Giudici contro Orban: legge anti Soros “non conforme al diritto Ue”

La Corte europea di giustizia boccia la legge ungherese che chiede la trasparenza dei finanziamenti dall’estero alle Organizzazioni non governative. Una legge che è stata considerata dai media contro il filantropo George Soros, accusato di interferire nella politica interna magiara

I giudici europei contro Viktor Orban e la sua legge “anti Soros”. La Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha sede in Lussemburgo, ha deciso, nella giornata di giovedì 18 giugno, che le restrizioni imposte dall’Ungheria al finanziamento delle Ong da parte di persone residenti fuori dell’Ungheria non sono conformi al diritto dell’Ue.

Una legge ungherese del 2017, fortemente voluta dal primo ministro Viktor Orban, ed approvata a larghissima maggioranza dal parlamento magiaro, aveva imposto alle Organizzazioni non governative, che ricevono finanziamenti dall’estero, di registrarsi come “organizzazioni sostenute dall’estero” e di pubblicare i nomi dei donatori (in modo analogo a quanto accade in Russia dove una legge del 2012 impone ai gruppi no profit, che ricevono finanziamenti stranieri, di identificarsi come “agenti stranieri”).

Ora, secondo i giudici della Corte di giustizia della Ue, le restrizioni, giustificate dall’Ungheria come mezzo per contrastare il riciclaggio di denaro e tesi ad una maggiore trasparenza, sarebbero discriminatorie sia nei confronti delle stesse Organizzazioni Non Governative sia degli stessi donatori. Infatti, secondo la Corte, la legge limiterebbe la libera circolazione dei capitali, uno dei quattro principi fondanti dell’Unione europea, perché “stabilisce una differenza di trattamento tra i movimenti nazionali e transnazionali”.

Il ricorso alla Corte europea era stato avanzato dalla Commissione europea e la sentenza pronunciata dalla Grande Sezione della Corte ha accolto tale richiesta. In base alla legge approvata tre anni dall’Ungheria, chiamata dalla stampa “legge anti Soros” (dal governo “A külföldről támogatott szervezetek átláthatóságáról szóló“, vale a dire legge “sulla trasparenza delle organizzazioni che ricevono sostegno dall’estero”), le Ong devono registrarsi presso taluni organi giurisdizionali ungheresi come “organizzazione che riceve sostegno dall’estero”, dal momento in cui l’importo delle donazioni da esse ricevute, provenienti da altri Stati membri o da Paesi terzi, nell’arco di un anno superi una determinata soglia. Inoltre la stessa legge prevede all’atto della registrazione, che le Ong indichino il nome dei donanti e l’importo complessivo del sostegno, quando lo stesso raggiunga o superi i 500 mila fiorini ungheresi, pari a circa 1400 euro. In base alla legge voluta da Orban tale informazione è poi pubblicata su una piattaforma digitale, gratuitamente accessibile al pubblico. Inoltre, la legge prevede che le organizzazioni civili interessate devono rendere noto, sulla loro homepage e in tutte le loro pubblicazioni, di essere “un’organizzazione che riceve sostegno dall’estero”.

Per i giudici della Corte di giustizia della Ue le misure dalla legge ungherese “possono creare un clima di diffidenza nei confronti di tali associazioni e fondazioni. La divulgazione pubblica di informazioni relative alle persone stabilite in altri Stati membri o in Paesi terzi che forniscono sostegno finanziario a queste stesse associazioni e fondazioni può, inoltre, dissuaderle dal fornire un simile sostegno. Di conseguenza, gli obblighi di registrazione, di dichiarazione e di pubblicità nonché le sanzioni previste dalla legge sulla trasparenza costituiscono, congiuntamente considerati, una restrizione alla libertà di circolazione dei capitali, vietata dall’articolo 63 Trattato Fondativo dell’Unione Europea”.

La Corte ha convenuto con l’Ungheria che una maggiore trasparenza, per quanto riguarda il finanziamento delle associazioni, può essere considerata “una ragione imperativa di interesse generale”, ma ha affermato che l’Ungheria non avrebbe “dimostrato per quale ragione l’obiettivo di aumento della trasparenza del finanziamento associativo da essa invocato giustificherebbe le misure concretamente istituite dalla legge sulla trasparenza. In particolare, esse si applicano indifferentemente nei confronti di qualsiasi sostegno finanziario estero il cui importo superi una determinata soglia ed a tutte le organizzazioni rientranti nell’ambito di applicazione di tale legge, anziché riguardare quelle che possono effettivamente avere un’influenza significativa sulla vita pubblica e sul dibattito pubblico”.

La Corte ha bacchettato l’Ungheria anche sull’opinione magiara che qualsiasi finanziamento estero delle organizzazioni civili sarebbe intrinsecamente sospetto. Per i giudici nel caso di specie non ci sarebbe “una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave a uno degli interessi fondamentali della collettività” e neanche motivazioni legate alla “lotta al riciclaggio di capitali, al finanziamento del terrorismo e alla criminalità organizzata”.

La questione analizzata dalla Corte lussemburghese è una delle tante che hanno contrapposto le istituzioni europee al governo di Orban. Molti sono stati gli scontri, in particolare sulla tematica dei migranti e, da ultimo, sugli ampi poteri concessi al premier ungherese, revocati dal Parlamento martedì 16 giugno, per gestire la pandemia nel paese centroeuropeo. Da tempo il primo ministro ungherese Orban è impegnato in una faida contro il filantropo miliardario ungherese-americano George Soros, accusato di finanziare le Ong per interferire nella politica interna ungherese.

Adesso per conformarsi alla decisione, l’Ungheria dovrà abrogare la legge e se si rifiuterà di farlo potrebbe incorrere in sanzioni pecuniarie.

Il giudice Judit Varga, in una dichiarazione rilasciata per conto del governo, ha affermatoche la sentenza non ha fornito “un singolo elemento specifico di dati o prove” che dimostrasse che la legge era eccessivamente ingombrante. “È una legittima aspettativa da parte della società che le organizzazioni non governative operino in modo trasparente anche per quanto riguarda il loro finanziamento”.

Patrick Gaspard, presidente delle Open Society Foundations di George Soros, ha accolto con favore la decisione della corte. “Questa sentenza risuonerà in tutta l’Unione Europea come un’affermazione che l’impegno civico è un pilastro vitale dei suoi valori democratici”, ha detto al New York Times. “Per l’Ungheria, l’abrogazione della legge segnerebbe un gradito passo verso il ripristino sia dello stato di diritto sia del pluralismo nella vita pubblica”.

Gergely Gulyás, capo dell’ufficio del primo ministro Orban, ha dichiarato che l’Ungheria ha sempre rispettato, “in passato e lo farà in futuro”, le decisioni della Corte di Giustizia dell’Ue. Gulyás ha affermato che il governo deve ancora esaminare in dettaglio la sentenza, ma ha rilevato come la Corte abbia concordato con l’obiettivo del governo di aumentare la trasparenza delle Ong. “Quindi è necessario cambiare solo gli strumenti con cui raggiungere questo obiettivo”. Un’affermazione che rilancia la lotta ungherese contro le Ong e le istituzioni europee!

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/giudici-contro-orban-legge-anti-soros-non-conforme-diritto-1871372.html

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