IL SOVRANISMO DEMOCRATICO E’ FINITO: E’ IL TEMPO DELLA LOTTA

All’indomani degli accordi di Monaco, la decisione di francesi e inglesi di cedere alle pretese di Hitler fu commentata profeticamente da Churchill con una dichiarazione che passerà alla storia: “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.
E’ ripensando a quanto disse Churchill che la mente va ai lettori cosiddetti moderati che in questi anni ho perso per strada. Uno di questi qualche tempo fa mi disse in privato che non riconosceva più in me la persona moderata e pacata di un tempo. La cosa interessante è che la persona in questione non appartiene nè al PD nè a Forza Italia ma alla Lega.
E la cosa può avere delle spiegazioni.
La prima è che, essendo cambiata la mia vita, sono cambiato io. Gli ultimi cinque anni sono passati come un tornado nella mia vita, portando qualche cosa bella ma anche tante cose brutte. Rispetto al 2015, che è stato il vero crocevia della mia vita, ho una figlia in più e un padre in meno. Mi sono così misurato con la realtà non solo di non avere più le spalle coperte ma anche di mandare avanti una bambina che, come è ovvio che sia, in quanto tale dipende in tutto da me. Sono responsabile della sua sorte. Se cresce bene, io sono un buon padre. Se le faccio mancare qualcosa, dopo un po’ arrivano i servizi sociali e me la portano via.
La seconda è che c’è stata un’indubbia recrudescenza di tutti i veleni della classe politica attuale che è poi confluita nella fantomatica emergenza covid. Così, da una parte mi sento in pericolo io, dall’altra sono diventati pericolosi gli avversari.
Una situazione come la mia insegna che non si ha più tempo per le chiacchiere. Se una classe politica non è più in grado di assicurarti vitto e magari minaccia di prendersi pure l’alloggio, ci sono due strade. O si sostiene un partito che mostra di avere i mezzi per rovesciare la situazione o l’alternativa è che i cittadini stessi si facciano partito e, forti di una strategia, rovescino il potere.

Questo è un ragionamento che i miei tanti amici leghisti non sembrano voler accogliere.
Così da molto tempo, chiunque frequenti Twitter, può vedere Borghi e Bagnai che blastano allegramente tutti quegli elettori che li rinfacciano di non fare abbastanza per cambiare le cose.
Ora, che Borghi e Bagnai possano essere in malafede ed essere semplici tribuni della plebe specializzati nel contenimento del malcontento è possibile almeno quanto l’opposto e cioè che siano persone in buonafede ma che, una volta scesi in campo, abbiano capito di giocare ad un gioco troppo più grande del loro. O che peggio ancora siano stati fisicamente minacciati loro e i propri familiari. Prospettiva di fronte alla quale qualsiasi cuor di leone potrebbe sviluppare esitazioni di sorta.
Se questo fosse il caso, a Borghi e Bagnai vanno i miei trenta secondi di solidarietà. Ma personalmente, non essendo nè miei parenti nè miei amici, non mi interessa nulla. Come non interessa nulla ai cittadini i quali vedendosi privi di prospettive con un futuro nero davanti, cercano soltanto il capitano che li salvi dalla tempesta e li porti a riva. E ai quali le scuse non interessano.
Questo mi fu chiaro quando, molti anni fa – era da poco finita l’esperienza del governo Monti – un lettore della mia pagina, esodato, mi tolse dalle sue amicizie perchè dissi che Berlusconi era stato costretto col ricatto a votare Monti. La sua risposta fu palese. “Non me ne frega niente degli affari di Berlusconi, io quello che so è che adesso sono col culo per terra, con una famiglia a carico e senza soldi per colpa di un governo da lui votato. Con me ha chiuso”.
Di fronte ad una situazione del genere, qualsiasi motivazione adducano i due maggiorenti della Lega si scontra con la realtà di un malcontento sempre più crescente, fatto di gente che non ha più prospettive e di cui le rivolte di queste settimane sono soltanto la spia.
Così la domanda ricorrente che va di moda oggi è “E’ meglio essere pragmatici o rivoluzionari?”. L’unica risposta da dare è che oggi come oggi le due cose vanno di pari passo.
Oggi è chiaro a tutti che la partita è truccata e che siamo in un regime. Quando il presidente uscente della prima potenza mondiale, conosciuta per essere – non so quanto a ragione, visti i fatti – il baluardo della democrazia, dice che i risultati delle elezioni sono truccati – e almeno qualcosa di vero c’è – di fatto sta accusando l’opposizione di aver provocato un colpo di stato. Di aver giocato contro le regole. Di aver imbrogliato, insomma.
Sarà vero? Sarà falso? Chi lo sa. Ma di fronte ad una realtà di questo tipo, salta ogni regola.
Salta la regola che il camionista che si ritrova con i ladri in casa non debba augurare alla Lucarelli di essere violentata da un rumeno – è accaduto qualche giorno fa su Radio Capital – solo perchè costei parla male di Salvini. Quel camionista sarà stato anche sessista, ma è un signore che si è visto venire meno quelle istituzioni che dovrebbero difenderlo. Andate a dirgli che non si può insultare una giornalista.
Salta la regola che si debba rispettare l’avversario, dal momento che questi non rispetta te e lo dimostra palesemente.
Salta la regola che si debbano rispettare le sentenze di una giustizia corrotta. Di fronte alla realtà che la magistratura, pur riconoscendo le ragioni di Salvini, dice che va attaccato, la persona pragmatica capisce che non siamo più in un paese democratico e si prepara alla lotta. Quella che invece ancora traccheggia, accusando i suoi lettori i “fatequalcosismo” o “tuttosubitismo” (due neologismi nati su Twitter non appena Borghi e Bagnai si sono resi conto che la protesta montava anche presso di loro) non è pragmatica: sta solo organizzando il suo funerale.
La cosa divertente è che di fronte all’elezione di Biden, Letta dice che “l’onda sovranista sta arretrando”. E dimentica che quando un’onda arretra, questo significa che sta per arrivare uno tsunami.
Non è più epoca di moderatismi. In atto c’è una guerra tra due mondi antropologici opposti e che anzi nascono proprio l’uno in funzione di distruggere l’altro. E se la Lega, di fronte a Berlusconi che si spella le mani per l’elezione di Biden, continua a ritenersi parte di questo centrodestra, non si rende conto che si sta scavando da sola la fossa con le mani.
I partiti che oggi ambiscono a rappresentare il sovranismo, devono rendersi conto che non è possibile vincere una partita dove le regole sono fatte per distruggere proprio le aspirazioni sovranstiche e sono dunque scritte dal nemico che per giunta ha anche comprato l’arbitro. In una situazione come questa, il capo di un partito che voglia ridare al suo paese la sovranità raduna a sè il suo popolo e organizza una rivoluzione seria.
Qualcuno obietterà che questa potrebbe essere vista come un’istigazione a delinquere e che io rischio moltissimo nel dire cose di questo tipo. Che io rischi moltissimo, è possibile. Che però questa sia un’istigazione a delinquere sono punti di vista. A me sembra l’unica soluzione se noi vogliamo avere ancora una nazione.
L’alternativa è che a gestire questo passo non siano i leader del sovranismo istituzionale di oggi ma quelli del sovranismo eversivo di domani.
E se domani salta fuori un leader che organizza una rivoluzione di quelle serie – non le rivolte farlocche di questi giorni – ma una cosa di quelle ben organizzate, con un pensiero, che abbia le giuste qualità del leader e decidesse di assaltare i palazzi del potere, forte di una copertura di qualche alleato e di un piano per la ricostruzione dello stato, troverebbe MILIONI di persone a seguirlo.
Non si illudano i leader dell’opposizione. Le teste che salteranno saranno anche le loro. Il moderatismo è finito. Il sovranismo istituzionalista, moderato, trattativista, che si atteggia a pragmatico e si rimangia le promesse una volta entrato nelle aule, E’ FINITO PER SEMPRE.
Ora tocca lottare per riprenderci il paese. Come direbbe Churchill, abbiamo due strade, scegliere il disonore o la guerra. Se scegliamo il disonore come abbiamo fatto finora, avremo la guerra.

FRANCO MARINO

DA

IL SOVRANISMO DEMOCRATICO E’ FINITO: E’ IL TEMPO DELLA LOTTA. (di Franco Marino)

 

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