Green pass, un gran pasticcio che stroncherà l’economia

Questa storia del green pass è un gran pasticcio. Al di là della questione strettamente sanitaria, quella economica è devastante

Questa storia del green pass è un gran pasticcio. Al di là della questione strettamente sanitaria, quella economica è devastante. È la clamorosa dimostrazione di come una parte della nostra classe politica confonda la teoria con la pratica, il titolo di un decreto con la sua attuazione. Vi ricordate quando la dichiarazione dei redditi (chiamata 740) fu definita lunare? Essa era diventata incomprensibile ai più, difficile da compilare, adatta a indurre in errore e costosa. Il mondo del green pass, è una via di mezzo tra il castello di Kafka e il 740, applicato ai consumi degli italiani. Il suo primo effetto, nelle nobili intenzioni governative, avrebbe dovuto essere quello di contenere il virus: per ora ha contenuto le prenotazioni. È bastato l’annuncio. La Confesercenti ha fatto due calcoli. Le sole attività che loro rappresentano in un colpo solo e in pochi mesi perderebbero 1,5 miliardi di fatturato: bar e ristoranti 300 milioni. Il green pass è semplicemente stupido. E qui non poniamo questioni, altrettanto fondamentali, che hanno a che vedere con le nostre libertà. Come è altrettanto stupido definire no vax chi lo contesta. Essere dotati di un certificato per un grande evento, può essere ragionevole. Sono storie a sé, dotate di organizzazioni complesse e strutturate. Ma qualcuno si rende minimamente conto di che cosa voglia dire pretendere il patentino per bere un caffè? O andare al ristorante? O financo, come ha incautamente proposto la Zampa, per presentarsi al supermercato? Mettiamola solo sul piano pratico. Chi controlla? Quando costa sbagliare? Abbiamo introdotto un Qr code per emettere la fattura elettronica, cioè per pagare le tasse al ristorante, e qualcuno ci sa dire quanti lo hanno mai utilizzato?

Difficile pensare che in casa Confesercenti si annidi una pericolosa cricca di antivaccinisti. Più facile ritenere che ci siano piccoli imprenditori, distrutti da due anni di chiusure, che non sanno come pagare mutui, fornitori, banche, tasse e dipendenti. Milioni di italiani che sono appesi alle cervellotiche decisioni contenute in un decreto. E i consumatori? Come si fa a penalizzare chi non ha ancora fatto il vaccino? Ce ne sono milioni che sono ancora in fila o che devono rinunziare alla seconda dose perché tornano al paese di origine o vorrebbero andare in vacanza. Ah no, su questo in effetti sbagliamo. Stiano a casa. Altro che vacanze. E se dalle loro parti non c’è mare o montagna si accontentino delle vie del centro.

Un nuovo ghetto dove chi resta ha il privilegio di sapere la storia del suo vicino: non è stato ancora siringato.

 

DA

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/pasticcio-green-pass-1963689.html

Dicendo “è stato partorito da una donna” col ddl Zan si rischia una denuncia!

C’È UN FILO ROSSO CHE UNISCE L’IDEOLOGIA ICONOSCLASTA DEI BLM COI MOVIMENTI OMOSESSUALISTI

Milli Hill è una femminista inglese che da almeno dieci anni si occupa di sostenere le donne incinte. Sul suo sito ha scritto che trova anomalo l’utilizzo di alcune terminologie come ad esempio “persone che partoriscono (usata insieme o al posto di “donne”) e “maschio/femmina assegnato alla nascita”.

Non occorre essere dei letterati per comprendere la fondamentale importanza del linguaggio, perché da esso possono cambiare tante cose ed il senso della realtà potrebbe venire stravolto. Infatti la Signora Milli ha trovato molto strano il termine “assegnato” riferito al sesso del nascituro/a perché il sesso dei bambini viene solitamente determinato in test e scansioni prenatali, non alla nascita. Inoltre, fino a prova contraria sono solo le donne a partorire e non gli uomini, quindi Milli Hill ha conseguentemente criticato l’utilizzo dei termini “persone che partoriscono”.

La Hill, nel novembre scorso, scrisse su Instagram che sarebbe opportuno parlare di “donne” e non di “persone che partoriscono”, ricevendo insulti e minacce di ogni tipo da attivisti trans e transfemministe. La campagna d’odio l’ha indotta a chiudere la sua attività, ma lei ha continuato a parlare, opponendosi alla teoria di chi sostiene che i trans e le persone non binarie sarebbero ingiustamente escluse dalla categoria delle “persone che partoriscono”.

Questo esempio, che giunge in Italia attraverso un articolo di Francesco Borgonovo su La Verità del 17/07/2021 dovrebbe farci riflettere tutti, cattolici e non, sulle conseguenze di un’eventuale approvazione, senza modifiche alle restrizioni della libertà di opinione, contenute nella generica frase “istigazione alla discriminazione” del ddl Zan. Infatti, poiché il testo prevede che sia la discrezionalità del giudice a determinare la sussistenza di tale ipotesi di reato, qualora chiunque dicesse che è stato partorito da una donna potrebbe rischiare una denuncia da un ipotetico trans che si sentisse tagliato fuori dall’affermazione.

Qualora un giornalista o un medico o un opinionista sostenessero che i figli hanno bisogno di una mamma e di un papà per crescere meglio, oppure una femminista o un cattolico scrivessero che l’utero in affitto è una scandalosa mercificazione della donna e un potenziale danno, almeno sul piano educativo, per il bimbo, potrebbero incorrere nella ghigliottina sanzionatoria del ddl.

L’Antico Testamento dovrebbe essere modificato, laddove condanna la sodomia? I Vangeli, San Paolo, Santa Caterina da Siena e tutto il Magistero Perenne della Chiesa sull’omosessualità andrebbero corretti ed adeguati ai desiderata della legge positiva liberal? Non potrebbe salvarsi neanche l’art. 29 della Costituzione, laddove si afferma che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” perché verrebbero meno il termine di “società naturale” che sarebbe restrittivo ai soli uomo e donna, nonché il “matrimonio” perché è restrittivo rispetto alla convivenza ed all’unione civile.

Per non parlare, poi, della letteratura, dell’arte, della cinematografia, della satira, che dovrebbero essere tutte modificate o censurate laddove qualcuno che nel mondo senta di appartenere ad una delle 420 “identità di genere” finora contate Oltreoceano si ritenga discriminato da Dante o da Shakespeare. E’ il filo rosso che unisce l’ideologia iconosclasta dei BLM coi movimenti omosessualisti ed è anche la pericolosa deriva liberticida che tutti rischiamo.

E’ plausibile chiedersi cosa effettivamente vogliano fare i nostri politici “conservatori”, che avrebbero già potuto affossare il ddl Zan in Senato, ma che sono stati assenti ingiustificati. Accettare la proposta di legge Zan significa tagliare le radici ideali della “controrivoluzione” esercitata all’interno del Parlamento, ovvero l’opposizione alla sovversione dell’ordine naturale e divino e annientare un patrimonio etico e politico di portata storica, spalancando porte e finestre al Pensiero Unico politicamente corretto globalista, cadendoci dentro per sempre.

Domine, salva nos, perimus; impera et fac, Deus, tranquillitatem magnam. Porro homines, cum vidissent quod fecerat signum, dicebant: qualis est hic, quia ventis imperat et mari, et oboediunt ei“.

DA

Dicendo “è stato partorito da una donna” col ddl Zan si rischia una denuncia!

Immigrazione, giro di vite anche in Svezia: via il permesso permanente

Roma, 22 lug — Stretta sull’immigrazione in Svezia, stop ai permessi di soggiorno permanenti. Il mese scorso il parlamento svedese ha approvato una legge che renderà limitata nel tempo la permanenza dei rifugiati nel Paese. Il provvedimento andrà in sostituzione della legislazione temporanea introdotta cinque anni fa nel tentativo di ridurre il numero record di richieste di asilo.

Svezia, stretta sull’immigrazione

Prima del 2016, infatti, dal 1984 il paese scandinavo aveva sempre rilasciato permessi di soggiorno permanente a immigrati e richiedenti asilo. Le nuove regole, introdotte dal governo socialdemocratico-verde a fine aprile, ribaltano questa norma. I permessi saranno rinnovati solo se permangono le stesse circostanze in cui sono stati rilasciati. La legge introduce inoltre l’obbligatorietà di sottoporsi a test di lingua svedese e di educazione civica per chiunque desideri rimanere nel Paese più a lungo.

Protestano le Ong

Scontate le proteste di alcuni gruppi pro immigrazione, come Amnesty Sweden. Le nuove norme sull’immigrazione avranno effetto su chiunque entrerà in Svezia con un visto di lavoro, per studio o sulle famiglie in cerca di residenza permanente. I nuovi arrivati ​​dovranno soggiornare in Svezia per almeno tre anni prima di presentare domanda per la residenza permanente.

Gli immigrati che si trasferiscono in Svezia per unirsi a un membro della famiglia riceveranno solo un permesso di soggiorno temporaneo. Devono inoltre dimostrare di potersi mantenere raggiungendo una soglia di reddito di 8.287 corone (circa 809 euro) al mese per l’anno 2021. L’Agenzia svedese per l’immigrazione ha specificato che la legislazione introdotta non è transitoria, quindi gli immigrati che hanno presentato domanda di residenza permanente prima del 20 luglio verranno trattate ai sensi della nuova legge. Il disegno di legge finale non contiene però limiti al numero di richiedenti asilo.

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/immigrazione-svezia-permesso-permanente-202113/

Il ddl Zan va in vacanza. Che ci resti

Piano a salutarlo come un trionfo, perché non lo è. Tuttavia lo slittamento a settembre della discussione al Senato del ddl Zan costituisce una indubbia vittoria pro family sia perché, fino a poche settimane fa, i sostenitori della legge arcobaleno davano la pratica per chiusa – invece è ancora apertissima -, sia perché offre tempo prezioso per continuare a segnalare le criticità di un provvedimento che, semplicemente, ne ha una marea. Ripassiamo le dieci principali. Primo: si basa su una menzogna, ossia un’impennata di violenze di matrice omotransfobica che avrebbero luogo in Italia e di cui, a oggi, non c’è uno straccio di prova. Secondo: il ddl Zan presuppone un vuoto normativo di cui, pure qui, manca ogni evidenza. Terzo: come sottolineato anche da Mario Capanna, storico leader della sinistra radicale, aggiunge «reati non diritti».

Quarto: consegna a pm e giudici un impianto fumoso che, da una parte dilata l’arbitrio della magistratura, e, dall’altra, mina quella base dello stato di diritto secondo cui il cittadino deve poter sapere prima da quali condotte deve tenersi alla larga. Quinto: introduce concetti puramente ideologici, su tutti quell’«identità di genere» quale «percezione di sé» che, già antropologicamente – figurarsi sul piano giuridico – è devastante. Sesto: mette di mezzo i bambini, prevedendo iniziative ufficialmente contro le discriminazioni ma, di fatto, ad alto tasso ideologico in scuole «di ogni ordine e grado» (articolo 7). Settimo: prevedendo che iniziative arcobaleno debbano aver luogo in ogni istituto, si va a menomare il primato educativo delle famiglie, che devono rimaner libere di diffidare di concetti – primo su tutti l’«omofobia» – che, per quanto ormai di uso comune, continuano a presentare profili critici.

Ottavo: è pure di dubbia utilità, dato che nei Paesi che hanno introdotto norme simili le discriminazioni, anche a distanza di dieci anni, restano molte e in crescita. Nono: è contraddittorio, dato che all’articolo 10 chiama in causa l’Oscad – osservatorio incardinato presso il Viminale – per la «realizzazione di politiche per il contrasto della discriminazione», dimenticando che proprio di dati raccolti dal 2010 in poi dall’Oscad smentiscono l’esistenza di una emergenza che giustifichi il ricorso alla legge penale. Decimo: è una legge ipocrita, perché nella sua formulazione attuale chiama in causa la tutela della disabilità, ma però lo fa richiami tardivi (aggiunti con degli emendamenti alla Camera) e pure parziali (l’articolo 7, dedicato alle scuole, della disabilità non parla). Riassumendo, siamo davanti a un mostro giuridico, fatto e finito.

A meno che, ovvio, non si voglia dare ad un testo falso, pretestuoso, ideologico, contraddittorio e ipocrita un aggettivo riassuntivo e più cattivante. Auguri. Ma il punto, ora, non è quale qualifica dare al ddl Zan, bensì far capire al centrodestra che una simile norma più che corretta va cestinata. Per il semplice fatto che più che aggiungere tutele ne toglie; più che dare qualcosa alle persone con tendenze non eterosessuale, toglie tantissimo a tutti – in primis a chi condivide un’antropologia fondata sul diritto naturale – e, quel che è peggio, getta le basi per l’utero in affitto, le adozioni omogenitoriali e via di questo passo, come dichiarato in piazza a Milano da Marilena Grassadonia, esponente Lgbt che almeno ha il pregio dell’onestà intellettuale. Ora, urge forse una legge simile, tanto più in un Paese famigerato per averne già troppe? Pare proprio di no. Per cui, caro ddl Zan, buone vacanze. E ovunque tu vada, restaci.

DA

Il ddl Zan va in vacanza. Che ci resti

Governo cinese ordina ai protestanti di predicare il discorso comunista di Xi Jinping

L’EDITORIALE DEL LUNEDÌ
di Leonardo Motta

Funzionari del governo comunista cinese hanno ordinato ai pastori
della comunità protestanti controllate dallo stato di studiare e
predicare il discorso del presidente Xi Jinping del 1° luglio in
occasione del centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese
(PCC).
Secondo quanto riportato dalla rivista Bitter Winter, le direttive
sono state annunciate durante la conferenza nazionale del Movimento
patriottico delle Tre Autonomie, l’organismo controllato dallo Stato
delle comunità ecclesiali protestanti nella Cina continentale, e del
Consiglio cristiano cinese, che sovrintende all’educazione nelle
chiese delle Tre Autonomie, .
Così il tema della conferenza dell’8 luglio è stato
sull'”Apprendimento e attuazione dello spirito del discorso del 1°
luglio del segretario generale Xi Jinping” ed è stata guidata da Xu
Xiaohong, presidente del Movimento patriottico delle Tre Autonomie e
Wu Wei, presidente del Consiglio cristiano cinese.
Entrambi i gruppi sono supervisionati dal Dipartimento del Lavoro del
Fronte Unito, l’intelligence generale e l’organo di coordinamento del
PCC che raccoglie informazioni, gestisce le relazioni e tenta di
influenzare individui e organizzazioni, compresi i gruppi religiosi
all’interno e all’esterno della Cina.
Durante la conferenza, i capi di gruppi nominati dallo stato hanno
affermato di sperare che i pastori della chiesa rendano il discorso
del presidente Xi un importante argomento di studio, la predicazione
nei suoi sermoni e un argomento di discussione per i gruppi di studio
della Bibbia.
Xu Xiaohong ha tenuto un sermone modello per i pastori basato su nove
punti del discorso che glorificava la Cina, il PCC e il presidente Xi.
Inoltre ha esortato i pastori a rendersi conto che il PCC e Xi hanno
portato al grande ringiovanimento della nazione cinese e che i
cristiani devono ripetere frequentemente due slogan: “Lunga vita al
grande, glorioso e corretto Partito Comunista Cinese! Viva il grande,
glorioso ed eroico popolo cinese!”. Xiaohong  ha insistito sul fatto
che le radici e il sangue del PCC sono nelle persone ed è il partito
stesso del popolo. Xu ha detto che il PCC ha portato grandi e
armoniosi sviluppi alle “cinque civiltà”: materiale, politico,
spirituale, sociale ed economico e per questo motivo i cristiani
dovrebbero fidarsi del PCC poiché ha governato con successo il Paese
per oltre 70 anni e dovrebbero unirsi al PCC nel dire alle potenze
straniere ostili che “l’era in cui la nazione cinese è stata
massacrata e intimidita è finita per sempre”, ha aggiunto. Il
funzionario ha anche avvertito che il mancato rispetto delle direttive
sarebbe considerata una violazione della sinicizzazione, condizione
necessaria per la sopravvivenza delle chiese in Cina.
La sinicizzazione mira a imporre regole rigide a società e istituzioni
basate sui valori fondamentali del socialismo, dell’autonomia e del
sostegno alla leadership del Partito comunista cinese. La Cina,
ufficialmente atea, riconosce l’entità giuridica di cinque religioni:
protestantesimo, cattolicesimo, buddismo, islam e taoismo.
Per decenni, le autorità cinesi hanno strettamente controllato i
gruppi religiosi ufficiali e perseguitato coloro che aderiscono a
gruppi non riconosciuti o non registrati, come la Chiesa di Dio
Onnipotente e il Falun Gong. Quest’ultimo è tra i 20 culti o gruppi di
credenze etichettati come “anti-Cina” o “culti malvagi”.
Dal 2018, con il pretesto di nuove normative in materia religiosa, le
autorità cinesi hanno chiuso centinaia di chiese e associazioni di
beneficenza ecclesiastiche, inclusi orfanotrofi gestiti da cattolici,
con l’accusa di operare illegalmente o violare le regole indottrinando
le persone con la religione.
Nel suo discorso energico durato circa un’ora, Xi aveva elogiato il
ruolo vitale del PCC nel gettare le basi della Cina moderna e aveva
avvertito che i tentativi di separare il partito dal popolo cinese
sarebbero falliti.
“Solo il socialismo può salvare la Cina, e solo il socialismo con
caratteristiche cinesi può sviluppare la Cina. Non permetteremo mai a
nessuno di intimidire, opprimere o soggiogare la Cina. Chiunque oserà
tentare di farlo sarà colpito con il sangue sulla testa contro la
forgiata Grande Muraglia d’Acciaio. da oltre 1,4 miliardi di cinesi”,
aveva detto Xi in quella che sembrava una velata minaccia per
l’Occidente.
Xi aveva anche affermato che la Cina ha un “impegno costante” per
l’unificazione con Taiwan. Anche se la Taiwan democratica da tempo è
un paese indipendente, la Cina la considera ancora una provincia
separatista e parte del suo territorio ed ha minacciato di voler
annettere Taiwan militarmente.
“Nessuno dovrebbe sottovalutare la determinazione, la volontà e la
capacità del popolo cinese di difendere la propria sovranità nazionale
e integrità territoriale”, ha affermato Xi.

Leonardo Motta

Il report che annienta gli ultrà del ddl Zan

Analizzati ben 3,2 milioni utenti sui social. Il sentiment è negativo nel 58,1% dei casi. Ecco il report che mette nell’angolo tutta l’ideologia di Letta e degli ultrà del ddl Zan

Come pensate che la prenderanno i paladini del ddl Zan? Probabilmente malissimo. Ma i numeri non mentono. Secondo un report realizzato in esclusiva per il Giornale.it dalla piattaforma Human, la maggioranza degli italiani mal digerisce la legge che tanto sta accendendo il web (e la politica) in questi giorni. Sui principali social network quasi il 60 per cento (il 58,1% per la precisione) dei post ha, infatti, un sentiment negativo.

E adesso chi glielo va a dire a Chiara Ferragni e al marito Fedez, che ai pollicioni alzati verso l’alto tengono tantissimo? Per i due influencer, che si sono spesi in prima persona a favore dell’approvazione del ddl Zan, è sicuramente una doccia fredda, ma il vero che ne esce con le ossa rotte è Enrico Letta. Dopo i flop incassati sullo ius soli e sulla reintroduzione della tassa di successione, il segretario piddì ha puntato tutto su un’altra battaglia profondamente divisiva: la legge contro la omotransfobia, appunto. E dire che noi del Giornale.it avevamo previsto tutto già a inizio giugno pubblicando un sondaggio top secret che svelava il perché del repentino crollo nei sondaggi del Partito democratico. Già allora le percentuali parlavano chiaro: oltre il 60 per cento si era detto contrario alla legge bavaglio che, mascherandosi dietro la lotta alla omotransfobia, rischia (se approvata come vorrebbero i dem) di introdurre pesanti restrizioni alla libertà di pensiero; oltre il 75 per cento, invece, diceva “no” al reintorno dell’ingiusta imposta che fa cassa sui patrimoni lasciati agli eredi; quasi il 70%, infine, non voleva nemmeno sentir lontanamente parlare di cittadinanza facile ai figli degli immigrati.

Per il momento Letta ha deciso, per nostra fortuna, di accantonare le crociate a favore dello ius soli e della tassa di soggiorno. Per quanto riguarda il ddl Zan non intende fare altrettanto. Sembra, infatti, determinato ad andare fino in fondo. Non che non avrebbe la possibilità di tornare sui propri passi. Ancora ieri Matteo Salvini gli ha proposto di vedersi “prima che il testo arrivi in Aula” in modo da emendare “i punti critici”, ovvero gli articoli 1, 4 e 7. E anche Matteo Renzi gli ha consigliato di mediare. “Così nel giro di qualche ora approviamo la legge…”, ha fatto presente. “Se qualcuno del Pd vuole fare di questa una battaglia di bandiera in vista delle elezioni – ha chiosato – è una vergogna, smettiamola con il muro contro muro”.

Dall’analisi fatta dalla piattaforma Human, che nell’ultimo mese ha mappato 21mila post e analizzato 17mila commenti, andando a intercettare il parere di ben 3,2 milioni di utenti su Facebook, Twitter e Instagram, emerge chiaramente come questa polarizzazione abbia spostato il focus della discussione. Le liti all’interno della maggioranza (in particolar modo gli scontri tra Renzi e Letta e tra Salvini e Letta) e i post al veleno con i Ferragnez hanno, infatti, contribuito ad alzare all’inverosimile la temperatura sui social e in parlamento.

Il muro contro muro voluto da Letta finisce rischia ora di scontentare anche quei parlamentari che inizialmente si erano detti favorevoli al ddl Zan. In una intervista al Corriere della Sera la senatrice di Forza Italia Barbara Masini glielo ha detto chiaro e tondo: “Non stiamo giocando la finale degli Europei. Per avere una legge si può accettare anche di togliere qualche bandierina”. Lo stesso Renzi ha invitato i dem a smetterla di “inseguire gli influencer” e “tornare a far politica”. Viste le premesse, il dibattito difficilmente tornerà a distendersi. Tanto che resterà tra i temi caldi delle rassegne estive. Una su tutte Ponza d’Autore che venerdì prossimo ospiterà una tavola rotonda su I colori dell’arcobaleno.

Va detto che nemmeno la destra ha risparmiato duri colpi agli avversari. Se però da una parte, come emerge dal report di Human, Salvini ha mirato semplicemente a un posizionamento “anti ddl Zan”, dall’altra Giorgia Meloni ha allargato a quanti sono a favore della famiglia tradizionale e a preservare l’assetto consolidato della società. Dall’analisi delle conversazioni generate dai post dei due leader spiccano infatti parole chiave come “mamma e papà”, “libertà”, “famiglia tradizionale” e “uomo e donna”. Termini che, invece, spariscono del tutto nei commenti ai post del segretario dem.

 

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https://www.ilgiornale.it/news/politica/report-che-annienta-ultr-ddl-zan-1962910.html

Carlo Nordio punta il dito contro una “magistratura decrepita: giudici alle corde, agire ora o mai più”

Instancabile lottatore. L’ex procuratore Carlo Nordio da sempre è insofferente alle dinamiche del suo mondo, del quale ha denunciato le storture molto prima di Palamara e con la credibilità, rispetto all’ex capo dell’Anm, di chi non ha mangiato nel piatto delle mele marce. La sua battaglia va avanti da tempo, ma mai come oggi il magistrato ha confidato nel successo finale.

Procuratore, come mai la vediamo in trincea, impegnatissimo in favore dei referendum di Lega e Radicali sulla giustizia?
«Perché questo è il momento giusto, per la prima volta da tangentopoli, per dare uno scossone a una giustizia decrepita. Sulla necessità di queste riforme insisto da oltre vent’ anni: mentre ero in servizio ero considerato un eretico o un disfattista, ora vedo che gran parte dei giuristi e dell’opinione pubblica condivide le mie idee. Sono contento e motivato».

Se non ora quando, parafrasando slogan di altre battaglie?
«È un treno che non si può perdere. Fino ad ora le riforme sono state paralizzate dallo strapotere della magistratura e dall’ignavia della politica. Ora il governo, pur avendo come ho detto un limitato potere, ha un grande prestigio, e soprattutto è inamovibile. Inoltre la magistratura è crollata nella credibilità, e non può più condizionare la politica come ha fatto fino a ieri».

Un quesito del referendum è la separazione delle carriere tra giudici e pm. Da ex procuratore, perché è favorevole?
«Perché la separazione è consustanziale al processo penale accusatorio, cosiddetto alla Perry Mason, che abbiamo adottato nel 1988. In tutto il mondo anglosassone le carriere sono separate, per evitare un’irragionevole confusione di ruoli. Per di più, da noi il pm è un mostro di potenza: gode delle garanzie del giudice ma è anche capo della polizia giudiziaria e monopolista dell’azione penale. È l’unico organo al mondo, con un grande potere senza responsabilità».

Un magistrato che sbaglia deve pagare per i propri errori?
«Un magistrato inetto, incapace o peggio ancora in malafede non va colpito sul portafoglio, ché tanto è assicurato. Va punito nella carriera, e cacciato dalla magistratura».

Non ritiene che i referendum siano un di più e che la riforma Cartabia sia sufficiente per combattere i mali della giustizia?
«La riforma Cartabia è il cosiddetto minimo sindacale per ottenere i finanziamenti europei. Lei è il miglior Guardasigilli dai tempi di Gonella, ma non può far molto perché le riforme le fa il Parlamento, che è dominato da un maggioranza retriva e giacobina. Anche se credo che, per ragioni di sopravvivenza, i grillini si adegueranno alle proposte, importanti ma non certo risolutive, del governo».

Che giudizio dà della riforma, che per non abolire la prescrizione ha introdotto il principio metagiuridico dell’improcedibilità?
«È un compromesso escogitato per non umiliare i grillini. Non potendo incidere sulla prescrizione voluta da Bonafede, si punta a estinguere non il reato ma il processo. Se non è zuppa, è pan bagnato. Il risultato è accettabile, perché comunque il cittadino non starà in eterno sulla graticola giudiziaria. Personalmente avrei preferito una soluzione più lineare: mantenere bassi i termini della prescrizione, ma farli decorrere non dalla commissione del reato ma dall’esercizio dell’azione penale. Comunque, per ora, questo è il massimo che si potesse ottenere».
A cosa è dovuto il tracollo di credibilità della magistratura?
«Il tracollo è dovuto a mille cause remote. Ma la causa prossima è stato lo scandalo di Palamara e quello, assai più grave anche se se ne parla poco, di Milano e della consegna illegittima di verbali secretati. Il Consiglio Superiore della Magistratura fa finta di nulla, ma i cittadini queste cose le intuiscono».

Palamara sostiene che dopo la sua cacciata nulla sia cambiato, se non che l’Associazione Nazionale Magistrati si è spostata ancora di più a sinistra…
«Più che l’Anm, è il Csm che si è spostato a sinistra, perché alcuni dei suoi membri moderati sono stati invitati o costretti alle dimissioni, in quanto le loro chat con Palamara erano state sapientemente divulgate. Ma Palamara non ha parlato solo con loro. Bisogna domandarsi perché le altre siano state omesse, o addirittura siano andate perdute. Ma è un canto del cigno. Se il referendum passa, il Csm cambierà radicalmente, e prima o dopo arriveremo al sorteggio, unica vera riforma efficace per eliminare la degenerazione correntizia».

Si avvererà la profezia del radicale Massimo Bordin, secondo il quale i magistrati finiranno per arrestarsi tra loro?
«No. I più, cioè i bravi e gli onesti, spereranno in una riforma che li affranchi dallo strapotere delle correnti. Gli altri attenderanno che passi la nottata. Ma quando si sveglieranno, se il referendum avrà vinto, vedranno un’alba diversa».

Da magistrato, come mai sostiene la supremazia della politica sul potere giudiziario?
«Perché prima di essere un magistrato sono un cittadino. E in democrazia il potere appartiene agli elettori, non ai magistrati».

Si dice che solo una piccola parte dei magistrati sia politicizzato: perché gli altri non si ribellano?
«La maggior parte dei magistrati pensa a lavorare; non si ribella perché sa che, se alza troppo la testa, entra nel libro nero dei vertici associativi. Questo non compromette la carriera economica, che è automatica, ma impedisce di ambire a qualche carica importante».
Sarebbe auspicabile un ripensamento dell’azione penale obbligatoria, con un’indicazione delle priorità che i pm devono seguire?
«L’azione penale obbligatoria è incompatibile con il nostro processo accusatorio introdotto da Vassalli. Ma d’altra parte è prevista dalla Costituzione. Avrebbero dovuto coordinare i due testi. Comunque, se deve esserci un indirizzo sulle priorità da seguire nelle indagini, questo dovrebbe essere conferito al Parlamento, che se ne assume la responsabilità politica».

L’influenza delle toghe sulla politica segue un disegno preciso?
«La magistratura più conservatrice vedrà sempre un nemico in chiunque voglia le riforme: Berlusconi, Salvini, Renzi. Con Salvini si è toccato il fondo: assolto di qua e rinviato a giudizio di là per fatti identici. Anche se la colpa maggiore è stata del Parlamento: ha preso due decisioni opposte solo perché era cambiata la maggioranza. Una prostituzione della giustizia che mi ha disgustato».

Alla fine Berlusconi è stato vittima delle toghe o di se stesso?
«Berlusconi è stato vittima di entrambe le cose. L’informazione di garanzia notificata a mezzo stampa a Napoli è stata una gravissima violazione di legge, ma nessuno ha mai indagato sui responsabili depositari del segreto violato. Quando però Berlusconi ne ha avuto la possibilità, invece di agire con riforme serie e organiche ha perso tempo con leggi personali, oltretutto inutili per le sue vicende. Una grande occasione perduta».

A proposito di politica, lei ha attaccato la legge Zan: cosa non la convince?
«Da qualsiasi aspetto la si guardi, tecnico, lessicale, sistematico, per non dire etico, la legge Zan è un pasticcio colossale. Per di più è scritta in pessimo italiano, il che la rende oscura e suscettibile di varie interpretazioni. Portata in tribunale creerebbe enormi problemi. Vulnera il Concordato, al quale siamo vincolati dalla Costituzione. La Santa Sede ha ragione nel sollevare obiezioni. E ancora, non mi convince perché vulnera i principi di tassatività, legalità e specificità che costituiscono la struttura della fattispecie di reato. Questo aspetto è stato fatto presente in Commissione da quasi tutti i giuristi. Ma dubito che i grillini li abbiano capiti. Quanto al Pd lo ha capito benissimo, ma il suo è un ragionamento solo politico».

Ritiene che sia necessaria una tutela rafforzata dei gay e delle minoranze?
«Le tutele che già ci sono bastano e avanzano. Io sono il primo a sostenere che chi offende la sessualità altrui è un grossolano cialtrone: ma va trattato come tale, con l’ironia e la polemica civile, non con il carabiniere e il magistrato».

I difensori della legge Zan sostengono si tratta di un’estensione della legge Mancino contro il razzismo e l’odio religioso…
«La legge Mancino aveva una forte connotazione politica, per quei tempi anche giustificata. Ma per conto mio anch’ essa è superata. Le opinioni si combattono con le opinioni, non con la galera».

Quindi per lei i reati d’opinione non sono mai giustificabili?
«No. Tra l’altro, c’è una contraddizione palese. Per combattere la discriminazione, la legge Zan introduce una discriminazione ancora più feroce, perché vuole sbattere in prigione i discriminatori. Combatte l’intolleranza con un’intolleranza ancor più severa».

DA

https://www.liberoquotidiano.it/news/giustizia/27939174/carlo-nordio-magistratura-decrepita-giudici-corde-agire-ora-mai-piu.html

Il “ddl Zan finlandese” miete vittime: a processo un ex ministro che citò la Bibbia

SEGNALAZIONE DELL’AVV. ROBERTO GALLO

L’ex ministro Pasanen andrà a processo in Finlandia con l’accusa di “incitamento all’odio” verso gli omosessuali per aver citato san Paolo. «Ho diritto a professare la mia fede»

Una parlamentare ed ex ministro andrà a processo e rischia il carcere per aver citato passi della Bibbia ritenuti offensivi nei confronti degli omosessuali. Succede in Finlandia, non in Italia, ma chi sostiene che il ddl Zan sia innocuo e non mini la libertà religiosa e di espressione farebbe bene a drizzare le orecchie. Perché è proprio a causa di una legge “simil Zan” che ora Paivi Rasanen si trova nei guai in Finlandia.

Le critiche alla Chiesa luterana

Rasanen, medico di professione, parlamentare da quasi 20 anni e ministro degli Interni tra il 2011 e il 2015, è stata rinviata a giudizio il 29 aprile in particolare per un tweet postato il 17 giugno 2019. Quell’anno la madre di cinque figli, già presidente del partito dei Cristiano democratici e membro attivo della Chiesa luterana finlandese, aveva criticato la decisione della Chiesa di sponsorizzare il gay pride 2019, chiedendo come poteva essere coerente con la lettera ai Romani nella quale san Paolo scrisse:

«Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, così da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento» (Romani 1,24-27).

«Non ho insultato gli omosessuali»

Dopo aver letto il post, condiviso anche su Facebook e Instagram, un cittadino finlandese la denunciò alle autorità giudiziarie. L’1 novembre 2019 la polizia di Helsinki interrogò la parlamentare per quattro ore in merito al contenuto del suo tweet. Come dichiarò Rasanen a First Things l’anno scorso, «il mio obiettivo non era in alcun comodo insultare una minoranza. La mia critica era rivolta ai leader della Chiesa. Non mi passò neanche per la mente che il mio tweet potesse essere considerato illegale».

Nel 2011 il governo aggiornò la sezione 10 del Codice penale finlandese per includere «l’orientamento sessuale» nell’articolo che proibisce «l’espressione di opinioni e altri messaggi che minaccino, diffamino e insultino certi gruppi». Sono previste pene che vanno da una semplice «multa al carcere per un massimo di due anni». Una misura ben più blanda, dunque, del famigerato ddl Zan.

«Attacco alla libertà religiosa»

Il 2 marzo la polizia interrogò nuovamente Rasanen per 5 ore e mezza per un libretto scritto nel 2004 e pubblicato su siti legati alla Chiesa luterana, intitolato: Maschio e femmina li creò. Nel testo l’onorevole, che è moglie di un pastore luterano e dottore in teologia, spiegava la posizione della Bibbia e perché le relazioni omosessuali non possono essere approvate dalla Chiesa. La polizia aveva già indagato in passato se il libretto potesse costituire un reato e aveva concluso negativamente. Rasanen fu interrogata una terza volta e poi una quarta in merito a una partecipazione in tv nel 2018 dedicata al tema: «Che cosa penserebbe Gesù degli omosessuali?». Anche in questo caso, la polizia aveva già concluso che «nessun crimine è stato compiuto».

L’ex ministro ritiene che tutte queste interrogazioni rappresentino già dei «tentativi di restringere la libertà di espressione e la libertà religiosa». Nonostante la Costituzione finlandese protegga entrambi i diritti, «in pratica se non utilizziamo questi diritti, se rimaniamo in silenzio ogni volta che c’è un tema controverso, lo spazio per esercitarli si restringe sempre di più».

«Ho diritto a professare la mia fede»

Nonostante in passato le indagini della polizia avessero portato a un nulla di fatto, a fine aprile il Procuratore generale ha rinviato a giudizio Rasanen per il tweet, la partecipazione in tv e il libretto scritto nel 2004 con l’accusa di «incitamento all’odio» verso gli omosessuali, riporta l’Helsinki Times.

«Non posso accettare che si possa finire in carcere per avere espresso le proprie convinzioni religiose», ha fatto sapere la parlamentare di 61 anni attraverso i suoi legali di Adf International. «Io non sono colpevole di aver minacciato, diffamato o insultato alcuno. Le mie dichiarazioni sono tutte basate sugli insegnamenti della Bibbia in merito a sessualità e matrimonio. Difenderò il mio diritto a professare la mia fede, così che nessun altro venga privato dei suoi diritti alla libertà religiosa e di espressione. Le mie affermazioni sono legali e non dovrebbero essere censurate. Non mi lascerò intimidire».

Secondo Paul Coleman, direttore esecutivo di Adf International, «la decisione del Procuratore generale crea una cultura di paura e censura. È triste che casi simili stiano diventando fin troppo comuni dappertutto in Europa». Con l’approvazione del ddl Zan, “casi Rasanen” sarebbero inevitabili anche in Italia.

@LeoneGrotti

DA

Il “ddl Zan finlandese” miete vittime: a processo un ex ministro che citò la Bibbia

Simone Pillon: “il ddl Zan è un grimaldello per trasformare le basi stesse della nostra società”

TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DEL SENATORE CRISTIANO DELLA LEGA SIMONE PILLON DEL 14 LUGLIO 2021 IN DISCUSSIONE GENERALE SUL DDL ZAN

Signor Presidente, cari colleghi, questo non è un disegno di legge: questo è un disegno di nuova umanità. Si vuole utilizzare una battaglia giusta e condividibile, quella contro ogni forma di aggressione ingiustificata, facendola diventare un grimaldello per trasformare le basi stesse della nostra società. Vediamo se riesco a dimostrarlo nei minuti che mi sono stati concessi.

È un disegno di uomo che è denunciato già dall’articolo 1. All’articolo 1 si vanno a sostituire parole naturali come «sesso», previste dalla nostra Costituzione e previste semplicemente dalla naturalità dell’essere umano, con «genere», «orientamento sessuale» e «identità di genere». Cos’è l’identità di genere? Io credo che molti in quest’Aula ignorino che cosa sia davvero l’identità di genere. L’identità di genere, attualmente codificata per esempio sul sito Facebook, ammonta a 58 identità differenti che, oltre al maschile e al femminile, includono anche gay, lesbica, bisessuale, transessuale, transgendercisgenderqueer, pansessuale, intersessuale, genere non binario, genderqueer, androgino, asessuale, agenderflux, demisessuale, grey asexual, aromantico. E potrei continuare per ore. Noi siamo davvero convinti che presentare ai nostri figli l’alternativa tra queste identità di genere sia un buon modo per crescerli liberi, sereni ed equilibrati? Io credo che offrire tutte queste identità di genere serva in realtà a togliere l’identità ai nostri ragazzi, serva a togliere l’identità ai nostri figli.

Vorrei leggere le parole di Keira Bell, una ragazza inglese che ha fatto una transizione di genere quando aveva sedici anni. È stata convinta nella sua scuola a fare una transizione e quindi si è fatta amputare il seno e si è fatta trasformare i genitali, dopo un lungo periodo di trattamento con bloccanti della pubertà. Le sue parole, dopo aver vinto la causa contro la clinica Tavistock and Portman di Londra: «Non si possono prendere decisioni simili a sedici anni e così in fretta. I ragazzi a quell’età devono essere ascoltati e non immediatamente assecondati. Io ne ho pagato le conseguenze, con danni gravi fisici. Ma così non va bene, servono cambiamenti seri». Questo sta accadendo non in ignoti Paesi del terzo mondo, ma nella civilissima Londra, nella civilissima Gran Bretagna, dove anni fa è stata approvata una legge, l’Equality Act, che è molto simile al disegno di legge Zan. Grazie all’Equality Act, ogni forma di resistenza da parte dei medici, da parte del personale ospedaliero, da parte degli insegnanti e da parte degli stessi genitori alla transizione di genere dei minorenni è stata etichettata come omofobia.

Siccome non mi credete, vi invito a leggere alcuni libri. Sono in lingua inglese, perché ovviamente non vengono tradotti in italiano.

«Christians in the firing line», per esempio, scritto dal dottor Richard Scott, racconta come, sempre nella civilissima Gran Bretagna, un magistrato abbia perso il lavoro e sia stato licenziato semplicemente per aver scritto in una sentenza che i bambini, in caso di adozione, hanno il diritto ad essere adottati da una coppia con mamma e papà e non da una coppia di persone dello stesso sesso. È stato licenziato e il suo nome è Andrew McClintock. Non solo, c’è un altro caso – potrei andare avanti per ore a leggerveli – di un medico pediatra di comunità, che ha perso la causa contro il servizio sanitario inglese ed è stato licenziato per aver dimostrato scientificamente che i bambini crescono meglio in un contesto in cui la genitorialità è costituita da mamma e papà. Nel libro ci sono molti altri casi e ne ricordo il titolo: «Christians in the firing line».

È singolare che quanto oggi ho sentito in quest’Aula contrasta radicalmente con le evidenze di Paesi in cui testi simili al disegno di legge Zan sono già in vigore. Vi invito anche a leggere «What are they teaching our children», che è un interessantissimo testo in inglese sulle ideologie che vengono utilizzate per indottrinare i ragazzini, fin dall’età più piccola, in cui si va sostanzialmente a insegnare che qualunque tipo di sensazione del bambino deve essere immediatamente assecondata e seguita. Vorrei raccontare in quest’Aula la storia di un papà canadese, che si chiama Robert Hoogland: avete tutti Google e potete cercare il suo nome. Robert Hoogland non si è rassegnato al fatto che la sua bambina, alla scuola superiore, all’età di dodici anni – quelle che da noi sono scuole medie, in Canada sono già scuole superiori – fosse stata convinta nella sua scuola a cominciare la transizione di genere. Egli si è sempre rifiutato di assecondarla, perché riteneva che fosse sbagliato. Il giudice, non più tardi di due mesi fa, lo ha condannato a sei mesi di reclusione e a 30.000 dollari di multa semplicemente per aver usato verso sua figlia il pronome femminile she e aver continuato a chiamarla con il suo nome da bambina. Quella era la sua bambina. Queste non sono invenzioni, ma storie di Paesi che hanno seguito prima di noi questa strada e ora stanno tornando indietro. La clinica Tavistock and Portman di Londra ora è sotto attacco giudiziario. La metà dei medici di quella clinica, che era una delle cattedrali mondiali del gender, si è dimessa. Il segnale che sta arrivando è che la teoria gender va completamente rivisitata, ma noi c’è la troviamo spiattellata nell’articolo 1 del disegno di legge in esame, che definisce la persona indipendentemente dal proprio sesso.

Abbiamo inoltre un problema enorme dal punto di vista della libertà di parola. Ho già raccontato in Commissione e vorrei raccontare anche in Assemblea la storia di un pastore protestante, di nome John Sherwood. Si tratta di un pastore protestante di settantadue anni, che è stato trascinato via in manette, nell’aprile 2021, nella metropolitana di Londra – quindi, anche in questo caso, non in un Paese barbaro, ma in un Paese civilissimo – con l’accusa di omofobia, perché come tutti i venerdì si era recato nella stazione della metropolitana per leggere la parola di Dio. Quella mattina ha letto il brano della Genesi, dove c’è scritto «maschio e femmina li creò». C’era una coppia di lesbiche e si è permesso di aggiungere che per noi cristiani il matrimonio è solo tra uomo e donna. Questa coppia di lesbiche si è sentita discriminata e ha fatto appello all’equality act, chiamando la polizia, che è intervenuta, lo ha arrestato e ammanettato, trascinandolo via in mezzo alla folla. Vi prego di guardare su Internet il video dell’arresto di John Sherwood, che è stato trattenuto per ventiquattro ore alla stazione della polizia e ora è sotto processo per omofobia. Pensate forse che queste cose non accadranno? È chiaro che in questo momento tutti vi raccontano che la libertà non è assolutamente in pericolo e anzi potrete continuare a dire che siete contro l’utero in affitto. Vi dico però che questo non accadrà, perché l’utero in affitto è esattamente il diritto riproduttivo della coppia same-sex. Se qualcuno vi venisse a dire che non vi dovete riprodurre, vi sentireste discriminati? Certamente sì!

Allo stesso modo, nessuno potrà più dire che una coppia same sex deve essere esclusa dal ricorso all’utero in affitto, perché quello significherebbe discriminarla in uno dei suoi diritti, cioè nel suo diritto riproduttivo. Stiamo attenti, perché la propaganda è un discorso, i vari Fedez di turno sono un altro discorso, ma qui dentro le cose dovremmo avere il coraggio di vederle non solo con gli occhi delle ideologie o con gli occhiali del partito politico di appartenenza, ma con la testa di chi sa vedere quali sono conseguenze che in altri Paesi hanno generato ingiustizie inaccettabili. Visto che siamo ancora in tempo, per favore fermiamoci, ragioniamoci. Solo un uomo può essere un padre: questa frase sarà discriminatoria perché ci sono i cosiddetti papà cavalluccio marino, che in realtà sono donne che però hanno fatto la transizione bombardandosi di ormoni e quindi hanno la barba, hanno i peli, hanno tutto quello che serve per essere uomini tranne i genitali, che hanno mantenuto femminili, e a quel punto possono restare gravide, ma vogliono essere chiamati papà”, chiamarli mamme o donne diventerà automaticamente discriminazione. Andate a vedere che cosa è successo alla madrina di Harry Potter, l’autrice inglese Rowling, che si è permessa di scrivere su Internet che la parola «donna» non può essere sostituita dalla definizione «individuo che mestrua», perché quella espressione è discriminatoria verso la donna. Ha osato dire queste parole. Ebbene, è stata bombardata, massacrata sui social media perché si è detto che non rispetta gli uomini che mestruano. Siamo a questo? Siamo al punto di non sapere più distinguere il maschile dal femminile? Guardate che poi queste non saranno bizzarre teorie che il senatore Pillon agita in Aula spaventando la folla degli astanti: queste diventeranno sanzioni penali e io sono pronto a giurare in quest’Aula che un giudice in Italia – ma saranno più di uno – condannerà qualcuno perché ha osato dire che le donne hanno il ciclo mensile e i maschi no. Sarà considerata grave discriminazione.

Ancora, avete letto gli articoli 5 e 6 di questo disegno di legge? Avete letto le pene accessorie folli di chiunque osi discriminare o istigare alla discriminazione sulla base dell’autonomia di pensiero di chi si sente uomo anche se è donna? Ebbene, le pene accessorie, oltre alla galera, sono anche quelle del contrappasso, perché questo povero condannato, perfido omofobo, perderà la patente di guida, perderà il passaporto, perderà i diritti politici, perderà il diritto di fare propaganda politica, perderà ovviamente il diritto alla patente di caccia, ma perderà addirittura la propria dignità, perché sarà costretto a fare lavori socialmente utili presso le associazioni LGBT, con la pena del contrappasso. Questo prevedono gli articoli 5 e 6. Avete letto l’articolo 7? Ho ascoltato attentamente la presidente Malpezzi che ha cercato di raccontarci, a proposito dell’articolo 7, che c’è l’autonomia scolastica; certo che i genitori possono firmare il piano dell’offerta formativa e possono scegliere la scuola in base al POF, ma se tutti i POF conterranno l’ideologia gender – perché questa legge imporrà a tutte le scuole di celebrare la giornata contro omofobia, bifobia, lesbofobia e transfobia – come faranno i genitori? O faranno la scuola a casa, cioè la scuola parentale, o dovranno tenere i figli ignoranti.

Cara senatrice Malpezzi, siamo capaci anche noi di leggere, ci creda sulla parola, ma siamo anche capaci di leggere in inglese e le consiglio caldamente di leggere «What are they teaching the children?». Sono sicuro che lei conosca molto bene l’inglese, ma è un po’ ostico, quindi la invito a leggere un testo italiano, le linee guida della Regione Lazio che sono state precipitosamente ritirate, nelle quali c’era scritto che è buona prassi assecondare i ragazzi nella transizione, ovviamente fin dalla più tenera età, e che è buona prassi addirittura garantire la carriera alias. Non so se sapete in quest’Aula che cosa sia la carriera alias. Ve lo spiego: vuol dire che un bambino di una qualunque età dai due anni in su arriva a scuola e dice di essere Simone ma che oggi si sente Simona. Da quel momento in poi, la maestra, i compagni, la preside, tutti la devono chiamare Simona e devono relazionarsi con lei come se fosse Simona e deve andare nel bagno delle donne.

Questa vi sembra una cosa normale? Vi sembra una cosa giusta?

Giustamente voi ammettete che questa è una cosa giusta e la rivendicate come cosa giusta. Ci sono le pubblicazioni che verranno utilizzate nelle scuole per insegnare il gender; per cui avremo la storia del principe sul pisello, la storia della gatta con gli stivali. È tutto in «Fiabe d’altro genere». Vi invito a leggere questo libricino, che sarà sicuramente utilizzato, insieme a molti altri che non ho portati in Aula. Siccome pensate che sia assolutamente giusto tutto ciò, vi invito a leggere le parole dei genitori tedeschi che sono stati arrestati per aver rifiutato di portare i loro figli a scuola perché quel giorno c’era la lezione di gender. Loro hanno tenuto i figli a casa e sono stati arrestati per questo.

A voi che siete i laicisti e i paladini della laicità dello Stato chiedo una cosa: poiché l’ora di religione è a scelta, mentre l’ora di gender sarà obbligatoria con questo disegno di legge, dov’è la libertà di scelta dei genitori? Dov’è la libertà di educazione prevista dall’articolo 30 della Costituzione? Come sempre, ci sono due pesi e due misure. Quando una cosa fa comodo alla sinistra, allora bisogna imporre al popolo bue e ignorante; quando, invece, una cosa fa comodo a un altro orientamento che non è quello di sinistra, allora diventa assolutamente facoltativa perché dobbiamo rispettare.

Visto che parliamo di cultura, vi invito anche a leggere il libro «Same-sex parenting research» di Walter Schumm. È una ricerca molto interessante, pubblicata ovviamente in lingua inglese perché in Italia queste cose non circolano e certamente non su Feltrinelli, nella quale si spiega quali sono i risultati quando si fanno crescere i bambini con due mamme o con due papà. La cosa carina che mi vengono a dire è che è meglio, piuttosto che stare in orfanatrofio. I bambini, poveretti, crescono anche in quel modo, ma noi dobbiamo cercare il meglio, soprattutto per quei bambini che sono stati così sfortunati da avere perso la loro mamma e il loro papà.

Il meglio significa costruire le condizioni perché trovino una coppia, mamma e papà, che il più possibile assomigli alla coppia che è stata tolta loro dalla natura, dal caso o da una disgrazia. Noi, invece, andiamo a sostituire e, quindi, aumentiamo il danno e usiamo persone che già sono sfortunate di loro per fare esperimenti sociali e poi scopriamo che questi esperimenti sociali falliscono, ma non si può dire perché chiunque dica che i bambini crescono meglio con la mamma e con il papà piuttosto che con due papà o con due mamme – che, tradotto, vuol dire orfani di mamma o di papà, a seconda del caso – è omofobo e intollerante e gli diamo anche un anno e mezzo di galera per stare sicuri. Non è con la galera che si risolvono queste cose, ma con l’attenzione, la cura, la delicatezza, ma anche con l’onestà intellettuale di dire che il papà è maschio, la mamma è femmina, che genitore uno e genitore due non è giustizia sociale, non è equità, non è rispetto. Prima dobbiamo rispettare i bambini; poi rispettiamo gli adulti. Vengono prima i diritti dei bambini e poi i desideri o i capricci – ci sono anche quelli – degli adulti.

Questa norma di fatto ci pone in una condizione molto pericolosa perché va a costruire una nuova umanità in cui tutto sarà famiglia perché, a quel punto, due uomini saranno famiglia e due donne saranno famiglia. A quel punto, perché tre o quattro persone non sono famiglia? Sarebbe discriminatorio e, quindi, tutto sarà famiglia e niente più sarà famiglia. Non esiste una società che sia sopravvissuta alla distruzione della famiglia.

Non so cosa accadrà in questa Aula. I numeri di oggi fanno molto ben sperare che tanti colleghi abbiano compreso che c’è una preoccupazione che va giustamente assecondata, ma che, d’altro canto, però, non si può ignorare una pericolosa deriva ideologica. Se tutto diventa famiglia e, quindi, niente più è famiglia, la società diventa un coacervo di individui e non più di persone.

Arrivo alla conclusione del mio ragionamento non senza avervi segnalato un ultimo libro.

Questo è un report che è stato presentato al Senato due settimane fa sulle violazioni delle libertà fondamentali causate dalle leggi sulla omotransfobia. Sono tutti casi estremamente concreti, documentati, in cui si evince come il pericolo che leggi simili al disegno di legge Zan si trasformino in un una sorta di boomerang per la libertà civile, per la libertà di educazione, per la libertà di pensiero, per la libertà di parola, per la libertà di culto sia assolutamente concreto.

C’è una simpatica storia, che ho pubblicato anche sul mio canale, che racconta di un signore transessuale, un maschio, che ha chiesto di entrare in un convento di clarisse in Belgio. Sembra una barzelletta, invece è una storia vera. Questo signore si è sentito discriminato e d’altronde l’unico motivo per cui è stata rifiutata la sua iscrizione, la sua adesione a questo convento di clarisse, è che era un maschio; quindi oggettivamente è stato discriminato in base al suo sesso. C’è anche un altro caso di una signora alla quale è stato negato l’ingresso in un seminario cattolico e l’unica ragione per cui è stata esclusa è che era femmina e non c’è un’altra ragione; quindi, è vero, è stata discriminata in base alla sua identità sessuale. Ma siamo convinti che sia tutto uguale, sia tutto identico, sia tutto allo stesso livello, sia tutto possibile? Siamo convinti che qualunque tipo di scelta, sulla base di una visione antropologica fondata sulla naturalità della differenza maschile e femminile o – volendo fare il Pillon a tutti i costi – una visione fondata sulla propria fede religiosa non abbia più libertà di essere definita, raccontata, vissuta e non abbia più la libertà di diventare anche una tradizione, un modo di vivere la società?

Io sono convinto che questo sia il più grande errore che noi possiamo fare. La società non si è costruita ieri e non è che sono arrivati i teorici del gender a scoprire che il maschile e il femminile sono la causa di tutti i disastri, di tutte le ingiustizie del mondo e che quindi vanno spianati per un mondo globalizzato, in cui sia possibile vendere smalto per unghie per maschi e per femmine. No, ci sono delle differenze e, come diceva Churchill, fortuna che ci sono quelle meravigliose differenze, benedette quelle differenze.

Noi, come legislatori, non dobbiamo darci come limite quello di una legge a tutti i costi. Penso che abbiamo una possibilità concreta, che è quella di affrontare il fenomeno, se c’è. Io ho dei dati, non li ho citati fino ad oggi ma oggi li cito. Ho fatto una richiesta ufficiale all’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori-OSCAD, che è l’ufficio interforze dedicato alla lotta alle discriminazioni, e mi hanno risposto. Sapete quante segnalazioni (che non vuol dire denunce e neanche condanne) ci sono ogni anno per discriminazioni sulla base del genere? Sono 66 casi in due anni, 33 casi ogni anno. Qui c’è il dato ufficiale, se volete potete chiederlo all’OSCAD.

C’è un fenomeno? Sì, grazie al cielo è molto ridotto. Mi direte che anche un caso è grave. Sono d’accordo con voi: anche un caso è grave. Però non è quell’emergenza, non è quel dramma che si è voluto raccontare. Ci sono casi limitati; a questi casi dobbiamo dare risposte. Come ho già detto, dal mio personale punto di vista (non impegno il mio Gruppo, ma parlo per me), le leggi in vigore sono sufficienti. Trovatemi un caso che sia oggi esente da pena. Chiunque aggredisce, chiunque diffama, chiunque minaccia, chiunque provoca lesioni personali, chiunque attenta alla vita di qualcun altro, chiunque ingiustamente licenzia, chiunque ingiustamente esclude: tutte condotte che hanno sanzioni, in quasi tutti i casi sanzioni penali.

Ci sono condotte che devono essere integrate? Cerchiamole insieme. Ci sono sanzioni che a vostro o a nostro avviso devono essere aggravate? Cerchiamole insieme. Su questo vi garantisco – e lo dice Pillon – che non c’è una preclusione. L’Assemblea non è divisa in due, da una parte gli omofobi e dall’altra le brave persone; non funziona così.

Qui c’è un’Aula che è divisa, perché si è voluta inserire una ideologia inaccettabile in un disegno di legge che aveva un altro scopo. Tutti noi abbiamo esultato per l’Italia che ha vinto la finale degli Europei. È stato interessante vedere qual è stata la prima reazione dei nostri beniamini, dei giocatori. Non hanno telefonato al genitore 1 o al genitore 2. Hanno chiamato la mamma! Hanno chiamato la mamma e le hanno detto: ciao mamma, guarda quanto sono stato bravo. Ho vinto.

Noi italiani abbiamo degli anticorpi preziosi contro queste ideologie che ci vengono da una visione dell’uomo maturata nei college universitari del Nord America. Perché queste ideologie hanno un nome e un cognome: si chiamano Judith Butler, si chiamano Donna Haraway, si chiamano col nome di filosofi e antropologi che sono convinti che solo dal superamento del binarismo sessuale maschile e femminile avremo una società più giusta. Non è così!

Andate, vi prego, a vedere la società svedese e le società del Nord Europa, dove tutto questo è già realtà. Ve lo ripeto. L’ho già detto e lo dico ancora una volta. Abbiamo questa possibilità. Siamo un passo indietro e ancora non siamo caduti nel burrone. Forse ce la facciamo. Forse riusciamo a fare ancora un passo indietro. Per fare questo, però, è necessario che tutti insieme realizziamo il superamento di ogni schema ideologico. Ce la faremo? Francamente, non lo so. Francamente, non sono convinto. La possibilità, però, ce la siamo data.

La discussione continuerà ancora per giorni. Ho messo sul tavolo libri. Ho messo sul tavolo pubblicazioni. Sono a disposizione di tutti i colleghi che vogliano documentarsi anche meglio su questo. Vi prego, non votate questa proposta di legge come la voterebbe un quisque de populo. Approfondite ogni singola norma, anche chi è già convinto, in un senso o nell’altro, vada bene ad approfondire e a valutare ogni singola parola, perché stiamo decidendo di quello che sarà il futuro del nostro Paese.

Marilena Grassadonia, dal palco del Pride, lo ha detto con chiarezza. Ha avuto un pregio, quello della verità, quando ha detto: il disegno di legge Zan è solo l’inizio. Poi vorremo il matrimonio egualitario. Poi vorremo l’utero in affitto. Poi vorremo l’adozione gay e poi vorremo l’insegnamento gender nelle scuole. Tutte cose che sono state dichiarate da un palco, davanti a parlamentari appartenenti a due schieramenti qui presenti che applaudivano. Ditecelo chiaramente, allora. Il progetto che avete in mente è questo? Se questo è il progetto che avete in mente, non vi seguiremo mai e faremo la guerra, qui dentro e là fuori, con tutte le armi che la democrazia ci mette in mano. Perché una società senza famiglia è una società senza futuro; perché una società in cui togliamo i figli ai loro genitori è una società senza futuro ed una società morta. Una società in cui non si può più dire che un uomo è maschio e una donna è femmina è una società che non ha più nulla da dire. Questo è quello che dobbiamo dire ai nostri giovani, questo è quello che dobbiamo dire ai nostri figli!

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/07/15/simone-pillon-il-ddl-zan-e-un-grimaldello-per-trasformare-le-basi-stesse-della-nostra-societa/

La nausea che prende oramai a discutere di Covid e vaccini

Fonte: Andrea Zhok

La nausea che prende oramai a discutere di Covid e vaccini dev’essere considerato un sintomo primario della pandemia.
Però a fronte delle proposte che circolano, oscillanti tra l’insensato e il pericoloso, talvolta tornarci sopra è inevitabile.
L’ultima discussione che è partita è quella sui richiami dei vaccini. Pfizer dice di star lavorando ad una terza dose. Ma di fatto che la terza dose sia diversa dalle precedenti e studiata ad hoc, o che sia una replica delle altre, la prospettiva che ci viene proposta come inevitabile è quella di richiami periodici, probabilmente alla scadenza dei 9 mesi dalla precedente, come segnalato dalla certificazione di avvenuta vaccinazione.
E questo idealmente per l’intera popolazione.
Ora, che in una situazione di emergenza il vaccino, un qualche vaccino, per quanto limitatamente testato, sia meno pericoloso che l’esposizione diretta al Sars Cov-2 è stato argomentato in modo convincente per le fasce d’età dai 50 in su.
Più si riduce l’età, più tale probabile vantaggiosità è discutibile. (Personalmente, dati alla mano, non mi sembra sostenibile per la fascia sotto i 20 anni – in assenza di particolari patologie).
L’argomento collaterale volto al raggiungimento della famosa “immunità di gregge” riemerge ciclicamente nonostante nessuno si sia preso la briga di spiegarne la dinamica nel contesto presente. Come ci si immagina il raggiungimento di tale “immunità di gregge” per vaccini che coprono dai sintomi, ma solo in piccola parte dall’infezione, e per un virus che circola oramai in tutto il mondo, senza limiti stagionali? Esattamente cosa si ha in mente, visto che l’eradicazione è matematicamente esclusa?
In questo contesto la prospettiva sembra dunque essere la seguente: continuare per tutta l’eternità a girare nei luoghi chiusi con la mascherina, fare lezione o a allenarsi in palestra con mascherina e/o distanziamento, e farsi somministrare ciclicamente per tutta la vita un vaccino sperimentale. Questo, peraltro, sapendo  già che le dosi cumulative nel tempo possono far insorgere problemi specifici, ancorché ignoti (sui vaccini a MRNA questo è stato già dichiarato ufficialmente: ogni ulteriore somministrazione tende a incrementare la risposta organica, sia quella desiderata, sia quelle indesiderate).
Ecco, francamente alimentare una prospettiva del genere mi pare miope e insostenibile: pesantissima sul piano comportamentale e anche crescentemente pericolosa sul piano sanitario.
Nel medio periodo, al meglio di quanto sono in grado di valutare, credo si debbano avere in vista due direzioni:
1) da un lato bisognerebbe incrementare l’attenzione sulle cure sintomatiche, di cui si continua a parlare troppo poco; siamo da due anni in un laboratorio mondiale aperto h24 per trattare milioni e milioni di contagiati; man mano che i casi di studi si moltiplicano è impossibile che non si siano elaborati trattamenti di contenimento di cui si è valutata una qualche efficacia, e su ciò bisognerebbe concentrare le risorse;
2) in secondo luogo, all’opposto di quanto viene proposto ora, bisognerebbe consentire alle persone che rischiano di meno, o per la giovane età, o perché già vaccinati, di esporsi al virus, in modo da costruire gradualmente un’ampia fetta della popolazione che abbia approntato risposte fisiologiche capaci di creare le condizioni per convivere con un virus endemico. Dunque ora, lungi dallo stigmatizzare ossessivamente assembramenti estivi, bisognerebbe tendenzialmente permetterli, e più in generale bisognerebbe ridurre drasticamente le cautele per i più giovani e per i vaccinati. Così facendo il numero delle persone che richiederanno la vaccinazione andrà progressivamente scemando nel tempo, e la convivenza di lungo periodo farà il resto, dando spazio a varianti tollerate dalla popolazione.
Mentre l’intervento di contenimento forzato nella fase di esplosione del virus poteva essere considerato necessario per non distruggere la funzionalità degli ospedali, ora tale tipologia di intervento non solo non è necessaria, ma risulta decisamente controproducente.

Dalla Polonia una sfida al cuore del potere di Bruxelles

La corte costituzionale polacca deciderà se alcune disposizioni dei trattati dell’UE sono compatibili con la costituzione polacca e se la corte suprema dell’UE può costringere il paese a sospendere parte delle sue riforme giudiziarie. I funzionari governativi  polacchi insistono sul fatto che i casi, che saranno esaminati martedì e mercoledì, sono necessari perché gli organi dell’UE hanno oltrepassato i loro poteri, violando quindi i diritti definiti dalla costituzione polacca.

“Non si tratta solo della Polonia. Il problema è che alcuni funzionari europei stanno cercando di conferire all’UE maggiori competenze senza modificare i trattati”, ha affermato Sebastian Kaleta, viceministro della giustizia polacco. “Questo è molto pericoloso, perché potrà far implodere l’UE dall’interno”. nello stesso tempo però questa causa rischia di far saltare la costruzione europea ed anche molti dei poteri informali di Bruxelles. Didier Reynders, commissario per la giustizia dell’UE, ha dichiarato al Financial Times che esiste il rischio di una “vera minaccia per l’architettura stessa della nostra unione” a causa di sfide legali simili da parte degli Stati membri, tra cui Francia e Germania. “Se non  fermi queste cause, avrai sempre più possibilità per i diversi Stati membri di contestare il primato del diritto dell’UE e la competenza della Corte di giustizia europea”, ha affermato Reynders.

Il mese scorso, la Commissione europea ha avviato un’azione legale contro la corte costituzionale tedesca a Karlsruhe per una sentenza del 2020 secondo cui la Corte di giustizia europea aveva agito oltre le sue competenze in un caso relativo all’acquisto di obbligazioni della Banca centrale europea. Reynders ha quindi scritto anche al governo polacco chiedendo formalmente di ritirare una delle mozioni davanti alla sua corte costituzionale, affermando che sembrava contestare i principi fondamentali del diritto dell’UE e l’autorità della Corte di giustizia europea. Alla base del contendere vi sono le modifiche costituzionali polacche, compresa la riforma della Suprema Corte, che, secondo Bruxelles, avrebbero toccato dei punti facenti parte dei trattati europei e che poi sono state anche contestate dalla maggioranza di sinistra del Parlamento europeo, con le note accuse di “Violazione dello stato di diritto”.

Funzionari polacchi respingono le critiche dell’UE a Varsavia come un doppio standard. “Questo non è – come stanno cercando di dire alcuni funzionari della Commissione europea – un precedente”, ha affermato Kaleta, aggiungendo che altri tribunali costituzionali “hanno affermato agli organi dell’UE che stanno interferendo negli affari interni senza competenza”.

Tuttavia, Kim Lane Scheppele, professore di diritto a Princeton, ha sostenuto che c’era una differenza fondamentale tra le sfide polacche e quella lanciata in Germania. Il tribunale di Karlsruhe ha contestato il modo in cui la Corte di giustizia europea aveva svolto il proprio lavoro nel valutare la validità dell’acquisto di obbligazioni da parte della BCE; i casi polacchi si chiedevano se il diritto dell’UE si applicasse alla Polonia e fosse superiore al diritto costituzionale nazionale. Un putno essenziale che , se chiarito a favore di Varsavia, permetterebbe a tutte le corti costituzionali nazionali di opporsi alle decisioni europee e della Corte di Giustizia Europea. Purtroppo per noi non cambierebbe molto, perchè i giudici della Corte Costituzionale sono noti per la loro totale flessibilità nei confronti della Commissione.

Fonte: https://scenarieconomici.it/dalla-polonia-una-sfida-al-cuore-del-potere-di-bruxelles/

Vignola (MO), 9/10/2021: XV giornata per la regalità sociale di Cristo

Segnalzione del Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
 
Vignola (MO), 9/10/2021: XV giornata per la regalità sociale di Cristo
 
Rivista “Sodalitium” – Centro Studi “Giuseppe Federici”
 
Sabato 9 ottobre 2021 si svolgerà la XV edizione della giornata per la regalità sociale di Cristo presso l’hotel La Cartiera di Vignola (MO), Via Sega 2, col seminario di studi tenuto don Francesco Ricossa, direttore della rivista “Sodalitium”. Tema della XV edizione:
 
“INTRINSECAMENTE PERVERSO. I cento anni del comunismo in Italia (1921 – 2021). Perché il comunismo e il socialismo sono incompatibili con la dottrina sociale della Chiesa” 
 
PROGRAMMA
 
ore 10,00 Arrivo dei partecipanti e apertura dell’esposizione di libri e riviste.
 
ore 10,45 Inizio dei lavori.
 
ore 11,00 Prima lezione: A cent’anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia. “Il Socialismo come fenomeno storico mondiale”.
 
ore 12,30 pranzo (25,00 euro), prenotazione obbligatoria entro il 2/10/2021 sino a esaurimento dei posti.
 
ore 14,30 Seconda lezione: Omicida e menzognero fin dall’inizio. Socialismo e Comunismo nel magistero della Chiesa.
 
ore 16,00 Terza lezione: Infiltrazioni social-comuniste nel mondo cattolico. L’ateismo in Gaudium et Spes.
 
ore 17,30 Conclusione dei lavori.
 
ATTENZIONE: per partecipare ai lavori è necessario segnalare la propria presenza agli organizzatori anche se non si partecipa al pranzo. 
 
Non è permessa la distribuzione di materiale informativo senza l’autorizzazione dell’organizzazione.
 
Come raggiungere l’hotel la Cartiera a Vignola (MO)
 
Per chi arriva da Firenze/Padova/Bologna in autostrada: uscita al casello di Valsamoggia, poi prendere la Via Bazzzanese/SP569 in direzione di Vignola (dal casello: 12,9 km).
 
Per chi arriva da Piacenza/Milano/Verona in autostrada: uscita al casello di Modena-Sud, poi prendere la strada provinciale SP623 in direzione Spilamberto – Vignola (dal casello: 9,8 km).
 
Per informazioni e iscrizioni: info.casasanpiox@gmail.com

I sovranisti distratti

QUINTA COLONNA

di Franco Cardini

Fonte: Franco Cardini

IN MERITO ALLA “CARTA DEI VALORI EUROPEI”, OVVERO IL MANIFESTO DEI “SOVRANISTI”. I SOVRANISTI DISTRATTI, OVVERO LA SOVRANITÀ RIVENDICATA. GUARDANDO ALTROVE

Il “Manifesto”, così com’è, appare inficiato da due errori di fondo e compromesso da due omissioni che – volontarie o involontarie che siano – sono gravissime.
Due errori.
Primo errore: l’accettazione acritica dell’idea giacobina di “nazione”. La Natio è un valore antichissimo, che insiste sui legami tra un popolo, la lingua che esso parla, le tradizioni delle quali vive e il territorio nel quale esso è insediato. Ma la Nation è un concetto astratto di conio giacobino, inteso a sostituire quando è stato introdotto la fedeltà dei popoli ai loro troni e ai loro altari, cioè alla loro storia concreta. La “Nazione” è nata alla fine del Settecento per spazzar via i popoli e le tradizioni. Nell’Europa del futuro, accanto allo “stato-nazione” che ormai esiste in tutte le contrade del continente – ma che è vecchio al massimo di circa due secoli e mezzo, in certe aree (quali quella italica, germanica, iberica e balcanica) ancora meno – dovranno essere valorizzate le antiche e profonde realtà (“nazioni negate”, e magari “lingue tagliate”) che al livello di “stato-nazione” non sono mai pervenute: la castigliana, l’andalusa, la catalano-provenzale-occitana, la basca, la gallega, la bretone, la normanna, la borgognone-piemontese, l’alsaziano-lorenese, la bavarese, la svevo-alamanna, la veneta, la sarda, la siculo-sicana, l’italica nelle sue varie espressioni e declinazioni storico-dialettal-latitudinarie, la boema, la croata, l’illirica, la macedone e così via. Se la futura compagine unitaria politica europea (perché politica dovrà anzitutto essere e proclamarsi) dovesse darsi un sistema bicamerale – il che è materia di discussione – a un Congresso “degli stati-nazione” – dovrebbe accompagnarsi un Senato “dei popoli e delle culture” su una base territoriale differente e complementare rispetto al primo.
Secondo errore: spazziamo via una volta per tutte l’equivoco (nato sulla base di una superficiale e semicolta volontà di affermazione “antirazzistica” e “anti-antisemita”) della “civiltà giudaico-cristiana”. La confessione giudaico-cristiana nacque e si sviluppò nei primi secoli dell’Era Volgare come espressione di quegli ebrei che, volendo mantenere intatta la fede mosaica, intendevano tuttavia affermare che il Messia era già comparso nel mondo, ed era identificabile in Gesù di Nazareth. Tale confessione non esiste più. La fede cristiana affonda senza dubbio le sue radici nella legge ebraica e nella sua tradizione, che i cristiani giudicano “intrinseca” al cristianesimo (parere non giudicato reversibile dagli ebrei), così come ebraismo e cristianesimo sono giudicati “intrinseci” rispetto al messaggio di Muhammad dai musulmani (parere che ebrei e cristiani non giudicano reversibile). La civiltà europea si è fondata sulla base di un cristianesimo che aveva ormai metabolizzato l’ebraismo accogliendo al suo interno anche l’eredità ellenistico-romana, cui nel corso del primo millennio e anche di parte del secondo dell’Era Volgare si aggiunsero altre tradizioni etniche. Alcune porzioni dello spazio europeo accolsero poi i momenti distinti (dalla Puglia alla Sicilia alla penisola iberica a quella balcanica) anche la legge musulmana, mentre in esso rimasero radicate numerose comunità musulmane. La compagine europea del futuro, che sarà politicamente parlando laica e che riconoscerà e valorizzerà al suo interno le tradizioni religiose, dovrà fondarsi sulla sua identità abramitica comune a cristianesimo, islam ed ebraismo come sull’identità ellenistico-romana arricchita dagli apporti etnici celtico, germanico, slavo e uraloaltaico che le proviene dalla sua stessa storia.
Prima omissione.
L’Europa del futuro dovrà esprimere in modo esplicito l’opzione per una configurazione politica e istituzionale che l’Unione Europea non ha mai né saputo né voluto esprimere, rinunziando con ciò a proporsi quale Patria europea comune a tutti i popoli. L’Europa del futuro dovrà al contrario proporsi come Grande Patria Europea (il Grossvaterland, si direbbe in tedesco), includente al suo interno sì le “patrie” nate dallo sviluppo degli “stati-nazione” (i Vaterländer), ma anche gli Heimatländer. Le lunghe vicende di un continente segnato da diversità profonde e anche da passate ostilità reciproche (si è parlato non già di un “continente”, bensì di un “arcipelago” europeo da condursi a una unità – e pluribus unum – che rispetti e valorizzi tuttavia le diversità interne) escludono una formula futura fondata su un qualunque impossibile centralismo e consigliano di evitare la via di un federalismo “all’americana” o “alla tedesca”, insufficiente a rappresentare in modo adeguato le molte “terre profondamente e intimamente natali” (gli Heimatländer) in forza delle quali ciascuno di noi non è soltanto francese, o tedesco, o spagnolo, o italiano e così via, ma anche – e profondamente – castigliano, o bretone, o renano, o tirolese, o slovacco. Solo un assetto non già federalistico, bensì confederale, potrà rispondere adeguatamente a questa realtà e a queste istanze. Qualora volessimo indicare approssimativamente un modello, penseremmo alla Confederazione Elvetica. Sono di questo tipo le istanze che consigliano di procedere i popoli europei verso la costituzione di una compagine politica definibile come Confederazione degli Stati Europei (CSE).
Seconda omissione.
Il confronto con l’istituzione politico-militare della NATO e con l’atlantismo: la prima, la NATO, una compagine da rivedere e riformare profondamente sulla base di un patto al quale la CSE potrebbe anche aderire a patto ch’esso si fondasse sull’effettiva parità e indipendenza politica dei suoi membri anziché – come oggi si presenta – quale organo attivo dell’egemonia statunitense sui popoli europei con ciò ridotti a una “sovranità unilateralmente limitata” e a una grave subordinazione di fatto, lesiva dei loro diritti e della loro dignità. Il secondo, l’atlantismo, una sinistra ideologia politica nata sulla base della “guerra fredda” tra USA e URSS con i rispettivi satelliti e che oggi va rifiutata decisamente per essere sostituita da un’Europa che non ha nemici preconcetti ma che punta a un suo protagonistico ruolo nella promozione e nel mantenimento della pace e dell’equilibrio mondiale fondato sul conseguimento della giustizia sociale tra i popoli e della salvaguardia ecologica e ambientale. Un equilibrio del quale la nostra Grande Patria Europea sia protagonista e non vassalla.

La prima vittima del liberalismo è l’essere umano

di Karine Bechet Golovko

Fonte: controinformazione

Mentre viviamo in una follia totalitaria globale sullo sfondo di un acuto sanitarismo, ci sono ancora menti annebbiate per continuare a combattere contro il fantasma del comunismo e invocare come mantra tutti i “suoi” crimini. Com’è più comodo lottare contro ciò che non è più, riscriverlo a piacimento, nascondersi da ciò che è! E se spazziamo davanti alla nostra porta? E se parlassimo dei crimini del liberalismo?
Se osassimo guardare in faccia questo mostro che ha partorito, che sta crescendo davanti ai nostri occhi attoniti? Perché questa dittatura globale e disumana è l’essenza del liberalismo.

Mentre in Francia, paese dei diritti umani e di Cartesio, troviamo sempre più politici che chiedono la generalizzazione della tessera sanitaria, cioè la generalizzazione della segregazione sociale; mentre in Russia, paese che è stato distrutto non molto tempo fa in nome del liberalismo e del sacrosanto diritto di andare da McDonald’s, si vaccina a pieno regime, bloccando l’accesso agli ospedali ai non vaccinati e volendo estendere la sorveglianza totale del QR Codice; mentre il nostro mondo è diventato un grande spazio di sperimentazione su popolazioni messe in stato di torpore, una prigione digitale, dove vengono monitorati gli spostamenti di miliardi di individui, nessuno, dico nessuno, vuole interrogarsi sul legame di causa ed effetto tra l’ideologia liberale consegnata a se stessa come preminente e questa distopia globale in cui viviamo.

Com’è comoda questa cecità morale e intellettuale! Continuiamo improvvisamente a fare grandi dichiarazioni che non costano nulla per gridare i “milioni di vittime” del comunismo, se una fonte è necessaria, resta Wikipedia, la nuova biblioteca-palinsesto del mondo globale. Che questo regime fosse restrittivo, che fosse disumano… che oggi siamo felici, quindi. Parliamo d’altro, soprattutto per non parlare di noi stessi.

Siamo felici di non fare domande. Che dire di tutti questi paesi destabilizzati in nome della democrazia – per l’uso delle risorse naturali? Che dire dell’offshoring, dove è possibile lavorare senza vincoli sociali? Che dire di tutte queste guerre, rivoluzioni, colpi di stato contro leader che non sono sufficientemente compiacenti? Quante società distrutte, famiglie distrutte, vite distrutte a causa di questi stupri democratici? Quanti “milioni”?

Se fermiamo la fantasmagorica statistica dei “milioni”, la morte ingiusta di un solo uomo essendo una tragedia perché ogni scomparsa porta con sé una parte di umanità, diventa urgente interrogarsi sulle matrici di queste due visioni del mondo, comunismo e liberalismo. Sto parlando della loro realizzazione, perché in teoria tutte le ideologie sono meravigliose, altrimenti la gente non ci crederebbe.

L’errore più grande del comunismo è stato scommettere sulla capacità dell’uomo di evolversi, di sforzarsi, di migliorarsi – generalizzazione dell’insegnamento, salto scientifico, buon industriale… Ma tutto ciò richiede sforzi e di fronte si presenta Cannes e la Croisette , le sfilate, il piccolo caffè con terrazza a Parigi, il jazz a New York. E dimentica che sta anche facendo festa, che ha amici, vacanze, un lavoro. Non vede cosa si nasconde dietro il velo – queste persone che, come lui, lavorano, che non hanno tutti i soldi per andare all’estero anche se ne hanno il diritto, tutti questi prodotti nei negozi che si differenziano principalmente per etichette a colori, tutto un mondo reale che non viene proposto.

Dal canto suo, le società liberali, tinte di sociale fin da quando è esistito il comunismo, hanno scommesso sulla debolezza dell’uomo, sulla sua naturale tendenza all’agio, sul suo egocentrismo, sul suo materialismo. E hanno vinto. Il liberalismo fu poi ridotto al materialismo, la libertà al possesso. L’uomo ha perso la sua complessità e la sua ricchezza per diventare nient’altro che un individuo, ciascuno credendosi non solo il centro del suo mondo, ma il centro del mondo che può afferrare solo attraverso il suo ombelico – un mondo a misura.

Con la caduta del comunismo, gli equilibri di potere furono sconvolti e l’orgia fu totale. Vediamo il risultato. Gli esseri viventi sono stati ridotti alle loro funzioni più basse: consumare, produrre, riprodursi, distruggersi. Il declino dell’istruzione ha permesso di ottenere l’accettazione per un mondo così primario. Insensati e aggrappati ai loro schermi, gli esseri viventi non sono altro che ammassi di cellule, più o meno produttive, con qualche scatto più disordinato.
La vita ridotta alla sua concezione biologica permette l’affermazione di una dittatura utilizzando l’argomento della salute.

Parteciparvi è un atto di patriottismo, rifiutarlo sarà presto considerato terrorismo. Come ha detto Biden , siate patrioti, vaccinatevi!

“ Fallo ora per te e per i tuoi cari, per il tuo quartiere, per il tuo paese. Può sembrare banale, ma è una cosa patriottica da fare ”.

E gli esseri umani sono pronti a farsi vaccinare per qualsiasi motivo diverso dalla salute – soprattutto per essere lasciati soli, ma anche per andare in vacanza, per andare al ristorante, per andare a teatro, per prendere i mezzi pubblici, per poter continuare a lavorare . Insomma, per far parte di questo nuovo mondo, che non vuole lasciare spazio all’uomo.

Perché il vaccino permette il QR Code o il social pass e il QR Code o il social pass è una fonte di informazioni, le cui chiavi sono negli Stati Uniti come per qualsiasi database e sembra che nel nostro mondo l’informazione sia potere . Quindi, comprendiamo meglio il patriottismo. Negli USA. Lo capiamo meno in Francia o in Russia, ma essendo il progetto globale…

Anche se questo emerge da una fantasmagoria ben descritta durante l’ultima Davos, i leader sono sempre stati inclini a queste derive di un governo totale e liberati dalla costrizione del popolo. Solo gli uomini possono fermarli. Ma dove sono gli uomini? Questo è ciò che mi preoccupa molto di più delle attuali delusioni.

Fonte: Russie Politics Blogspot

Traduzione: Luciano Lago

Pensioni: I’INPS calcola i costi della riforma, Quota 41 la soluzione più cara

di Mariangela Tessa

Mentre si avvicina il momento dell’addio a Quota 100, l’INPS mette nero su bianco i costi di tre delle strade possibili per riformare le pensioni. Lo fa nel XX rapporto annuale, presentato alla Camera dal presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico, che fotografa anche la risposta del nostro sistema di Welfare alla crisi pandemica.

Ecco le caratteristiche essenziali delle tre proposte:

1- Quota 41 anni si riduce il requisito dell’anzianità contributiva a 41 di anni di contribuzione per l’accesso alla pensione anticipata sia per gli uomini che per le donne (lasciando inalterata la finestra trimestrale per la decorrenza della pensione).  È la più cara per le casse dello stato: il livello di maggior spesa pensionistica è crescente: si va dai 4,3 miliardi del 2022 a 9,2 miliardi alla fine del decennio. Dunque, una riforma costosa che nell’anno di maggior costo impegna circa lo 0,4% del prodotto interno lordo.

2 – Opzione al calcolo contributivo: si introduce un requisito di flessibilità che permetta a tutti l’uscita anticipata con i requisiti previsti per i lavoratori del sistema contributivo (64 anni di età e almeno 20 di anzianità contributiva con un importo minimo della pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale). A causa della limitata possibilità di accesso per i lavoratori autonomi e per le donne, si propone in alternativa un requisito di almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza il limite sul valore dell’assegno.

La seconda proposta, considerata più equa in termini intergenerazionali, produrrebbe risparmi già poco prima del 2035 per effetto della minor quota di pensione dovuta all’anticipo ma soprattutto ai risparmi generati dal calcolo contributivo, ma nella fase di innesco farebbe lievitare la spesa di quasi 1,2 miliardi nel primo anno con un picco di 4,6 e 4,7 miliardi nel quinto e sesto anno del tratto decennale.

3 –  Anticipo della quota contributiva della pensione: si permette ai lavoratori del sistema misto l’anticipo pensionistico della sola quota di pensione contributiva al raggiungimento dei seguenti requisiti: almeno 63 anni di età, almeno 20 anni di contribuzione e un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale. Al raggiungimento del requisito di vecchiaia al lavoratore viene riconosciuta anche la quota retributiva della pensione.

Proprio quest’ultima ipotesi, che è stata promossa nelle scorse settimane da Tridico, è quella che presenta i costi più bassi per il sistema pensionistico: si partirebbe con non più di 443 milioni il primo anno per arrivare a poco più di 2 miliardi nell’ultima annualità su un arco decennale.

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