Usurai, vil razza dannata! È uscito in edizione italiana il libro da non perdere

 

Usurai, vil razza dannata! Libro di Gingko edizioni (Verona) è una antologia dei precursori alla lotta agli speculatori in doppio petto.

La Gingko edizioni ha da poco pubblicato un libro dal un titolo che non permette equivoci d’interpretazione: “Usurai, vil razza dannata! L’opposizione ai prestatori di denaro.

Usurai, vil razza dannata!

La lotta per abolire la schiavitù degli interessi” si tratta di una antologia degli scritti di autori che hanno combattuto per raddrizzare le storture di un sistema finanziario criminogeno, Arthur Nelson Field, John A. Lee, John Hargrave, Ezra Pound, Padre Charles Coughlin, Gottfried Feder.

Il curatore di questa antologia di pensatori anti usurai è il neozelandese Kerry Bolton.

A parte Ezra Pound alcuni di questi autori non sono ben noti in Italia.
Parliamo di Arthur Nelson Field, John A. Lee appartenenti all’emisfero australe e di John Hargrave, il geniale creatore del movimento delle Camicie Verdi in Gran Bretagna.
L’ingegnere prestato alla politica, Gottfried Feder, con le sue idee permise alla Germania di rinascere industrialmente e finanziariamente, senza ricorrere ai capitali internazionali, offerti in cambio di interessi a livello di usura.
Feder dopo la Prima guerra mondiale offrì i propri piani ai comunisti tedeschi, che neppure lo degnarono di una risposta e poi ad Adolf Hitler.
Il futuro dittatore tedesco intuì immediatamente che quelle idee avrebbero funzionato e, come poi tutti videro, funzionarono alla perfezione.
Alcuni dicono che fece rinascere l’economia tedesca investendo in armamenti, ma le statistiche dicono che sino al 1938 spendevano quanto le altre nazioni europee, ad eccezione dell’Unione Sovietica che investiva enormi somme in armamenti.

In particolare, meriterebbe di essere meglio noto un prete straordinario che godette di un seguito enorme negli Stati Uniti durante gli anni Trenta. Parliamo di Charles Coughlin, un prete cattolico noto come “il prete radiofonico”.
Se fosse vissuto ai giorni nostri, con internet godrebbe di un seguito planetario.
Egli contribuì all’elezione del presidente Roosevelt, tanto grande era il suo seguito, ma poi lo sconfessò prima di essere ridotto da lui al silenzio.
Roosevelt offrì l’invio di proprio ambasciatore in Vaticano in cambio del silenziamento delle trasmissioni di padre Coughlin.

Charles Edward Coughlin

Charles Edward Coughlin nacque a Hamilton, Ontario, il 25 ottobre 1891.
Fin dall’adolescenza volle essere un sacerdote. Fu ordinato prete nel 1916.
Insegnò per sette anni all’Assumption College in Ontario e nel 1923 si trasferì a Detroit. Vi fondò una chiesa a Royal Oak, nel Michigan, con una congregazione di 28 famiglie.

Essendo appassionato di baseball, incontrò Dick Richards, proprietario dei Detroit Tigers, che si offrì di sponsorizzare un discorso di mezz’ora sulla sua stazione radio.
Padre Coughlin iniziò le sue trasmissioni radiofoniche domenicali su WJR nel 1926. I temi erano la famiglia, con particolare attenzione ai bambini.
Un critico anti-Coughlin, Wallace Stegner, ricorderà che in mezzo alla disperazione della Grande Depressione la voce di padre Coughlin era “di una ricchezza così dolce, così virile, così calorosa, così intima, così confidenziale, così emotiva e aggraziata, che chiunque si sintonizzasse su di essa quasi automaticamente tornava a sentirlo di nuovo.
Egli fu senza dubbio una delle grandi voci del ventesimo secolo”.

La sua popolarità crebbe rapidamente e le donazioni fioccarono, permettendogli di acquistare spazio su altre stazioni. La trasmissione venne ripresa dalla CBS.
La sua congregazione salì a 2.600 famiglie, e fu aggiunta alla Chiesa una torre di 60 metri che venne usata per le trasmissioni. Il 30 gennaio 1930 padre Coughlin trasmise il suo primo discorso politico, riferendosi ai “bolscevichi e ai banchieri che li sostengono”.

Attaccò il presidente Herbert Hoover. Il senatore Hamilton Fish Jr. chiese a Coughlin di testimoniare a Washington contro al Comunismo. Ma le sue trasmissioni furono improvvisamente cancellate dalla CBS nel 1931. Tuttavia, Coughlin fece appello ai propri ascoltatori per ottenere fondi e, tramite il servizio postale, riceveva 80.000 lettere alla settimana, e presto sviluppò una propria rete radiofonica che raggiunse circa dieci milioni di ascoltatori. A Royal Oak fu costruito un nuovo ufficio postale proprio per gestire l’enorme quantità di posta che Coughlin riceveva.

O Roosevelt, o la rovina

Durante le elezioni presidenziali del 1932 Coughlin promosse fortemente la candidatura di Franklin D. Roosevelt, con lo slogan ‘O Roosevelt, o la rovina’, descrivendo il piano di Roosevelt di un ‘New Deal’ per far ripartire l’economia americana come ‘Il patto di Cristo’.

A questo punto l’audience radiofonica era stimata tra i 30.000.000 e i 45.000.000 di ascoltatori. Roosevelt incontrò Coughlin varie volte per sollecitare il suo sostegno, e Coughlin scrisse vari discorsi per Roosevelt.
La gerarchia cattolica approvò, e Papa Pio XI scrisse a Coughlin, congratulandosi con lui per la sua adesione alla dottrina sociale della chiesa cattolica. Una volta che Roosevelt assunse la presidenza, Coughlin lo vide presto come un burattino dei banchieri internazionali. La rottura con Roosevelt divenne pubblica nel marzo del 1933 e durante una trasmissione disse di considerare Roosevelt un “peso”.

I 16 credo del movimento anti usurai

Pubblicò dei libri che vendettero milioni di copie e che potrebbero essere letti con profitto anche ai giorni nostri, dato che il sistema bancario non ha sentito alcun bisogno di auto-riformarsi. Ecco i sedici principi enunciati da padre Coughlin nel fondare il suo movimento:

  1. Credo nella libertà di coscienza e nella libertà di educazione, non permetterò allo Stato di dettare il mio culto nel mio Dio o la mia vocazione nella vita.
  2. Credo che ogni cittadino disposto a lavorare e capace di lavorare riceverà un salario annuo, giusto e che gli permetterà sia di mantenere, che di educare la sua famiglia, secondo gli standard della decenza americana.
  3. Credo nella nazionalizzazione di quelle risorse pubbliche che, per loro stessa natura, sono troppo importanti per essere mantenute sotto al controllo dei privati.
  4. Credo nella proprietà privata più di tutte le altre proprietà.
  5. Credo nella difesa del diritto alla proprietà privata ma nel controllo della stessa per il bene pubblico.
  6. Credo nell’abolizione del sistema bancario privato della Federal Reserve e nella creazione di una Banca Centrale di proprietà del Governo.
  7. Credo nella sottrazione dalle mani dei proprietari privati del diritto di coniare e regolare il valore del denaro, diritto che deve essere restituito al Congresso, a quale appartiene.
  8. Credo che uno dei principali doveri di questa Banca Centrale di proprietà del Governo sarà quello di mantenere il costo della vita in equilibrio e di provvedere al rimborso dei debiti in dollari, con dollari di pari valore.
  9. Credo nella copertura del costo di produzione, più un equo profitto, per l’agricoltore.
  10.  Credo non solo nel diritto dei lavoratori di organizzarsi in sindacati, ma anche nel dovere del Governo, che sostiene il lavoratore, di proteggere queste organizzazioni contro agli interessi acquisiti della ricchezza e dell’intelletto.
  11. Credo nel richiamo di tutte le obbligazioni non produttive e quindi nell’alleggerimento della tassazione.
  12. Credo nell’abolizione delle obbligazioni esenti da imposte.
  13. Credo nell’ampliamento della base imponibile, secondo i principii della proprietà e della capacità di pagamento.
  14. Credo nella semplificazione del Governo e nell’ulteriore abolizione di una tassazione schiacciante dalle esili entrate che competono alla classe lavoratrice.
  15. Credo che, in caso di guerra per la difesa della nostra Nazione e delle sue libertà, ci sarà una coscrizione di ricchezza e una coscrizione di uomini.
  16. Credo nel preferire la sacralità dei diritti umani alla sacralità dei diritti di proprietà; perché la principale preoccupazione del Governo dovrà essere per i poveri perché, come si vede, i ricchi hanno ampi mezzi propri per badare a sé stessi.

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