L’omosessualismo si è diffuso grazie alle sinistre (tedesca, francese e nord-americana). Kamala Harris è sulla stessa linea!

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Giulio Meotti, classe 1980, laureato in Filosofia presso l’Università di Firenze (con un Dottorato su George Steiner), è un giornalista che scrive principalmente su questioni mediorientali ed è noto per essere molto critico nei confronti dell’Islam, del multiculturalismo e della correttezza politica.

Qualche tempo fa ha scritto un illuminante articolo dal titolo “Il ’68 dei pedofili”.

Meotti spiegava bene come all’interno della sinistra tedesca, francese e nord-americana, e all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale, ci fu l’exploit della richiesta per i bambini del loro “diritto” a una loro liberazione sessuale, ricordando anche Alfred Kinsey, il “padre della rivoluzione sessuale occidentale”, l’omosessuale che aprì le porte del mondo occidentale al movimento gay.

All’inizio del suo articolo Meotti ricordava, citando il settimanale Der Spiegel, che in Germania, negli anni Ottanta, “numerose associazioni di sinistra, e di intellettuali, che lottavano per i diritti degli omosessuali, formarono una sorta di alleanza con i militanti della pedofilia”.

L’articolista italiano ricordava che nel mese di luglio del 1981 la rivista gay “Rosa Flieder” intervistò Olaf Stüben, “ai tempi molto noto per il suo sostegno dichiarato alla pedofilia”. In quell’intervista, Stüben rivendicava apertamente il diritto a riconoscere la pedofilia come “qualcosa di sano e moralmente accettabile”. Stüben, politicamente schierato a sinistra, affermava che “l’innocenza adolescenziale che dovrebbe difendere i ragazzini dal sesso è solo ‘una invenzione dei borghesi del primo capitalismo’”.

Le scandalose affermazioni di Stüben non furono un caso isolato. Negli anni Settanta e Ottanta, scriveva Meotti, “molte riviste di sinistra sostenevano e promuovevano il sesso con i bambini”. Così, per esempio, il magazine “Don” pubblicò “cinque report simpatetici con il sesso con i bambini, sotto la dicitura ‘Non siamo stupratori di bambini’”. Nel mese di marzo del 1985 anche la Die Grünen (I Verdi), persa tre anni prima la componente più moderata che diede vita al Partito Ecologico-Democratico (ÖDP), oggi presente quasi unicamente in Baviera, si radicalizzo sempre più, impegnando a favore dei diritti degli omosessuali, per forme meno autoritarie d’insegnamento e, nel marzo 1985, approvarono un documento che chiedeva la legalizzazione del “sesso non violento” fra adulti e minori. E addirittura, scriveva Meotti, “inserirono nel programma la liberalizzazione dei rapporti sessuali con i bambini, clausola che sparì dal programma soltanto nel 1993”. 

Il leader sessantottino Daniel Cohn-Bendit pubblicava allora un giornale progressista, “Pflasterstrand”, che giustificaò il sesso con i bambini. Volker Beck (classe 1960), rappresentante di Alleanza ’90/I Verdi nel parlamento tedesco e dichiaratamente omosessuale, negli anni Ottanta contribuì con un saggio al libro “Il complesso pedosessuale”, in cui sosteneva la depenalizzazione del sesso con i bambini. 

Anche la liberale Dagmar Döring, come ricordava Meotti, scrisse nel 1980 un saggio intitolato “Pedofilia oggi”, per sostenere la richiesta di legalizzazione dei rapporti tra adulti e minori. Lo scandalo investì anche istituti educativi di sinistra come il Rote Freiheit (letteralmente “libertà rossa”, che fu sostenuto anche dallo Psychology Institute della Free University di Berlino), il cui scopo era plasmare “personalità socialiste”. 

Meotti spiegava che il programma prevedeva, oltre alle sessioni critiche sull’imperialismo, anche “sessioni sessuali”, con lo “svestimento di gruppo” e la lettura di riviste porno. “Molti furono gli abusi sui minori”.

La liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, tra i più accesi critici della Chiesa cattolica in tema di abusi, dallo scorso gennaio 2019 membro della Bayerischen Verfassungsgerichtshofes (la Corte Costituzionale bavarese), come scrisse Meotti, faceva parte del direttivo della Humanistische Union quando “questa organizzazione progressista si batteva per liberalizzare tutti gli atti sessuali ‘consensuali’”, inclusi i minorenni. 

“Uno dei bestseller di quella stagione, ‘La rivoluzione dell’educazione’ del 1971”, scriveva Meotti, difendeva la seguente teoria: “La diserotizzazione della vita di famiglia, dalla proibizione della vita sessuale tra bambini al tabù dell’incesto è funzionale all’atteggiamento ostile del piacere sessuale nelle scuole e alla successiva sottomissione e disumanizzazione della vita lavorativa”. 

Il giornalista italiano ricordava che “furono aperti asili in cui si sosteneva che i bambini avessero diritto a vivere una sessualità”. 

Hans Magnus Enzensberger, classe 1929, poeta, scrittore, editore, da direttore lasciò pubblicare sulla rivista “Kursbuch” (numero 17, 1969) un articolo dal titolo “Educare i bambini nella comune”. “Il riferimento è alla comune socialista di Giesebrechtstrasse, a Berlino, in cui erano andati a vivere tre donne, quattro uomini e due bambini. Oltre ai conti in banca comuni e alla mancanza di porte nei bagni, per favorire la ‘comunione’, la casa prevedeva esperienze sessuali con i bambini. Una foto della rivista diretta da Enzensberger, dal titolo ‘Amore nella stanza dei bambini’, mostra Nessim e Grischa, la bambina, nudi sul letto. Andreas Baader, il capo storico del terrorismo rosso tedesco, lasciò la figlia in una di queste comuni”, ha scritto Meotti. 

Sophie Dannenberg, nel libro “Das bleiche Herz der Revolution”, un esame del ‘68 dal punto di vista dei figli, ha spiegato che da bambina fu mandata in uno di questi istituti anti autoritari, ed ha raccontato le esperienze pedofile in questi centri simbolo della sinistra. “Anche in una prestigiosa scuola legata all’Unesco ci furono abusi sessuali tra gli anni Settanta e Ottanta. Si tratta della Odenwald di Heppenheim, nota per il suo metodo pedagogico basato sul ‘libero sviluppo di ogni allievo’”, ha scritto Meotti. “L’istituto annoverava tra i suoi allievi proprio Cohn-Bendit, che lo frequentò tra il 1958 e il 1965, uno dei figli dell’ex presidente della Repubblica federale tedesca Richard von Weizsäcker, Andreas, il figlio di Thomas Mann, Klaus, e Wolfgang Porsche, oggi al vertice della casa automobilistica di famiglia. Cohn-Bendit pubblicherà ‘Gran Bazar’, saggio dedicato alla sua esperienza nella scuola materna. In linea con alcune idee promosse nell’ambito dei movimenti di contestazione degli anni Sessanta e Settanta, alcuni passaggi del libro teorizzano ‘il risveglio della sessualità dei bambini’ da uno a sei anni e assumono la possibilità di rapporti fisici ambigui. Cohn-Bendit si è sempre difeso dicendo che le sue affermazioni erano una ‘provocazione intollerabile’, ma che vanno considerate nel contesto degli anni Settanta ed erano mirate a ‘scioccare i borghesi’. Si trattava del liceo delle élite sessantottine, quello in cui si teorizzava che ‘insegnare è sbagliato’ e che ‘non c’è differenza tra adulti e bambini’. Un istituto nel quale si sono verificati ‘almeno dal 1971’ abusi ‘che superano la nostra capacità di immaginazione”.

Il fondatore, Paul Geheeb, ricordò Meotti, “decise di abolire il concetto stesso di educazione: ‘Preferisco non usare le parole educazione e educare – diceva – preferisco parlare di sviluppo umano’. Gli insegnanti non devono essere educatori ma ‘amici’ dei bambini. Così il convitto di Odenwald divenne la culla delle idee radicali di inizio Novecento, facendo scalpore per la promiscuità tra alunni maschi e femmine (si trattava di una rivoluzione, per l’epoca). E per l’educazione fisica praticata insieme, nudi, da bimbi e bimbe”. 

Quello che accadeva in Germania, che è stato denunciato recentemente dal Papa emerito Benedetto XVI, come vedremo di seguito, non furono fatti isolati nella storia della sinistra europea.

“Era il 26 gennaio 1977 quando, in nome della ‘liberazione sessuale dei bambini’, il quotidiano francese ‘Le Monde’, faro della gauche, pubblicò una petizione per abbassare la maggiore età sessuale ai dodicenni, una sorta di legittimazione ideologica alla pedofilia adolescenziale. Fra i firmatari il poeta Louis Aragon, l’illustre semiologo Roland Barthes, il filosofo marxista più in voga allora Louis Althusser, gli psicoanalisti profeti degli autonomi Gilles Deleuze e Félix Guattari, la pioniera della psicologia infantile Françoise Dolto (‘la Montessori d’oltralpe’), il fondatore di Medici senza frontiere Bernard Kouchner, il futuro ministro della cultura e icona socialista Jack Lang, il vate dell’esistenzialismo Jean-Paul Sartre e la sua compagna femminista Simone de Beauvoir, nonché l’enfant terrible della letteratura francese, Philippe Sollers”, ha scritto Meotti. 

Si tratta, come è facile constatare dai nomi elencati, dell’intero pantheon della cultura parigina della seconda metà del ventesimo secolo.

Come ha scritto Jean-Claude Guillebaud, giornalista del “Nouvel Observateur”, sugli anni Settanta e la pedofilia: “Questi idioti esaltavano il permissivismo e l’avventura pedofila”. 

Nel 1979 “Libération”, un altro quotidiano simbolo della sinistra francese, definiva la pedofilia “una cultura volta a spezzare la tirannia borghese che fa dell’amante dei bambini un mostro da leggenda”. 

Sempre in quell’anno “Libération”, lodò Jacques Dugué, pedofilo condannato, “per la sua franchezza in merito alla sodomia”. Dugué che aveva sostenuto che “un bambino che ama un adulto sa benissimo che non può ancora dare, e capisce e accetta di ricevere. È un atto d’amore. È uno dei suoi modi d’amare e di provarlo”.

Ancora “Libération”, come ricordava Meotti, il 20 giugno 1981 pubblicava un articolo intitolato “Câlins enfantins” (coccole infantili), in cui si presentava in una maniera compiacente la testimonianza d’un pedofilo sui rapporti sessuali con un bambino di cinque anni. 

Anche Paul-Michel Foucault (morto nel 1984), filosofo, sociologo, storico della filosofia e della scienza, accademico e saggista, personalità di spicco della corrente filosofico-antropologica strutturalista e post-strutturalista tra gli anni sessanta ed i primissimi anni ottanta (assieme a pensatori del calibro di Claude Lévi-Strauss, Jacques Lacan, Louis Althusser, Roland Barthes, Pierre Klossowski e Gilles Deleuze) ha sostenuto che il bambino è “un seduttore” che cerca il rapporto sessuale con l’adulto. 

Non abbiamo il coraggio di riportare le scandalose parole di Michel Foucault riportate in un’intervista rilasciata a “Change” nel 1977. Rinviamo all’articolo integrale di Meotti.

Giornalista che nel suo prezioso articolo ha ricordato che anche la storica Anne-Claude Ambroise-Rendu trovò i sostenitori della folle idea che “i bambini hanno diritto alla sessualità” gravitare “all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale”. 

In Francia ci fu anche il caso di Tony Duvert (morto nel 2008). Questo autore controverso per i suoi romanzi dedicati al tema della omosessualità e delle pederastia, esordì nel 1967 col romanzo “Recidiva” dove ha narrato dell’immaginario erotico di un adolescente omosessuale.

Sostenuto dalla stima di Roland Barthes, Tony Duvert nel 1973 ricevette il Prix Médicis per il romanzo “Paesaggi di fantasia”, nel quale narrava dei giochi di fantasia tra un adulto e un bambino.

L’anno successivo, stabilitosi in Marocco, a Marrakesh, pubblicò “Il buon sesso illustrato”, manifesto che reclamava il diritto per i bambini di poter beneficiare della liberazione sessuale.

In conclusione del suo articolo Meotti ha ricordato Alfred Kinsey, il “padre della rivoluzione sessuale occidentale”, “le cui ricerche contribuirono a cambiare il costume e l’istituto famigliare della società moderna, il moralista che insegnò agli americani a parlare di sesso e a praticarlo apertamente, spalancando le porte al movimento gay. Pioniere entomologo, il dottor Kinsey non esitò a legittimare la pedofilia. Nel suo secondo ‘Rapporto’ c’è un paragrafo intitolato ‘Contatti nell’età prepubere con maschi adulti’, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti”.

Sarebbe emerso in seguito, come spiegava Meotti, che lo stesso “Rapporto Kinsey”, il più famoso studio sul comportamento sessuale umano, era basato sulle memorie di un pedofilo.

Meotti concludeva il suo articolo ricordando che con Kinsey eravamo “alle origini dell’ipocrisia di una cultura e della sua classe dirigente che avrebbe posto sotto inquisizione la Chiesa cattolica per gli abusi sessuali (veri o presunti), ma che è stata essa stessa all’origine di quella che Roger Scruton avrebbe definito la ‘pedofilia vicaria’ in vigore nelle democrazie occidentali. Una vicenda simbolizzata dalla rivista ‘Konkret’, la più influente tra gli ambienti intellettuali di sinistra in Germania, che in più occasioni ha pubblicato negli anni Settanta e Ottanta immagini di bambine nude con riferimenti espliciti alla possibilità del sesso. Direttore della rivista era Klaus Rainer Röhl, un nome illustre dell’editoria nonché compagno di Ulrike Meinhof, la celebre walkiria della sanguinosa sfida terrorista portata contro la Germania del dopoguerra. Sarebbe stata la stessa figlia della coppia, Anja Röhl, a scrivere in una autobiografia: ‘Uno dei nomi più illustri che apertamente diffusero la pedofilia fu Klaus Rainer Röhl, mio padre’. Ulrike la spietata terrorista, il marito triste ideologo della pedofilia e la figlia vittima degli abusi orditi dai genitori: è anche qui la cultura di idealismo fanatizzato e crudeltà che avrebbe partorito il Sessantotto”.

 

Leonardo Motta

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