Cattedrale di Nantes a fuoco, attacco al cuore della Chiesa

 

Come Notre Dame a Parigi 15 mesi fa. Ma ormai l’elenco delle chiese storiche incendiate o vandalizzate in Francia si fa sempre più lungo. Incendiare una cattedrale è un attacco chiaro al Cristianesimo e ai suoi simboli, dal forte impatto psicologico. Ed è anche il tentativo di radere al suolo lo stesso principio ideale del Cristianesimo, appunto il guardare verso il Cielo.

 

La cattedrale di Nantes, in fiamme. È l’ennesima chiesa, e potrebbe – purtroppo – non essere l’ultima, vista la tragica statistica che da tempo sta interessando i luoghi di culto cattolico, in Francia soprattutto. L’incendio che ha colpito la storica cattedrale gotica di Nantes, è stato circoscritto, ma i danni hanno rovinato profondamente il grande organo che sembra completamente distrutto.

Quindici mesi fa Notre-Dame, altra cattedrale, simbolo della Francia cattolica, ha vissuto quello che Nantes sta vivendo ora. Notre-Dame con tutto il suo passato – da Hugo a oggi – aspetta di risorgere dalle macerie. Nel nostro immaginario sono ben presenti le immagini di quel rogo di 15 mesi fa: fiamme che salivano al cielo, al posto dei campanili, delle guglie, delle volte. Fiamme che sono state – anche in quel caso – dolose.

È un attacco, questo di Nantes, a un altro simbolo del Cristianesimo. Nel 2015, sempre nella cittadina della Loira, un altro incendio aveva distrutto i tre quarti della basilica di Saint-Donatien-et-Saint-Rogatien. L’origine? Sempre dolosa.

Non è possibile dimenticare in questa triste cronistoria –  di chiese bruciate, vandalizzate, rovinate, imbrattate – il tragico anno passato, il 2019: statue e crocefissi distrutti, chiese incendiate, ostie rovesciate, tabernacoli profanati. Atti avvenuti in tempi davvero troppo ravvicinati.
È il 4 febbraio 2019 quando a Houilles (nel nord di Parigi), la chiesa parrocchiale di San Nicola viene saccheggiata per ben tre volte, in dieci giorni. Inoltre la statua della Madonna distrutta, e l’altare ribaltato.  Il giorno dopo, il 5 febbraio dello stesso anno, la chiesa di Saint Alain a Lavaur, vicino a Tolosa, viene data alle fiamme: il tabernacolo è distrutto. La stessa chiesa aveva subito  – pochi giorni prima – una orribile profanazione del crocifisso. Ma la sequela, non finisce qui. Il 6 febbraio 2019, a Nimes, una chiesa venne vandalizzata e le ostie consacrate, disperse a terra. I vandali, in quell’occasione, disegnarono delle croci con feci umane. Sconvolgente anche il rogo della chiesa di Saint-Sulpice a Parigi del 17 marzo 2019. Il portone dell’antica chiesa, bruciato: nuovamente, rogo doloso.

Le cattedrali, questi tesori inestimabili non solo del Cristianesimo, ma dell’intera storia dell’umanità, della storia dell’Arte. La famosa serie di trentuno dipinti di Monet – dal titolo “Le cattedrali di Rouen” – forse, potrebbe ben esprimere quanto sia radicato nel nostro immaginario storico e umano l’importanza di tale tipologia di edificio. Un edificio che non è solo architettura, ma è un “qualcosa”, una “res” (direbbero i latini) più profonda. Vive nella parola “cattedrale” un insieme di sentimenti, confusi a profumi (gli incensi delle cerimonie, l’odore delle candele speranzose); vivono, in quel luogo denso di storia, le preghiere recitate davanti a qualche statua dallo stile semplice, sempre accogliente. Proprio nelle cattedrali sono nate importanti conversioni: solo per nominarne alcune vicine al nostro secolo, quella del filosofo francese Jacques Maritain, del futuro poeta Paul Claudel, del noto giornalista André Frossard.

L’importanza della “cattedrale”, in fondo, è racchiusa in tutti quei nomi che la delineano, che la definiscono. “Ecclesia mater”, viene anche chiamata: “madre”, questo termine che ci riconduce a Maria, madre nel Cenacolo. Per istituzione ecclesiastica, “madre” perché la chiesa più grande  – la principale – della diocesi. Altro titolo per indicare la “cattedrale”, “Domus Dei” addirittura: “Chiesa del Signore”.

E l’attacco alla cattedrale di Nantes è un attacco proprio alla “Chiesa del Signore”, a un cuore già da troppo tempo sanguinante, non solo in Francia, ma – ad esempio – nelle regioni del mondo dove il Cristianesimo è messo al bando: basterebbe citare la Corea del Nord o – ad esempio – il Sudan, lo Yemen. Si dovrebbe continuare l’elenco con circa cinquanta paesi.

Incendiare una cattedrale è un’immagine forte, una dichiarata guerra contro il Cristianesimo e i suoi simboli. Lo è per ben due motivi: il primo, di carattere “psicologico” potremmo dire,  per l’aspetto stesso “scenografico”: guardare le meravigliose vetrate, le guglie avvolte dalle fiamme è un “fotogramma” dal forte impatto psicologico; il secondo, di carattere “storicamente” cristiano: la cattedrale, per la sua imponenza esprime bene il concetto di un mondo che si vuole ergere verso l’Alto, verso Dio, e cercare di infrangere questa visione, è cercare di radere al suolo lo stesso principio ideale del Cristianesimo, appunto il guardare verso il Cielo.

Inoltre, indagando sul perché nacquero questi imponenti edifici, dobbiamo ricordare come per circa tre secoli (a partire dall’XI secolo) si assistette in Europa ad un fervore artistico straordinario, nato grazie al Cristianesimo. Fu proprio in questo periodo che nacquero le cosiddette “chiese romaniche”, caratterizzate dallo sviluppo delle navate (sempre più ampie)  per accogliere un numero maggiore di fedeli. Chiese molto solide, con muri spessi, volte in pietra e linee essenziali, metafora stessa della Chiesa.

Per poi non dimenticare un elemento di non poco conto: l’introduzione di imponenti sculture marmoree. Gli scultori, tralasciando – alcune volte – la perfezione tecnica, curarono soprattutto la finalità educativa: suscitare nelle anime impressioni forti, sentimenti che potessero incitare a praticare la virtù. Non a caso, il tema ricorrente era la rappresentazione di Cristo come giudice universale. E sono, di solito, proprio i portali a offrire questa raffigurazione, per sottolineare che Cristo è la “Porta che conduce al Cielo”.

E, nella cronistoria di prima, abbiamo compreso bene quanto – guarda caso – proprio le porte delle cattedrali siano state oggetto di vandalismo: chiara, evidente e brutale metafora del minare la porta del Cielo, minare l’uomo che si vuole ergere verso Dio. Sembra quasi che la parola d’ordine, ultimamente (in Europa soprattutto) sia: abbattere tutto ciò che possa elevare, che possa edificare l’Uomo alla ricerca di Dio.

La Cathédrale de Nantes – l’ultima oltraggiata dalle fiamme –  è celebre, in tutto il mondo, per il suo stile gotico. Costruita in oltre 450 anni, dal 1434 al 1891. Ci sono state persone che hanno lavorato per costruirla. Ci sono state persone che hanno pregato in quella chiesa. E, ancora una volta, il tutto vuole essere spazzato via dal vento, un vento fatto di fiamme, di barbarie, e di vandalismo. Ma anche questa volta, il verbo “risorgere” non sarà certo disatteso. Le canne dell’organo di Saint-Pierre-et-Saint-Paul risuoneranno, nuovamente. E sarà allora che potremo ricordare quella poesia di Maria Luisa Spaziani che inizia all’incirca così: “Entro in questo amore come in una cattedrale (…) Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte scende un corale antico che è fuso alla mia voce”. Il corale antico non lo fermerà, certamente, un incendio.

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