Aperti gli archivi di Pio XII

di Matteo Orlando

 

Il Vaticano ha aperto i suoi archivi su Papa Pio XII e già trecento ricercatori si sono registrati per consultare una montagna di documenti, accessibile dopo un inventario che ha richiesto quattordici anni di lavoro per gli archivisti della Santa Sede.
Lo storico tedesco Hubert Wolf sarà a Roma già lunedì 2 marzo, armato di sei assistenti e finanziamenti per due anni di ricerche.
Gli archivi del lungo periodo postbellico, quello della censura di scrittori e sacerdoti troppo vicini al comunismo, saranno per la prima volta a disposizione ma quello che sembra interessare di più agli storici è il rapporto con il nazismo del pontefice.
Sull’Olocausto il Vaticano aveva già pubblicato gli elementi essenziali quaranta anni fa, in undici volumi compilati da 4 gesuiti, dopo 16 anni di duro lavoro.
Ma mancavano dei pezzi, in particolare le risposte del papa.
Lo storico Wolf ha già esaminato i dodici anni in Germania di Eugenio Pacelli, ambasciatore della Santa Sede dal 1917 al 1929 e testimone della nascita del nazismo. Pacelli poi tornò a Roma per diventare il braccio destro del suo predecessore Pio XI e, alla sua morte, fu eletto papa.
“Non c’è dubbio che il Papa fosse a conoscenza degli omicidi degli ebrei. Ciò che ci interesserebbe davvero è sapere quando l’ha saputo per la prima volta e quando ha dato credito a queste informazioni”, ha affermato Hubert Wolf.
Il 24 dicembre 1942, in un lungo messaggio radiofonico di Natale, Pio XII ha evocato le “centinaia di migliaia di persone che, senza alcuna colpa da parte loro, e talvolta per il solo fatto della loro nazionalità o della loro razza”, furono uccise e sterminate.
Questo messaggio, in italiano, è stato trasmesso una volta, non si riferiva esplicitamente né agli ebrei né ai nazisti, ma fu ascoltato e compreso dai cattolici tedeschi.
Ma Wolf dice: “gli unici che l’hanno sentito sono stati i nazisti”, osservando che le onde radio erano confuse e che il papa avrebbe potuto parlare in tedesco.
Ex diplomatico addestrato alla prudenza, ansioso di rimanere neutrale in tempo di guerra, Pio XII era preoccupato per la protezione dei cattolici e non poteva essere più esplicito, hanno detto giustamente i suoi difensori. Inoltre è noto che gli storici stimano che circa 4 mila ebrei furono nascosti a Roma nelle istituzioni cattoliche grazie proprio a Pio XII.
Anche l’esperto americano David Kertzer, autore di un libro su Pio XII e Mussolini, inizierà il controllo incrociato degli archivi lunedì 2 marzo per finalizzare rapidamente un nuovo libro sul periodo fascista.
Ha già digitalizzato decine di migliaia di pagine di archivi diplomatici in Germania, Italia e Francia, controllato documenti militari americani e archivi fascisti italiani.
Un buon rapporto diplomatico, un diario personale dimenticato, può fornire indizi sulle “emozioni” del papa, spera lo studioso.
L’apertura degli archivi vaticani al pontificato di Papa Pio XII è stata richiesta per decenni da storici e organizzazioni ebraiche. Adesso milioni di pagine occuperanno gli storici per anni.
Gli archivi della seconda guerra mondiale sono già stati ampiamente pubblicati dal Vaticano, ma i ricercatori avranno accesso diretto a un numero ancora maggiore di documenti. Gli archivi del dopoguerra non sono stati pubblicati.
Suzanne Brown-Fleming, direttrice dei programmi internazionali all’Olocausto Memorial Museum di Washington e autrice di The Holocaust and the Catholic Consciousness ha dichiarato: “riteniamo poco saggio fare ipotesi, in un modo o nell’altro, su quello che potremmo trovare, specialmente quando sappiamo che stiamo parlando di circa 16 milioni di pagine in una dozzina di lingue. E le parti più interessanti degli archivi sono spesso in cartelle inattese, con etichetta ‘varie'”.
Philippe Chenaux, professore di storia della Chiesa moderna e contemporanea presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, biografo di Pio XII, ha spiegato che “non è certo che l’apertura dell’archivio vaticano possa far finire la controversia sui ‘silenzi’ di Pio XII”.
“Il maggior contributo della documentazione resa disponibile riguarda il periodo postbellico, o se preferite, la guerra fredda segnata dall’antagonismo tra l’Occidente cristiano e il grande Satana sovietico. La fine degli anni ’40 e ’50 era stata finora il punto cieco nella storia del pontificato”.
La Chiesa sostiene che Pio XII contribuì al salvataggio di diverse migliaia di ebrei nascondendoli in istituzioni religiose a Roma sotto l’occupazione tedesca. Crede che la prudenza verbale del papa abbia evitato rappresaglie contro i cattolici in Europa.
Ed infatti ne ha aperto il processo di beatificazione già dal 1967.
Papa Benedetto XVI lo ha proclamato “venerabile” alla fine del 2009, scatenando inutili proteste all’interno delle organizzazioni ebraiche.
Nel 2010, Benedetto XVI ha affermato che Pio XII era stato “uno dei grandi giusti, che ha salvato ebrei più di chiunque altro”.
Ratzinger aveva spiegato che Pio XII ha sofferto molto perché “sapeva che doveva parlare e tuttavia la situazione gli ha impedito di farlo”.
Nel 2014 Papa Francesco ha affermato di avere “un po’ di orticaria esistenziale” di fronte agli attacchi contro Pio XII, “un grande difensore degli ebrei”, tuttavia, non ha accelerato il processo di beatificazione.
Molti ricercatori sperano di trovare anche informazioni utili sul grande impegno contro il comunismo del pontefice romano.

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