Massimo Fini: “Ecco l’intolleranza dei tolleranti”

Resta una delle menti più lucide di questi tempi…(Avv. Gianfranco Amato)

 

Fini: “Con la pretesa che Trump dice cose intolleranti, si fa intolleranza pesante nei suoi confronti. Impedire a una persona di comunicare con i social equivale a metterla in galera”

“Di cosa hai bisogno questa volta?”. Massimo Fini esordisce così dopo che lo contatto – per l’ennesima volta – nel giro di poche settimane. “Un’intervista”, gli rispondo, sperando dica di sì. Fortunatamente accetta, ma solo al telefono e di mattina perché “questo pomeriggio ho certi impegni per i quali ti manderei via a cannonate”.

Partiamo da quanto successo in America con l’assalto al Campidoglio. In che stato si trova l’Impero?

Il problema non sono quelli che hanno fatto questo pseudo assalto. Si è accusato Trump di aver fomentato la violenza, ma non è così. Il pensiero deve essere libero. Un conto è dire “devi uccidere Matteo Carnieletto”: questa è istigazione al crimine. Un altro è avere il diritto di dire “detesto Matteo Carnieletto”. L’odio è un sentimento, come la gelosia, e non si possono mettere le manette ai sentimenti. Non l’hanno fatto neppure i regimi totalitari, all’interno dei quali venivano proibite determinate azioni, ma non i sentimenti.

Proprio oggi, sul Fatto Quotidiano, hai “elogiato” Trump perché ha tolto il velo “alla mitica democrazia Americana”…

Certamente, questo è un suo merito. Preferisco la franchezza, anche brutale (sempre che non si arrivi alla violenza vera) piuttosto che l’ipocrisia liberal-democratica. Quindi preferisco Trump rispetto agli altri (e sono certo che mi daranno del nazista per questo).

E l’America?

L’America, però, è un Paese profondamente imperialista e guerrafondaio che, negli ultimi vent’anni, ha fatto almeno tre guerre devastanti che sono ricadute sull’Europa. Il concetto di democrazia, al di là dell’America, è in crisi. Si è rivelato il più intollerante dei sistemi. Non si può più dire niente in democrazia. Tutto è contrario a qualche sensibilità, e quindi viene demonizzato. È il tempo dell’intolleranza dei finti tolleranti.

Tutto questo è esploso da quando Trump ha perso le elezioni. Stiamo assistendo a un assalto contro il tycoon?

Questo mi ricorda una frase di Maccari: “I fascisti si dividono in due categorie. I fascisti propriamente detti e gli anti fascisti”. Qui, con la pretesa che Trump dice cose intolleranti, si fa intolleranza pesante nei suoi confronti. Oggi tutto si fonda sui social e impedire a una persona di comunicare con i social equivale a metterla in galera.

Come i social hanno cambiato la società?

In peggio perché enfatizzano qualsiasi sciocchezza, che poi diventa elemento di dibattito. Hanno rovinato anche il giornalismo, perché il giornalismo non si fa più in presa diretta ma andando a vedere cosa dicono i social.

C’è solo un politico che non è sui social: Putin. È un modello da seguire?

Sicuramente sì, anche se non sono d’accordo quando elimina gli oppositori. Un tempo la politica si faceva con i comizi in piazza e c’era un rapporto vero con le persone. Con Twitter e gli altri social ci può essere solo un rapporto falsato. E questo ha provocato una degenerazione generale della cultura. Oggi vedo talk show dove politici e giornalisti si azzuffano o si fanno moine reciproche. È difficile estrarre un contenuto da quei programmi, c’è una frenesia di fondo che impedisce l’approfondimento. Non so cosa accadrà alle prossime generazioni. La società postindustriale va sempre più veloce in tutto, finché non si schianterà. E questo perché un sistema che si basa sulla crescita esponenziale esiste in matematica ma non in natura. Per questo la nostra società collasserà su se stessa: ci vorranno meno di un centinaio di anni.

Non è che i social ci hanno reso anche meno liberi? Basta un cambio di regole per silenziare qualcuno…

I privati possono farlo perché sono diventati potenti, ma per legge non potrebbero farlo. Abbiamo creato un mondo virtuale e, in questo, il Covid è stato emblematico. A furia di immaginarlo, questo mondo virtuale, è arrivato qualcosa (il virus) che ce lo ha fatto vivere sul serio. Prima esisteva il virtuale e la realtà, adesso la realtà è diventata virtuale perché, per paura di morire, stiamo rinunciando a vivere. Per un governo, cent’anni fa, sarebbe stato impossibile imporre le limitazioni che sono state imposte oggi per il Covid. C’è stata un’epidemia drammatica, la spagnola, tra il ’18 e ’20, ma nessuno ha imposto le limitazioni che stiamo vivendo in questi giorni. Lo stesso è successo con l’asiatica nel 1957. C’è da chiedersi che cosa è successo: la capacità persuasiva del potere è diventata più forte? Siamo diventati più responsabili? Oppure, come penso io, oggi abbiamo una paura della morte che in altre stagioni non avevamo? Probabilmente concorrono tutte e tre queste cose. Di fatto viviamo come se fossimo in un lager. L’unica differenza è che siamo reclusi nelle nostre case al posto delle baracche sovietiche o naziste.

Però a tanti questa situazione pare non dispiacere. Se guardiamo i dati, molti rimproverano a Conte di non esser stato abbastanza severo…

A Conte rimprovero questo continuo stop and go, che è devastante, tanto psicologicamente quanto economicamente. Ogni settimana cambiano le regole del gioco. A questo punto è molto meglio la risposta data da Angela Merkel, che stimo anche perché tre anni fa ha detto che gli americani non sono più “gli amici di una volta” e che “dobbiamo cercare di difenderci da soli”. Questa è una presa di distanza dagli Stati Uniti, che nel frattempo sono diventati dei veri e propri competitor economici. La posizione della Merkel prevede una equidistanza fra Stati Uniti e Russia. E un buon rapporto con la Cina.

Forse, per Conte i problemi sono iniziati proprio con l’avvicinamento alla Cina…

Il suo è stato un avvicinamento intelligente che non è stato benvisto in America. Trump ha inoltre impedito a una serie di Paesi di commerciare con l’Iran, tra cui noi, anche se abbiamo ottimi rapporti con loro. Perché non dovremmo farlo? Basta con questa sudditanza, anche culturale.

Hai usato il termine “sudditi” che, tra l’altro, è anche il titolo di un tuo libro: com’è possibile essere sudditi in democrazia? Non è paradossale?

Vuol dire che la democrazia non è il sistema politico che ci immaginiamo. La democrazia è un animale multiforme, che ancora non sappiamo ancora bene cosa sia. Norberto Bobbio, che ha dedicato tutta la vita a cercare di definire la democrazia, alla fine ne offre una definizione così smunta che è come se non ci fosse. Non esiste la democrazia in realtà. La democrazia, probabilmente, è un sistema di metodi che va riempito di contenuti. Detto altrimenti, è una metodologia da riempire con i contenuti. Noi siamo riusciti a riempirla di contenuti materiali. Destra e sinistra sono categorie obsolete perché entrambe fanno perno sull’economico, nonostante l’esigenza dell’uomo contemporaneo sia esistenziale.

Come facciamo a riconquistare la nostra libertà? Chi non vuole più esser “suddito”, in maniera concreta, cosa deve fare?

Secondo me dovrebbe fare come ha fatto il Movimento Zero. Questo gruppo, formato da ragazzi giovani, ha comprato una cascina in un campo, ha imparato a lavorare i campi e a mungere una mucca. E così sono diventati autosufficienti. Adesso sono totalmente fuori da questo mondo.

 

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