La favola continua… il decreto non è in Gazzetta

La favola continua… il decreto non è in Gazzetta

La “beffa” continua, soprattutto per chi aveva pagamenti in scadenza il 16 marzo e ora a tutti gli effetti è moroso per non aver versato l’importo dato che il decreto ancora non è entrato in vigore

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AAA Cercasi testo del decreto approvato ieri pomeriggio ma, guarda e riguarda, cerca e ricerca, in Gazzetta Ufficiale il testo ancora non c’è. Ci sono però le “bozze”, casualmente “uscite” come al solito da Palazzo Chigi in esclusiva per il Corriere della sera.

Così, ancora non sono finite le vicende del mastodontico decreto “Cura Italia” Considerato a tutti gli effetti una manovra finanziaria, non convince del tutto le opposizioni, al punto che Giorgia Meloni lo ha già ribattezzato “Cerotto Italia” perché in vari settori si limita a mettere solo una toppa.

Chi pensava che per la sera di lunedì tutto sarebbe stato risolto e avrebbe potuto dedicarsi a studiare attentamente il nuovo testo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e, quindi, entrato in vigore, ha dovuto ricredersi.

Continua così la favola che vi abbiamo raccontato ieri. Il decreto che di giorno in giorno è slittato da giovedì fino a lunedì (prima al mattino poi al pomeriggio) con la presa per il fondoschiena per chi doveva pagare oggi un tributo allo Stato (l’Iva, l’Irpef sugli stipendi, la rata della rottamazione delle cartelle esattoriali, e altri adempimenti, ecc.) di sentirsi dire dal ministro Gualtieri: «Pagate se potete». Adesso si scopre che il rinvio è al 20 marzo per alcuni e al 31 maggio (con pagamento in rata unica) per tutti gli altri (almeno così sembrerebbe in attesa di conoscere il testo finale).

Un rinvio davvero inutile e inspiegabile. Forse il governo pensa che un piccolo imprenditore o una partita Iva che si trova chiuso in casa e non sa quando e se potrà riprendere l’attività, a fine maggio sarà riuscito a tornare a pieno ritmo per saldare tutti i tributi?
Intanto però la “beffa” continua soprattutto per chi aveva pagamenti in scadenza il 16 marzo e ora a tutti gli effetti è moroso per non aver versato l’importo dato che il decreto ancora non è entrato in vigore.

Nessuna traccia sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì 16 marzo che riporta altri provvedimenti, altri decreti, persino l’istituzione di un consolato onorario in Koror (Repubblica di Palau) o la limitazione delle funzioni del console onorario a Guayaquil (Ecuador), ma niente decretone.
Insomma il solito “pasticcio all’italiana”.

Dobbiamo confessare che ce lo aspettavamo perché ogni volta che il governo presenta una manovra finanziaria, per conoscere il testo definitivo bisogna sempre aspettare qualche giorno in più. Tale situazione, con il governo Conte bis si è “aggravata” con balletti continui su cifre e norme; vedi la finanziaria 2019 approvata in extremis quasi alla vigilia di Natale con la fiducia senza neanche un dibattito parlamentare.

Stavolta pensavamo che data la situazione di emergenza, il governo si sarebbe comportato diversamente, invece il penoso balletto da giovedì scorso a oggi dimostra che la confusione è sempre grande. A tal fine non si capisce perché il governo ha voluto fare un decretone unico, anziché una serie di interventi distinti. Per esempio per la questione della scadenza del 16 marzo si poteva benissimo risolvere tutto con un decreto di poche righe. Perché non è stato fatto? Forse perché c’era bisogno di annacquare i provvedimenti “scarsi” nel calderone di tutto il resto?

Eh sì, non riusciamo a trovare un’altra motivazione… Soprattutto perché il governo ha già detto che, in seguito, arriveranno altri provvedimenti. Del resto già pensare che con 500 o 600 euro (ancora non siamo riusciti a capire nemmeno l’entità precisa di tale importo) si possa consentire a piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e partite Iva di superare questo momento difficile e, magari, far ripartire l’attività, francamente pare molto difficile.

Una “elemosina”, inferiore anche al reddito di cittadinanza, che certo appare meglio di non avere nulla (in serata il ministro Gualtieri ha tenuto a sottolineare che non si tratta di un “una tantum” ma di un importo mensile, a dimostrazione della confusione e dei cambiamenti ancora in atto) ma che dimostra la scarsissima considerazione che il governo ha per queste categorie.

Se chiudessero definitivamente tutte queste attività (è quello il serio rischio che si corre, ma di cui il governo non sembra accorgersi) l’Italia sarà più ricca o più povera? Speriamo che ci pensino seriamente.
Intanto continuiamo ad aspettare la pubblicazione del testo del decreto… purtroppo la “favola” continua.

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