I tradizionalisti costringono il laicista Macron a far ripartire il culto pubblico

 

DI MATTEO ORLANDO

Avrà tempo fino al 26 maggio il Presidente francese Macron per tornare a consentire il culto religioso con i fedeli in terra di Francia. A sorpresa, anche un organo laicista come il Consiglio di Stato ha ordinato al governo francese di “revocare il divieto generale e assoluto di riunioni” nei luoghi di culto.

La notizia è stata accolta  con entusiasmo dai cattolici sui social media in un paese, la Francia, che di cattolico ha ben poco, oramai, ma che vede la rifioritura di numerosi gruppi cattolici ancorati alla tradizione bimillenaria della Chiesa e alla Santa Messa in latino.

Con una decisione inaspettata, il Consiglio di Stato, che è stato interrogato dal presidente del Partito Democratico Cristiano, Jean-Frédéric Poisson, e da altre associazioni cattoliche tradizionaliste, ha chiesto che il decreto dell’11 maggio venga modificato entro otto giorni dalla decisione del Consiglio (che è arrivata lo scorso 18 maggio).

Quindi per i fedeli cattolici questa decisione significa che le Sante Messe con il popolo potranno riprendere prima della domenica di Pentecoste, che quest’anno cade il 31 maggio. Resta da vedere, tuttavia, a quali condizioni riprenderà il culto cattolico e se, anche in Francia, si applicheranno quelle norme fantasmagoriche per consentire la libertà di culto e garantire la protezione della salute dei fedeli che sono state stabilite per l’Italia.

Il 24 aprile scorso la Conferenza episcopale francese aveva inviato un “piano di non confinamento” alle autorità pubbliche. Tuttavia, questo testo era stato ignorato dal governo, che il 28 aprile ha chiesto alle comunità religiose di attendere fino al 2 giugno per ricominciare il culto pubblico.

Mentre la Conferenza episcopale francese aveva scelto “la via amichevole anziché il contenzioso”, come ha pavidamente affermato Vincent Neymon, il suo vice portavoce al quotidiano Le Figaro (un blando tentativo era stato fatto il 15 maggio anche da Monsignor Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese, che aveva inviato al governo una lettera relativa al decreto dell’11 maggio che aveva “la stessa conclusione ora adottata dal Consiglio di Stato”), il Partito Democratico Cristiano e diverse associazioni cattoliche tradizionaliste hanno scelto la via legale. 

L’insorgenza delle organizzazioni tradizionaliste ha ottenuto i suoi risultati e i cattolici francesi sono riusciti ad ottenere una sentenza favorevole del Consiglio di Stato.

Nei giorni scorsi varie critiche ai governi locali sono state sollevate per le sospensioni delle Sante Messe con i fedeli che continuano a prorogarsi in alcuni stati come la Gran Bretagna, i paesi Scandinavi e anche il minuscolo Lussemburgo dove è intervenuto il locale Arcivescovo, e Cardinale, Jean-Claude Hollerich.

E in Italia? La ripresa del culto pubblico con assurde pretese comportamentali spacciate per scientificamente valide ha sollevato, al momento, solo la reazione pubblica di qualche sacerdote e di due comitati. Il comitato EUCHARISTIAM GENIBUS “OMNE GENU FLECTATUR” ha scritto che “nessuno può negare a un fedele la Santa Comunione in bocca. La pratica della Chiesa in tempi di epidemia ben più gravi di quello attuale non lascia nessun dubbio ragionevole su questo punto. In più, se la cosa fosse davvero a rischio di contagio si dovrebbe vietare il bacio tra congiunti o familiari. Questo non l’abbiamo mai sentito né dallo stato né da uomini di Chiesa. Per queste ragioni, una tale disposizione manca di buon senso nonché di fondatezza scientifica. Siccome ragione e fede guidano la vita cattolica, ogni fedele è quindi fondato a fare rispettare questo diritto suo con ogni mezzo lecito”.

Più battagliero si è dimostrato il Comitato spontaneo di laici cattolici “beato Francesco BONIFACIO” per la difesa della SS. Eucarestia che ha annunciato, per il 23 maggio a Trieste, in Piazza Sant’Antonio Nuovo, alle ore 17.00, la recitato di un Santo Rosario in riparazione del Protocollo sacrilego sottoscritto dalla CEI in data 7 maggio 2020. Si tratta della prima manifestazione, in Italia, con la quale i fedeli fanno sentire la propria voce per riparare l’oltraggioso Protocollo avente ad oggetto la celebrazione della Messa in virtù del quale Nostro Signore Gesù Cristo non è più ricevuto come l’Ostia Santa Immacolata Incorrotto ed Incorruttibile ma quale possibile strumento di infezione! 

“Noi diciamo NO”, hanno scritto dal Comitato. “Ragione e fede concorrono nel dichiarare inaccettabili le disposizioni disciplinari imposte dal Governo circa la Messa cattolica e accettate dalla CEI. In particolare esse sono censurabili laddove viene reso obbligatorio un guanto per la distribuzione della Santissima Eucarestia e ove si impone ai fedeli la Comunione sulla mano così violando la legge universale della Chiesa che prevede la Comunione sulla lingua”.

 

Matteo Orlando

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