Un altro documento inchioda Conte alle sue responsabilità

Già dal 20 gennaio al Ministero della Salute si ipotizzavano scenari catastrofici, eppure NULLA è stato fatto per prevenirli o affrontarli… perché? Tutte le domande da porre al governo…

Premettiamo che non è una questione politica, ma provoca rabbia e sconcerto lo scoprire che il governo era perfettamente a conoscenza del grave rischio che il Paese correva. Era a conoscenza anche dei possibili scenari catastrofici. Eppure, nonostante ciò non ha fatto praticamente nulla, per evitare che la tragedia travolgesse l’Italia.

Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sull’incapacità e l’irresponsabilità dimostrata da Conte, Speranza e soci nell’affrontare l’emergenza coronavirus le ha potute fugare dopo le rivelazioni del direttore generale del ministero della Salute, Andrea Urbani, al Corriere della sera, confermate con qualche precisazione dal Ministero e anche dallo stesso Roberto Speranza, ospite in tv su Rai Tre.

A dire il vero, Urbani voleva scagionare il governo, addirittura rivendicando i “meriti” del ministro per aver contenuto il contagio. In realtà, lo ha inchiodato alle sue terribili responsabilità.
Tutto nasce da un articolo del Corriere di lunedì – in tutto simile a quelli da noi più volte pubblicati – che ricostruiva i ritardi nella gestione dell’emergenza. Per questo, il dirigente ministeriale ha rivelato che «non c’è stato nessun vuoto decisionale. Già dal 20 gennaio avevamo pronto un piano secretato e quel piano abbiamo seguito. La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio».

Stando a quanto riporta il giornale il «documento contiene tre scenari per l’Italia, uno dei quali troppo drammatico per essere divulgato senza scatenare il panico tra i cittadini. Per questo il piano è stato secretato… Cifre impressionanti, insostenibili da qualunque sistema sanitario Urbani parla del rischio di «600 mila-800 mila morti».

Nella tarda serata di martedì è arrivata poi una nota del Ministero per precisare che, durante i lavori della task force sul nuovo coronavirus, istituita al Ministero della Salute il 22 gennaio «è emersa la necessità di elaborare, a cura della Direzione Programmazione del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INMI Spallanzani, uno studio sui possibili scenari dell’epidemia e dell’impatto sul Sistema sanitario nazionale, identificando una serie di eventuali azioni da attivare in relazione allo sviluppo degli scenari epidemici, al fine di contenerne gli effetti».

La prima versione di questa analisi del 12 febbraio è stata presentata al Comitato Tecnico-Scientifico per il necessario approfondimento. Questo lavoro di studio e approfondimento ha «poi contribuito alla definizione delle misure e dei provvedimenti adottati a partire dal 21 febbraio, dopo la scoperta dei primi focolai italiani».

Nella stessa serata di martedì ospite di Bianca Berlinguer a “Carta Bianca” c’era anche il ministro Speranza che, interpellato sul tema, ha tenuto a precisare che «le riunioni del Comitato scientifico sono tutte riservate» e che non era un piano segreto ma uno studio «su ciò che sarebbe potuto avvenire a seguito di un’epidemia massiccia» da SarsCov2, con «una serie di variabili, per prepararsi ad una eventuale emergenza e capire come intervenire».

Il piano – riporta il Corriere – è un documento di 55 pagine in cui «tecnici e scienziati elaboravano in grafici e tabelle i modelli matematici dei contagi allora in atto a Wuhan, città cinese da cui la pandemia è partita. Il risultato di quelle proiezioni era sconvolgente. Nel terzo scenario preso in considerazione — il più catastrofico, con un tasso di contagiosità (R0) superiore a 2 — se il nostro Paese non avesse scelto di fermare i motori dell’economia, isolare le zone rosse e chiudere in casa le persone i morti sarebbero stati un numero scioccante».

La cosa paradossale è la “rivendicazione” che il ministro Speranza ha fatto di questo studio avendo affermato in tv: «È merito del governo aver elaborato questo studio, per capire come intervenire». No, ministro, sarebbe stato un merito se, poi, il governo avesse agito preparandosi al peggio o fosse intervenuto tempestivamente una volta esploso il contagio. Cosa che, invece, non ha fatto.

Se fino a oggi si poteva ipotizzare una “sottovalutazione”, adesso no, si ha la certezza che il governo sapeva i rischi che correvamo. Quindi la posizione di Conte, Speranza, Borrelli, Franceschini, Di Maio & co. diventa ben più grave.

La passività del governo può essere valutata da un Tribunale come colpevole “complicità” nella diffusione dell’epidemia.

Sette domande a Conte e al suo governo

1 – Perché se il 31 gennaio il governo dichiara lo stato di emergenza non fa provviste di mascherine, tute, guanti e respiratori?
Avendo commissionato il 20 gennaio lo studio sulle possibili conseguenze ed essendo a conoscenza di un possibile scenario catastrofico, il governo – come minimo – avrebbe dovuto provvedere a fare scorta di dispositivi di protezione individuale per medici e operatori sanitari e a predisporre un piano di emergenza per respiratori (come si era visto a Wuhan).

2 – Perché il 4 febbraio il governo ha respinto la richiesta dei governatori del Nord di mettere in quarantena tutti coloro che tornavano dalla Cina?
Essendoci l’ipotesi di un possibile scenario catastrofico, il governo avrebbe dovuto cogliere ogni occasione per rafforzare le misure di prevenzione.

3 – Perché il 15 febbraio Di Maio ha regalato alla Cina milioni di mascherine, sguarnendo ulteriormente le dotazioni di riserva per i nostri medici e i nostri operatori sanitari?
Il governo non avrebbe dovuto consentire al ministro degli Esteri di fare il “beau geste” verso la Cina (ormai fuori dalla fase acuta di contagio), al contrario avrebbe dovuto richiedere e far produrre quei supporti che, poi, sono sempre mancati.

4 – Perché il 25 e il 26 febbraio il presidente Conte “tranquillizza” gli italiani dicendo che, a parte le zone rosse di Codogno e Vò, la situazione è sotto controllo e la vita deve andare avanti, plaudendo alle iniziative irresponsabili dei sindaci Sala, Gori e Delbono e all’aperitivo milanese di Zingaretti?
Essendo al corrente del possibile scenario catastrofico, il governo avrebbe dovuto rassicurare ma non troppo e soprattutto impedire in ogni modo quelle iniziative dei sindaci che hanno favorito la diffusione esponenziale del virus e dei contagi in Lombardia.

5 – Perché il 3 marzo, dopo la conferma del Comitato Scientifico, non ha dichiarato la zona rossa nel bergamasco?
Essendo al di fronte già a uno scenario catastrofico, il governo avrebbe dovuto immediatamente chiudere Alzano e Nembro, invece, ha ritirato Carabinieri ed Esercito già disposti nei comuni e ha perso giorni che sono costati centinaia di morti.

6 – Perché il governo ha aspettato fino il 6 marzo prima di contattare la ditta emiliana che produce respiratori?
Essendo al corrente di un possibile scenario catastrofico già da gennaio un governo serio avrebbe dovuto muoversi per tempo.

7 – Perché il premier Conte ha “titubato”, la sera del 7 marzo, prima di chiudere la Lombardia consentendo così il pericoloso esodo verso il Sud?
Conoscendo i rischi di catastrofe paventati, un governo serio avrebbe dovuto immediatamente varare il decreto di chiusura, senza indugiare e, soprattutto, senza far trapelare alla “stampa amica” informazioni che hanno generato panico.

Sappiamo che è abitudine di Giuseppe Conte non rispondere neppure in Parlamento a quanto gli viene chiesto… per cui non speriamo che risponda a noi. Risponderà agli italiani. #celapagherete

DA

https://www.orwell.live/2020/04/23/un-altro-documento-inchioda-conte-alle-sue-responsabilita/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *