Editoriale/ Non aprite quella porta. Analisi di un golpe bianco

 

di Alessandro Ambrosini

Tutto cambierà, tutto sta cambiando, tutto cambia. Si dissolve lentamente il mondo che conosciamo. L’avvento di questo virus non ha portato soltanto un numero spietato di uomini e donne seppellite senza un fiore, senza una lacrima, senza la dignità del trapasso. Nei nostri silenzi, mentre siamo chiusi nelle nostre scatole di sogni e cemento, un “cavallo di Troia” è stato messo davanti alle nostre porte. Mentre contiamo i giorni e le ore per tornare a vivere, lunghe mani e voci rassicuranti, stanno lavorando senza tregua per convincerci ad accogliere con il sorriso questo dono lasciato all’uscio. Non contiene uomini, non contiene soldati. E’ il “controllo” ciò che porteranno, che stanno portando, che hanno portato. In ogni ingranaggio della società.

E’ un’operazione preparata da qualche tempo. Nulla è casuale. Il virus ha solo velocizzato, in certi settori, un progetto avviato. Ha dato il grimaldello per un’attuazione più veloce e intrusiva nei tessuti sociali. Si è iniziato dal “quarto potere”: l’informazione.

Con l’avvento delle nuove forme di comunicazione tramite social network si è lasciato il “guinzaglio lungo” alle persone. L’apparente forma di liberazione dall’informazione mainstream, ha creato l’illusione di poter avere notizie non veicolate da partiti politici e gruppi di potere.  Di conseguenza, la nascita di una miriade di giornali online più o meno professionali, più o meno equilibrati, che garantivano però una visione poliedrica della notizia stessa.

La libertà d’informazione, è un bene che non sappiamo e non abbiamo saputo difendere come si poteva e doveva. Dalla nascita di migliaia di siti civetta all’importazione del termine fake news, il tempo è stato un battito di ciglia. Un inglesismo che abbiamo subito fatto nostro, non rendendoci conto della pericolosità di questo termine. Di quanto possa essere una pietra tombale sulla verità dei fatti. Abbiamo iniziato a dar il beneficio del dubbio a notizie palesemente e provatamente false. Abbiamo allargato gli spazi di verità oltre la ragionevolezza, convinti che la verità non abbia confini. Una volta arrivati a questo punto di non ritorno, le stesse persone che hanno regalato metri di guinzaglio, hanno iniziato ad accorciare lo stesso. Un po’ alla volta. Le fake news sono diventate quindi centrali come concetto, abbattendo le evidenti sciocchezze che si manifestavano nel web. Ma era solo la parte iniziale del processo. Oggi, che anche gli ottantenni sanno il significato di “fake news”, i tempi sono maturi. Oggi, con l’esplosione del Covid 19, il concetto stesso di libera informazione è minato nelle fondamenta. Il “guinzaglio” si è stretto ulteriormente. Chi poteva non ha saputo o voluto dare, nemmeno nella violenza del momento, delle linee guida certe. Si è lasciato un popolo sconfinare nelle “verità” di virologi con diverse formazioni e diversi concetti. Ed è nel caos mediatico, che il “capolavoro” di qualcuno ha vita. Una pubblicità martellante, nelle reti Mediaset, ti raccomanda di affidarti all’informazione mainstream e ai suoi editori, viene creata una task force contro le fake news, nell’ambito dell’emergenza pandemica. Una squadra di docenti e ricercatori universitari, con tre giornalisti indirizzati a livello governativo che rappresentano:  Repubblica, notoriamente in quota Pd. Fanpage, la cui società editrice gestisce anche la comunicazione dell’Inps in alcuni progetti. Open, il giornale di Enrico Mentana, rappresentata da un “debunker” che proviene dalla Casaleggio & associati. Una squadra di sceriffi ( che certificano in questo modo anche l’onestà intellettuale dei propri giornali ) con la pistola a salve, poiché non hanno nessun potere coercitivo sulle pagine web che mischiano fandonie e verità non accertabili. Operazione all’apparenza inutile ma, in realtà, l’ennesimo passo per avvicinarsi a quella che, tra non molto, racconteranno come una necessità: una commissione di vigilanza sull’informazione, con pieni poteri.

L’unica verità sarà quella dei media mainstream o di chi si è allineato per motivi di interesse. La verità, che può essere prismatica nella lettura, sarà bidimensionale. Avremo solo la facciata illuminata e un lato oscuro che sarà riservato alle “fake news”, che avranno un significato diverso, allargato. Non conterranno solo notizie spudoratamente false, saranno anche le diverse visioni dei fatti a non trovare più spazio nella verità ufficiale. Nonostante siano verità accertabili nelle fonti.

Sarà un cambiamento quasi impercettibile, per la maggior parte delle persone. Sarà questo cambiamento di tendenza nell’informazione ad aprire le porte ad altre forme di “controllo”: nella privacy violata da applicazioni che siamo e saremo costretti ad avere nei nostri telefoni. Applicazioni che tracceranno ogni nostro movimento, desiderio, necessità, pensiero. Una miniera d’oro per chi il potere lo gestisce.  Nella magistratura leviatana, che darà un nuovo significato e nuovi confini alla parola criminalità. Una magistratura che vorrà, come lo vediamo in alcuni casi oggi, spazi di gestione e controllo sempre più ampi. Non per assicurare più sicurezza o più contrasto alle mafie, lo vorrà solo per avere fette di potere sempre più garantite e incontrastate.

Questo editoriale non è la narrazione di una nuova Matrix, non è fantascienza. Non è complottismo o settarismo da barzelletta. Non rientra nemmeno nella controinformazione. E’ solo analisi di un golpe “bianco”, uno dei tanti che abbiamo subito nel corso della storia d’Italia. Un golpe senza colpo ferire.

Non aprite quella porta, non fate entrare quel “cavallo di Troia”. Rimanete liberi per cercare una verità che si rivolga ai fatti, con tutte le narrazioni che volete, con tutte le sfaccettature con cui leggerete la realtà. Fate del realismo e della logica il vostro scudo e la vostra spada. La verità è un dono che ha un costo al mercato della vita. Alto. Va difesa, va cercata, va vissuta.

DA

Editoriale/ Non aprite quella porta. Analisi di un golpe bianco

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