
per esempio il tabacco o l’amianto, possono passare decine di anni tra
l’esposizione alla sostanza e il manifestarsi di un tumore. I
telefonini sono tra noi in modo così massiccio solo da 15-20 anni e i
tumori cerebrali hanno lunghi periodi di latenza (anche fino a 30
anni). Se un rischio significativo esiste, dunque, sarà pienamente
visibile solo tra qualche anno. Nel frattempo si potrebbe cominciare a
seguire le indicazioni che abbiamo scritto su. Inoltre, è anche vero
che oggi passiamo molte ore al telefonino, per digitare messaggi di
testo, per navigare in rete o giocare, e lo teniamo prevalentemente
tra le mani (e, dunque, lontano dalle orecchie). Spesso le telefonate
vengono sostituite dai messaggi vocali ed è per questo che, rispetto
al passato, gli smartphone vengono più spesso accostati alla bocca che
non alle orecchie. Forse potrebbe essere più rischiosa la tecnologia
del 5G, ma in molti invitano ad evitare facili allarmismi, anche
perché di studi condotti in materia finora c’è poca traccia.

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