AGCOM: garante della censura

L’Autorità Garante delle Comunicazioni non è un tribunale politico dell’informazione al quale spetta il compito di dire cosa è politicamente corretto e cosa non lo è, su cosa si può ironizzare e su cosa, invece, bisogna tacere.

Eppure, in questi giorni ha interpretato questo ruolo comminando una multa di 1,5 milioni di euro alla Rai con delle motivazioni che hanno lasciato attoniti gli osservatori perché vengono contestati alcuni episodi, in termini puramente politici e non a tutela del pluralismo.

Vale la pena di leggere le frasi introduttive «il mancato rispetto da parte della Concessionaria della funzione di garante dell’informazione» genera una conseguenza «di ordine erariale stante il contributo pubblico percepito dalla Rai» e una «di ordine sociale, con possibili effetti negativi sull’istruzione, sulla crescita civile, sulla facoltà di critica».

Tradotto: se la Rai dovesse prendere una “deriva” a destra si perderebbero soldi… mentre invece sappiamo che il contributo pubblico di 108 euro annui è pagato obbligatoriamente da tutti (di destra o di sinistra) attraverso le bollette dell’energia elettrica. Quanto agli effetti negativi sull’istruzione, sulla crescita civile, sulla facoltà di critica… forse l’AgCom pensa alla massa di insegnati di sinistra che potrebbero avere uno choc se a parlare in Rai ci fosse più Salvini che Zingaretti.

Questa volta l’AgCom ha talmente esagerato da far arrabbiare persino Marco Travaglio e il Fatto Quotidiano che hanno denunciato con tanto di titolo in prima pagina le manovre del Pd e di Italia Viva sulla Rai. Manovre per prendersi in toto l’azienda e fare il bello e il cattivo tempo come erano sempre stati abituati a fare.

Per screditare la Rai diretta da Foa, il Pd ha quindi pensato bene di utilizzare anche l’Autorità Garante delle Comunicazioni, spogliata del ruolo di garanzia per essere schierata in campo con il ruolo di Inquisitore del politicamente corretto.

Così, l’Agcom cita diversi episodi riguardanti il Tg2, a partire dal servizio circa «l’asserito fallimento del modello svedese di accoglienza degli immigrati» (vietatissimo dal pensiero unico);  un’intervista a Steve Bannon (il demone del sovranismo) oppure l’ironia nei confronti di Fabio Fazio per la sua intervista “a zerbino” al presidente francese Macron; per arrivare fino al servizio relativo all’omicidio del vice-brigadiere Mario Cerciello Rega che aveva inizialmente addebito la morte a due nordafricani, come peraltro riportavano le agenzie di stampa.

Il provvedimento inquisitorio dell’AgCom cita anche altri episodi riguardanti programmi come #Cartabianca, L’approdo, Realiti, La vita in diretta e Unomattina. Però i primi sono quelli su cui ha preso posizione anche il direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, con un articolo pubblicato proprio sul sito di Orwell.live.

La situazione in Svezia è molto delicata, a volte persino drammatica, e il Tg2 non ha fatto altro che documentare quanto affermato anche in molti reportage giornalistici. Così anche gli altri servizi contestati denotano un attacco censorio di carattere puramente ideologico contro un direttore non allineato, per un Telegiornale che dovrebbe essere “fuori dal coro” proprio per rispettare il pluralismo. Una voce fuori dal coro che, tuttavia, Pd e Italia Viva non possono tollerare, a conferma che, per loro, il “pluralismo” significa ripetere più volte la stessa cosa, non dire cose diverse.

Chiudiamo riportando le parole espresse dal Comitato di redazione del Tg2, in genere mai tenero nei confronti dei direttori. Il documento, approvato a maggioranza, afferma: «Siamo rimasti profondamente sorpresi nel leggere le motivazioni del provvedimento dell’Agenzia Garante per le Comunicazioni nei confronti della Rai. Ci sembra che costituisca un precedente di estrema pericolosità dal momento che dimostra una volontà di entrare nel merito delle singole scelte editoriali delle redazioni, limitandone la libertà di espressione garantita dalla Costituzione».
«Ci preoccupa molto – prosegue la nota – vedere il tentativo di costituire una giurisdizione superiore che si arroghi il diritto di sovrintendere sulla libertà di informazione, da usare a seconda delle circostanze, oggi in una direzione, domani in un’altra».

Da

AGCOM: garante della censura

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *