Vaticano, paura per il Coronavirus


di Matteo Orlando

Nella mattinata di Domenica 8 marzo un operaio, all’interno della
Basilica di San Pietro, si è sentito male, accusando i sintomi che il
Coronavirus ha in comune con altre malattie (febbre e tosse) e così è
finito ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, dove eseguirà il
tampone. Se risultasse positivo, sarebbe il secondo lavoratore in
Vaticano a risultare positivo al Coronavirus, dopo un sacerdote
esterno, che si era recato negli ambulatori vaticani per una visita ed
era stato trovato positivo (mentre le cinque persone che avevano avuto
contatti ravvicinati con lui, seppur negative al tampone, adesso si
trovano in quarantena precauzionale).
Sempre l’8 marzo gli addetti vaticani hanno sanificato a fondo tutta
la Basilica di San Pietro e questo fa capire la paura che il
Coronavirus ha portato in Vaticano.
Mentre i Musei Vaticani, gli uffici degli Scavi, il Museo delle Ville
Pontificie e dei centri museali delle basiliche pontificie sono stati
chiusi fino al 3 aprile, Papa Francesco ha scelto di diffondere il
tradizionale Angelus Domenicale in streaming dalla Biblioteca
vaticana.
Sembrano un lontano ricordo le folle di turisti che prendevano
d’assalto i negozi di souvenir religiosi o i ristoranti di via della
Conciliazione, i pellegrini in fila davanti ai Musei Vaticani oppure
le comitive che affollavano in ogni dove la Basilica di San Pietro.
Ai tempi del coronavirus sia in Vaticano che a Roma di folle di
turisti se ne vedono sempre meno.
In Vaticano nelle prossime ore saranno consegnate ai dipendenti
mascherine e guanti, mentre da tempo tutti coloro che orbitano nella
piccola città-stato sono stati invitati a seguire le misure igieniche
anti-Coronavirus diffuse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e
recepite dalle autorità sanitarie italiane e vaticane.
Il timore che il Coronavirus possa contagiare i circa mille abitanti
vaticani, che peraltro hanno un’età media abbastanza alta, ha portato
all’emanazione di un protocollo di prudenza definito dall’ematologo
Girolamo Sirchia, ex ministro alla Salute del Governo italiano,
“ragionevolmente rigido, precauzionale e restrittivo”, un protocollo
che prevede una distanza di circa due metri tra le persone in fila
agli ingressi in piazza San Pietro per superare i controlli dei metal
detector o tra quelle sedute sui banchi delle chiese. Inoltre sono
state svuotate le acquasantiere, sono stati forniti di gel
disinfettante per le mani diversi uffici del piccolo Stato,
soprattutto quelli a contatto con il pubblico.
Tutti i dipendenti vaticani sono stati invitati ad evitare la
creazione di assembramenti di persone mentre gli ambulatori della
Direzione Sanità e Igiene sono stati allertati per aiutare coloro che,
eventualmente, mostrassero sintomi riconducibili al coronavirus.
Proprio per evitare i contagi, gli eventi previsti in luoghi chiusi e
con la partecipazione di molto pubblico sono stati rinviati. Sono
state annullate anche le conferenze dei cardinali e alcune attività
negli atenei pontifici mentre l’udienza generale del mercoledì sarà
fatta in streaming. È stato rinviato (da fine marzo a novembre) anche
l’incontro tra Papa Francesco e i giovani economisti di tutto il
mondo.
Nei giorni scorsi si era speculato anche sulle condizioni di salute
del Papa ma il portavoce vaticano Matteo Bruni ha rassicurato tutti
sulle condizioni di salute sia di Francesco che di Benedetto XVI (che
vive presso il monastero Mater Ecclesiae, dove i controlli
all’ingresso sono stati elevati).
Relativamente al pontefice argentino, Papa Francesco sembra aver
superato l’influenza che lo ha colpito nei giorni precedenti il
Mercoledì delle Ceneri. In Vaticano faranno di tutto per tenerlo
lontano dal virus perché l’ottantatreenne argentino rientra nella
categoria dei soggetti (gli ultraottantenni) più a rischio in caso di
contrazione del Coronavirus. Inoltre, gli manca una parte di un
polmone che era stata rimossa, dopo una
malattia, quando aveva 20 anni e viveva nella sua città natale, Buenos Aires.

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