Il culto della “Santa Muerte” si diffonde anche in Cile

DI MATTEO ORLANDO

La procura di San Antonio (Valparaíso, Cile) indaga su una sinistra scoperta fatta all’interno di una capanna abbandonata nella Quebrada Las Petras de Algarrobo, dove è stato rivelato un culto che esegue riti estremi.

Il colonnello Lincoyán Valenzuela, prefetto dei Carabineros di San Antonio, ha spiegato che  “quando sono arrivati ​​(i poliziotti) hanno trovato elementi che indirizzano a rituali satanici: teschi, una testa di ariete, un calice, tavole ouijas e altri elementi  che di solito sono usati in questi rituali”. Sono state trovate anche preghiere legate al culto della cosiddetta “Santa Muerte”, una divinità messicana di origini pre-colombiane, il cui culto coinvolge almeno tra i 10 e i 12 milioni di messicani e, a quanto pare, anche altre popolazioni dell’America Latina. Derivante dalla dea azteca della morte Mictecacihuatl, abbigliata nello stile delle donne dell’Europa medievale, le statue della Santa Muerte sono venerate attraverso riti e incantesimi, in maniera esoterico-magico-satanica. Proprio per questo motivo cattolici, battisti, presbiteriani, metodisti, e altre fedi, respingono e condannano la venerazione della Santa Muerte, considerandola diabolica.

Per quanto riguarda le ossa trovate sul sito cileno, il prefetto ha spiegato che si tratta di “teschi umani”. Al momento non ci sono stati arresti ma le indagini cercheranno di stabilire se le ossa trovate siano state rubate da qualche cimitero della zona.

Nel frattempo, i resti scheletrici sono stati inviati al medico legale che eseguirà degli esami per determinare il sesso, l’età e la data della morte delle persone a cui appartenevano.

Il procuratore capo di San Antonio, Osvaldo Ossandón, ha sottolineato che l’obiettivo dell’indagine sarà quella di “vedere se questi resti sono appartenuti a una o più persone e determinare le modalità della morte per sapere di quale periodo storico stiamo parlando”.

Il commissario Robinson Alarcón, capo della squadra omicidi di San Antonio, ha dichiarato che “le indagini mirano a determinare in quali circostanze questi resti sono arrivati ​al sito scoperto e per quale scopo sono stati trasferiti, nonché a determinare il luogo esatto da dove provengono quei resti”.

Il funzionario della pubblica sicurezza del comune di Algarrobo, Verónica Cueto, ha dichiarato che è stata la prima volta che nella zona sia accaduta una cosa del genere. Ciò che ha attirato molto l’attenzione degli inquierenti è stato il ritrovamento di libri satanici con cui si eseguono rituali legati alla “Santa Muerte”, una idolatria praticata per fare del male o per chiedere benefici.

Il parroco di San Antonio, Vicente Véliz, ha spiegato che “le immagini trovate sono una chiara prova del culto della morte. Questa è una convinzione profondamente radicata in Messico e Guatemala. Hanno un carattere  esoterico e rituale”. I portatori dell’amuleto della “Santa Muerte” credono di essere invulnerabili alle maledizioni e alle sventure e che l’amuleto attiri amore e buona fortuna. Non è un caso che lo utilizzino moltissimo i criminali centroamericani legati ai cartelli dei narcos. La credenza si basa sul chiedere al “santo” protezione in cambio di offerte, che possono essere caramelle, whisky, sigarette o fiori.

Ma ciò che differenzia il culto idolatrico-satanico alla “Santa Muerte” dal resto del culto cattolico ai santi è che alla “Santa Muerte” si possa chiedere di fare del male alle persone o alle cose, o attirare amore, lavoro e buona fortuna con pratiche magico-esoteriche.

I santuari della “Santa Muerte”, molto diffusi – come detto – in Messico e Guatemala, sembra che abbondino anche in Paraguay, nel sud del Brasile, nelle province argentine di Corrientes, Chaco e Misiones e, adesso, in Cile.

MATTEO ORLANDO

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