Katyn: il massacro che uccise anche la Storia

 

Quasi 22.000 polacchi, soprattutto ufficiali, ma anche soldati e civili, furono uccisi dai sovietici ma, per decenni, la colpa fu fatta ricadere sui tedeschi, nonostante gli Alleati sapessero la verità

il 13 aprile 1943 quando Radio Berlino diffonde una notizia sconvolgente: in una foresta vicino a Katyn, in Russia, sono stati ritrovati i cadaveri di migliaia e migliaia di ufficiali polacchi (in tutto 21.857 i corpi ritrovati), uccisi uno a uno con un colpo alla nuca. Hanno ancora indosso l’uniforme e i documenti di identificazione. Sono quasi tutti ufficiali e soldati che erano detenuti nei campi di concentramento sovietici di Kozielsk, Starobil’sk e Ostaškov.

Tutto fa pensare che siano stati giustiziati nei primi mesi del 1940, dopo l’invasione “congiunta” russo-tedesca della Polonia. Quegli ufficiali erano caduti nelle mani dei sovietici, eppure i proiettili ritrovati tra i cadaveri sono di fabbricazione tedesca. Com’era possibile? Chi erano i responsabili di quella terribile strage? Una domanda destinata a restare per decenni senza risposta.

Per l’Unione Sovietica di Stalin, l’uccisione di soldati polacchi, e in particolare ufficiali, rispondeva al chiaro intento di stroncare qualsiasi forma di resistenza; addirittura di sopravvivenza, di un popolo. Uccidendo ufficiali, laureati, ragazzi, si annientava un’intera generazione che avrebbe potuto, un domani, costituire la classe dirigente della Polonia.

La verità – ricostruita a fatica solo molti anni dopo la fine della guerra – racconta che il 5 marzo del 1940, Stalin firmò un ordine di esecuzione per migliaia di prigionieri ritenuti “sovversivi e controrivoluzionari”. Per ogni ufficiale venne compilato un dossier che attestava la sua attività antisovietica e sul quale veniva impressa la condanna a morte.

Iniziò così il massacro degli ufficiali (e non solo) a partire dalla notte tra il 3 e il 4 aprile 1940. Celati dal buio della notte, i primi 390 detenuti vennero trasportati verso la foresta di Katyn, dove si sarebbe svolto un rituale, poi ripetuto migliaia di volte: rapido controllo dei dati anagrafici, mani legate dietro la schiena, un colpo alla nuca. Per ucciderli furono usate pistole tedesche fornite direttamente dai servizi segreti, il che testimonia di come il governo comunista avesse premeditato anche il depistaggio. Infine, i cadaveri vennero gettati in una fossa comune dove avrebbe riposato per gli anni a venire.

Notte dopo notte, i camion partivano dai campi carichi di prigionieri e tornavano vuoti all’alba del giorno successivo, ogni notte (a parte quella del 1° maggio!) fino al 19 maggio 1940.
In 47 giorni furono uccisi così quasi 22.000 polacchi, che furono poi dichiarati dal governo sovietico “misteriosamente scomparsi”.

Intanto, infatti, i nuovi equilibri bellici avevano spinto il governo polacco in esilio a Londra a creare, in accordo con gli Alleati e, quindi, anche con l’URSS che occupava i suoi territori, un’armata per combattere i tedeschi. Nel farlo, però, si accorse che mancavano all’appello proprio i suoi ufficiali… Stalin non diede spiegazioni a riguardo, limitandosi a sostenere che dovevano essere fuggiti.

Ironia della sorte, saranno proprio i tedeschi che, nel 1943, avanzavano nel cuore della Russia, a svelare dove fossero finiti: nella fosse comuni della foresta Katyn. Gobbels comprese di avere un’arma molto potente contro il nemico e annunciò la scoperta al mondo, tramite Radio Berlino. A quel punto, il massacro non poteva più essere tenuto nascosta ma – come abbiamo capito molto bene e visto tante volte negli anni a seguire – la verità può essere manipolata.

Si costituì una Commissione d’indagine, voluta proprio dalla Germania e presieduta dalla Croce Rossa Internazionale per far luce sull’accaduto. Tuttavia, le indagini furono subito ostacolate da intimidazioni, minacce e tentativi di depistaggio attuati proprio dal governo di Mosca che voleva a ogni costo nascondere la verità.
Anche l’unico membro italiano della commissione, il professore Vincenzo Palmieri, fu fortemente denigrato e minacciato dal Partito Comunista Italiano, essendo caduto il regime fascista.

Nonostante tutto, le indagini confermarono che l’eccidio andava fatto risalire ai primi mesi del 1940, quando cioè la Polonia era sotto il controllo sovietico e, dunque andava imputato all’Armata Rossa. Stalin non riconobbe mai il verdetto della Commissione additandolo come falsato dalla propaganda nazista.

Il momento era delicato per gli Alleati e, nonostante lo stesso Churchill ammettesse la responsabilità sovietica dell’eccidio, non si poteva rinunciare all’apporto devastante dell’Armata rossa per annientare la Germania.

Molti furono, in quegli anni, i tentativi di insabbiamento. Nel 1944 i sovietici, dopo aver riconquistato Katyn, avviarono una loro “indagine”, affidata a una commissione unicamente sovietica, che sostenne la colpevolezza tedesca, arrivando persino a imbastire un processo farsa contro alcuni prigionieri tedeschi.

Quello stesso anno furono gli Stati Uniti a condurre un’indagine tramite un loro plenipotenziario nei Balcani ma, sebbene quest’ultimo indicasse i sovietici come responsabili, Roosvelt continuò a sostenere la responsabilità nazista e lo costrinse al silenzio.

Due anni più tardi, nel corso del processo di Norimberga, i sovietici imposero di processare i vertiti nazisti anche per quel massacro che – di certo – non avevamo commesso. Pur non arrivando mai a questa risoluzione, tanto bastò perché, per decenni, il massacro fosse ascritto al demone nazista anche sui nostri libri di scuola.

In piena guerra fredda, nel 1952, un’indagine del Congresso statunitense concluse che i polacchi erano stati uccisi dai sovietici, ma, siccome l’Unione Sovietica era tra i Paesi vincitori della Seconda guerra, aveva beneficiato dell’amnistia.
Occorrerà quindi attendere la caduta del Muro di Berlino e il ritorno della libertà in Polonia (1989) perché si torni a parlare delle vere responsabilità del massacro.

In Italia questa operazione sarebbe stata bollata come “revisionista”, ma la Storia ha sempre bisogno di essere “revisionata” alla luce della Verità, che – prima o poi – cancella le menzogne.

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