Come può uno scoglio arginare il mare?

Come può uno scoglio arginare il mare?

Siamo in un’epoca liquida ma il mare che si cerca di arginare, in questo momento si chiama Covid-19, per farlo bisognerebbe imitare la Cina…

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Dal nostro corrispondente a Hong Kong –
Con il primo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio scorso, da una parte si dichiarava lo stato di emergenza ma, dall’altra, si bloccavano solo i voli dalla Cina senza neppure un controllo su chiunque venisse da altre aree (o dalla Cina stessa facendo scalo). Il decreto del 1 marzo proseguiva sulla stessa falsariga, mettendo in “quarantena” solo i residenti di Codogno e pochi altri comuni, senza considerare, invece, iniziative serie sull’intero territorio nazionale. Infine, nel decreto di domenica scorsa si è fatto lo stesso errore trattando diversamente la Lombardia dalle altre regioni… Salvo poi – dopo meno di due giorni – rimangiarsi tutto ed estendere i vincoli, come era logico, al resto d’Italia.

Non solo non aveva senso ma credo fosse persino incostituzionale creare questa “discriminazione” su base territoriale e usarla per giustificare restrizioni arbitrarie. Solo un ingenuo può pensare che un virus vada a leggere le cartine geografiche. Invece, era assolutamente prevedibile che molti, presi dal panico e dall’idea di rimanere “in trappola”, scappassero verso altre aree rischiando così di diffondere il virus molto più rapidamente.

Tra le altre amenità, il decreto della Presidenza del Consiglio del 1 marzo (in allegato 4), dopo un importante invito a lavarsi le mani (sic!), invitava a «usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate». Frase fatta inserire anche nel decalogo che tutte le farmacie d’Italia devono affiggere…

Solo in Italia si dice che la mascherina non serve a nulla! Forse perché le mascherine non si trovano e si devono dare solo a chi ne ha bisogno?

Quando, un mese fa, la crisi era emersa nella sua drammaticità in Cina, essendo chi scrive residente a Hong Kong, molti amici italiani mi chiedevano com’era la situazione da noi. Qui stava diventando difficile trovare le mascherine. Contattai allora un mio conoscente che gestisce una farmacia in Lombardia, il quale mi rispose che – già a inizio febbraio – le poche a disposizioni le aveva vendute a famiglie di origine cinese e, poi, da allora non era più riuscito a riceverne. Ne aveva persino ordinate su Amazon in due lotti. Il primo, in ritardo di due settimane, era stato “smarrito” nella dogana italiana. L’altro… è ancora in viaggio ma, proprio oggi, si è appreso che l’Ordine dei farmacisti comunica che: «vengono requisite a favore della Protezione civile tutte le mascherine prodotte e in ingresso».

Si noti tra l’altro che, a partire dal 28 febbraio, un Ordine del giorno del Senato, a firma Mandelli (FI) impegnava il Governo a fornire le mascherine anche ai farmacisti. I baristi, poi, non dovrebbero indossarla per legge? In Korea il virus si è diffuso tra gli aderenti a una setta religiosa, a Hong Kong tra i buddisti che si ritrovavamo in un tempio affollato della città. In Italia, visto che ormai in pochi si trovano nelle chiese, che si è comunque provveduto a chiudere, si diffondere nei bar che, invece, restano aperti.

Altre assurdità. Si dice di tenere un metro tra una persona e l’altra, ma non si dice che il virus si diffonde anche oltre i tre metri e comunque nell’aria (oggi se n’è accorta anche Repubblica). La quarantena è prevista di due settimane, salvo poi avere casi documentati di dieci turisti americani e quattro di Hong Kong, a bordo della Diamond Princess che, dichiarati sani dopo quattordici giorni, sono tornati nei Paesi d’origine e qui dichiarati infetti.

Il Governo italiano dice di voler “copiare” le misure prese dal Governo cinese, ma lo fa senza coerenza e senza la capacità di costruire consenso, anzi diffondendo dubbi e confusione.

La mascherina in Cina è stata, da subito, il simbolo della solidarietà tra i cittadini, la si usa non tanto per se stessi, ma per non far preoccupare gli altri. In Italia sembra che sia il contrario. IN Cina sono state prese tante altre iniziative, come disinfettare continuamente, anche ogni trenta minuti, i pulsanti degli ascensori, le maniglie e ogni spazio pubblico possibile, anche le strade.

Il Governo cinese ha costruito un ospedale in 10 giorni, da noi si parla di emergenza da quaranta giorni e quanti posti letto sono stati aggiunti alle rianimazioni? E parliamo di Regioni dove le strutture sanitarie sono di eccellenza europea, figuriamoci cosa potrebbe succedere al Sud?

Sembrava che questa crisi potesse minare profondamente la stabilità del governo cinese, accusato inizialmente di non aver capito la gravità della situazione e di aver voluto nascondere l’emergenza ma, a distanza di un mese, il governo cinese ne è uscito ancora più forte.

Nel frattempo, la Cina si è costruita gli anticorpi per poter cogliere tutti i vantaggi di una situazione ribaltata, con le democrazie occidentali che ora sono in una crisi, forse irreversibile.

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