L’aggressione alla nazione armena nel silenzio dei media

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un comunicato della Comunità armena di Roma relativo alle vicende tra la nazione armena e Azerbaigian, argomento che non trova spazio sui media, anche per il ruolo di Israele a favore degli azeri. Formuliamo al popolo armeno la nostra vicinanza e l’augurio che possa abbracciare integralmente la Fede cristiana, conservata dall’unica Chiesa di Cristo, cattolica, apostolica (non nel senso dell’eterodossia armena) e romana.
 
COMUNICATO STAMPA: UN ANNO DOPO LA GUERRA IN NAGORNO KARABAKHLA È L’11 SETTEMBRE DEGLI ARMENI
 
Il 27 settembre 2020, forze turche e azere con il supporto di mercenari jihadisti tagliagole hanno sferrato un attacco congiunto contro la repubblica armena del Nagorno Karabakh (Artsakh).
 
Al termine di 44 giorni di guerra e di indiscriminati bombardamenti sulla popolazione civile di Stepanakert e degli altri insediamenti civili, è stato firmato il 9 novembre un armistizio che ha sancito la vittoria militare azera e la occupazione militare di quasi tutto il territorio sia dentro i confini dell’oblast di epoca sovietica che nei territori circostanti.
 
Per gli armeni di tutto il mondo, l’aggressione azera simboleggia un undici settembre di dimensioni ancor più gravi in termini di perdite umane e materiali [tremila soldati armeni morti, molti giovanissimi delle classi 1998, 1999, 2000, ndr]. 
 
Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” nel ricordare le migliaia di vittime civili e militari causate dalla guerra azera sottolinea che:
 
Il regime dell’Azerbaigian persevera in una politica di odio nei confronti dell’Armenia come ripetutamente evidenziato nei discorsi ufficiali del suo presidente Aliyev;
 
La popolazione armena continua ad essere continuamente minacciata e provocata dai soldati azeri nonostante il dispiegamento di un contingente di forze di pace russo.
 
Le ambizioni dell’Azerbaigian si sono progressivamente spostate sulla repubblica di Armenia nel cui territorio da oltre cinque mesi sono entrate centinaia di soldati azeri per ridisegnare i confini secondo la volontà del dittatore Aliyev.
 
Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” fa appello alle istituzioni, alla politica e ai media italiani chiedendo che:
 
la repubblica italiana si attivi in tutte le sedi per l’immediato rilascio delle decine di prigionieri di guerra armeni ancora trattenuti nelle carceri azere in dispregio dell’accordo di tregua del 9 novembre e delle convenzioni internazionali;
 
venga riconosciuto il diritto della popolazione armena del Nagorno Karabakh (Artsakh) a vivere in pace nella propria terra;
 
sia riconosciuto dunque il diritto all’autodeterminazione della regione entro in confini dell’oblast sovietica attesa che la convivenza entro lo Stato dell’Azerbaigian è di fatto impossibile.
 
Siano attivati tutti i mezzi possibili per la preservazione del patrimonio storico, artistico e religioso armeno nei territori occupati dall’Azerbaigian favorendo in primo luogo la missione Unesco per la verifica dello stato di conservazione dei monumenti armeni molti dei quali purtroppo già distrutti o vandalizzati.
 
Consiglio per la comunità armena di Roma
 
 

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