Calcio sempre a porte chiuse?

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ

di Matteo Orlando
L’incontro di calcio valevole per i sedicesimi di finale (gara di ritorno) di Europa League, tra l’Internazionale di Milano e i bulgari del Ludogorets, giocato a porte chiuse a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus e, per la cronaca, vinto dai padroni di casa per due reti ad una, ci dà la possibilità di riflettere su alcuni particolari niente affatto secondari.
L’apparente atmosfera spettrale dello Stadio Giuseppe Meazza (o San Siro che dir si voglia), insomma la Scala del calcio milanese in funzione dal 1926, che adispetto dei suoi quasi 76 mila posti a sedere ha registrato un “pubblico” di qualche decina di persone, tra calciatori delle due squadre, panchine, tecnici, giornalisti e radiotelecronisti, ci ha fatto riflettere moltissimo sulla aggressività negli stadi, sia in campo che sugli spalti e, spesso, anche fuori dagli stadi.
L’impianto calcistico che ospita le gare interne dell’Inter e del Milan, giudicato nel 2009 dal quotidiano britannico The Times come il secondo stadio più bello del mondo, senza pubblico ci ha fatto notare la triste realtà che sono davvero le folle, radunate in un luogo ristretto come può essere uno stadio, ad esacerbare gli animi sportivi.
Sono un appassionato di calcio, sono stato anche arbitro di calcio (per un biennio) e nella mia vita avrò visto migliaia di partite (anche dei campionati stranieri, specialmente la Liga spagnola, la Bundesliga tedesca e la English Premier League) ed ho sempre pensato che il calcio senza tifosi sia improponibile.
Tuttavia, seguendo su TV8 il match, mi sono ricreduto.
Senza tifosi sugli spalti è mancata qualsiasi forma di agitazione e, per quelle poche volte che accade a Milano, violenza.
È vero che ci sono stati ritmi molto bassi, poche occasioni, il tutto in un ambiente dove rimbombavano le indicazioni dei protagonisti in campo e degli allenatori.
Tuttavia ho notato che nessun contrasto tra calciatori è stato inasprito dalle urla di migliaia di persone. Nessuna giocata è sembrata particolarmente violenta, come a volte sembrano con il pubblico sugli spalti, nessun carattere focoso, di calciatori o tecnici, è emerso senza pubblico allo stadio. Anche i telecronisti mi sono sembrati più tranquilli, mentre solitamente anche loro si lasciano “guidare” dai tifosi e dalle loro urla.
Sul terreno di gioco non ho riscontrato nessun episodio veramente cattivo.
Non ho visto calciatori agitati, alcun fare minaccioso.
Anche la terna arbitrale, guidata dal tedesco Siebert, che non è stata esente da errori, ha tuttavia visto rispettare da tutti il suo ruolo.
Gli allenatori Conte e Vrba, rispetto al solito, si sono dimostrati compassati.
Movimenti e gesti sono sembrati tutti scrupolosamente ponderati.
Se quello che ho scritto vi sembra un tantino edulcorato, cioè presentato in maniera meno grave di quanto non sia effettivamente stato in campo, vi invito a leggere il tabellino della partita.
Due soli ammoniti, D’Ambrosio (Inter) per un’entrata scomposta su Marcelinho e Wanderson (Ludogorets). E, soprattutto, in novantasette minuti di gioco (compresi i due recuperi), solo 14 falli, sei fatti dai giocatori dell’Inter, otto dagli avversari. Insomma una partita correttissima.
Proviamo a fare un ipotesi di fantacalcio. Cerchiamo di immaginare un intero campionato di calcio senza spettatori, se non quelli davanti ai televisori e con le squadre che si accontentano dei milioni di euro dei diritti televisivi e rinunciano alle “briciole” degli incassi ai botteghini.
Provate ad immaginare decine di migliaia di persone che rimangono nelle loro case, con le loro famiglie, e dedicano solo 90 minuti della loro domenica al calcio, invece di ore e ore, come spesso accade, per seguire le loro squadre del cuore in trasferta.
Provate a immaginare quanto personale delle forze dell’ordine, impegnato domenicalmente in tutta la penisola, potrebbe dedicarsi ad altro.
Provate ad immaginare quante violenze scomparirebbero.
Provate ad immaginare quanto sarebbe veramente educativo il calcio senza violenze per i nostri giovani.
Last, but not least, provate a immaginare quanto tempo si potrebbe sottrarre a cose inutili per dedicarle a Dio, specialmente la domenica, giorno del Signore!

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