Se una Chiesa vale meno di un tabacchino

 

Di Manuel Berardinucci

Matteo Salvini viene da più parti attaccato per aver svolto il lavoro che spetterebbe alla Chiesa: chiedere la libertà di officiare la Santa Messa, almeno nel giorno di Pasqua. Per un fedele il Sacramento dell’Eucarestia è di primaria importanza, tanto quanto il cibo e l’acqua lo sono per l’intero genere umano? Sì, lo è. Si può ragionevolmente credere che sia ignominioso negare il Nutrimento allo Spirito, proprio nel momento storico contemporaneo in cui esso si rende maggiormente necessario? Sì, si può. Ed è accettabile che qualcuno esprima preoccupazioni su avventate irruzioni nelle Parrocchie, durante la celebrazione della Santa Messa, da parte delle Forze dell’Ordine? E si può dire che simili episodi ci portano alla mente regimi di inquietante natura, come quello ateo e comunista della Cina? Io ritengo di sì. Sono accessibili tabaccai, supermercati e negozi alimentari, uffici pubblici e altre attività primarie. È sufficiente che si rispettino le distanze di sicurezza e le precauzioni sanitarie. Basterebbe moltiplicare il numero di Messe da officiare, per consentire una maggior diluizione dei partecipanti e disporre gli stessi ad un metro o due di distanza gli uni dagli altri. Se non lo si farà, le motivazioni potranno essere esclusivamente di ordine ideologico: si sancirà definitivamente che l’Occidente contemporaneo non ritiene lo Spirito componente primaria dell’Uomo, ma semplice orpello da curare a tempo perso. Si negherà inoltre per la prima volta la libertà di culto: quel precetto, tanto malinteso quanto strumentalizzato per consentire la costruzione di luoghi di culto maomettani, sarà negato e ancora una volta nei confronti dei Cristiani.

“Ancora una volta” poiché nonostante la Storia del Narratore Unico Globale ci abbia riportato l’immagine di una Cristianità sopraffattrice e violenta, imperiosa e prepotente, i Cristiani sono stati i più perseguitati dell’umanità. La conta dei morti non mi ha mai appassionato, ma è un fatto che nella storia siano stati, all’incirca, 70 milioni i devoti in Cristo, uccisi per via della loro fede religiosa. Le persecuzioni si ebbero già agli albori, ad opera delle autorità di Gerusalemme, di cui la prima vittima fu il protomartire Santo Stefano, la cui lapidazione è descritta negli Atti degli Apostoli. Migliaia i martiri vittime degli Imperatori Romani. Ricordiamo per particolare truculenza Nerone (il quale accusò i Cristiani nel 64 d.C. di essere responsabili del Grande incendio di Roma per punirli ingiustamente), Decio, Valeriano e Diocleziano. Le persecuzioni perdureranno fino al perdono di Galerio e all’Editto di Costantino. L’odio verso i cristiani si verificò anche nel Giappone del XVII° secolo, quando essi vennero crocifissi in pubblico poiché considerati pericolosi agenti esterni che avrebbero potuto ledere alla tradizionale struttura della società. Sarà poi la bieca classe dirigente post-Rivoluzione Francese, a tentare di sradicare per la prima volta dalla caduta dell’Impero Romano, il cattolicesimo cristiano dal cuore della Francia e dell’Europa, poiché simbolo della Tradizione e dell’Ancien Régime che essi avevano violentemente abbattuto. Si impose ai sacerdoti di giurare fedeltà allo Stato e rinnegare la Santa Romana Chiesa e si sparse il sangue dei cosiddetti preti “refrattari”, ghigliottinandoli. Si dispose la chiusura di conventi, abbazie e chiese. Il simbolo portante della Civiltà Cristiana in Europa, la cattedrale di Notre Dame, fu vittima del dispotismo illuminista che la sconsacrò, trasformandola nel Tempio della Ragione. Tanta truculenza contribuì a scatenare l’insurrezione di contadini, ecclesiastici e nobili della Vandea, in difesa del Trono e dell’Altare, contro cui la Repubblica attuò una repressione talmente violenta da essere considerata uno dei primi genocidi della Storia moderna. Spostandoci di qualche secolo, atterriamo in Messico, in cui la Costituzione del 1917, la quale è tutt’ora vigente, prevedeva alcuni forti divieti al culto cristiano. Contro tali limitazioni della libertà, i cattolici riuscirono ad organizzarsi nell’Esercito dei Cristeros e a dar vita alla Cristiada (sollevazione di popolo contro le politiche laiciste) che durò dal 1926 al 1929, in seguito alla quale venne messa in atto una forte repressione nei confronti dei sacerdoti fedeli alla Chiesa, molti dei quali catturati e fucilati. Ma fu l’Unione Sovietica, degna erede dell’odio giacobino, a scagliarsi con più ferocia di chiunque altro contro le comunità cristiane. Per quel che concerne l’aspetto propagandistico, i governi comunisti fecero in modo di conferire particolare attenzione, nei programmi scolastici, a tutti quegli avvenimenti della Storia che, sapientemente manipolati e strumentalizzati, avrebbero consentito loro di mettere la Chiesa in cattiva luce innanzi ai giovani che dovevano essere educati all’ateismo: Inquisizione, le vicende di Galileo, di Giordano Bruno ecc. Inoltre sovvenzionarono iniziative, convegni e comitati che avevano il compito di mostrare l’assurdità delle credenze religiose, di dipingere l’Occidente come annichilito dallo strapotere del Cristianesimo e dunque lontano dalle verità della Scienza. E fin qui, duole constatarlo, nessuna grande differenza con uno Stato in cui la Regione Toscana patrocina una mostra nella quale viene rappresentato il Crocifisso immerso nell’urina.

Ma i Sovietici non si limitarono a ciò. Numerose chiese nei territori dell’URSS furono chiuse e adibite a musei anti-religiosi. Il destino più atroce, però, spettò alla Cattedrale di Cristo Salvatore, il più importante luogo di culto moscovita, fatta saltare in aria attraverso ordigni esplosivi, per ordine del ministro Lazar Kaganovich, uno dei più fedeli seguaci di Stalin, nel 1931. Al suo posto sarebbe dovuto sorgere un imponente monumento al socialismo, chiamato Palazzo dei Soviet, mai completato per mancanza di fondi. In seguito al crollo del Comunismo, la chiesa venne ricostruita. Soprattutto nei primi decenni la repressione fu totale: vennero vietate le celebrazioni per il Santo Natale e il Capodanno (quest’ultimo poi riabilitato come festività secolare), furono confiscati tutti i beni ecclesiastici approfittando della necessità scaturita dalla carestia generale, circa 50.000 fedeli, vescovi e sacerdoti morirono assassinati o confinati nei gulag durante i governi di Lenin e Stalin e il patriarca di Mosca venne arrestato.

Tutto questo orrore portò Pio XI, Pontefice di una Chiesa ancora in grado di riconoscere i propri nemici, a dichiarare il Comunismo, nell’enciclica Divini Redemptoris del 1937, “flagello satanico” che mira “a capovolgere l’ordinamento sociale e a scalzare gli stessi fondamenti della civiltà cristiana, facendo precipitare le nazioni in una barbarie peggiore di quella in cui ancora giaceva la maggior parte del mondo all’apparire del Redentore”. Mai definizione fu più giusta. Tutto ciò non è finito. Negli ultimi anni è stato rilevato che in media il 75% degli attacchi annui a sfondo religioso sono nei confronti dei cristiani, in particolare nei Paesi in cui è in piedi un regime comunista (tra i quali spicca la Corea del Nord). Vi sono poi Nazioni del NordAfrica e del Vicino e Medio Oriente in cui la conversione dall’islamismo al cristianesimo è considerata reato (apostasia) e punibile con la pena di morte.

Difendiamo la Croce oggi perché troppe volte nella Storia è stata negata e rinnegata.

 

Da

http://giovaniadestra.it/2020/04/05/se-una-chiesa-vale-meno-di-un-tabacchino/

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