A Santa Sofia è stato sconfitto l’Occidente, Costantinopoli è di nuovo caduta

di Alessio Benassi

Costantinopoli è caduta nuovamente, sembra strano a dirsi, ma la riconversione del museo di Santa Sofia in moschea, su spinta del dittatore islamista Erdogan, equivale ad una nuova caduta della città, come se i cannoni ottomani avessero aperto nuovamente il fuoco contro il tempio della “Divina sapienza” di Dio.

La flebile protesta del mondo moderno, laico e secolarizzato, non può niente contro la volontà turca, non può far nulla contro le mire del “Sultano” Erdogan che dalla Siria alla Libia sta riesumando il vecchio impero ottomano, con successo e senza che molti si frappongano.

La perdita di Santa Sofia non è una sconfitta solo per l’identità storica del monumento in sé, simbolo della gloria della “seconda Roma” che rimane uno dei monumenti simbolo della grandezza bizantina, memoria tangibile del Regno di Giustiniano II.

La riconversione di Santa Sofia è in primo luogo la sconfitta di un occidente, che dopo decenni di laicismo, non ha saputo difendere un monumento che considerava “laico”.

Inoltre la perdita della basilica è uno schiaffo agli ortodossi che possono solo protestare, ma è anche uno smacco alla “chiesa in uscita” di Papa Bergoglio, che nella miopia della ricerca del dialogo “ecumenico intereligioso” svuota i valori cristiani tradizionali, già ben sviliti dal Concilio Vaticano II° oserei aggiungere, e cede il passo alla superiorità dell’islamizzazione, in questo Bergoglio segue l’esempio del suo mesto predecessore, Paolo VI Montini, che per “buona volontà” fece riconsegnare il vessillo di Mehmet Alì Pascià conquistato a Lepanto, ignorando come la Lega Santa lottò per difendere la cristianità e non rendendo omaggio ai caduti. Forse sarebbe anche il caso di ricordare cosa provò la cristianità per i turchi, la gloriosa crociata di Amedeo VI di Savoia per liberare l’Imperatore, il sacco turco di Otranto con i suoi martiri nel secolo XV, i due assedi di Vienna con la gloriosa partecipare di Jan III Sobieski di Polonia che con i suoi ussari alati vinse i turchi nel 1683, l’assedio ottomano di Malta nel cinquecento e ancora le campagne del Principe Eugenio di Savoia con la consecutiva liberazione dell’Ungheria dal giogo turco e via discorrendo. Per secoli l’Europa cristiana dovette fare i conti con i turchi, oggi l’europa laica non sa difendere un museo e addirittura vorrebbe la Turchia in quel concerto che è l’unione europea.

Perché anche se Santa Sofia era un museo dal 1934, aveva una storia come basilica cristiana dal 534 al 1453, secoli che non si possono cancellare con un decreto presidenziale.

Ma ormai la firma del Sultano è stata apposta, Costantinopoli è caduta nuovamente, Santa Sofia probabilmente non si chiamerà più così.

Allora non dobbiamo dimenticare, come nel maggio del 1453, quando le armate di Mehmet II assediavano Costantinopoli, i cristiani latini o orientali che fossero si strinsero fianco a fianco, bizantini, italiani, veneziani, genovesi e aragonesi tennero testa agli assedianti. Il Basileus Costantino XI, quando Mehmet II gli intimò di arrendersi, rispose da degno erede di Roma, dicendo:«Darti la città non è decisione mia né di alcuno dei suoi abitanti; abbiamo infatti deciso di nostra spontanea volontà di combattere e non risparmieremo la vita». Quando la città era in procinto di cadere, Costantino XI dimessa la porpora e preso l’acciaio, si schierò con i suoi uomini, insieme a Giovanni Giustiniani Longo, a porta San Romano tenne uno degli ultimi discorsi e disse:«Miei signori, miei fratelli, miei figli, l’ultimo onore dei Cristiani è nelle nostre mani», fu realmente così, i bizantini e i latini lottarono finché poterono, fino alla fine con onore, e non importa quanto inchiostro userà Erdogan, Santa Sofia non sarà mai sua e non importa quante guerre la Turchia fomenterà, mai questo sultano del 2020 sarà alla pari di Costantino I, di Giustiniano, di Basilio II, di Alessio I Comneno e della gloria di Costantinopoli.

Fonte:https://www.lafenicetricolore.it/a-santa-sofia-e-stato-sconfitto-loccidente-costantinopoli-e-di-nuovo-caduta/

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