L’importante è durare

Così non può durare. Lo avvertiamo tutti, chi più chi meno. E non si tratta nemmeno di sovranisti e progressisti, moderati o populisti. È generale. Un paese non può essere guidato e rappresentato in questo modo. È una questione di serietà e di gravità, serietà di uomini e gravità di situazione. È in gioco insieme la dignità di un popolo e un paese e la sua sopravvivenza economica e civile.

Invece la sola legge categorica e assoluta che governa questo paese e i mille che lo guidano è esattamente opposta: l’importante è durare. A ogni costo, pure a prezzo del paese. Durare a Palazzo Chigi, durare al governo, durare nella nomina, durare in Parlamento. La vera, gigantesca divaricazione che c’è tra paese reale e paese legale è proprio questa: alla percezione e invocazione degli italiani che così non può durare risponde l’intenzione dominante e imperativa di chi è al comando o in parlamento di durare comunque. Perché non ci sarà più un’altra occasione. E quando ci ricapita, pensano da Conte Zero all’ultimo dei nominati e dei parlamentari. Dunque, arraffare finché si può, resistere resistere cioè durare.

Quando mi chiedono una definizione riassuntiva dello stato di cose presenti io ripeto: ci siamo incartati. Gran parte dei partiti e dei parlamentari non vuole andare a votare: dai grillini ai piddini, dai renziani ai berlusconiani. Ed è disposta a tutto. Per questo gli assetti non possono mutare, perché su quegli assetti, come sui rami dell’albero spelacchiato, stanno seduti tutti, dal premier all’ultimo dei parlamentari. Dunque un governissimo che ci porti a votare lo vuole solo Salvini, manco la Meloni. Che senso ha sporgersi in un’ipotesi del genere se sai che la bocciano tutti?

Se il tema è buttare giù Conte, sono d’accordo i due Mattei e la Meloni, l’M3, e magari sotto sotto lo spera anche qualche grillino, tipo Dibba o forse Di Maio che si sente esautorato da chi lui ha piazzato a Palazzo Chigi. Ma non hanno i numeri sufficienti per buttarlo giù e così il loro tentativo finisce col rafforzare l’obbiettivo da abbattere. Certe cose si fanno, non si enunciano.

Così tra il paese che non può durare e il governo che non può far altro che durare, tra chi vuole andare al voto ma non ha i numeri per farlo e chi vuole un governo dell’emergenza ma non riesce a compiere la svolta, la situazione è incartata, ognuno dipende dall’altro che più detesta e ciascuno ha potere di veto ma non potere d’iniziativa.

A questo punto s’invoca il jolly, la matta, Mattarella. Se ci sei batti un colpo, fatti sentire, dicono in tanti, senza peraltro neanche sperarci troppo. Siamo onesti fino in fondo: sul filo della prassi costituzional-parlamentarista Mattarella non può buttar giù un governo che ha una maggioranza in parlamento, non chiedetegli quel che non può – alla luce dell’acquario in cui lui stesso guazza – non confondete quel che a noi piace con quel che si deve fare. Non basta dire che nel frattempo il paese è cambiato, la maggioranza del paese è un’altra rispetto a quella che ci governa: è verissimo ma gli umori, i sondaggi, le altre votazioni non sono tassative indicazioni per cancellare le legislature in corso d’opera; certo, c’è chi ha la lealtà, la correttezza o il realismo di dimettersi in una situazione del genere, ma qui non ci sono leader ma mentecatti. Che non devono salvaguardare nessuna coerenza e nessuna dignità, avendola già persa, e hanno solo quell’imperativo: durare più a lungo possibile. Come la pila di una batteria, come un rotolo di carta igienica.

Dunque, siamo incartati però così non può durare; ma per trarre le conseguenze dovremmo avere leader veri, statisti che sanno decidere in stato d’eccezione, vere classi dirigenti. Se ci fosse un vero leader del paese, compirebbe l’atto decisionale; ma non abbiamo capi carismatici, classi dirigenti autorevoli e credibili, non abbiamo un presidente della repubblica eletto dal popolo e nemmeno un gigante ma un figlio di questo assetto parlamentaristico, un prodotto di questa situazione.

In prospettiva, la soluzione c’è e la indica da mezzo secolo ogni indagine politica sul popolo italiano: separare l’esecutivo dal parlamento, eleggere direttamente chi governa in modo che decida e duri per tutta la legislatura. Lo dissero Pacciardi e Almirante, Miglio e Craxi, Segni e tutto il centro-destra, fino a Renzi. Ma ci sono due problemi pratici. Il primo è che la classe politica durex-duracell vuole durare e basta, non vuole qualcuno che decida e inevitabilmente recida. L’altro problema pratico è ancora umano: è la riforma più necessaria al nostro paese ma a volerla tradurre in un leader cominciano i dolori. Perché di statisti in pectore non ne vediamo. Magari ci sono eccellenti tribuni della plebe, ma presidenti veri no, dovremmo solo sperare che la funzione sviluppi l’organo. E in passato, a giudicare dagli indici di gradimento, avremmo avuto potenziali premier come Tonino Di Pietro, Beppe Grillo o la sua protesi Di Maio, o qualche altra pop-star. Oltre al Berlusca.

In questo momento possiamo ritenere che sarebbero preferibili i sovranisti, un centro-destra, al governo. Noi stessi continuiamo a preferirli ai loro avversari durex-duracell; ma si capisce lontano un miglio che ce li facciamo andar bene perché dall’altra parte abbiamo toccato un fondo che più fondo non si può: infatti non c’è solo la sinistra al potere, ma la sinistra più scadente aggravata dai grillini; e non c’è solo la sinistra con grillini ma un governo guidato da Conte Zero, il Presidente Zero, peggio del Paziente Zero. Una classe politica con un minimo di dignità dovrebbe, almeno per tutelare il suo minimo residuo di credibilità, raggiungere l’accordo di rimuovere una figura che segna la negazione più bassa della politica. Rispetto a lui sono tutti preferibili; perfino l’ultimo premier, il mediocrissimo Gentiloni, piuttosto che questa roba qui, il Conte Zero. Così non può durare. E loro durano.

MV, La Verità 1° marzo 2020

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/limportante-e-durare/

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