Boko Haram aumenta la sua attività terroristica

 

DI MATTEO ORLANDO  PER AGERECONTRA

 

Boko Haram aumenta la sua attività terroristica in Nigeria e Ciad. In mezzo all’emergenza del coronavirus che ha raggiunto anche l’Africa occidentale, i paesi della regione stanno affrontando un’escalation di violenza da Boko Haram: in una serie di attacchi tra Nigeria e Ciad questo gruppo islamista, il cui nome nella lingua hausa significa “l’educazione occidentale è peccato”, ha ucciso almeno 150 soldati negli ultimi giorni.

L’attacco più grave è avvenuto il 24 marzo, quando almeno 92 soldati ciadiani sono stati uccisi nello scontro più grave finora perpetrato dai terroristi di Boko Haram, sulla penisola di Boma nella provincia del Lac, che confina con Niger e Nigeria.

Secondo alcune testimonianze, 24 veicoli dell’esercito sono stati distrutti, inclusi veicoli corazzati, e gli uomini di Boko Haram sono riusciti a rubare le armi ai militari.

Il giorno precedente, il 23 marzo, i jihadisti avevano ucciso almeno 50 soldati nigeriani in un’imboscata vicino al villaggio di Goneri, nello stato settentrionale di Yobe.

Sempre nel nord del Camerun, al confine con la Nigeria, negli ultimi mesi centinaia di famiglie cristiane sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa della rinnovata violenza di Boko Haram. 

Hidoua, Gochi, Mandaka, Tourou, Kolofata ecc., l’elenco delle località attaccate da dicembre 2019 continua ad aumentare. In quasi tutte le occasioni, ci sono stati incendi, saccheggi, rapimenti e omicidi perpetrati dai  jihadisti islamici.

Recentemente in Nigeria gli islamisti di Boko Haram hanno ucciso almeno 23 persone che ritornavano da un funerale nel distretto di Nganzai, vicino a Maiduguri, capitale dello stato federale di Borno.

Negli ultimi mesi i terroristi di Boko Haram hanno attaccato ripetutamente il distretto di Nganzai. Nel settembre dell’anno scorso, il gruppo ha ucciso otto persone e rubato bestiame in due villaggi della zona, dopo che i residenti avevano cercato di impedire loro di prendere gli animali.

Il terrorismo jihadista in Nigeria, sviluppatosi fortemente con il sorgere di Boko Haram esattamente dieci anni fa, ha progressivamente coinvolto anche alcune nazioni confinanti, come Ciad, Niger e Camerun, ed ha causato almeno 40 mila vittime (tra civili, militari, poliziotti e gli stessi miliziani islamisti), costringendo oltre due milioni di persone, in prevalenza cristiani, a fuggire dalle loro case.

Negli Stati federali di Borno, Kano, Kaduna, Bauchi e Yobe, nonostante i proclami del governo centrale della Nigeria, gli estremisti di Boko Haram continuano a mietere vittime. La violenza, peraltro, si è aggravata da quando, nel 2016, Boko Haram si è divisa in due: una fazione è guidata da Abubakar Shekau, un altro gruppo, che ha giurato fedeltà all’Isis (e si chiama Iswap), è stato guidato fino allo scorso aprile da Abu Musab al-Barnawi, figlio del defunto fondatore di Boko Haram Mohammed Yusuf. Adesso l’Iswap sarebbe guidato da Abu Abdullah Ibn Umar al-Barnawi, terrorista avallato dai vertici dell’Isis.

Secondo Matthew Page, analista del Chatam House, un centro studi britannico, i miliziani di Boko Haram “non hanno una strategia coerente né sono molto organizzati, ma potrebbero continuare per 30 anni i loro attacchi, considerando che la stessa reazione governativa contro di essi, almeno fino ad ora, si è dimostrata inefficace”.

“Da quando è emersa Boko Haram è stato un susseguirsi di attacchi, uno dopo l’altro, contro la Chiesa. Sia sugli individui che sulle famiglie”, ha detto recentemente il vescovo Oliver Dashe Doeme di Maiduguri, che ha ricordato che, quando è stato scelto come vescovo nel 2009, c’erano più di 125 mila cattolici nella sua diocesi, adesso meno di 70 mila.

Nel 2014 il vescovo Doeme aveva affermato di aver avuto una visione di Gesù Cristo durante un’adorazione eucaristica. “Aveva una spada in mano”, aveva ricorda a suo tempo il vescovo Doeme. “Ho ricevuto la spada e si è rivelato essere un rosario”. Poi il vescovo ha sentito dire a Gesù “Boko Haram finirà. Si possono distruggere le chiese, si possono distruggere le canoniche, ma non si può distruggere la fede”.

Il vescovo Doeme ha capito così che la preghiera del Santo Rosario finirà per sconfiggere il gruppo terroristico.

Intanto il frate psicologo Epiphane Stephane Nayeton, sacerdote dell’Ordine dei Ministri degli Infermi (Camilliani), che dopo gli studi di Filosofia e Teologia presso il Seminario Maggiore Saint Gall-Ouidah (del Benin) è arrivato alla laurea magistrale in Psicologia Clinica e in Scienze Tecniche e Psicologiche presso l’Università degli Studi Lumsa di Roma, ha riflettuto sul fenomeno nel suo libro “La vita dopo Boko Haram. Proposte didattiche alla luce del contesto odierno” (Aracne Editore, Roma, p. 132). “Prima di diventare un gruppo terroristico, Boko Haram era un piccolo gruppo di giovani che denunciavano la corruzione dei politici nigeriani. Essi hanno proposto la distribuzione del reddito del paese al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione in generale e della città di Maiduguri (Nigeria del Nord) in particolare. La critica alla leadership dominante, considerata corrotta, ingiusta e incapace di risolvere problemi economici e sociali, ha portato a violenze di ogni tipo. Nel frattempo, il gruppo Boko Haram si è organizzato per combattere contro l’esercito governativo e in particolare i cristiani considerati ostili ai loro desideri di egemonia. I cristiani nel nord della Nigeria sono considerati sostenitori del governo federale che truffa la popolazione musulmana del nord. Secondo Boko Haram il governo nigeriano usa la religione cristiana, straniera e occidentale, per ingannare i popoli del Nord e sfruttarli appieno. Per eliminare cristiani e altre religioni ostili al movimento, Boko Haram poco dopo la sua nascita ha scelto la via della guerra. La modalità di azione del gruppo è drammatica. Le milizie di Boko Haram arrivano inaspettatamente. Prendono di mira un villaggio, rubano, violentano, uccidono e portano via il bottino di guerra”, ha spiegato Nayeton.

Nel suo libro il camilliano parla dei danni provocati da questo gruppo a livello psicologico. “Il trauma ha conseguenze devastanti per l’essere umano, soprattutto se si verifica durante l’infanzia, cioè quando il soggetto ha una maggiore vulnerabilità psicopatologica. Sulla base di alcune storie raccolte dalle ragazze rapite da Boko Haram nella città di Chibok (Nord-est della Nigeria), i principali disturbi correlati alle esperienze traumatiche di Boko Haram sono disturbi: d’ansia o correlati alla paura; dell’umore; sessuali; alimentari; dissociativi; somatoformi; correlati all’assunzione di sostanze psicotrope o stupefacenti; della personalità, ecc. In sintesi, le persone soggette agli attacchi terroristici di Boko Haram presentano vari sintomi traumatici: disregolazione affettiva (Alessitimia), disregolazione della sensibilità al dolore/piacere (Congelamento), disregolazione dell’empatia e dell’intimità nelle relazioni con gli altri, disturbi dissociativi (depersonalizzazione/derealizzazione), rabbia/irritabilità, depressione e memorie intrusive”.

Per padre Nayeton la setta terrorista islamista di Boko Haram “è una minaccia per il mondo e per questo motivo deve essere combattuta. La Nigeria non può essere lasciata sola. Se non combattiamo contro Boko Haram, la troveremo nelle nostre città europee”. La Nigeria, e i paesi circostanti, dovrebbero essere aiutati a smantellare le basi del terrorismo, intensificando la cooperazione tra i servizi di intelligence per un efficace controllo preventivo. Inoltre, il governo federale nigeriano dovrebbe adoperarsi per distribuire adeguatamente la ricchezza del paese e promuovere l’agricoltura in tutto il paese, per sradicare la povertà altamente sviluppata in alcune aree, per sviluppare vari servizi pubblici, sociali, sanitari ed educativi.

 

MATTEO ORLANDO

 

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