Esclusivo. L’avv. Amato: “L’Unione Europea delle consorterie massoniche è nemica dei popoli”

 

“L’Unione Europea si è ormai ridotta a finanza e burocrazia. I vescovi dovrebbero sapere bene che l’Europa dei poteri forti e delle consorterie massoniche, l’Europa della lobby multinazionali, l’Europa della perniciosa ideologia del politically correct, l’Europa delle lobby omosessualiste, l’Europa del laicismo anticristiano, l’Europa del multiculturalismo scriteriato, l’Europa del ‘neutralismo valoriale’, è un’Europa nemica dei popoli”.

Lo dice in questa intervista esclusiva Gianfranco Amato. Nativo di Varese, laureato in giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Amato esercita la professione di avvocato dal 1988, ed opera attivamente nel campo della bioetica. Editorialista di Avvenire, collabora con Studia Moralia (rivista scientifica dell’Istituto Superiore di Teologia morale “Accademia Alfonsiana” incorporato nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense), e con la rivista “Orientamenti Pastorali” del COP Centro Orientamenti Pastorali. Collabora, altresì, con il quotidiano “La Croce”, con CulturaCattolica.it, con “La Nuova Bussola Quotidiana”, con la rivista “Il Timone”, ed altre testate giornalistiche cattoliche.

L’avvocato Gianfranco Amato è il presidente nazionale dell’organizzazione Giuristi per la Vita ed è stato uno degli organizzatori del Family Day. Componente del Comitato d’Indirizzo della Fondazione Novae Terrae, l’avvocato Amato è Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e Delegato della Delegazione di Grosseto dello stesso Ordine.

In ambito internazionale l’avv. Amato, rappresentante per l’Italia dell’organizzazione internazionale Advocates International, è membro e consulente legale dell’organizzazione britannica CORE Comment on Reproductive Ethics, con sede a Londra, per conto della quale coopera in diverse azioni legali intentante su tematiche bioetiche. Sempre a livello internazionale, collabora, come allied attorney, con l’organizzazione statunitense A.D.F. Alliance Defending Freedom, composta da avvocati che si occupano di temi inerenti alla libertà religiosa ed alla bioetica.

Avvocato Amato, parliamo di pandemia del coronavirus. Che idea si è fatto dal punto di vista sociale-sanitario?

“Non dovevamo certo aspettare il coronavirus e l’emergenza pandemica Covid-19 per capire quanto fosse precaria la vita su questa terra. Non occorreva, infatti, questo flagello planetario per farci comprendere che l’esistenza dell’uomo non è altro che un battito di ciglia rispetto all’eternità. Questo lo sapevamo già. Ciò che, semmai, il coronavirus ha messo in evidenza è la precarietà di tutta la struttura sociale, politica, economica che l’uomo moderno ha costruito. Pochi immaginavano che potesse davvero rivelarsi così caduca, fragile e transitoria la società liberale, la società cosiddetta del futuro, la società della tecnica e della scienza, la società dell’istinto dominatore dell’uomo. È stata sufficiente un’entità microscopica come questo virus per mostrare che la dimensione della precarietà non appartiene solo all’esistenza individuale di ciascun uomo ma che è una caratteristica ineludibile dell’intera umanità, con tutte le sue istituzioni politiche, economiche, sociali, militari. L’uomo moderno si è trovato all’improvviso difronte ad una verità che ha sempre voluto censurare a se stesso e agli altri. Il potere, la politica, l’economia, il business, la finanza, le facili distrazioni mediatiche, sono maschere che non riescono più a nascondere un’evidenza oggettiva: la condizione di tutta l’umanità è dettata da una precarietà assoluta. Troppi ancora oggi, difronte al senso collettivo di precarietà e di morte che il coronavirus sta disseminando a livello planetario, tentano di rifugiarsi nel proprio particolare, nei propri interessi, nei propri affari, nei propri affetti cercando in essi una stabilità che non gli potranno mai dare. Tutto è precario. Tutto passa. Mai come nelle circostanze imposte dall’attuale pandemia ci appare vero che l’unica e autentica stabilità è quella fondata su Gesù Cristo e la sua Croce. Mai come in questo tempo appare vero l’antico motto dei Certosini: «Stat Crux, dum voltitur orbis». Solo la croce resta stabile nel vorticoso turbinio della precarietà del mondo”.

Le ripercussioni del coronavirus dal punto di vista spirituale? È veramente una punizione di Dio come sostiene qualcuno?

“Io non so se il coronavirus sia o meno un castigo di Dio. Da cristiano so che potrebbe esserlo, ma so anche che questo rientrerebbe nei disegni imperscrutabili di Dio, in quella zona oscura del mistero dove la ragione può solo apporre l’antica dicitura geografica “hic sunt leones”. E difronte a quel mistero si gioca la libertà dell’uomo. Se non è un castigo – e questo solo Dio può saperlo –, è comunque un severo monito. È come se il Padreterno avesse voluto richiamare l’uomo dicendogli: «Fermati. Smetti di fare quello che stai facendo. Smetti di distrarti. Esci dal gorgo della frenesia. Chiuditi in casa. Guarda dalla finestra le strade deserte. Ascolta il silenzio surreale che avvolge la città. E rifletti, pensa, medita sul senso della vita e della morte». Di fronte a questo avvertimento divino c’è chi stramaledice tutto e tutti, e c’è, invece, chi comincia seriamente a farsi domande che non si è mai posto. È il mistero della libertà dell’uomo”.

Dal punto di vista legale come giudica l’azione di Conte in materia di Coronavirus?

“Come è stato denunciato da più giuristi, la nostra Carta costituzionale non prevede l’emergenza quale presupposto per derogare allo Stato di diritto e per restringere diritti soggettivi perfetti come quelli di circolazione, di riunione, di associazione, di culto. Nel nostro ordinamento giuridico la libertà individuale gode di una protezione totale stante la riserva assoluta di legge, ossia il fatto che solo una legge statale può limitare tale fondamentale libertà, e non certo una fonte secondaria governativa, e addirittura monocratica, quale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Gli italiani, infatti, hanno imparato a conoscere anche questo provvedimento, il D.P.C.M., non molto noto prima della pandemia. I due decreti legge adottati dal Governo, infatti, hanno solo genericamente descritto i casi di possibile restrizione delle libertà civili, delegando ad un componente del Potere esecutivo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, la titolarità di scelta sia del tipo di misura da adottare (i “casi”) sia del grado di intensità (i “modi”). E questo non mi pare possa considerarsi costituzionale. Tra l’altro, l’estrema genericità dei decreti legge contrasta poi con la Legge n. 400/1988, che richiede, per il rispetto dell’art. 77 Cost., l’emanazione di misure di immediata applicazione, con contenuto specifico ed omogeneo. Chiunque comprende che un decreto legge che ha bisogno di un ulteriore provvedimento (nel caso un D.P.C.M.) per la sua attuazione, difficilmente può dirsi fondato su presupposti di straordinaria necessità e urgenza. Lo stesso tempo necessario all’elaborazione della fonte secondaria smentisce all’origine l’indifferibilità della misura. Quello che non si può ritenere ammissibile è che il governo Conte abbia adottato pesantissime restrizioni a libertà costituzionali di fondamentale importanza come la libertà di circolazione, di riunione, di associazione, e di culto, attraverso atti amministrativi (decreti ed ordinanze), in assenza di una puntuale disciplina legislativa e violando il principio di diversificazione delle competenze amministrative. Non dobbiamo neppure dimenticare, tra l’altro, che solo le leggi (ed atti equiparati ad esse) e non gli atti amministrativi (quali sono i decreti e le ordinanze) sono sottoponibili a giudizio di costituzionalità di fronte alla Corte Costituzionale, unico organo competente a controllare la conformità alle norme e ai principi costituzionali degli atti legislativi, anche sotto il profilo della loro proporzionalità ed adeguatezza. Quindi non si ha neppure la possibilità di sottoporre a controllo e verifica di costituzionalità i provvedimenti amministrativi con cui sono state limitate alcune fondamentali libertà degli italiani. Tutte le restrizioni che ciascuno di noi sta pesantemente subendo sono state assunte sulla base di atti amministrativi, sottratti ad ogni forma di controllo preventivo e successivo, ed adottati dal Potere esecutivo (Presidente del Consiglio, Presidenti delle Regioni, Sindaci) in piena autonomia e senza una verifica da parte del Parlamento né un controllo del Presidente della Repubblica. Mi pare che tutto questo generi, dal punto di vista legale e non solo, più di una perplessità”.

Lei ha scritto che i vescovi idolatrano l’UE e dimenticato Cristo. Perché?

“Mi ha colpito la dichiarazione congiunta emanata dal cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea (Comece), insieme al presidente della Conferenza delle Chiese europee (Cec), Christian Krieger, proprio a proposito della pandemia Covid-19. La dichiarazione ha un titolo singolare: Restiamo uniti – Questo è il momento per dimostrare il nostro impegno verso i valori Europei. Sarebbe interessante chiedere agli eminenti prelati firmatari del comunicato quali siano questi valori Europei con la “E” maiuscola. Certo non si tratta delle famose radici cristiane il cui riferimento nella bozza della costituzione europea fu sdegnosamente rifiutato dall’allora presidente della Convenzione incaricata di redigere quell’atto, il laicissimo francese Valerie Giscard d’Estaing. Nel citato documento, poi, si legge che i vescovi esortano i Paesi membri ad agire «in maniera determinata, trasparente, empatica e democratica». Davvero singolare è anche il fatto che in tutto il lungo testo della dichiarazione dei vescovi della Comece non si trovi citata neppure una volta la parola ‘Cristo’ o ‘Dio’. In compenso si parla di «determinazione», «trasparenza», «empatia», «democrazia», «solidarietà», «progetto Europeo» (sempre con la “E” maiuscola). Un simile documento l’avrebbe potuto tranquillamente redigere uno qualunque dei partiti politici appartenenti al gruppo del PPE. Pare che la Chiesa non abbia nulla di diverso da dire rispetto ad essi. Quello che dimenticano i vescovi della COMECE è che il «progetto Europeo» da loro tanto decantato è, in realtà, nato dall’idea di sostituire Dio con Mammona, con il Vitello d’Oro, con quell’idolo chiamato Euro. L’Unione Europea si è ormai ridotta a finanza e burocrazia. I vescovi dovrebbero sapere bene che l’Europa dei poteri forti e delle consorterie massoniche, l’Europa della lobby multinazionali, l’Europa della perniciosa ideologia del politically correct, l’Europa delle lobby omosessualiste, l’Europa del laicismo anticristiano, l’Europa del multiculturalismo scriteriato, l’Europa del “neutralismo valoriale”, è un’Europa nemica dei popoli. E i popoli quando ne hanno la possibilità escono da una simile istituzione artificiale dominata solo dall’avidità plutocratica. Brexit docet!”.

Giuseppe Conte ha rinnovato nella serata del 26 aprile il divieto del culto pubblico con il popolo (eccezion fatta per i funerali). Già ci sono state multe a valanga e interruzione di messe. Qual è il suo giudizio in materia?

“Resteranno nella memoria di tutti le immagini delle forze dell’ordine che fanno irruzione in chiese per interrompere le celebrazioni eucaristiche tenute da qualche coraggioso sacerdote alla presenza di uno sparuto numero di fedeli con tanto di mascherina e a debita distanza l’uno dall’altro. Quelle immagini resteranno come indelebile marchio d’infamia a perenne ricordo della pandemia Covid-19. Sono scene che oggi si possono vedere solo nei regimi comunisti come quello cinese o nordcoreano. Semplicemente una vergogna. Semmai è impressionante come le gerarchie ecclesiastiche non abbiano preteso che le messe potessero essere celebrate alle stesse condizioni di sicurezza adottate nei supermercati o nelle tabaccherie”.

Lei è stato uno dei principali protagonisti del Family Day. Come continua la sua battaglia pro Life in queste settimane?

“Io non ho mai smesso, ovviamente, di combattere. Ho semplicemente dovuto adattare l’azione alle contingenze cui ci ha costretto l’epidemia, ovvero quelle di combattere “intra moenia”, chiusi dentro le mura di casa. Mi spiace, peraltro, che il periodo di questa dannata epidemia ha coinciso con appuntamenti cui tenevo particolarmente. Mi riferisco, ad esempio, alla conferenza che avrei dovuto tenere a Malta il 15 marzo, o al Congresso Internazionale sul “Virus delle ideologie” organizzato dall’Università Cattolica Lumen Gentium di Città del Messico previsto dal 24 al 26 marzo, o al mio intervento al prestigioso 102° Congresso Nazionale dell’Unión de Padres de Familia, la più antica associazione pro-family messicana, fondata nel 1917. In realtà mi sarei dovuto trattenere in Messico dal 18 marzo al 1° aprile per una serie di attività che avrei dovuto svolgere sempre in ambito pro-life e pro-family. Spero solo che la pandemia non pregiudichi anche l’appuntamento del Global 2033: Asian Leaders Forum che si dovrebbe svolgere in Malesia dal 28 al 31 maggio prossimi, e in cui dovrei tenere tre conferenze. Comunque sia, ho trascorso le settimane di lockdown studiando, leggendo, scrivendo, partecipando a trasmissioni radiofoniche e televisive, e rilasciando interviste, come questa. Ma soprattutto ho pregato molto”.

MATTEO ORLANDO

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