Gli eredi del Pci sono in fuga dalla realtà

Tutto nasce da là. Dall’Addio alla Milano bella di cui scrive magnificamente, nel suo ultimo libro, Lodovico Festa. Da Mani Pulite nasce la propaganda virologica del giornale unico: oggi come ieri non si può mettere in discussione la verità sanitaria e (ieri) manettara: e chi lo fa è condannato ai margini. E come scrive bene Festa è da quel momento che la sinistra, quella comunista, decide, per interesse di bottega, di cancellare anche ogni parvenza di adesione al principio della realtà.

Voto come unica alternativa

Colpisce nel dibattito sulla fiducia al governo Conte la morte di una minima pretesa di verità da parte delle forze dell’attuale quasi maggioranza. Ha sintetizzato bene Mattia Feltri, il requisito minimo di una bugia è di essere almeno un po’ credibile, altrimenti diventa una burletta. Nel 2019 contro la richiesta di andare a votare del centrodestra si era forzata la situazione, nel solco della consolidata tradizione post ’94 di ridimensionare il peso della volontà popolare, per cercare di gestire dall’alto il governo della nazione. Dentro però quella forzatura si leggevano obiettivi, non condivisibili, ma almeno comprensibili e dichiarati: l’iniziativa di formare il governo era promossa dall’ala più coerentemente atlantista-europeista della maggioranza cioè i renziani e si sperava di integrare un movimento naive come i 5 Stelle.

Una scelta sbagliata ma discutibile, analizzabile. Oggi, invece, la forza più moderna della maggioranza si ritrae, i grillini non sono più un problema politico perché tradendo tutto il proprio programma hanno sterilizzato la loro carica disgregatrice. E anche nel centrodestra (non tutto ovviamente) sono affiorate disponibilità a gestire una fase di transizione se non si volesse andare immediatamente a votare come d’altra parte sarebbe naturale (vedi l’Olanda). In questa crisi, certo, stupisce il gergo, lo sterminato elenco delle cose da fare elencate dall’Avvocato – un tempo – del popolo, peraltro ben ispirate dalla tecnica da Grande fratello del suo principale comunicatore.

Eredi del Pci come stampella di Conte

Sbalordisce maggiormente la scomparsa di ogni rapporto con la verità fattuale da parte degli eredi del Pci: il loro annegare in silenzi e banali tatticismi il reclutamento di disperati di varia foggia per salvare l’insalvabile. Chi scrive non ha certo simpatia per il comunismo anche quello italiano, «da 100 anni dalla parte del torto», però nel partito togliattiano il principio di realtà non sembrava compromesso come oggi. Come questa corrente politica si sia trasformata nella penosa truppa di complemento di Conte è, al netto delle convenienze «personali», incomprensibile.

Ecco perché la lettura di un giallo storico-politico di Lodovico Festa, Addio Milano bella, ci può aiutare: descrive perfettamente questo processo di distanziamento dalla verità nella stagione del ’92-’93 quando l’occasione di sistemarsi per scomparsa dei concorrenti principali, portò gli eredi di un ex grande partito (sia pur dalla parte del torto) a rinunciare a un ruolo veramente nazionale, perdendo così l’anima. Fino ad arrivare appunto al governo Conte bis, poi ter, e magari quater.

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