Svizzera: omofobia nel Codice Penale

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Ancora una volta le lobby LGBTIQ (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali, queer), sono riuscite ad imporre le loro “agende omosessualiste” al potere politico.
Questa volta è accaduto in Svizzera dove la protezione contro l’omofobia sarà iscritta nel Codice penale.
Il 63% degli elettori (1.413.609 elettori) ha approvato attraverso un referendum che prevede l’introduzione dell’omofobia nel Codice penale svizzero.
Così discriminazioni e aggressioni basate sull’orientamento sessuale,
aggressioni legate all’omo-, etero- o bisessualità di una persona o di un gruppo di persone, saranno punibili in Svizzera alla stessa stregua del razzismo.
I votanti a favore del quesito referendario hanno votato ciò che hanno proposto il governo e la maggioranza del parlamento, cambiando un collaudato sistema legale che prevedeva pene detentive e pecuniarie per atti pubblici o dichiarazioni discriminanti basate sull’appartenenza razziale, etica o religiosa, ma non sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.
La neo legislazione omosessualista svizzera segue l’esempio di paesi come la Francia, l’Austria, la Danimarca e i Paesi Bassi, paesi con lobby omosessualiste imperanti, che hanno già adottato leggi che consentono di punire l’omofobia in base al diritto penale.
La proposta di inserire l’omofobia nel diritto penale svizzero ha ottenuto massicci sostegni soprattutto nella Svizzera progressista (la Svizzera romanda e il Canton Ticino) dove circa i due terzi dei votanti hanno approvato la modifica (ha votato sì il 70% dei votanti nei Cantoni di Neuchâtel e del Giura e addirittura l’80% nel Canton Vaud).
Diverso, invece, è stato il risultato nella Svizzera tedesca, più tradizionale e religiosa, dove l’estensione della norma penale è stata bocciata dai Cantoni di Uri, Svitto e Appenzell Innerrhoden.
Alla fine, in tutta la Svizzera i No sono stati 827.361.
Se, naturalmente, i promotori della norma “anti-omofobia” si rallegrano per il risultato di domenica 9 febbraio, e si preparano a nuove battaglie omosessualiste, dall’UDF la riflessione che arriva è di segno opposto.
“Continueremo a difendere i valori cristiani”, ha dichiarato infatti Hans Moser, presidente dell’Unione Democratica Federale (UDF), il partito conservatore che aveva lanciato il referendum contro l’estensione della norma antirazzismo alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.
Per Moser l’esito di questo voto non va interpretato come un lasciapassare per ulteriori aperture liberal. L’Unione Democratica Federale intende battersi attivamente anche in futuro contro il “matrimonio per tutti” e contro l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Marc Früh, altro esponente dell’Unione Democratica Federale, ha spiegato che durante la campagna per il voto è stato difficile comunicare alla gente il nocciolo della questione, ossia la difesa della libertà di espressione.
Ma adesso cosa accadrà in Svizzera?
Per evitare conseguenze penali ognuno dovrà stare attento a ciò che scrive o dice. Infatti, saranno vietati atti pubblici o dichiarazioni che ledono la dignità umana di una persona o di un gruppo di persone in relazione al loro orientamento sessuale, che creano in tal modo “un clima di odio e mettono in pericolo la convivenza pacifica nella società”. Sarà punibile anche chi “rifiuta a qualcuno un servizio destinato al pubblico a causa del suo orientamento sessuale”.
La norma penale non dovrebbe applicarsi a dichiarazioni o atti nell’ambito della cerchia familiare o degli amici e non dovrebbe concernere neppure i dibattiti obiettivi in pubblico, che restano permessi.
Ma c’è chi scommette che saranno in molti a rischiare fino a tre anni di detenzione, visto che questo tipo di reato sarà perseguito d’ufficio, dopo che le autorità verranno a conoscenza “di atti di odio e discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale”. Tuttavia alle associazioni sarà negato il diritto di essere parte in causa e di avvalersi dei mezzi di ricorso.
L’UDF, che fonda le sue posizioni politiche su principi biblici, teme un attacco alla libertà di espressione e aveva già combattuto nel 2004 l’unione domestica registrata di coppie omosessuali.
Domenica 9 Febbraio tra i maggiori partiti solo l’Unione democratica di centro (UDC) si è schierata dalla parte dell’UDF, definendo l’iniziativa una “legge museruola”, che costituirebbe una censura della libertà di espressione e di coscienza. Anche perché il Codice penale svizzero offre già una solida base legale per difendere qualsiasi cittadino in caso di ingiurie, minacce e calunnie.
Adesso, dopo il referendum, l’articolo 261bis del Codice penale svizzero – la cosiddetta norma antirazzismo – entrata in vigore il primo gennaio 1995, che punisce con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque discrimina o discredita pubblicamente una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione, sarà esteso anche all’orientamento sessuale.
L’articolo punisce allo stesso modo coloro che incitano pubblicamente all’odio o propagano un’ideologia intesa a discreditare o calunniare sistematicamente persone o gruppi di persone per la loro razza, etnia o religione. Anche qui si aggiungerà in futuro l’orientamento sessuale.

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