La “pandemia” ha comportato una vera e propria “fibrillazione” giuridica

Di Giuseppe Brienza

 

Pubblicato all’indomani del discutibile provvedimento di proroga al 15 ottobre 2020 dello stato di emergenza nazionale, deliberato dal Governo Conte bis e fatto pubblicare a tempo record sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 30 luglio, il volume “Covid-19 vs. Democrazia. Aspetti giuridici ed economici nella prima fase dell’emergenza sanitaria” (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2020, pp. 252, € 28) nasce dalla necessità di offrire un contributo scientifico ad alcune delle numerose e complesse questioni di ordine giuridico ed economico che hanno accompagnato la c.d. «fase 1» della crisi socio-politico-sanitaria ancora in corso.

Il libro, curato da Michele Borgato, avvocato del Foro di Padova e Professore universitario a contratto di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la SSML “Unicollege” sede di Mantova e da Daniele Trabucco, professore associato di Diritto Costituzionale italiano e comparato e Dottrina dello Stato presso la Libera Accademia degli Studidi Bellinzona (Svizzera) – Centro Studi Superiore INDEF, è diviso in due Parti. Nella prima è articolata una decisa critica all’utilizzo massiccio dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) alla luce del loro rapporto con i principi di legalità formale e sostanziale dell’ordinamento italiano (cfr. Daniele Trabucco, Il principio di legalità formale e sostanziale al tempo del Covid-19. «Le fibrillazioni dello Stato di Diritto»), con l’istituto della “riserva di legge” [cfr. Camilla Della Giustina, Il rispetto (mancato) della riserva di legge nella limitazione dei diritti costituzionali durante l’emergenza sanitaria da Covid-19], con le limitazioni di alcuni diritti costituzionalmente tutelati (cfr. Alberto Tessier, Le restrizioni alla libertà personale disposte dalla decretazione d’urgenza; Fabio Adernò, Le restrizioni alla libertà religiosa disposte dalla decretazione d’urgenza) e con la rivisitazione del rapporto Stato-Regioni (cfr. Michele Borgato, Il riparto di competenza Stato-Regioni in merito alle ordinanze contingibili ed urgenti al tempo del Covid-19). La parte monografica prosegue quindi con un’interessante analisi comparativa della gestione della “pandemia” con particolare riferimento al Regno di Spagna (cfr. Luigi Ferraro-Luca Di Majo, La gestione dell’emergenza sanitaria in Italia e profili di comparazione).

Vengono invece trattati nella Parte II del volume aspetti non di minore interesse come quello del ruolo dell’Unione Europea nella gestione della crisi da parte degli Stati nazionali (cfr. Andrea Carrino, Meccanismo europeo di stabilità. Elementi costitutivi del fondo salva Stati), le ripercussioni dell’emergenza sotto il profilo dello svolgimento dell’attività processuale (cfr. Erminio Mazzucco, Gli aspetti penalistici e sanzionatori introdotti dalla normativa coronavirus) e, infine, le fattispecie delittuose previste dalla normativa emergenziale (cfr. Luca Dalle Mule, Le conseguenze dell’epidemia da Covid-19 sull’amministrazione della giustizia).

La descrizione e l’analisi degli interventi in favore del lavoro e delle imprese e delle principali misure dirette a fronteggiare la crisi economica e produttivo, costituiscono inoltre il terreno di confronto di vari economisti ed imprenditori che, sempre nella Parte II, offrono un’interpretazione originale e non dogmatica di quanto accaduto a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza con la delibera del 31 gennaio 2020 del Consiglio dei ministri fino ad oggi (cfr. Francesco De Bortoli, Le conseguenze economiche causate dal Covid-19; Innocenzo Megali, Le misure a sostegno del lavoro durante l’epidemia da Covid 19; Nicolò Castello, Gli assetti organizzativi e la continuità aziendale al tempo del Covid-19. Aspetti giuridici ed economico aziendali).

Il libro è arricchito inoltre da una Prefazione curata dal prof. Vincenzo Baldini, Ordinario di Diritto costituzionaleall’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale e direttore della rivista scientifica Dirittifondamentali.it, e da una Postfazione del prof. Giampiero Di Plinio, Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara.

La tesi condivisa più o meno esplicitamente da tutti gli Autori è che la c.d. pandemia ha inevitabilmente comportato una vera e propria «fibrillazione» delle tradizionali categorie del Diritto Costituzionale, Processuale Civile e Penale, del Diritto del Lavoro e dell’Economia, già messe a dura prova dalla globalizzazione e dall’affermazione di quell’ordine neoliberista che si è affermato soprattutto dopo il Trattato di Maastricht del 1992. È quindi rilevato l’incomprensibile ritardo di quasi un mese intervenuto tra la dichiarazione dello stato di emergenza ai sensi dell’art. 24 del d.lgs. n. 1/2018 (Codice della Protezione Civile) ed il primo provvedimento organico dell’Esecutivo, ossia il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6. Oltretutto nel nostro ordinamento lo stato di emergenza e la sua disciplina non sono costituzionalizzati, in quanto utilizzare l’art. 78 Cost. concernente la dichiarazione dello stato di guerra da parte delle Camere e il conferimento al Governo dei “poteri necessari” appare un’interpretazione forzata e non sostenibile.

Il ruolo del Parlamento durante l’emergenza è infine l’altro grande tema trattato nel volume, il quale ha suscitato peraltro un ampio dibattito nella dottrina costituzionalistica italiana, soprattutto nella prima fase. L’assenza di passaggi parlamentari, infatti, ha tolto una qualsivoglia “parvenza di democraticità” nei confronti di atti governativo-amministrativi che non sono stati sottoposti ad alcun controllo preventivo di legittimità.

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