Recovery plan: i 142 pasticci di Conte

di Andrea Bollino

Sembra di rivedere il personaggio del Manzoni che diceva “Adelante Pedro con judicio”, ricordate quando ce lo spiegavano i professori: vai avanti però non troppo veloce perché non si sa mai. Ecco, se c’è un’idea di un’Italia che non deve correre, che deve essere impastoiata nelle prebende dell’assistenzialismo spicciolo, questa è l’immagine che viene fuori dall’ultimo piano del Recovery fund. Ci sono 142 microprogrammi che poi devono essere declinati in ulteriori rivoli. Quindi praticamente una pioggerellina, neanche una pioggia, ma una pioggerellina tardo autunnale veramente fastidiosa e niente che possa far riprendere l’Italia. Ecco alcune chicche.

Se parliamo di riforma della giustizia, il programma prevede interventi per ridurre il carico di lavoro che grava su ogni singolo magistrato, quasi come se fosse un lavoro usurante da metalmeccanico. Mettiamo la pressa per sostituire la fatica di utilizzare il martello.

Se parliamo di cultura per i nostri giovani, al capitolo dedicato al contrasto dell’abbandono scolastico viene dedicata la bella cifra di 90 milioni di euro. È un mistero come si si possa contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico, di migliaia di giovani emarginati nelle periferie, senza collegamento al computer, con la farsa della didattica a distanza con quattro spiccioli. Magari saranno utilizzati per organizzare lezioni di recupero?

Se parliamo di risistemazione delle infrastrutture, ecco che parliamo di “messa in sicurezza delle strade con progetti digitali”. Quindi non riempiamo le buche nell’asfalto delle nostre strade, casomai l’asfalto fosse troppo inquinante, ma facciamo collegamenti informatici in maniera tale che l’assessore di turno possa avere un sms in tempo reale quando cade il ponte. Magari, così, non deve aspettare la notizia portata dalla protezione civile

Come si contrasta il fenomeno del lavoro sommerso? Ma, ovviamente, con le magnifiche sorti e progressive: il programma parla di “costruire un ecosistema sociale ed economico più sano e inclusivo, nel rispetto della Costituzione e dei trattati europei”. Parlare di sistema sano in tempo di Covid è proprio quello che ci vuole per la credibilità. Magari è allo studio – ovviamente da far certificare da qualche burocrazia europea – un vaccino anti-sfruttamento. Due iniezioni a distanza trimestrale (somministrare dopo il pagamento dell’Iva) ad ogni imprenditore?

Ma possiamo dimenticare anche il grande obiettivo di “trasformare la Pa in un’organizzazione semplice, snella e connessa, capace di offrire servizi pensati sulle reali esigenze di cittadini ed imprese e disegnati in una logica utente-centrica”?

Insomma, l’immagine di una fanciulla bionda, semplice, perché truccata acqua e sapone, snella perché dalle forme sinuose e connessa forse perché ha gli auricolari di ultima moda per sentire la musica e per non sentire lo strazio di questo governo.

La tragedia vera è però un’altra. Il Piano prevede di utilizzare buona parte del Recovery fund europeo per sostituire debito italiano. Cioè per ripagare debiti già fatti e quindi non per fare investimenti addizionali. La quota di utilizzo dei soldi europei per ripagare debito italiano già fatto è in discussione: attenzione, era 100 miliardi su 193 qualche settimana fa. Dopo varie proteste di Italia Viva, sembra che il governo potrebbe scendere a 90? A 80? Insomma, la questione sarebbe posta in questi termini: partendo da un livello debito/Pil di 135% nel 2019, se utilizziamo tutti denari europei per i nuovi investimenti necessari al rilancio del Paese, nei prossimi anni il nostro debito sale al 160% del Pil.

Se, prudentemente, ne utilizziamo un po’ per ripagare i debiti passati e un po’ per la pioggia, otteniamo un miglioramento, perché il nostro debito sale solo al 145%. Detto in parole povere, è meglio suicidarsi buttandosi dal 14esimo invece che dal 16esimo piano.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/recovery-plan-i-142-pasticci-di-conte/

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