Coronavirus, sacerdoti arrestati e Presidenti che pregano

 

DI MATTEO ORLANDO

EDITORIALE DEL VENERDI

 

Almeno tre preti sono stati arrestati nel mondo perché si sono rifiutati di non celebrare messe pubbliche durante l’emergenza del coronavirus, nonostante norme contrarie arrivate dai rispettivi governi che vietano le riunioni religiose durante questa fase della pandemia.

In Uganda, dove il presidente Yoweri Museveni ha sospeso le riunioni religiose e culturali fino a metà aprile nel tentativo di fermare la diffusione del Covid-19, Padre Deogratius Kiibi Kateregga, è stato arrestato per aver celebrato la messa nella parrocchia cattolica di San Giuseppe a Mpigi. Secondo quanto riferito dalle locali agenzie di stampa, c’erano almeno 15 cattolici presenti alla Messa.

Il sacerdote è ben noto in Uganda, ed è diventato noto a livello nazionale dopo un sermone televisivo del 2018 durante la Messa commemorativa per un musicista ugandese, Mowzey Radio, che è morto per le ferite riportate durante una rissa avvenuta in un bar.

Funzionari locali hanno riferito che il sacerdote è stato arrestato insieme ad altri sette cattolici e detenuto nella stazione di polizia di Mpigi.

“È stato trovato a predicare nella chiesa in violazione delle direttive presidenziali”, ha detto Herbert Nuwagaba, comandante della polizia del distretto di Mpigi. “Vogliamo che ci dica perché lo sta facendo”, ha detto al Daily Monitor Godfrey Matovu, responsabile della sicurezza interna del distretto di Mpigi. Il sacerdote è stato rilasciato dopo che i parrocchiani hanno protestato per suo conto presso la stazione di polizia, secondo i resoconti dei media locali.

In India, dove il primo ministro Narendra Modi ha istituito un blocco di 21 giorni a partire dal 24 marzo, due sacerdoti, due seminaristi e tre sorelle religiose sono state accusate di violare gli ordini del governo dopo una messa celebrata in una cappella nel seminario minore della Congregazione dei Missionari della Fede nel distretto di Wayanad (stato del Kerala).

Tutti e sette sono stati rilasciati dopo il loro arresto, secondo UCA News, con un avvertimento di non ripetere le loro azioni. Padre Manoj Kakkonal, portavoce della diocesi di Mananthavady, ha riferito a UCA News che l’arresto “sembra essere un caso di incomprensione”, perché la Messa in questione è stata celebrata all’interno della cappella del seminario, dove i sacerdoti e i seminaristi sono residenti.

A quanto pare la polizia è stata chiamata dopo che i vicini hanno visto arrivare le sorelle religiose nella cappella.

Un altro arresto è avvenuto in Kerala il 23 marzo scorso quando Padre Paul Padayatti della Chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso di Koodapuzha ha celebrato una Messa da requiem alla quale hanno partecipato più di 100 persone. Funzionari del Kerala hanno anche affermato che ci sono stati altri due “incidenti” in cui le autorità hanno lanciato un avvertimento ai sacerdoti che conducevano la Messa.

In questi momenti di emergenza non sono mancati gesti incoraggianti, cioè grandi figure pubbliche che si sono rivolti a Dio che è l’unico che può bloccare una pandemia. 

Il presidente cattolico del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha proclamato per lo scorso 21 marzo una giornata nazionale di preghiera per il coronavirus. “Non possiamo ignorare la necessità di rivolgerci a Dio”, ha detto il presidente keniota. “In queste circostanze, come abbiamo fatto in passato come nazione, ci siamo sempre rivolti a Dio prima per ringraziare per i diversi doni che ha fatto alla nostra nazione e poi per condividere le nostre paure, le nostre apprensioni, per cercare la sua guida e protezione che è sempre presente”.

Kenyatta ha aggiunto: “abbiamo imparato nel tempo che rivolgersi a Dio in momenti come questo non solo ci dà conforto, ma anche speranza e forza per superare quelle sfide che per noi come umani possono sembrare insormontabili”.

Mentre il 21 marzo si sono potuti riunire nella residenza presidenziale solo pochi leader religiosi, in linea con la direttiva presidenziale che spinge ad evitare incontri di gruppo, il Presidente ha incoraggiato i keniani a unirsi alla preghiera nazionale in tutta la nazione africana. 

Anche il presidente della Polonia ha fatto un gesto spirituale molto significativo, pregando per il suo popolo davanti alla Vergine di Czestochowa che si trova nel santuario di Jasna Gora. Andrzej Duda ha affidare a Dio, per intercessione della Madonna, il suo popolo di fronte alla pandemia di coronavirus. Durante l’appello alla Madonna di Jasna Góra erano presenti anche l’arcivescovo di Częstochowa, Wacław Depo – che ha guidato il breve momento di preghiera – il generale dell’ordine paolino, padre Arnold Chrapkowski e diversi religiosi. Il celebre santuario di Jasna Góra, tanto caro a Giovanni Paolo II, è stato chiuso al pubblico nei giorni scorsi proprio a causa del coronavirus. Una situazione del genere non era mai accaduta, neppure durante la legge marziale, né durante l’occupazione nazista o quella zarista.

Il presidente Duda ha affidato alla Madre di Dio tutti i polacchi, sia quelli che abitano nel paese sia quelli che abitano all’estero.

Qualcosa del genere ha fatto anche il Presidente Mario Abdo Benítez, alla guida del Paraguay dal 15 agosto 2018.

Candidato del Partito Colorado, fin dalla campagna elettorale Benítez ha portato avanti una linea molto conservatrice in materia di diritti civili, dichiarandosi contrario all’aborto e alla legalizzazione dei cosiddetti “matrimoni omosessuali”. Non appena si sono sviluppati i primi casi di coronavirus nel paese sudamericano il presidente ha pensato di rivolgersi alla sua nazione con parole cariche di fede e di speranza. “Molte famiglie sentono incertezza”, ha affermato Benítez. “E c’è paura. Tutti l’abbiamo sentita qualche volta. Non pensate di essere soli solamente perché questa è una cosa completamente nuova e sconosciuta. Non solo in Paraguay, ma nel mondo intero. Però ho fede in Dio, nel Suo potere e nella Sua misericordia. Ed è in questo momento che bramiamo di più la Sua presenza nella nostra vita. La Parola dice, in Isaia capitolo 41, versetto 10: ‘Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con il mio braccio vittorioso’. Così dice Dio. E io ci credo. Perché credo che con la Sua grazia ne usciremo vittoriosi. Di fronte alle prove, alle difficoltà della vita, il Signore non abbandona il Suo popolo: in questi ultimo periodo che ci separa dalla Santa Pasqua, rivolgiamoci a Lui con cuori colmi di fiducia nel fatto che tutto ‘che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio’ (Rm 8,28) e che, se si rimane in Lui, ogni battaglia è già vinta”.

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