Quei talebani dell’accoglienza che tifano per foibe e migranti

 

Cibo e messaggi sulle rotte italo-slovene ed esaltazione dei massacri istriani

A Trieste un manipolo di pro migranti, pro foibe e nemici della polizia è venuto a dare man forte ai talebani dell’accoglienza locale.

La missione della «campagna solidale per la libertà di movimento» ha lasciato acqua, scatolette e biscotti lungo i sentieri dei clandestini in arrivo dalla Slovenia, lungo la rotta balcanica. Il pacchetto di viveri è accompagnato da un cartello in inglese «Benvenuti in Italia» con la faccina sorridente e scritto in rosso «fuck police». Il tutto immortalato sulla pagina facebook della campagna Lesvos calling assieme ad un’altra foto di uno slogan incredibile su un rudere del Carso triestino, dove passano i migranti illegali. Le parole in inglese color rosso fuoco «fascisti tornate a casa (o in foiba) – rifugiati benvenuti!» suonano come un oltraggio. Sull’altopiano carsico la foiba di Basovizza, monumento nazionale, è uno dei buchi neri dove i partigiani di Tito hanno scaraventato migliaia di italiani a guerra finita.

Altre immagini mostrano in primo piano gli indumenti abbandonati dai migranti giunti dalla Slovenia, nonostante il lockdown, con sullo sfondo Trieste. Le foto, dei viveri e dell’invito ad infoibare, sono state postate il 31 ottobre e accompagnate da un testo che non lascia dubbi. «Questa mattina, insieme alle compagne e ai compagni di Trieste, abbiamo simbolicamente varcato il confine Italo sloveno, chiuso da una settimana (per il virus nda), dimostrando la porosità di muri e barriere della Fortezza Europa» scrivono i militanti pro migranti e pro foibe. «È stata anche l’occasione per lasciare, in alcuni punti nevralgici, acqua e generi alimentari per chi attraversa il Carso» aggiungono come se fosse normale.

I militanti della campagna pro migranti fanno spallucce e sotto la foto dello slogan pro foibe, Maurizio Martinelli scrive: «State facendo la necessaria rivoluzione morale. () Siete (non siate) benedetti». I «santi» dei clandestini sono i gruppi come Bozen solidale, «associazione no profit attiva in accoglienza e integrazione nella provincia di Bolzano. Antifascista, antirazzista, antisessista». Oppure il Centro sociale Rivolta di Marghera composto da estremisti di sinistra e ambientalisti violenti. Alla campagna, che ha organizzato la missione «solidale» a Trieste, aderiscono anche altri gruppi simili di Padova, Trento, Treviso, Venezia e Vicenza.

I militanti sono venuti a dare a man forte alle associazioni locali Linea d’Ombra ODV e Strada Si.Cura, al fianco dei migranti della rotta balcanica appena arrivati a Trieste. Durante i tre giorni nel capoluogo giuliano il manipolo pro foibe si è recato il primo novembre, davanti alla stazione ferroviaria, punto d’incontro dei clandestini. «Da qui la Rotta balcanica () diventa Rotta europea – si legge nel post che commenta le foto – Vogliamo (.) contribuire () organizzando dai nostri territori delle staffette che sappiano sostenere in modo concreto questo fondamentale presidio sociale e politico di cura e denuncia». Magari lasciando stare le foibe.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/politica/cos-ong-aiutano-i-clandestini-dei-balcani-e-inneggiano-1901641.html

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