Sala sul palco del Pride pressa anche il Pd: “Il tempo è scaduto”

E dopo la stoccata di Berlusconi ribatte: “Ho deluso? Non si può piacere a tutti”

di Chiara Campo

«Facciamo partire da Milano la spinta finale al Ddl Zan, il tempo è scaduto. Andiamo in Parlamento e andiamoci a contare». Beppe Sala scalda il popolo gay radunato sotto il palco del Pride all’Arco della Pace, si sfila l’orologio arcobaleno e lo regala al deputato Alessandro Zan firmatario del ddl anti omofobia contestato nei giorni scorsi con una nota ufficiale anche dal Vaticano. «Da cattolico non sono in imbarazzo ad appoggiare il ddl – afferma il sindaco -. Penso che la Chiesa abbia espresso un sentimento che c’è anche in tanti cattolici ma personalmente ho due principi fondamentali in politica: uno è che i diritti siano una cosa vera e l’altro è la contemporaneità che ci impone riflessioni su questi temi». Il ddl «non deve essere modificato, ora bisogna prendere posizione». Una sfida al segretario Pd Enrico Letta.

Sala ha partecipato per quattro volte al Gay Pride da sindaco (l’anno scorso l’edizione venne annullata a causa della pandemia) e sfrutta il palco per una promessa elettorale: «Se verrò rieletto – anticipa – creerò immediatamente un delegato o delegata del sindaco contro le discriminazioni sessuali perché voglio che per specifici problemi o opportunità venga da me e non si perda tempo, questa è la prima cosa che faremo. Poi ricominceremo il percorso per il riconoscimento dei figli di coppie omosessuali perché non è arrivato dove deve, quindi continueremo il percorso». Ricorda di aver aperto «due Case Arcobaleno a Milano e qui siamo partiti con le unioni civili prima della legge Cirinnà». E assicura: «Non so se sarà sempre necessario anche in futuro avere il Pride, probabilmente no, ma lo faremo sempre a Milano. Tutti noi dobbiamo fare la nostra parte».

L’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza polemizza: «Per Sala le priorità sono approvare il Ddl Zan e assicurare che il Pride, in futuro, si faccia sempre a Milano. Mentre il sindaco, in piena campagna elettorale, strizza l’occhio alla comunità Lgbt per ottenere qualche voto in più, il fallimento dei suoi cinque anni di amministrazione è sotto gli occhi di tutti. Milano è insicura, visto che dal centro alla periferia ogni giorno si contano risse e atti di violenza, ma è anche profondamente degradata e con una mobilità distrutta dall’ideologia green della sinistra». Fidanza lancia un messaggio al sindaco: «Si preoccupi di usare questi ultimi mesi di mandato per rimediare ai danni compiuti dalla sua giunta, invece di discutere del decreto legge Zan. Noi restiamo contrari a una legge liberticida, che rischia di far condannare una persona solo perché le sue opinioni non sono in linea con quelle del movimento Lgbt». In piazza cartelli con la scritta «fascista» rovesciata e qualche partecipante in mise carnevalesche come un Gesù con la croce o una trans travestita da leopardo.

E il sindaco commenta la stoccata di Silvio Berlusconi durante la telefonata alla kermesse di Fi due giorni fa («ha deluso anche chi aveva riposto aspettative in lui come manager» aveva detto). «Nella politica e nella vita – commenta Sala – non si può piacere a tutti» e poi «sarebbe strano il contrario. Non voglio parlare male di Berlusconi, nè di nessuno».

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