Nella Chiesa modernista incoerenza tra testi che cercano di frenare l’omosessualismo e quanto invece si vive!

 

Continuando nelle nostre riflessioni sull’omosessualità e l’omosessualismo penetrati nella Chiesa modernista, una cosa evidente è l’incoerenza che si registra tra i documenti (che cercano di ostacolare l’espansione dell’omosessualismo tra i chierici) e quanto fanno in pratica o dicono in pubblico certi ministri ordinati.

L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, che mira “a promuovere un’adeguata formazione integrale dei futuri sacerdoti”, ricorda a proposito dell’ammissione o meno al Seminario e agli Ordini sacri dei candidati che hanno tendenze omosessuali profondamente radicate che “dal Concilio Vaticano II ad oggi, diversi documenti del Magistero – e specialmente il Catechismo del 1992 (nn. 2357-2358) – hanno confermato l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità”.

Infatti, il Catechismo “distingue fra gli atti omosessuali e le tendenze omosessuali. Riguardo agli atti, insegna che, nella Sacra Scrittura, essi vengono presentati come peccati gravi. La Tradizione li ha costantemente considerati come intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale. Essi, di conseguenza, non possono essere approvati in nessun caso”.

Per quanto riguarda le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, “sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova. Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare. Alla luce di tale insegnamento […] la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale”.

Monsignor Nicola Bux ha definito l’inclinazione omosessuale “un’espressione della lobby omosessuale e non della morale cattolica” ed ha aggiunto che “l’orientamento sessuale non esiste” perché “Dio ha creato l’uomo e la donna. O Dio è il fondatore supremo dell’ordine nella creazione, mentre il peccato dell’uomo crea disordine, oppure l’ordine oggettivo non esiste e tutti sono liberi di interpretarlo come meglio credono. Se nella Chiesa, l’insegnamento che Dio ha creato una natura chiaramente definita, fatta del maschile e del femminile, dovesse essere abbandonato, e se si riducesse a parlare di ‘orientamento’, un principio fondamentale della verità cattolica verrebbe meno”.

E sullo all’inclinazione omosessuale il n. 3 della Lettera Homosexualitatis problema ha affermato che anche “la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé un peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata”.

Parole chiarissime che, evidentemente, a volte (o spesso?) non sono state tenute in grandissima considerazione, considerando i casi di alcuni sacerdoti che, in varie zone del mondo, hanno sbandierato la loro omosessualità nel corso del loro ministero sacerdotale, con grave scandalo dei fedeli.

L’elenco è lungo e basta consultare i risultati di Google sull’argomento per accorgersene!

Vi segnaliamo, per esempio, il caso di padre Pierre Valkering che ha pubblicamente ammesso di avere relazioni omosessuali, di consumare materiale pornografico e di visitare luoghi di incontro per omosessuali (come saune gay e dark room). Nel 2016, Valkering ha donato a Papa Francesco uno dei suoi libri contenenti omelie funebri sul tema dell’omosessualità e desiderava partecipare al Gay Pride di Amsterdam con un carro che avrebbe dovuto rappresentare la parrocchia (vedi https://www.lifesitenews.com/blogs/flagrant-pro-lgbt-priest-suspended-only-after-publicly-boasting-about-homosexual-exploits). Alcuni giorni prima di quella parata omosessuale del 2016, Valkering aveva fissato un’immagine del suo incontro con papa Francesco e l’arcobaleno visibile sulla copertina del libro, sopra l’ingresso principale della sua chiesa parrocchiale, la Vredeskerk di Amsterdam, con parole di “benvenuto” per i visitatori Lgbt. Mentre lo stendardo era attaccato, curiosamente nel mese di novembre 2016, alcune parti del tetto della torre della chiesa si schiantarono a terra durante una tempesta e l’edificio fu temporaneamente chiuso (vedi https://www.lifesitenews.com/news/gay-priest-says-hes-on-a-mission-from-pope-francis-to-reach-out-to-homosexuals?utm_content=buffer795d6&utm_medium=CRC%2B%20Buffer&utm_source=facebook&utm_campaign=CRC). Inutile sottolineare che Valkering, in un’intervista dell’agosto 2018, ha criticato le dichiarazioni del cardinale Raymond Burke sul legame tra omosessualità e abusi sessuali nella Chiesa e aveva denigrato lo stile di Papa Benedetto dicendo che era tempo di un nuovo Papa che avrebbe permesso alle persone di “raccontarsi a vicenda del modo in cui vivono, sia all’interno della Chiesa che all’esterno”.

L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica che abbiamo visto stabilisce che “la chiamata agli Ordini è responsabilità personale del Vescovo o del Superiore Maggiore. Tenendo presente il parere di coloro ai quali hanno affidato la responsabilità della formazione, il Vescovo o il Superiore Maggiore, prima di ammettere all’Ordinazione il candidato, devono pervenire ad un giudizio moralmente certo sulle sue qualità. Nel caso di un dubbio serio al riguardo, non devono ammetterlo all’Ordinazione”.

Evidentemente questo controllo in diversi casi è mancato, è stato superficiale o, peggio ancora, è stato superato con l’inganno, vale a dire la persona che mirava al sacerdozio ha occultato la sua condizione.

“Il discernimento della vocazione e della maturità del candidato è anche un grave compito del rettore e degli altri formatori del Seminario”, aggiunge il documento. “Prima di ogni Ordinazione, il rettore deve esprimere un suo giudizio sulle qualità del candidato richieste dalla Chiesa. […] Nei colloqui con il candidato, il direttore spirituale deve segnatamente ricordare le esigenze della Chiesa circa la castità sacerdotale e la maturità affettiva specifica del sacerdote, nonché aiutarlo a discernere se abbia le qualità necessarie. Egli ha l’obbligo di valutare tutte le qualità della personalità ed accertarsi che il candidato non presenti disturbi sessuali incompatibili col sacerdozio. Se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’Ordinazione”.

Come mai, in certe situazioni, questo non è successo?

Perché certi candidati, considerando che sono i primi responsabili della loro formazione, non si sono offerti “con fiducia al discernimento della Chiesa, del Vescovo che chiama agli Ordini, del rettore del Seminario, del direttore spirituale e degli altri educatori del Seminario ai quali il Vescovo o il Superiore Maggiore hanno affidato il compito di formare i futuri sacerdoti”, mostrandosi così gravemente disonesti, avendo occultato la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione?

Perché hanno mostrato un atteggiamento così inautentico che “non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale”?

Se da un lato gli stessi candidati al sacerdozio hanno mentito sulle loro reali intenzioni, è anche vero che “i Vescovi, i Superiori Maggiori e tutti i responsabili interessati” forse non hanno compiuto “un attento discernimento circa l’idoneità dei candidati agli Ordini sacri, dall’ammissione nel Seminario fino all’Ordinazione”, forse non hanno vigilato perché le norme di questa Istruzione fossero osservate “fedelmente per il bene dei candidati stessi e per garantire sempre alla Chiesa dei sacerdoti idonei, veri pastori secondo il cuore di Cristo”.

Forse, ed è un fatto estremamente grave, alcuni vescovi hanno volontariamente promosso la concezione orizzontale e mondana del sacerdozio, hanno rinunciato alla centralità di Dio, hanno messo la fede in secondo piano, rendendola inutilizzabile, sostituendo il primato di una vita per e secondo Dio con i “dogmi” dell’apertura al mondo, del relativismo e del soggettivismo. 

Molti vescovi hanno dimenticato di applicare il Diritto Canonico, quelle norme che mirano a proteggere l’obiettività della nostra relazione con Dio. La legge protegge la fede e i vescovi hanno il dovere e l’obbligo di difendere il deposito della fede cattolica. 

La gnosi omosessualista che si sta diffondendo nella Chiesa è dovuta, tra i vari motivi, anche ad una crisi di autorità nella Chiesa. 

Quei pastori che rifiutano di punire i teologi e i chierici eretici, cioè quelli che insegnano dottrine contrarie alla oggettività della fede o che si rifiutano di punire i chierici colpevoli di pratiche contrarie alla castità, sono prigionieri di una forma distorta di “garantismo”, e finiscono così per assecondare l’ideologia del soggettivismo (l’idolatria del soggetto), del soddisfare ogni desiderio, ogni intenzioni soggettive, ogni circostanza, arrivando così ad aumentare il potere dei carnefici!

Quei vescovi, o sacerdoti, che in molte nostre diocesi e parrocchie, giocano con la fede dei fedeli, o con la loro vita morale, contando sull’impunità, esprimono il vero clericalismo, quello del rifiuto della punizione, quello della negazione dell’oggettività della fede e della morale.

A causa della mancanza di una sana e solida educazione in certi educatori si è arrivati anche a paradossi davvero incredibili. È il caso di quegli eterosessuali che sono stati espulsi dai seminari da certi formatori, più o meno gay, che proteggevano seminaristi palesemente gay!

Per non parlare di alcuni seminaristi omosessuali, come ha spiegato don Ariel S. Levi di Gualdo in “E Satana si fece Trino. Relativismo, individualismo, disubbidienza: analisi sulla Chiesa del terzo millennio” (Bonanno Editore, Roma 2011, p. 195 e p. 216), “che negli anni Settanta e Ottanta capeggiavano all’interno dei seminari la pia confraternita, oggi sono vescovi, ed appena divenuti tali, per prima cosa si sono circondati di soggetti affini, piazzati sempre e di rigore in tutti i posti chiave delle diocesi, seminari inclusi, proteggendosi e riproducendosi tra di loro […] estetizzando vuotamente la fede e omosessualizzando la Chiesa”.

 

Leonardo Motta

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