La Nuova Zelanda sempre più “nazista”

In evidenza Matteo Orlando
di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Neanche la pandemia da Coronavirus ha fermato l’ennesima sfida a Dio e agli innocenti.
La Nuova Zelanda ha approvato lo scorso 18 marzo la peggiore legge possibile sull’aborto libero.
Il parlamento neozelandese ha approvato la legalizzazione dell’aborto, su richiesta della donna, fino a 20 settimane di gravidanza e, per alcune condizioni, fino al momento della nascita.
La legge liberticida è stata approvata in terza lettura dal parlamento del paese oceanico con 68 voti a favore e 51 contrari.
Adesso prima della sua entrata in vigore rimane solo la firma del governatore generale, Patsy Reddy.
Ma questa firma è considerata una semplice procedura che arriverà quasi certamente.
Fra qualche giorno, quindi, le donne che vogliono abortire in Nuova Zelanda avranno piena libertà fino alla settimana 20, per decidere se vogliono continuare la gravidanza o uccidere il loro bambino.
Come se non bastasse, anche dopo le 20 settimane alle donne sarà possibile abortire se due medici daranno il via libera.
L’attuale limite di 20 settimane per l’aborto a causa di disabilità rilevata nel feto è stato soppresso, in modo che l’aborto potrà essere portato a compimento fino al momento della nascita del bimbo per cause come il labbro leporino, il “piede torto” e la sindrome di Down.
L’aborto è stato anche legalizzato per selezionare il sesso, mentre non è richiesto l’intervento di un medico per facilitare l’esecuzione di un aborto.
I bambini nati vivi dopo un aborto “fallito” non saranno legalmente tenuti ad avere assistenza medica.
La nuova legge non permetterà neanche di alleviare il dolore fetale che i bambini abortiti tra le 20 settimane di gestazione e la nascita subiranno.
Non ci saranno restrizioni legali neanche sui metodi controversi di aborto, come la cosiddetta “nascita parziale”.
Sono stati respinti numerosi emendamenti anti-aborto presentati dall’opposizione di centrodestra, per bloccare la selezione del sesso, in difesa dell’obiezione di coscienza e per chiedere il sollievo dal dolore per i bambini abortiti.
La nuova legge segna una “vittoria” per il primo ministro neozelandese Jacinda Ardem (Partito laburista), che attualmente governa attraverso una coalizione di centrosinistra, formata, oltre che dai laburisti, da un partito nazionalista e dai Verdi.
La legge abrogata, che risaliva al 1977, aveva depenalizzato l’aborto quando la gravidanza poteva influire sulla salute fisica o mentale della madre. Adesso il governo di centrosinistra guidato da Jacinda Ardem ha aperto ogni maglia.
La riforma stabilisce condizioni così favorevoli per l’aborto che può essere considerata la legislazione più abortista al mondo.
Si tratta di una legge, votata da un parlamento democraticamente eletto, che  catapulta la “moderna” Nuova Zelanda nel passato, alle peggiori barbarie progettate e messe in atto dai nazisti nel secolo scorso.
Benvenuti nel “nazismo” nichilista neo-zelandese 3.0.

MATTEO ORLANDO

 

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