Il C.D. “Recovery Plan”…questo sconosciuto pericoloso.

Condividi su:

Di Daniele Trabucco (*) 10 gennaio 2021 – Il segretario nazionale di Italia Viva, il senatore Matteo Renzi, chiede chiarezza sul c.d. Piano nazionale di ripartenza e resilienza, minacciando una possibile crisi di Governo.

Non credo che l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri intenda arrivare al punto di non ritorno (non è interesse di alcuno e, comunque, i “responsabili” non mancheranno), tuttavia, nel merito, credo che una forza politica che sostiene l’attuale Esecutivo Conte II abbia tutto il diritto di conoscere nel dettaglio i contenuti del Piano. Il vero problema, però, é un altro e pochi lo hanno rilevato.

Il Recovery Plan non opera come gli altri fondi strutturali europei, dal momento che possiede precise caratteristiche. In primo luogo, è sottoposto a “forti condizionalitá“: non basta indicare la destinazione delle somme (esempio: intensificare le terapie intensive o investire in infrastrutture ecosostenibili), ma è necessario anche raggiungere gli obiettivi collegati all’investimento (nuove imprese, maggiore tenuta del sistema sanitario etc..). Una volta ottenuto il loro raggiungimento, infatti, sarà possibile ottenere il rimborso dei costi. In secondo luogo, solo il 10% dell’importo destinato all’Italia sarà erogato alla fine dell’anno solare 2021, mentre il rimanente 90% al raggiungimento degli obiettivi concordati tra il Governo della Repubblica e la Commissione europea.

E qui si apre tutta la partita della capacità del nostro Paese di poter disporre di un sistema amministrativo rapido ed efficiente (sulla qual cosa si consenta di dubitare).

In terzo luogo, il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, prof. avv. Giuseppe Conte, ha dichiarato che gli 82 miliardi di sussidi e i 127 miliardi di prestiti (totale 209 miliardi di euro) costituiscono un grande risultato rispetto alla proposta iniziale formulata a maggio 2020 della Commissione.

Un grande risultato? Quando si parla di sussidi la raccolta unitaria fatta sul mercato dei capitali indebita allo stesso tasso di interesse che non è gratuito e andrà pagato dai singoli Stati aderenti alla zona euro.

Essi, inoltre, dovranno restituire i capitali ricevuti, anche se le somme versate figureranno come contribuzione al bilancio comunitario.

Quando, invece, si fa riferimento ai prestiti, significa che anche qui i capitali ricevuti andranno pagati come contribuzione all’Unione Europea assieme agli interessi che maturano sulla raccolta collegiale, ma poi il Paese debitore dovrà aggiungervi gli interessi applicati dall’istituto del Recovery Fund.

In altri termini, la fine della nostra economia e una macina che graveà sulle generazioni future. E che cosa accadrà quando il Patto di stabilità e crescita non sarà più sospeso?

Se “la democrazia è il governo degli incolti”, come scriveva lo scrittore britannico Chesterton (1874-1936), questi che cosa sono?

 

(*) Prof. Daniele Trabucco – Costituzionalista – Associato di Diritto Costituzionale italiano e comparato e Dottrina dello Stato presso la Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera)/Centro Studi Superiore INDEF. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico.

DA

https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/30727-il-c-d-recovery-plan-questo-sconosciuto-pericoloso.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *