“Spin Parental” in Spagna


di Matteo Orlando

 

In Spagna da qualche mese si parla del “pin parental”, una modalità che dovrebbe dare la possibilità ai genitori di ritirare i loro figli da corsi scolastici che vanno contro i loro principi morali, per esempio quelli improntati all’ideologia gender. Si vorrebbe dare la possibilità ai genitori, attraverso l’uso di un documento, di dare il consenso esplicito alla partecipazione dei propri figli e delle proprie figlie alle attività complementari delle scuole, nel caso in cui il loro contenuto riguardi questioni morali socialmente controverse o la sessualità, o comunque vada contro i principi morali che i genitori desiderano trasmettere ai figli, perché invasive per la coscienza e l’intimità.

La proposta, nata anche a seguito dell’opposizione di alcuni gruppi come il Forum della famiglia alle attività organizzate in alcune scuole con il sostegno delle associazioni Lgbtqi+, è stata avanzata dal partito di destra Vox, guidato da Santiago Abascal, ed ha trovato l’appoggio anche del Partito Popolare di Pablo Casado.

Il pin parental, invece, è aspramente criticato dal governo delle sinistre, guidato da Pedro Sanchez, che sta orientando il paese iberico verso posizioni sempre più iper-progressiste. In particolare hanno preso posizione contro la ragionevole iniziativa le ministre della Pubblica Istruzione e dell’Uguaglianza.

Il pin parental era stato inserito nel programma di Vox e il partito ha cominciato a mettere in pratica questa promessa nella comunità autonoma di Murcia. Lo scorso agosto, il Ministero regionale della Pubblica Istruzione aveva inviato ad ogni scuola, dall’asilo al liceo, l’indicazione di richiedere il consenso della famiglia per le attività complementari. Inutile sottolineare che varie lobby si sono mosse per contrastare l’iniziativa. Così sindacati, opposizione e vari movimenti hanno fatto ricorsi anche perché in Spagna le attività complementari si svolgono durante l’orario scolastico e sono obbligatorie.

Vox ha poi ottenuto l’inserimento del pin parental nella legge di bilancio per il 2020, aprendo la strada a una modifica dei decreti che rendono obbligatorie le attività complementari.

Il dibattito, però, è subito uscito dalla comunità di Murcia, perché Vox sta cercando di ottenere l’approvazione dello stesso tipo di provvedimento anche nei comuni e nelle regioni dove è riuscito ad ottenere una buona porzione di voti.

Nelle ultime settimane ha preso posizione anche il nuovo governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez, leader del Partito Socialista (PSOE): ha promesso di fermare il pin parental.

La ministra della Pubblica Istruzione, Isabel Celáa ha chiesto ufficialmente al parlamento della Murcia di eliminare il pin parental e la ministra per l’Uguaglianza, Irene Montero, ha parlato di censura educativa.

Il 20 febbraio 2020 l’Associazione spagnola degli avvocati cristiani ha presentato una denuncia alla Camera penale della Corte suprema contro María Isabel Celaá, ministro dell’istruzione e della formazione professionale e portavoce del governo, per la violazione dei diritti individuali dei genitori in base all’articolo 542 del codice penale spagnolo.

L’organizzazione dei giuristi cristiani ritiene che la posizione della Celaá in merito al Pin parentale violi l’articolo 27.3 della Costituzione in cui si afferma che “le autorità pubbliche devono garantire il diritto dei genitori a far ricevere ai loro figli una formazione religiosa e morale che concorda con le proprie convinzioni”, l’articolo 16.1 che stabilisce “il diritto alla libertà ideologica, religiosa e religiosa”, l’articolo 39.3  che stabilisce “il dovere dei genitori di fornire assistenza ai propri figli in tutto”.

Gli avvocati cristiani hanno affermato anche che il capo della Pubblica Istruzione, con la sua posizione contro il Pin parentale, sta agendo contro la Convenzione europea dei diritti dell’uomo che stabilisce che “lo Stato, nell’esercizio delle funzioni assunte nel campo della educazione all’educazione, deve rispettare il diritto dei genitori a garantire questa educazione e questo insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”.

Il presidente degli avvocati cristiani, Polonia Castellanos, ha spiegato che non è ammissibile che un ministro vieti una misura, come il Pin parentale, che vuole rispettare i diritti di tutti i genitori.

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