Natale è ogni giorno Gesù Bambino nell’Eucarestia

Condividi su:

di Matteo Castagna*

A Natale si fa il Presepio per ricordare che nell’Eucarestia c’è sempre – vivo e vero – il Bambino Gesù.

Mons. Giuseppe Angrisani (1894 – 1978) fu il vescovo di Casale Monferrato dal 1940 al 1971. Riunì, nel 1956, in un volume “Regem Venturun Dominum”…(meritoriamente ripubblicato dalla Casa Editrice Sodalitium, Verrua Savoia, 2022 eu.16,00) prediche e meditazioni per la Novena di Natale, che ebbero immediato imprimaur ecclestico per la loro Fede autentica che ci dona tesori spirituali di attuale ed eterno valore.

Se non vi fosse stato il rigido inverno conciliare (1962-1965), è probabile che molti elementi dottrinali sarebbero conosciuti, almeno dalla maggioranza del clero. Il quale non si potrebbe permettere le blasfemie che, ogni anno, purtroppo sconvolgono i credenti e provocano il ghigno del Demonio, come quello dei tanti “anticristi” di svariate ideologie o semplicemente atei. Sua Eccellenza osserva , in uuna di queste omelie, che “non soltanto in un unico luogo della terra, non soltanto una volta all’anno, ma ogni giorno, ogni ora, il vero Bambino Gesù, in carne ed ossa, rinasce e dimora, dovunque vi sia un altare sul quale il Sacerdote celebri la Santa Messa”. E poi prosegue: “E’ verità di fede che nel Sacramento dell’Eucarestia vive lo stesso Gesù che nacque in terra da Maria Vergine”.

“Visus, tactus, gustus, in Te fallitur” canta S. Tommaso d’Aquino. I nostri sensi e la nostra ragione non riescono a comprendere pienamente. La scienza, chiamata in causa, lo ignora, anzi compatisce chi crede.

Su cosa, dunque, posso fondare la mia fede? Mons. Angrisani prende in mano il Vangelo di S. Giovanni e legge il miracolo della motiplicazione dei pani e dei pesci per le cinquemila persone che seguivano Gesù. Non solo ci fu da mangiare per tutti, ma coi soli avanzi si riempirono dodici ceste. “Questo miracolo era così sbalorditivo e potente che gli uomini, lì per lì, si accordarono di nominare Gesù loro Re”. Il mattino seguente, non vedendo più Gesù tra loro, si misero a cercarlo e lo trovarono dall’altra parte del lago, nei pressi di Cafarnao. Il Messia fece un discorso che va meditato molto attentamente: “Mi cercate perché ieri vi ho dato da mangiare. Ma ora vi dico: Non accontentatevi di questo pane che si tritura e che si consuma. Cercate, invece, il pane che può darvi la vita eterna. E prosegue: “Io sono il pane di vita. Chi viene a me non avrà più fame, e chi crede in me non avrà più sete” (35). (…) “io sono il pane vico venuto dal cielo. Se qualcuno mangerà di questo pane, vivrà eternamente, e il pane che darò è la mia carne, che sarà offerta per la vita eterna” (47-52).

Quello che Cristo aveva promesso a Cafarnao, lo mantiene e lo dà all’Ultima Cena, il giovedì Santo. San Paolo, che è stato il primo a parlare della Divina eucarestia, scrive così: “Fratelli, quello che ho detto a voi io l’ho ricevuto dal Signore, che la notte in cui fu tradito, prese il pane e dopo aver reso grazie a Dio, lo spezzò e disse;” Prendete e mangiate: questo è il mio corpo che sarà immolato per voi. Fate questo in mio ricordo. e parimenti, dopo cenato, prese il calice dicendo: “questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, e tutte le volte che ne berrete, voi ricorderete la morte del Signore fino a che egli venga” (I, Cor. XI,24).

Lo stesso infelice apostata Lutero, che osava definire la Santa Messa “l’impostura abominevole di Babilonia” scriveva, in un momento di sincerità, al suo amico Melantone: “E’ inutile! Quelle parole sono troppo chiare. Non posso credere che abbiano soltanto un valore simbolico”.

Il Modernismo, in linea con la somma di tutte le eresie, ha scritto il Novus Ordo Missae assieme a sei pastori protestanti, fra i quali Max Thurian della Comunità di Taizé, che dichiarò: «Uno dei frutti del nuovo Ordo sarà forse che le comunità non cattoliche potranno celebrare la Santa Cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica. Teologicamente è possibile» (La Croix, 30 maggio 1969). Immediatamente i Card. Ottaviani e Bacci inviarono a Montini il “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae” scritto dal teologo domenicano Michél Guerard de Lauriers. Teologicamente, si faceva presente che la riforma aveva ridotto il sacrificio eucaristico a semplice “memoriale” della morte di Gesù, rendendo la reale presenza di Cristo nel pane e nel vino una presenza solo simbolica. 

Di qui, si susseguirono decenni di “messe” invalide in tutto il mondo. La riforma dei riti di consacrazione episcopale del 1968 rese assolutamente invalidi e certamente nulli “i nuovi vescovi” e, per conseguenza, “i nuovi preti”. La formula essenziale del vero vescovo, così come infallibilmente sancito da Papa Pio XII nella “Sacramentum Ordinis” del 30/11/1947 omette molte frasi del rito tradizionale. In particolare sbianchetta la frase: “Un vescovo giudica, interpreta, consacra, ordina, offre, battezza e conferma” per lasciare il posto ad un vago “Spirito governante”, che non implica inequivocabilmente i poteri dell’episcopato.

Il castigo per i peccati del mondo, soprattutto contro il Primo e Secondo Comandamento è stato il Vaticano II, che ha trasformato la Chiesa cattolica in una Onlus ecumenista e mondialista, con laici che non possono consacrare validamente, a presiedere le loro funzioni.

Questa drastica riduzione della dimensione visibile della Chiesa, che non verrà mai meno per il dogma dell’indefettibilità, riduce le Messe e l’Eucarestia valide e legittime. Potrebbe essere questa drastica riduzione del Santo Sacrificio dell’Altare ad aver scatenato le forze del male e inebetito quelle del bene, privandole della Grazia santificante della sicura Presenza Reale, consacrata da un vero prete. E non esiste, di fronte alla nullità degli Ordini post 1968 alcun “ex opere, operato”  poiché nessun laico può validamente consacrare l’Ostia e il vino.

Serve, dunque, molta Fede, preghiera e azione degna del Cattolico nel cercare vescovi e sacerdoti certi, che in Italia non mancano. Sia tutto ciò spunto di riflessione per questo Santo natale, in vista di un 2024 che ci deve vedere pronti, realmente santificati, desiderosi di combattere per la Buona Battaglia.

 

 

*Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio, Comunicatore Pubblico e Istituzionale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *