Scienza: il dolore fetale

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

 

Il Journal of Medical Ethics ha pubblicato un importante articolo sul dolore fetale.
L’articolo espone le scoperte di due scienziati, Stuart WG Derbyshire e John C. Bockmann, che indicano che il feto può provare dolore già dalla 13a settimana di gestazione, a differenza delle 24 settimane su cui molti avevano precedentemente insistito.
Queste nuove indagini, quindi, suggeriscono che il feto può provare dolore molto prima di quanto si credesse in precedenza.
Il professor Stuart Derbyshire, che è stato consulente dell’organizzazione per l’aborto “Planned Parenthood”, nel 2006 aveva scritto sul British Medical Journal che le donne che chiedevano aborti non potevano parlare del dolore fetale dato che, a suo dire, c’erano “buone prove che i feti non possono provare dolore”. Ora, dopo diversi studi, lo stesso professor Derbyshire afferma qualcosa di completamente diverso.
Nel riassunto presentato dal Journal of Medical Ethics possiamo leggere quanto segue: “All’inizio degli anni ’90, sono emerse nuove tecniche per la chirurgia fetale e un gruppo che ha lavorato presso il Queen Charlotte’s Hospital ha sollevato una domanda da parte delle loro pazienti in gravidanza che non avevano precedentemente preso in considerazione: provocano dolore al feto? Ovviamente i chirurghi non potevano chiedere al feto quindi, dopo aver inserito un ago nel feto, avevano misurato se il feto rispondeva con i cambiamenti ormonali che ci si aspetta quando c’è dolore e hanno scoperto che il feto provava dolore. Tuttavia questa prova non era stata accettata come una dimostrazione di dolore perché le risposte ormonali sono troppo generali.
Era il 1994 e nei successivi 25 anni si è discusso ulteriormente su quando e se il feto diventa neurologicamente e psicologicamente abbastanza sviluppato da provare dolore”.
Così, a partire dal 2016 John Bockmann cominciò a dialogare sul dolore fetale con Derbyshire.
I 2 autori hanno sempre differito nelle loro opinioni sull’aborto, ma entrambi concordavano sul fatto che la questione del dolore fetale era interessante.
Derbyshire, in particolare, sosteneva che la corteccia (che è lo strato esterno ondulato del cervello associato ai livelli più alti di pensiero e sentimento) rimanesse immatura e disconnessa prima della gestazione di 24 settimane, quindi, se la corteccia è necessaria per il dolore, il dolore fetale non è possibile prima delle 24 settimane.
Tuttavia, recentemente, la necessità della corteccia è stata messa in discussione da uno studio che dimostra l’esperienza del dolore nei pazienti a cui manca la maggior parte delle aree corticali che si ritiene siano necessarie per il dolore. Un altro studio ha dimostrato l’attivazione di queste stesse aree corticali in pazienti che hanno ricevuto stimoli nocivi ma che non hanno potuto provare dolore. Pertanto, il dolore può essere sperimentato senza la corteccia e l’attivazione della corteccia non genera necessariamente dolore. Questi studi hanno permesso ai 2 autori di dire che strutture diverse dalla corteccia (come il tronco cerebrale, il mesencefalo e la placca), che maturano prima di 24 settimane, possono essere sufficienti per l’esistenza dell’esperienza del dolore.
I due scienziati hanno opinioni divergenti sull’aborto, dal momento che uno di loro considera l’aborto una necessità etica per le donne mentre l’altro considera l’aborto eticamente incompatibile con le buone pratiche mediche. Tuttavia, entrambi concordano sul fatto che opinioni diverse sull’aborto non dovrebbero influenzare la discussione, aperta e schietta, sulla possibilità del dolore fetale. Infatti, i risultati scientifici relativi alla questione del dolore fetale e la discussione filosofica sulla natura del dolore dovrebbero essere valutati indipendentemente da qualsiasi opinione sulla pratica dell’aborto.
I due medici hanno discusso di questi problemi dal 2016 e i recenti risultati hanno reso possibile una posizione comune. Il documento è il loro sforzo combinato per riconsiderare la possibilità di dolore fetale già dalla 13.a settimana, indipendentemente da qualsiasi preoccupazione legata al sostenere o al negare la pratica dell’aborto.

Anche in Italia si è ritornato a parlare pubblicamente di aborto.
Il leader della Lega Matteo Salvini, domenica 16 febbraio, ha dichiarato: “Non è compito mio dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020”. Così Matteo Salvini ha parlato dell’afflusso di donne “non italiane” che chiedono l’interruzione di gravidanza, nei pronto soccorso di Roma.

“Ci sono immigrati che hanno scambiato i pronto soccorso per l’anticamera di casa. Ci sono migliaia di cittadini che non pagano una lira. Io dico che la terza volta che ti presenti paghi”, ha detto il leader della Lega durante la manifestazione del Carroccio ‘Roma torna capitale’.
Poi ha continuato: “Delle infermiere del pronto soccorso di Milano mi hanno segnalato che ci sono delle donne che si sono presentate per la sesta volta per una interruzione di gravidanza. Non è compito mio né dello Stato dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere per sé e per la sua vita. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020”.

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