PERCHE’ CERTA INFORMAZIONE STA DALLA PARTE DELL’IMMIGRAZIONISMO?

 

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di ieri)

Molte persone in buona fede credono che l’informazione sia libera e che i telegiornali raccontino la realtà. E’ piuttosto comune sentir rispondere alla domanda dove l’hai sentito con un netto: “l’ha detto il TG”. Una sorta di involontario ipse dixit che non prende in considerazione il pensiero critico. Del resto, è più facile non fare la fatica di ragionare e bersi ogni cosa provenga dal digitale, dalla comodità di un divano. Vi è, inoltre, ancora piuttosto diffusa la percezione che chi è ospite dei salotti televisivi sia persona competente ed allo stesso tempo autorevole, solo per il fatto di sedere in trasmissione. Ciò diviene, spesso, motivo di vanagloria anche per chi sta dall’altra parte della telecamera a poter dire ciò che vuole. Dà un certo senso si potere sapere di poter raggiungere le masse e condizionarle con le proprie opinioni, consapevoli dell’assoluto approccio acritico o apatico ma recettivo di troppi.

Prendiamo, ad esempio, il tema molto discusso dell’immigrazione. Quasi tutti i media mainstream sono schierati a favore di politiche buoniste, di accoglienza indiscriminata, in nome di un umanitarismo filantropico che vuole far sentire in colpa tutti coloro che, invece, non vorrebbero una società multietnica, osservando, tra l’altro, il suo inesorabile sgretolamento nella società statunitense. Ogni etichetta negativa viene affibbiata a chi non è mondialista e globalista. Viene sistematicamente riesumata una retorica del passato remoto, come se nel terzo millennio esistesse il Fascismo e, quindi, una resistenza. Questa dialettica farebbe ridere in altri Paesi sviluppati, invece nel nostro è d’utilizzo quotidiano. La domanda che sorge spontanea è: cui prodest? Perché certi editori pretendono certa faziosità, come libertà di pensarla solo come dicono loro, soprattutto sull’accettazione tout-court delle dinamiche immigrazioniste?

Pierre-Antoine Plaquevent, politologo francese contemporaneo, fornisce delle risposte che vanno prese in considerazione, proprio per cercare di capire ed andare oltre il pensiero unico del politicamente corretto, propinatoci ogni giorno.
L’Associazione Carta di Roma è stata creata nel 2011 con l’obiettivo di orientare il trattamento dell’informazione sul tema dell’immigrazione. Essa ha partorito un documento elaborato dall’Ordine dei Giornalisti italiano e dalla Federazione Italiana della Stampa in collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Essa costituisce un protocollo deontologico sui richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta e i migranti in base al quale i giornalisti italiani sono invitati ad accordare una particolare attenzione al trattamento delle informazioni concernenti queste persone sul territorio italiano e altrove. Inutile dire che l’associazione suddetta è un formidabile strumento di controllo dell’informazione e di inquadramento dei media sulla tematica dei cosiddetti migranti. Per riuscirci, Carta di Roma ha realizzato un glossario destinato ai giornalisti, delle istituzioni e delle associazioni che si occupano del problema migratorio. Presentato come uno “strumento di servizio del buon giornalismo”, questo glossario impone un linguaggio politicamente corretto nel dibattito pubblico in questo argomento. Ad esempio, il termine “clandestini” viene considerato inappropriato per chi considera le frontiere come destinate a sparire in una società aperta, fluida e integrata.
Le fonti raccomandate sono delle ONG italiane e internazionali finanziate direttamente dall’Open Society Foundation di George Soros: amnesty International, ASGI, COSPE, 21Juillet, Fortress europe, Good law, Médicins sans Frontières, Save the Children (implicata nel traffico di migranti nel Mediterraneo) ed infine l’UNAR, recentemente coinvolta in uno scandalo di prostituzione gay (Francesco Spano, direttore dell’UNAR, organo della Presidenza del Consiglio, è sospettato di aver finanziato un circolo di incontri gay a pagamento. Ha, tuttavia, negato in un comunicato, ogni malversazione. Secondo gli autori di una trasmissione televisiva, tra le numerose associazioni che ricevono finanziamenti dell’UNAR, come la Croce Rossa Italiana e l’Unicef, c’è anche l’ANDDOS, un’associazione che combatte la discriminazione sessuale. Ora, secondo il servizio televisivo, l’ANDDOS organizzava in realtà incontri omosessuali a pagamento in un club privato dove, secondo un cliente citato dal Corriere della Sera. “si organizzavano tre volte l’anno incontri sulla prevenzione dell’AIDS” per giustificare la denominazione di associazione socio-culturale che permette l’esenzione dalle imposte” (…). (Cfr. “Soros e la società aperta, metapolitica del globalismo”, Ed. Passaggio al Bosco, 2020 pag. 190-194)
Una semplice visita sul sito internet della Carta di Roma ci mostra i suoi sostegni finanziari, che sono, beninteso, l’OSF di George Soros e l’UNHCR già citati, ma anche la Chiesa Evangelica Valdese. Oggi è attivissima nel sostegno alle migrazioni e nella lotta contro l’omofobia e nella diffusione dell’agenda LGBT, propagandando ai suoi fedeli le tematiche dell’ “omoaffettività”. Si osserverà anche che il logo dell’associazione è una gradevole torre di Babele. So già che verrò etichettato come “complottista” per averlo fatto notare. Lo so perché, come abbiamo visto, certa informazione dominante è proprio libera e priva di padroni. O no?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *