Coronavirus, sacerdoti arrestati e Presidenti che pregano

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L’EDITORIALE DEL VENERDI

 

Almeno tre preti sono stati arrestati nel mondo perché si sono rifiutati di non celebrare messe pubbliche durante l’emergenza del coronavirus, nonostante norme contrarie arrivate dai rispettivi governi che vietano le riunioni religiose durante questa fase della pandemia.

In Uganda, dove il presidente Yoweri Museveni ha sospeso le riunioni religiose e culturali fino a metà aprile nel tentativo di fermare la diffusione del Covid-19, Padre Deogratius Kiibi Kateregga, è stato arrestato per aver celebrato la messa nella parrocchia cattolica di San Giuseppe a Mpigi. Secondo quanto riferito dalle locali agenzie di stampa, c’erano almeno 15 cattolici presenti alla Messa.

Il sacerdote è ben noto in Uganda, ed è diventato noto a livello nazionale dopo un sermone televisivo del 2018 durante la Messa commemorativa per un musicista ugandese, Mowzey Radio, che è morto per le ferite riportate durante una rissa avvenuta in un bar.

Funzionari locali hanno riferito che il sacerdote è stato arrestato insieme ad altri sette cattolici e detenuto nella stazione di polizia di Mpigi.

“È stato trovato a predicare nella chiesa in violazione delle direttive presidenziali”, ha detto Herbert Nuwagaba, comandante della polizia del distretto di Mpigi. “Vogliamo che ci dica perché lo sta facendo”, ha detto al Daily Monitor Godfrey Matovu, responsabile della sicurezza interna del distretto di Mpigi. Il sacerdote è stato rilasciato dopo che i parrocchiani hanno protestato per suo conto presso la stazione di polizia, secondo i resoconti dei media locali.

In India, dove il primo ministro Narendra Modi ha istituito un blocco di 21 giorni a partire dal 24 marzo, due sacerdoti, due seminaristi e tre sorelle religiose sono state accusate di violare gli ordini del governo dopo una messa celebrata in una cappella nel seminario minore della Congregazione dei Missionari della Fede nel distretto di Wayanad (stato del Kerala).

Tutti e sette sono stati rilasciati dopo il loro arresto, secondo UCA News, con un avvertimento di non ripetere le loro azioni. Padre Manoj Kakkonal, portavoce della diocesi di Mananthavady, ha riferito a UCA News che l’arresto “sembra essere un caso di incomprensione”, perché la Messa in questione è stata celebrata all’interno della cappella del seminario, dove i sacerdoti e i seminaristi sono residenti.

A quanto pare la polizia è stata chiamata dopo che i vicini hanno visto arrivare le sorelle religiose nella cappella.

Un altro arresto è avvenuto in Kerala il 23 marzo scorso quando Padre Paul Padayatti della Chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso di Koodapuzha ha celebrato una Messa da requiem alla quale hanno partecipato più di 100 persone. Funzionari del Kerala hanno anche affermato che ci sono stati altri due “incidenti” in cui le autorità hanno lanciato un avvertimento ai sacerdoti che conducevano la Messa.

In questi momenti di emergenza non sono mancati gesti incoraggianti, cioè grandi figure pubbliche che si sono rivolti a Dio che è l’unico che può bloccare una pandemia. 

Il presidente cattolico del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha proclamato per lo scorso 21 marzo una giornata nazionale di preghiera per il coronavirus. “Non possiamo ignorare la necessità di rivolgerci a Dio”, ha detto il presidente keniota. “In queste circostanze, come abbiamo fatto in passato come nazione, ci siamo sempre rivolti a Dio prima per ringraziare per i diversi doni che ha fatto alla nostra nazione e poi per condividere le nostre paure, le nostre apprensioni, per cercare la sua guida e protezione che è sempre presente”.

Kenyatta ha aggiunto: “abbiamo imparato nel tempo che rivolgersi a Dio in momenti come questo non solo ci dà conforto, ma anche speranza e forza per superare quelle sfide che per noi come umani possono sembrare insormontabili”.

Mentre il 21 marzo si sono potuti riunire nella residenza presidenziale solo pochi leader religiosi, in linea con la direttiva presidenziale che spinge ad evitare incontri di gruppo, il Presidente ha incoraggiato i keniani a unirsi alla preghiera nazionale in tutta la nazione africana. 

Anche il presidente della Polonia ha fatto un gesto spirituale molto significativo, pregando per il suo popolo davanti alla Vergine di Czestochowa che si trova nel santuario di Jasna Gora. Andrzej Duda ha affidare a Dio, per intercessione della Madonna, il suo popolo di fronte alla pandemia di coronavirus.

Il sito sponsorizzato da Soros e Rockfeller invita ad abolire la famiglia

 

 

La femminista Sophie Lewis ha pubblicato un editoriale su OpenDemocracy nel quale ripropone il suo cavallo di battaglia: abolire la famiglia. E il coronavirus, secondo l’autrice, è l’occasione perfetta

OpenDemocracy, progetto finanziato da diverse organizzazioni filantropiche statunitensi tra le quali la Ford Foundation, la Atlantic Philanthropies, la Rockefeller Brothers Fund, e la Open Society Foundations del magnate George Soros, che figura anche tra i collaboratori di spicco del sito web di discussione di politica internazionale e cultura fondato nel 2001 da Anthony Barnett, come riporta La Verità, ha da poco pubblicato un editoriale a dir poco controverso curato dalla geografa femminista Sophie Lewis.

Il titolo è a dir poco eloquente: “La crisi del coronavirus dimostra che è tempo di abolire la famiglia“.

Per la verità, quello dell’abolizione della famiglia è un mantra che Sophie Lewis porta avanti da tempo. Secondo l’attivista statunitense, occorre ripensare all’idea di gravidanza e di famiglia per arrivare alla vera emancipazione della donna e superare il capitalismo. È la teoria contenuta nel suo libro Full Surrogacy Now: Feminism Against Family (Verso, 2019) – ossia “Piena maternità surrogata ora: il femminismo contro la famiglia” – che propone l’abolizione del concetto stesso di famiglia naturale e il ripensamento della gravidanza tradizionale a favore di una “piena maternità surrogata“.

Il delirio femminista sul sito sponsorizzato da Soros e Rockfeller

Nell’editoriale pubblicato su OpenDemocracy, Lewis fa capire che lo slogan “Restate a casa” rappresenta – secondo la sua visione – un problema. Le famiglie nucleari, scrive, “rappresentano il luogo dove ci si aspetta che ci ritiriamo tutti intuitivamente per prevenire la malattia. ‘Restare a casa’ è ciò che in qualche modo dovrebbe evidentemente mantenerci sani. Ma ci sono diversi problemi con questo approccio” spiega. E quali? “Le persone queer – osserva –specialmente quelle molto vecchie e molto giovani, non sono sicuramente al sicuro lì [casa e in famiglia]”. Oltre a evidenziare il problema dei senza tetto, Sophie Lewis rimarca il fatto “la pandemia non è il momento di dimenticare l’abolizione della famiglia”. E cita la teorica femminista Madeline Lane-McKinley: “Le famiglie sono le pentole a pressione del capitalismo. Questa crisi vedrà un’impennata nelle faccende domestiche: pulizia, cucina, cura, ma anche abusi sui minori, molestie, stupri intimi con i partner, torture psicologiche e altro ancora”.

Che le situazioni difficili in molte famiglie esistano, nessuno lo mette in discussione. Ma il problema non è certo il concetto di famiglia in sé, che il femminismo radicale di Sophie Lewis vorrebbe smantellare. Fa inoltre sorridere questa critica al “capitalismo” quando l’autrice pubblica questo articolo su un sito sponsorizzato con i soldi di Soros, Rockfeller e degli altri ultra-Paperoni. Ma all’autrice il principio di non contraddizione sembra non interessare: “Anche quando la famiglia nucleare privata non rappresenta una minaccia fisica o mentale diretta per le persone – afferma –nessun maltrattamento del coniuge, nessuno stupro infantile e nessun attacco queer – la famiglia privata come modalità di riproduzione sociale continua, francamente, fa schifo. Meritiamo meglio della famiglia. E il coronavirus rappresenta un momento eccellente per esercitarsi nell’abolizione”.

La gravidanza come lavoro

Come spiegava Sophie Lewis nel suo ultimo libro la gravidanza dovrebbe diventare un vero e proprio lavoro. “Mi sono trovato ad affermare l’ovvio– spiega –la gestazione era già un lavoro prima che esistesse la maternità surrogata. Quindi, come possiamo costruire una politica che colleghi questi due luoghi di lavoro e creare solidarietà trale gestanti pagate e non pagate?”. Perché essere madri “non è una sorta di processo meccanico automatico” ma “una pratica di socializzazione radicata“. La cosa fondamentale da capire, prosegue, “èche la maternità è un edificio ideologico molto potente. Esiste un’ideologia molto radicata che ci rende incapaci di comprendere che a qualcuno la maternità potrebbe non piacere“.

Secondo l’attivista, dunque, la soluzione è abbandonare le vecchie ideologie e sposare il concetto progressista di “piena maternità surrogata” che si realizza, naturalmente, smantellando la famiglia tradizionale.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/sito-sponsorizzato-soros-e-rockfeller-invita-ad-abolire-1849483.html

BAGNAI: ALMENO MODIFICHIAMO IL MES IN BUONAFEDE. Presentazione dei lavori parlamentari

 

 

Intervento quotidiano di Alberto Bagnai in un lungo video nel quale presenta:

  • i lavori parlamentari, con la presentazione di come questi avvengono nella commissione che  fino a giugno presiede;
  • le proposte della Lega per la modifica del decreto di Marzo sul coronavirus,  proposte che prevedevano la prosecuzione del saldo e stralcio, ad esempio, o la sospensione dei versamenti per le società sportive, o un fondo per i comuni per far fronte alle spese. Molte di queste proposte sono state respinte;
  • il MES , verso il cui utilizzo ormai si sta muovendo l’Europa. Si tratta di una vera  e propria trappola, anche se si parla di “Condizionalità leggere”, queste possono comunque sempre essere cambiate a maggioranza. Allora se l’Europa è in buonafede tolga completamente la possibilità di porre condizioni, come pure interrompa definitivamente il “Two pact”, cioè la parte più dura delle norme sul bilancio. Altrimenti siamo in malafede, come sempre, e si applica il classico schema di sopraffazione.

 

 

  • PER IL VIDEO SI RIMANDA A:

 

BAGNAI: ALMENO MODIFICHIAMO IL MES IN BUONAFEDE. Presentazione dei lavori parlamentari

CHI HA DIFFUSO IL VIRUS? Intervista col prof. Michel Chossudovsky

 

https://www.globalresearch.ca/covid-19-coronavirus-…/5706741

 

(Piero Deola:  Ci ho messo quasi due ore per tradurla e renderla fruibile a tutti.Il prof. Michel Chossudovsky ha provato a collegare molti dei puntini riguardanti la crisi epocale che stiamo vivendo.Richiede sicuramente uno sforzo di lettura e concentrazione, ma a mio parere ne vale assolutamente la pena.

Trascrizione completa dell’intervista con il prof. Michel Chossudovsky a cura di Bonnie Faulkner

Michel Chossudovsky discute la sua nuova serie di articoli di ricerca sulla “pandemia”.

Michel Chossudovsky è un economista e fondatore, direttore ed editore del Center for Research on Globalization, con sede a Montreal, in Quebec. È autore di undici libri tra cui: Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale, Guerra e globalizzazione: la verità dietro l’11/9, la Guerra al terrorismo americana e La globalizzazione della guerra: la lunga guerra americana contro l’umanità .

-Bonnie Faulkner: il governo degli Stati Uniti ha ora dichiarato il virus COVID-19 una pandemia globale.Il tuo articolo, Pandemia “falsa” di COVID-19 Coronavirus: cronologia e analisi, inizia con la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 30 gennaio 2020 di un’emergenza sanitaria pubblica di carattere internazionale in relazione al nuovo coronavirus 2019-nCoV, classificato come polmonite virale. Sia i tempi che l’intento della dichiarazione dell’OMS sollevano seri interrogativi. Qual è il luogo migliore per iniziare ed esaminare cosa ci sia dietro questa disgregazione globale?

Michel Chossudovsky: Prima di tutto, dovrei menzionare – ed è da qui che partono tutte le bugie – che il 30 gennaio l’emergenza sanitaria pubblica globale è stata dichiarata per ordine del direttore generale dell’OMS . Ci sono state recenti dichiarazioni secondo cui questa emergenza sanitaria pubblica è stata dichiarata in effetti il 30 gennaio, ma nessuno vuole parlarne per la semplice ragione che a quel tempo c’erano solo 150 casi confermati al di fuori della Cina. In altre parole, stiamo parlando di una popolazione di 6,4 miliardi (esclusa la Cina che è 1,4), su una popolazione mondiale di 7,8 miliardi e cionostante si sceglie di procedere e viene dichiarata un’emergenza sanitaria globale. 150 casi non lo giustificano. Tuttavia è stato fatto, ma è stato dettato da interessi economici molto potenti. Quindi  si inizia con una menzogna .  E poi il 31 gennaio cosa succede?Immediatamente l’amministrazione Trump chiede il divieto di viaggiare in aereo in Cina. In altre parole, una dichiarazione attestante che i viaggiatori cinesi e stranieri (dalla Cina) non saranno ammessi negli Stati Uniti. Ciò ha l’effetto di intimidire essenzialmente le persone, chiudendo il commercio e le transazioni commerciali.  Stiamo parlando di un volume molto importante di commercio e trasporti con la Cina, che interessa, ovviamente, le principali compagnie aeree e compagnie di navigazione.  Il 31 gennaio Trump ha subito iniziato una campagna di odio contro la Cina anche se non vi erano reali problemi per la salute, poiché 150 casi in tutto il mondo al di fuori della Cina non sono praticamente nulla per quanto riguarda il rischio.   Dobbiamo essere molto chiari: questa non è una guerra biologica contro la Cina o contro chiunque altro; è l’uso del coronavirus come pretesto per attuare cambiamenti drastici che incidono sull’attività economica, sul commercio, sui trasporti e che alla fine avrà un impatto sulle economie nazionali. In un certo senso spinge le economie nazionali in una situazione di crisi . All’inizio, avevamo a che fare con una guerra economica sostenuta da una campagna mediatica, e questo era associato all’intenzione deliberata dell’amministrazione Trump di minare l’economia cinese. Ma penso che dovremmo essere chiari sul fatto che la campagna di disinformazione dei media è stata fondamentale, perché prima di tutto non hanno mai menzionato che erano 150 i casi che hanno dato il via a tutto, e poi hanno sempre distorto le cifre relative all’estensione di questa minaccia per la salute in tutto il mondo.

Bonnie Faulkner: Cos’è il Comitato di emergenza dell’OMS?

 

Michel Chossudovsky: Il Comitato di emergenza dell’OMS è un comitato composto da specialisti – e dovrei menzionare che si sono incontrati per la prima volta il 22 gennaio e c’erano divisioni all’interno del comitato sul fatto che ci fosse una giustificazione per dichiarare effettivamente un’emergenza globale [la pandemia è stata dichiarata l’11 marzo].

Quando si sono incontrati il ​​30, l’incontro ha avuto luogo poco dopo il Forum Economico Mondiale di Davos, che si è tenuto dal 21 al 24 gennaio. E a quell’incontro ci furono importanti discussioni tra i diversi partner tra cui il World Economic Forum, la Bill and Melinda Gates Foundation e varie entità collegate a Big Pharma.  Tali consultazioni al World Economic Forum sono state fondamentali per la decisione presa il 30. È successo circa una settimana dopo.  World Economic Forum, Gates Foundation, CEPI (che è una coalizione per le innovazioni sulla preparazione epidemica per lo sviluppo dei vaccini); c’erano discussioni con Big Pharma, GlaxoSmithKline, che è a sua volta integrata in questo gruppo.  Ci sono state discussioni anche con il FMI e la Banca Mondiale, con il Dipartimento di Stato, con l’intelligence degli Stati Uniti.  Si sospetta che le decisioni siano state prese in quei giorni, perché quando si sono incontrati il ​​30 gennaio a Ginevra non si è praticamente discusso. Il direttore generale dell’OMS, che era stato a Davos pochi giorni prima, ha stabilito che il cosiddetto focolaio costituiva un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale e, come ho già detto, che la decisione era stata presa sulla base di 150 casi confermati fuori dalla Cina.   Nessuno dovrebbe fidarsi di nulla di ciò che dicono, perché fin dall’inizio si è trattato di una grande menzogna, ed è una grande bugia che è stata strumentalizzata da persone molto potenti. È la combinazione di ciò che chiamo Big Money e Big Pharma.  E sostanzialmente hanno avviato questo processo. Hanno anche un programma di vaccinazione e  il programma di vaccinazione è stato, in un certo senso, annunciato anche a Davos prima ancora di avere la pandemia. Fu annunciato a Davos, quindi discusso, e fu solo molto più tardi, a febbraio, che la campagna di vaccinazione fu annunciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In effetti, era il 28 febbraio. È passato un mese.

Il Dr. Tedros dell’OMS annuncia che una massiccia campagna di vaccinazione è stata approvata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. E chi c’è dietro quella campagna? GlaxoSmithKline in collaborazione con la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, che è una partnership Gates/World Economic Forum [Praticamente una profezia che si autoavvera n.d.a].   Un’altra cosa importante è che a ottobre, il 18 ottobre, la Gates Foundation insieme al World Economic Forum e in collaborazione con la Johns Hopkins School of Public Health ( Si può facilmente verificare che la Johns Hopkins School of Public Health è collegata a Wall Street) organizzano una simulazione di una pandemia di coronavirus.  Si chiamava Event 201.   Quella simulazione ha visto la partecipazione di persone provenienti principalmente da istituzioni finanziarie private, dirigenti aziendali, fondazioni, Big Pharma, CIA; c’era anche un rappresentante del CDC, ma non c’erano funzionari sanitari per conto dei governi nazionali o l’OMS.

Era essenzialmente una simulazione che includeva un certo numero di fattori, incluso il crollo dei mercati azionari, l’estensione del virus a qualcosa come 65 milioni di persone e così via.   […] Le organizzazioni coinvolte nella simulazione (che era una simulazione dettagliata che prevedeva cosa sarebbe successo ai mercati finanziari, cosa sarebbe successo ai media, ai media indipendenti e così via) sono state anche coinvolte nella gestione effettiva della pandemia, una volta che è stata messa in atto.

Quindi le persone che stavano simulando [teoricamente] in realtà sono andate in diretta [praticamente] il 30 gennaio 2020, il giorno in cui è stata lanciata [l’emergenza sanitaria globale] [Ufficialmente la pandemia è stata lanciata l’11 marzo].

Le persone che erano effettivamente dietro l’incontro dell’OMS a margine di Davos sono le stesse persone che hanno organizzato e finanziato l’emergenza sanitaria globale: la Bill and Melinda Gates Foundation, il World Economic Forum e la Bloomberg School of Public Health..Quindi in sintesi: simuli e poi vai in diretta.   Non sto suggerendo alcun tipo di relazione cospiratoria, ma sto solo dicendo che c’è stata una simulazione e un paio di mesi dopo l’intera cosa va in diretta con gli stessi attori coinvolti nella simulazione che ora sono coinvolti nel salvare il mondo dal coronavirus.

Ora, ecco un altro elemento, che sia pertinente o meno. Il 18 ottobre Event 201, Baltimore, Coronavirus Simulation and Emergency Preparedness Task Force presso la Johns Hopkins Bloomberg School of Health Security, hanno identificato il virus con l’acronimo nCoV-2=19 . Lo ripeto: nCoV-2019.   Ora, quando il vero virus è stato scoperto due mesi dopo, era l’inizio di gennaio, due mesi e mezzo dopo. Per essere precisi è stato il 7 gennaio che le autorità cinesi hanno identificato un nuovo tipo di virus.Lo hanno isolato il 7 gennaio ed è stato nominato dall’OMS come 2019-nCoV, esattamente con lo stesso nome adottato nel World Economic Forum / Gates / Johns Hopkins il 18 ottobre 2019 durante l’esercizio di simulazione. Quindi è come se avessero preso quel nome e l’avessero inserito quando è diventato poi una vera pandemia.Nessuno può negare che queste simulazioni abbiano avuto luogo. C’è un video: ho intenzione di riprodurlo per te.Avevano tonnellate di video, puoi guardarli, ma diciamo che questo video è particolarmente incredibile perché sono i primi minuti. Ecco qui:[…] Dr. Rivers : Nelle ultime tre settimane, i numeri dei casi hanno continuato a crescere esponenzialmente. Ora abbiamo circa 4,2 milioni di casi e 240.000 morti. Quasi tutti i paesi stanno ora segnalando casi, e quelli che non lo fanno possono semplicemente non avere le risorse per condurre la sorveglianza. Non vediamo alcun cambiamento nel tasso di diffusione rapida e i modelli stimano che potremmo avere più di 12 milioni di casi e quasi un milione di decessi entro metà gennaio. Non siamo sicuri di quanto possa essere grande, ma non c’è fine in vista. I mercati finanziari sono in calo universalmente del 15% o più. Paura di una catastrofica pandemia e incertezza sulla capacità dei governi di rispondere:Quando gli organizzatori della simulazione si sono confrontati, in particolare al culmine del crollo finanziario, alla fine di febbraio, hanno detto: “Beh, non stiamo prevedendo nulla. Non stiamo prevedendo cosa è successo. Stiamo solo simulando. ” Ma è proprio così che in realtà è stato praticamente parola per parola, hanno simulato un crollo iniziale dei mercati finanziari del “15% o più”. Ora, ho controllato la stampa finanziaria a fine febbraio. Ho Bloomberg e il Wall Street Journal, ed è stato esattamente quello che è successo, e hanno usato le stesse parole, 15% o più, era il crollo dei mercati monetari in quel momento. Ora, da allora, la situazione si è evoluta.Ma il fatto è che questa simulazione non è stata svolta da un organo indipendente di scienziati, ricercatori ed economisti. No, non lo era. È stato condotta da Big Money e Big Pharma. Big Money e Big Pharma stavano simulando, prima che la pandemia fosse effettivamente dichiarata il 30 gennaio (e non c’erano basi per dichiararla visto che c’erano solo 150 casi al di fuori della Cina).Inoltre prima di quella storica riunione, c’era già un programma di vaccinazione, che era in corso da diverse aziende farmaceutiche.

Bonnie Faulkner: Michel, vorrei approfondire alcuni di questi aspetti in modo più dettagliato. Scrivi che “L’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha agito per rassicurare e informare l’opinione pubblica mondiale. Piuttosto il contrario.   È stata lanciata una pandemia di paura piuttosto che un’autentica emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. ” Descriveresti questo sviluppo come una campagna di disinformazione dei media?

Michel Chossudovsky: Assolutamente. E non penso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia guidato la campagna di disinformazione dei media. La campagna di disinformazione dei media era già integrata con le organizzazioni che stavano dietro questa iniziativa, ovvero il World Economic Forum e così via.La campagna mediatica avrebbe dovuto, stigmatizzare la decisione dell’OMS essendo questa in violazione del suo mandato; non dichiari un’emergenza sanitaria globale per 150 persone. Punto.Sei in America, due in Canada, tre nel Regno Unito e così via. Va ribadito che questa storica decisione del 30 gennaio è stata una grande menzogna.

NB!!! Non solo, è stata il trampolino di lancio di un processo di guerra economica.

Dovrei chiarire, perché c’è molta confusione. Questa non è una guerra biologica, perché il coronavirus non è un virus pericoloso.   Ha alcune somiglianze con altri virus.   Innesca la polmonite, quindi c’è un processo di recupero. In effetti, se guardiamo ai recenti sviluppi, la pandemia in Cina è più o meno risolta. Hanno annunciato che oltre l’80% dei casi confermati è stato risolto. Ora, i media non ne discuteranno mai perché una volta che iniziano a dire: “Oh, le persone si stanno riprendendo, stanno guarendo” e così via, questo tipo di affermazioni disinnesca il panico. Quello che vogliono fare è mantenere alto il livello di panico, ed è quello che sta accadendo in questo momento.  C’è paura e intimidazione, c’è panico. Le persone si sentono minacciate e le autorità stanno intraprendendo azioni che non proteggono la salute delle persone, ma  fanno esattamente il contrario.    Ora, non sto dicendo che il coronavirus non sia un problema di salute. Lo è davvero.

Ma ciò che più mi preoccupa sono tutti i milioni di persone che hanno perso il lavoro a causa del coronavirus, per non parlare di coloro che hanno perso i loro risparmi di una vita in borsa. Pensa a tutti gli investitori più piccoli che mettono i loro soldi con il loro broker e così via, e cosa succede? Perdono tutto quando il mercato crolla.   Ora, questo, ovviamente, è un problema e ha anche implicazioni per la salute. Alcune persone si suicidano quando perdono i loro risparmi. Ma questo è semplicemente considerato parte di un meccanismo di mercato. In realtà non fa parte di un meccanismo di mercato. Fa parte di un processo di manipolazione attraverso sofisticati strumenti speculativi come la vendita allo scoperto. Lo sappiamo.   E se hai il presentimento che il presidente Trump sta per attuare un divieto di viaggi transatlantici verso l’Unione europea, immediatamente coloro che ne hanno sentore possono speculare sul crollo delle azioni delle compagnie aeree. È molto facile. Effettuano una scommessa e se scende, fanno soldi.È qui che, naturalmente, questi potenti interessi, finanzieri e hedge fund aziendali stanno facendo un’enorme quantità di denaro.   E ciò a cui stiamo assistendo ora è un trasferimento di ricchezza, una concentrazione di ricchezza in denaro, che penso non abbia precedenti.

È forse uno dei maggiori trasferimenti di ricchezza monetaria nella storia moderna. In altre parole, è caratterizzato da fallimenti di piccole e medie imprese, aumento del debito, aumento dei debiti personali, debiti societari, acquisizione di società concorrenti. E in un certo senso, è caratterizzato da conflitti all’interno dell’establishment finanziario.   Non è solo una guerra contro la Cina. All’inizio sembrava essere una guerra economica contro la Cina, che ha portato alla chiusura del commercio e delle spedizioni e così via, dove le fabbriche dovevano chiudere e così via, per non parlare del settore turistico.   Ma è più di questo, perché influisce anche sull’equilibrio interno di potere all’interno dell’establishment finanziario. Il fatto che le compagnie aeree ne siano le vittime è significativo, perché potrebbero crollare e quindi, ovviamente, essere acquistate, e ciò significa che c’è stata una ridistribuzione non solo della ricchezza monetaria ma anche di vera ricchezza. Questi sono beni.L’esistenza del coronavirus, che genera incertezza, panico, è in definitiva l’ambiente ideale per le persone che vogliono speculare e fare soldi a spese di coloro che hanno risparmi, a spese delle piccole imprese e alle spese di società concorrenti. Questa è la situazione in cui ci troviamo e non ricordo alcun periodo della nostra storia recente paragonabile a quello in cui viviamo adesso, in cui intere economie sono in stallo: penso all’Europa occidentale, all’Italia, dove si trovano le persone alle quali è stato ordinato di rimanere a casa e così via, e questo alla fine è stato raggiunto con il pretesto – il pretesto – di un virus, di un coronavirus.

NB!!! Hanno detto: “dobbiamo proteggere la nostra popolazione, quindi chiudiamo l’economia”.  Ma non proteggi la tua popolazione chiudendo un’economia. Puoi prendere alcune precauzioni di salute pubblica, che devono essere selettive e ben ponderate; ma non è quello che sta succedendo.

Bonnie Faulkner:   Tornando al virus, scrivi: “Ricorda le circostanze insolite che circondano la pandemia di influenza suina H1N1 dell’aprile 2009”. Quali erano queste insolite circostanze? I dati sono stati manipolati?

Michel Chossudovsky: Questa non è la prima volta che l’OMS dichiara una finta pandemia. Sto parlando della decisione presa il 30 gennaio in cui avevamo solo 150 persone al di fuori della Cina che erano casi confermati.   Nel 2009, ad aprile, si è verificato un altro caso, chiamato pandemia di influenza suina H1N1. La stessa atmosfera di paura e intimidazione. Il processo è stato in qualche modo diverso, ma le dichiarazioni rilasciate dal Direttore Generale dell’OMS all’epoca erano di vasta portata, perché Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS nel 2009, ha dichiarato con autorità che circa – sto citando, dal WHO: “ben due miliardi di persone potrebbero essere infettate nei prossimi due anni, quasi un terzo della popolazione mondiale”.

Ora, in cosa è stata coinvolta Margaret Chan nel fare questa affermazione? È stata una benedizione da molti miliardi di dollari per Big Pharma, che è stata incaricata dal direttore generale dell’OMS Margaret Chan di attuare un massiccio programma di vaccinazione.   In seguito afferma inoltre e, ancora una volta, sto citando: “I produttori di vaccini potrebbero produrre 4,9 miliardi di vaccinazioni di influenza pandemica all’anno nel migliore dei casi”. Riesci a immaginare 4,9 miliardi di vaccini? In altre parole, questa è stata una luce verde per i produttori di vaccini per produrre miliardi di vaccini antinfluenzali per l’H1N1 ed è stato anche un semaforo verde per i governi nazionali per acquistare effettivamente questi miliardi di vaccini antinfluenzali dalle aziende farmaceutiche. 

Poi  si scopre che questa campagna nel 2009, che è stata lanciata dall’OMS, si basava su notizie false, statistiche false e bugie ai più alti livelli di governo. Quando è stato discusso sotto l’amministrazione Obama, Obama ha  affermato: “L’influenza suina potrebbe colpire fino al 40% degli americani nei prossimi due anni e ben centinaia di migliaia di persone potrebbero morire se una campagna di vaccinazione e altre misure non riuscissero. ” Ci sono state diverse dichiarazioni – Associated Press: “Gli Stati Uniti prevedono di avere a disposizione 160 milioni di dosi di vaccino contro l’influenza suina entro ottobre“. Tale dichiarazione è stata rilasciata nel luglio del 2009. Settimana d’affari : “Paesi più ricchi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna pagheranno poco meno di $ 10 per dose per l’influenza H1N1; i paesi in via di sviluppo pagheranno un prezzo inferiore “. E così via. Questa è stata  una frode multimiliardaria a favore di Big Pharma e, di fatto, non vi fu alcuna pandemia. Milioni di dosi di vaccino contro l’influenza suina erano state ordinate dai governi nazionali. Milioni di dosi di vaccino sono state successivamente distrutte. Si è verificato un problema con la raccolta dei dati sul fatto che fosse il virus dell’influenza B stagionale o se fosse il vaccino contro l’influenza suina. I dati sono stati manipolati e alla fine non ci sono state indagini su chi fosse dietro questa frode multimilionaria.   Ma penso che dobbiamo riconoscere, perché le cose a volte arrivano molto più tardi, che sulla scia di quella falsa pandemia c’è stata una riunione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, che è un cane da guardia dei diritti umani, e hanno messo in discussione le motivazioni dell’OMS.

In realtà hanno affermato che l’Organizzazione mondiale della sanità era  in conflitti di interesse e che la pandemia era falsa. Tale indagine è registrata presso il Parlamento Europeo. Lì abbiamo un esempio di quello che è successo. Non c’erano implicazioni economiche e sociali come esistono oggi, non c’erano azioni per abrogare i viaggi aerei e così via, ma, diciamo dal punto di vista del programma di vaccinazione – quel programma di vaccinazione è stato lanciato e alla fine era totalmente disfunzionale e le aziende farmaceutiche incassarono ingenti somme di denaro, che furono in gran parte finanziate dai contribuenti perché erano nel bilancio dei Ministeri della Salute.   E poi, naturalmente, l’H1N1 è mutato. Quindi i vaccini erano totalmente inutili. È molto simile a una pandemia di influenza stagionale; c’è una mutazione del virus. Ricordo in Canada, il Ministero della Salute ha ordinato milioni di dosi di vaccino e poi hanno riconosciuto, hanno detto, beh, non possiamo usarle perché sai che il virus H1N1 è mutato. Quindi hanno detto che lo avremmo inviato sotto forma di aiuti ai paesi in via di sviluppo, che era in effetti anche una frode perché il vaccino non poteva essere usato dal punto di vista della salute, ma poi hanno deciso semplicemente di inviarlo in qualche paese dell’America Latina o dell’Africa sub-sahariana, sapendo che il virus in sé era mutato e che questi vaccini erano totalmente inutili.

NB!!! Quindi lì abbiamo una situazione in cui il Direttore Generale dell’OMS dà il via libera a Big Pharma, facendo dichiarazioni “sbagliate”  sul fatto che miliardi di persone in tutto il mondo saranno colpite, fino a due miliardi; Big Pharma viene in soccorso e in effetti i produttori di vaccini hanno fatto un sacco di soldi a spese delle casse pubblica.

[…] Bonnie Faulkner: Ora, contemporaneamente a questo evento di simulazione 201 a Baltimora il 18 ottobre, dal 18 al 27 ottobre 2019, si stavano svolgendo a Wuhan, in Cina  i CISM Military World Games . Cosa sono i Giochi del mondo militare e chi erano i partecipanti?

Michel Chossudovsky:   Sono un evento sportivo che si svolge una volta all’anno in diversi paesi. Vi sono più di 100 paesi che partecipano e inviano membri delle forze armate, ma essenzialmente per eventi sportivi. Alcuni le chiamano Olimpiadi Militari.   Ora, ciò che le autorità cinesi hanno sollevato, e questo si riferisce in modo molto diretto al fatto che il virus potrebbe non essere nato in Cina ma potrebbe aver avuto origine in un paese straniero, compresi gli Stati Uniti, è che c’erano 200 militari americani che partecipavano a questo evento di 10 giorni. Certo, sono lì e visitano la città e vanno in giro, ecc. ecc. È stato ipotizzato che il virus potrebbe essere stato accidentalmente o deliberatamente lasciato cadere da qualche parte nel mercato del pesce a Wuhan.  Ora, non abbiamo  alcuna prova che sia avvenuto, tuttavia dov’è il paziente zero?  Il paziente è zero negli Stati Uniti ?   E’ interessante notare che virologi cinesi, taiwanesi e giapponesi hanno esaminato diversi ceppi del virus in diverse località e sono giunti alla conclusione che il virus non è originario della Cina.   C’è un grande dibattito in Cina sul fatto che il virus sia prodotto in Cina o prodotto in America. Sempre più prove scientifiche indicano quest’ultima.   Robert Redfield, direttore generale del CDC, ha rilasciato una dichiarazione proprio questa settimana al Congresso degli Stati Uniti durante le audizioni del cosiddetto Comitato di sorveglianza della Camera.Fa affermazioni secondo cui alcune delle diagnosi dell’influenza comune negli Stati Uniti, l’influenza stagionale, Virus B, potrebbero essere state in realtà da coronavirus. Era in un contesto di commissione, pertanto ha risposto alle domande in un modo sincero e ha detto: “Sì, in alcuni casi diagnosticati come influenza stagionale avrebbe potuto essere il coronavirus”.

Redfield : l’Università di Washington ha sviluppato i propri test.

Membro del Congresso: quei kit erano disponibili venerdì scorso?

Redfield : Sì, signore.

Membro del Congresso: grazie. E senza i kit di test, è possibile che coloro che erano stati suscettibili all’influenza avrebbero potuto essere mal caratterizzati da ciò che avevano effettivamente, ovvero è possibile che avessero effettivamente COVID-19 ?

Redfield: nella pratica standard la prima cosa che fai sono i test per l’influenza. Quindi se avessero avuto l’influenza sarebbero stati positivi.

Membro del Congresso : Ma solo se fossero stati testati. Quindi se non sono stati testati, non sappiamo cosa avessero.

Redfield : corretto.

Membro del Congresso : Va bene. E se qualcuno muore di influenza, stiamo facendo dei test post mortem per vedere se era influenza o era COVID-19?

Redfield: esiste un sistema di sorveglianza per testare la polmonite che ha il CDC. Non è in ogni città, in ogni stato, in ogni ospedale.

Membro del Congresso : Quindi potremmo avere persone negli Stati Uniti che muoiono per quella che sembra essere influenza quando in realtà potrebbe essere il coronavirus o COVID-19.

Redfield: Alcuni casi sono stati effettivamente diagnosticati in questo modo negli Stati Uniti oggi.

Membro del Congresso : grazie.

Ora, questa affermazione conferma gli studi condotti in Cina, Giappone e Taiwan, ma pone anche la domanda, quando? Era ad ottobre? Era a novembre? Era a dicembre? In altre parole, la dichiarazione di Redfield non dice quando sono stati condotti quei test per l’influenza. Bene, sono condotti su base routinaria. Presumibilmente se è stagionale inizia a novembre o ottobre e si estende durante l’inverno.Ma quello che è successo è che questa affermazione in effetti fornisce legittimità agli studi condotti da virologi giapponesi, cinesi e taiwanesi secondo cui è possibile che il virus non abbia avuto origine nel mercato ittico di Wuhan; in realtà avrebbe potuto avere origine negli Stati Uniti d’America. E il virologo di Taiwan ha dichiarato, poiché stava seguendo quello che stava succedendo, che c’erano più di 200 casi di polmonite che hanno provocato la morte negli Stati Uniti, ed è stato innescato dall’incapacità del paziente di respirare. Quindi ha dichiarato di essere stato in contatto con le autorità sanitarie statunitensi e ha posto la domanda se tali morti avrebbero potuto essere il risultato del coronavirus. Ha anche detto che l’epidemia virale potrebbe essere iniziata in un periodo precedente rispetto a quanto si ipotizza, suggerendo che potrebbe anche tornare a settembre. E presumo che risale a settembre perché è allora che il virus dell’influenza inizia effettivamente a svilupparsi.Ma penso che ciò che è importante sia che – uno dei nostri autori, Larry Romanoff, che ha sede a Shanghai, abbia fatto ricerche approfondite su questo tema e se mettiamo insieme le dichiarazioni di Robert Redfield, gli studi giapponesi, taiwanesi e cinesi, c’è una buona probabilità che il virus non provenga dalla Cina, ma potrebbe benissimo aver avuto origine negli Stati Uniti. È un punto di discussione in Cina proprio in questo momento perché il portavoce del Ministero degli Affari Esteri – e i cinesi in realtà non improvvisano allo stesso modo degli americani la loro posizione di politica estera – ma quando commentano il direttore del CDC Dr. Robert Redfield dicono, beh, sai, questo tipo di informazioni deve essere spiegato. Se gli Stati Uniti hanno segnalato 34 milioni di casi di influenza, questo è – penso che stia esagerando, ma è quello che dice – Sto parlando del rappresentante del Ministero degli Affari Esteri. Penso che sia più simile a 15 milioni – ma in ogni caso, poi conclude e dice, per favore dicci quanti sono legati a COVID-19. Questo è un tweet: anche i cinesi hanno adottato i tweet.Ciò che il direttore Robert Redfield ha ammesso è che apparentemente alcune persone che sono morte per influenza potrebbero essere state testate positivamente per il coronavirus. Quindi questo ha aperto il Vaso di Pandora, per così dire, perché il consenso in Cina è che il virus non è stato prodotto in Cina; è stato realizzato in America.

 

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 CHI HA DIFFUSO IL VIRUS? Intervista col prof. Michel Chossudovsky

Madonna dei sette dolori

 

Madonna dei sette dolori

Il venerdì della settimana di passione è la festa della Madonna addolorata. Vi proponiamo questa meditazione di Mons. Guérard des Lauriers sull’incontro di Gesù con la sua santa Madre (4° stazione della via Crucis) tratto dall’opuscolo La via regale (edizioni CLS)

Quarta stazione
GESÙ INCONTRA MARIA SUA MADRE

Ecco il Re della Gloria, ornato della corona che Sua madre gli ha dato il giorno delle Sue nozze (1). Ecco, o Maria, Tuo Figlio; ecco che Egli sposa una seconda volta, nel Sangue, la natura che assunse in Te; ecco che Egli invita alle sue nozze tutte le vergini, e Te per prima, Vergine delle vergini che in quest’ora Egli fa sua Sposa.
Guardalo, Maria, il Re della Gloria, tu stessa, Regina nella Gloria! Mai fu più vera la profezia secondo cui tutta la gloria è dentro (2), nel regno che non è di questo mondo (3). Qual è dunque questa Gloria? È quella del Signore forte e potente (4), che vince ­l’odio con l’Amore, è quella della vergine forte e vigilante, che patisce in sè la Verità e l’Amore. Gesù, Tu incontri Maria, Tua Madre. Maria, tu incontri Gesù, Tuo Figlio. I vostri sguardi si incrociano sulla terra, è però in fondo all’anima che essi realizzano la più profonda comunione. Chi mai potrebbe essere il degno testimone di questo ineffabile incontro? Chi conosce questa Gloria? Gli uomini la disprezzano, gli Angeli l’adorano nel mistero, Tu solo, o mio Dio, la conosci, e in Te, o mio gran Dio, io voglio conoscerla, come una purissima immagine Tua.
Il Verbo incarnato e la Madre del Verbo si incontrano un istante sulla terra; il Padre, il Verbo e lo Spirito sussistono eternamente nella comune Essenza: questa è la chiave del mistero. Tu ritrovi, o Verbo incarnato, Tua madre nella gloria della Croce. Tu ritrovi, o Verbo eterno, Tuo Padre nella Gloria del­l’Essenza. Quale Gloria, quale Incontro, quale Amore! Amore crocifisso in nome del quale non ci si trova che per lasciarsi, Amo­re beatificante nel quale non ci si distingue che per ritrovarsi. Qui coscienza giusta uguale alla Beatudine infinita, là vita sufficientemente giusta per portare una pena infinita. O Gloria, o splendore di questo Amo­re, vero nel Seno della Beatissima Trinità, vero nell’intimo dell’incontro doloroso. Uguale modalità, uguale rigore. Essere due e non essere che uno. Distinguersi e unirsi; lasciarsi e ritrovarsi… Il peccato impone la propria distensione all’A­more che lo visita, ed è la forma del peccato che, per un istante, vince; nel delicato alternarsi del gioco dell’Amore, una delle fasi diventa dominante al punto da assorbire l’altra; e per Te, Gesù, e per Te, Maria, questo incontro sa solo di separazione. E tuttavia vi ritrovate in modo molto reale: le vergini, nel­l’Amore, si ritrovano continuamente, per quanto non si lascino mai. Come potrei comprendere la profondità di questo sguardo reciproco che tocca il fondo delle vostre anime, perchè procede dalla Luce di Dio?
Gesù, il Verbo Salvatore, Maria la prima e perfetta redenta: Maria in Gesù come nella sorgente della sua vita e Gesù in Maria come nell’espressione della Sua opera; così il Figlio è nel Padre e il Padre nel Figlio (5). Era la beatitudine essenziale che visitava le vostre anime attraverso questo sguardo, o Gesù, Figlio di Maria, o Maria, Madre di Gesù. Ma ciò non è affatto di questo mondo. Ed ecco che la penetrante dolcezza di questa luce diventa inesorabile penetrazione. Tu vedi, o Gesù, quanto costi a Tua Madre il seguirti, più che non misuri il prezzo della Sua redenzione; Tu vedi, o Maria, l’Agonia che si prolunga sotto il peso della Croce, distratta alla Tua stessa sofferenza. Non si percepisce il proprio dolore che nell’altro, proiettato nell’altro e ingigantito nell’altro indefinitamente, sulla misura stessa dell’Amore. Come due specchi perfettamente puri, voi riflettete ­l’uno per l’altra il rigore della legge del­l’Amore. O Maria, è ben Gesù che ritrovi, ma un Gesù che deve lasciare se stesso, che deve assolutamente offrire sé stesso; e Tu, o Gesù, è proprio Maria che ritrovi, ma una Maria che deve compiere nel dolore, la generazione che ­iniziò nella Gloria. E così, o Maria, tu lasci Gesù con un rigore a prima vista inconcepibile, giacché Tu sei tutt’uno con Gesù che deve lasciare se stesso. E Tu, Gesù, Tu comunichi con Maria nell’atto di suprema rinuncia che le chiedi e che le dai da compiere; Tu rinunci a lei, in lei e per lei che, a sua volta, rinunzia sé stessa. Amore che unisci Gesù a Maria; Amore che separi Gesù da sé stesso, e Maria da sé stessa; Gesù da Maria e Maria da Gesù. Amore, dammi un cuore amante che comprenda la legge dell’Amore.
O Maria, Tu non fai nulla per Gesù, neppure ciò che fece Veronica; e Tu, Gesù, non fai nulla per Maria, neppure ciò che facesti per le donne di Gerusalemme. Questo sguardo reciproco non ve lo date che per lasciarvi, e solo per questo. Nessuna azione; questo sguardo basta. O verginità ineffabile di questo sguardo che esclude tutto quello che non è Lui; Verginità uguale nell’Amore che possiede e che non distingue che per ­unire, nell’Amore crocifiggente che avvicina solo per separare.
O Gesù, o Maria, grazie per questo sguar­do! Che esso sia per me il sacramento del rigore dell’Amore. Io voglio adorarlo e conservarlo nella fede. Che esso mi faccia un cuore che accolga ugualmente l’Amore nella Gloria della sua Croce e nel riposo della sua Gloria.

1) Ct. III, 11.
2) Ps. XLIV, 14.
3) Gv. XVIII, 36.
4) Ps. XXIII, 8.
5) Gv. XVII, 21.

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http://www.oratoriosantambrogiombc.it/2020/04/02/madonna-dei-sette-dolori/

Governo “bugiardo e irresponsabile”… ora lo dicono tutti

Governo “bugiardo e irresponsabile”… ora lo dicono tutti

Governatori e sindaci, di destra e di sinistra, persino la stampa “amica” sono uniti nel coro contro le iniziative di Conte, Gualtieri e Lamorgese

TEMPO DI LETTURA: 7 MINUTI

Chiarezza, coerenza, serietà: ecco alcune parole evidentemente sconosciute per chi sta al governo, mentre dovrebbero essere le parole d’ordine di chi avesse l’obiettivo di riuscire a contenere e a sconfiggere la pandemia.
Ogni giorno, invece, rimaniamo fulminati dalle assurde comunicazioni che giungono da Palazzo Chigi o dal Viminale: ultima in ordine di tempo la “passeggiata autorizzata” per minori accompagnati.

Decisione incomprensibile e schizofrenica nel momento in cui si spera di riuscire ad aver frenato il contagio. Decisione irresponsabile e demagogica perché assunta proprio in contemporanea con il prolungamento dello stato di emergenza. Decisione che ha scatenato la reazione furente “bipartisan” tanto dell’assessore alla salute lombardo, Giulio Gallera, quanto del governatore campano Vincenzo De Luca.

Purtroppo, il problema più grave di questa emergenza è, ed è sempre stato, il comportamento irrazionale e irresponsabile del governo. Sembra in ritardo, lontano dalla realtà, senza alcun senso pratico, perso tra giochetti politici, grovigli burocratici, spettacolarizzazione mediatica. Preoccupato di partorire l’ennesimo foglio di autocertificazione ma non di sveltire l’iter dei decreti. Incapace e falso, stante alle ultime affermazioni di molte Regioni che non hanno ricevuto il materiale sanitario annunciato alla stampa.

Una situazione, quest’ultima, talmente scandalosa, da essere denunciata persino dalla “voce dei padroni”: Repubblica, che ha titolato l’apertura del giornale: “La beffa delle mascherine”.

Una vicenda emblematica (purtroppo solo l’ultima di una lunga lista) perché dimostra concretamente che il governo, ma anche il commissario “speciale” (Arcuri) e il capo della Protezione Civile (Borrelli) sono totalmente inadeguati.

Su tutta la gestione dell’emergenza, quando ne saremo usciti, un Paese civile dovrebbe aprire una inchiesta, partendo dall’ipotesi di reato di strage. Perché appare ormai chiaro che con misure preventive adeguate e con risposte rapide e coerenti si sarebbero potuti evitare centinaia di morti.

NO AD ABBASSARE LA GUARDIA

Come dicevano, i governatori di Lombardia e Campania non hanno perso un attimo e si sono ribellati, appena dal Viminale è stata diramata la circolare per cui si poteva far uscire i bambini accompagnati da un genitore per fare una passeggiata intorno a casa. Una ribellione che parte da chi ogni giorno è in prima linea impegnato a fronteggiare direttamente l’emergenza di letti, di mezzi e di quant’altro.

Così si ingenera solo confusione e la confusione alimenta la rabbia. Le stesse Forze dell’Ordine non sanno più se applicare le norme confuse, ritrattate, confermate e poi disdette del governo, oppure le ordinanze delle Regioni.

Se il governo avesse usato il buonsenso avrebbe o semplicemente delegato alla Regioni (che conoscono la situazione) o varato una casistica precisa e univoca. Invece così si assiste quotidianamente a casi surreali di eccesso di zelo o di ingiustificato lassismo.

«Non è questo il momento di abbassare la guardia. La circolare diffusa dal ministero dell’Interno rischia di creare un effetto psicologico devastante, vanificando gli sforzi e i sacrifici compiuti finora» ha tuonato Giulio Gallera.

Ancora più duro nei termini il governatore della Campania, Vincenzo De Luca: «Considero gravissimo il messaggio proveniente dal ministero dell’Interno, relativo alla possibilità di fare jogging e di passeggiare sotto casa. Si trasmette irresponsabilmente l’idea che l’epidemia è ormai alle nostre spalle. Si ignora tra l’altro, che vi sono realtà del Paese dove sta arrivando solo ora l’ondata più forte di contagio. Si rischia, per una settimana di rilassamento anticipato, di provocare una impennata del contagio».

In entrambe le Regioni, come peraltro in Piemonte, Veneto e Liguria rimangono in vigore le ordinanze che vietano di uscire. Ma allora cosa ci sta a fare la ministra Lamorgese? Solo a creare confusione e a garantire il libero accesso agli immigrati clandestini?

L’EMERGENZA SOCIALE SCARICATA AI COMUNI

Non solo proteste da parte dei governatori, ma anche dei sindaci, sui quali il governo sta scaricando l’emergenza sociale. Anche loro in maniera bipartisan si sono ribellati accusando Conte di essere “bugiardo e irresponsabile” perché con 400 milioni di euro per i cittadini in difficoltà di 8 mila comuni non si può tamponare una situazione che inizia a essere drammatica, soprattutto perché i buoni non sono disponibili dalla sera alla mattina.

Facile fare l’annuncio “a reti unificate” con ciuffetto pettinato e sorrisino da attore. Il risultato è solo quello di illudere i cittadini di poter ottenere qualche aiuto già l’indomani per poi magari prendersela con i Comuni.

Come ha spiegato Pierpaolo Marcuzzi, assessore di un Comune laziale: «A Terracina sono stati destinati 365 mila euro ma per usarli dovremo fare una delibera di variazione di bilancio, poi l’accertamento di entrata (perché ovviamente ancora i soldi non ci sono ndr.), poi l’impegno di spesa per utilizzarli, poi le prepagate o i buoni spesa e, quindi, organizzare la loro distribuzione. Nel frattempo, dobbiamo fare anche il disciplinare con i criteri di assegnazione (…) Non è, come hanno fatto intendere il premier e i suoi, che già dall’indomani gli stessi Comuni erano pronti a dare gli aiuti a chi ne ha bisogno».

Insomma, c’è il timore, espresso anche dal sindaco di Bari che è presidente dell’Anci, che il governo crei aspettative senza dotare i Comuni di risorse necessarie anche per le settimane successive.
Ma il signor Conte non pensa a questo. Lui vuole “passare alla storia”… e sicuramente sarà così ma solo per essere stato un “bugiardo e irresponsabile”.

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Governo “bugiardo e irresponsabile”… ora lo dicono tutti

Il premio Nobel per l’economia: “L’Italia può uscire dall’euro, la Germania vi rovina”

 

Ce l’ha a morte con la Germania, la considera arrogante, ritiene che l’Italia potrebbe tranquillamente uscire dall’euro senza avere grossi contraccolpi e invita l’Europa a cambiare tutto del suo sistema monetario. No, non è Paolo Savona, il ministro anti-euro ricusato in un primo momento dal Quirinale, e non è neanche Matteo Salvini, tantomeno Giorgia Meloni. L’euro-arrabbiato è un premio Nobel per l’economia, conseguito nel 2001, Joseph Stiglitz, che già lo scorso anno, quando l’alleanza grillo-leghista non era neanche prevedibile, aveva detto, in un convegno a Bologna: “Io credo che sia veramente difficile per l’Italia sopravvivere nell’Eurozona senza che la Germania cambi radicalmente la sua politica. Perché l’austerity è la strada sbagliata, questo è chiaro».

Oggi l’economista rilancia, sugli stessi temi, con un articolo pubblicato su Project Syndicatedal titolo «Can the euro be saved?» («Si può salvare l’ euro?»), durissimo atto d’accusa contro la moneta unica.

«L’ Italia fatica dall’ introduzione dell’ euro. Se un Paese va male, la colpa è del Paese; se molti Paesi vanno male, la colpa è del sistema. E l’euro è un sistema quasi destinato al fallimento. Ha tolto ai governi i principali meccanismi di aggiustamento (tassi di interesse e di cambio), e anziché creare nuove istituzioni che aiutassero i Paesi a gestire le nuove situazioni, ha imposto restrizioni – spesso basate su teorie economico politiche screditate – su deficit, debito, e anche riforme strutturali». Morale della favola? “La risposta della Germania è di caricare il fardello sui Paesi deboli, già provati da alta disoccupazione e bassa crescita. Sappiamo a cosa porta una scelta simile: più dolore, più sofferenza, più disoccupazione, e ancora minor crescita. L’Italia è sufficientemente grande, e ha economisti sufficientemente bravi e creativi, da studiare un’ uscita de facto, introducendo in sostanza una doppia moneta flessibile che potrebbe aiutare a recuperare ricchezza. Questo violerebbe le regole dell’ eurozona, ma la responsabilità di un’ uscita de jure, con tutte le sue conseguenze, sarebbe scaricata su Bruxelles e Francoforte, con l’ Italia che conterebbe sulla paralisi dell’ Unione europea per scongiurare la rottura finale…”.

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Il premio Nobel per l’economia: “L’Italia può uscire dall’euro, la Germania vi rovina”

INPS, 776 milioni di euro spesi e un sito che non funziona –

INPS, 776 milioni di euro spesi e un sito che non funziona

Dopo la giornata di ordinaria follia che abbiamo vissuto ieri, pubblichiamo i dati relativi ai costi del sistema informatico dell’INPS

TEMPO DI LETTURA: 8 MINUTI

Disorganizzazione, inefficienza, violazione della privacy e la solita comunicazione catastrofica. Questi quattro elementi sarebbero più che sufficienti per rappresentare il disastro di cui si è resa protagonista l’INPS nella tragicomica gestione delle richieste del bonus di 600 euro per l’emergenza Covid-19, e infatti tra poco li approfondiremo uno per uno.

QUANTO COSTA IL SISTEMA INFORMATICO DELL’INPS

Prima, però, occorre mettere sul tavolo il quinto elemento, cioè le importantissime risorse economiche che l’INPS ha speso per costruire un sistema che ieri ha mostrato lacune del tutto evidenti. Parliamo di cifre monstre, che non ci sono state fornite da chissà quali misteriose fonti, ma che si trovano sul sito dell’INPS nella pagina intitolata “Nuove procedure dell’INPS nel settore informatico”, che trovate a questo link.

In apertura viene sottolineato che «il settore IT è di rilevanza strategica per l’Istituto, rappresentando, ad oggi, circa il 35% delle spese di funzionamento complessive dell’intera struttura. È gestito da personale interno dell’Istituto con specifica competenza tecnica, assistito dai maggiori partner tecnologici di mercato. Negli ultimi anni è stato realizzato un progressivo processo di razionalizzazione e accentramento che ha consentito il raggiungimento di rilevanti economie di scala, con risparmi strutturali nel settore, nell’ultimo triennio, pari ad oltre 200 milioni di euro (circa il 40% della spesa IT)».

Quindi, se ci atteniamo ai dati riportati dalla stessa INPS, con un banale calcolo arriviamo alla spesa IT (acronimo di Information Technology, ndr) complessiva, che è pari a 500 milioni di euro (per l’esattezza 776, se consideriamo quelli spesi dal 2005 al 2016).

Ma andiamo avanti.

Saltiamo il paragrafo relativo alle procedure di gara e, al successivo, troviamo che «viene inoltre costantemente privilegiata l’acquisizione di beni e servizi informatici tramite gli strumenti negoziali posti a disposizione da Consip».

Nel paragrafo successivo troviamo lo specchietto che vi riproponiamo nello screenshot che trovate qui sotto, che riporta «i vincitori delle ultime gare informatiche INPS».

Con una semplicissima ricerca abbiamo trovato – sempre sul sito INPS – l’avviso di aggiudicazione di appalto per la «Fornitura dei servizi di sviluppo, reingegnerizzazione e manutenzione del software applicativo dell’INPS», che potete scaricare cliccando qui.

Come vedrete si tratta di un file pdf di 23 pagine in cui troviamo il dettaglio dei servizi richiesti, dei rispettivi costi e delle aziende che hanno vinto la gara, il tutto diviso per lotti.

Il primo lotto riguarda il «Potenziamento e semplificazione del Front-end verso il cittadino e realizzazione del disaccoppiamento tra i processi di front-end e quelli di back-end, con eliminazione delle ridondanze applicative, per supportare la gestione di una domanda sempre più esigente in termini di numerosità e qualità di servizi erogati tramite portale e contact center» ed è stato vinto da RTI Engineering S.pA., Innovare24 S.p.A., Inmatica S.p.A. e Eustema S.p.A. a fronte di un offerta pari a 35.643.131 milioni di euro più IVA.

Poi a pagina 8 il lotto n. 2 concernente «Attività di sviluppo e integrazione di applicazioni abilitanti per gli interventi di reingegnerizzazione e automazione dei processi istituzionali in atto» vinto da RTI Accenture S.p.A., Avenade Italy S.r.l., Data Management Soluzioni IT per il settore pubblico S.p.A. e Indra Italia S.p.A. a fronte di un’offerta pari a 33.883.163,80 milioni di euro più IVA.

Due pagine più avanti il lotto n. 3 con la «revisione dell’architettura del SI con l’obiettivo di renderla totalmente indipendente dalla distribuzione territoriale dell’Istituto (con erogazione omogenea dei servizi su tutto il territorio nazionale), assicurando al contempo la funzionalità di contestualizzazione dal parco applicativo delle peculiarità territoriali», aggiudicata da RTI IBM S.p.A., Sopra GroupS.p.A., E&Y S.p.A. e Sistemi Informativi S.r.l. per la cifra 21.735.368,27 milioni di euro più IVA.

A pagina 12 troviamo il lotto n. 4: «Adeguamento dell’architettura del SI e realizzazionedi applicazioni volte allo sviluppo dei rapporti telematici con conseguente adeguamento dell’infrastruttura di protezione e sicurezza dei dati e realizzazione della componente di “Data quality”», aggiudicato da RTI Selex Elsag S.p.A., HP Enterprise Services Italia S.r.l., E-Security S.r.l e Deloitte Consulting S.p.A. per 29.792.124,20 milioni di euro più IVA.

Poi tutti gli altri lotti che, come potrete leggere voi stessi, perlopiù riguardano i servizi offerti ai cittadini.

Ora, noi siamo sinceramente convinti che in materia di innovazione e digitalizzazione non si debba veramente badare a spese, un concetto di per sé sacrosanto, che uscirà ulteriormente rafforzato dall’emergenza in corso. Tuttavia, non possiamo fare a meno di constatare come a fronte di investimenti così onerosi ci troviamo a dover vivere situazioni limite come quella della giornata di ieri, durante la quale, è bene ricordarlo, si sono sommate una serie di disfunzioni che hanno messo a nudo tutta la debolezza del sistema.

IMPROBABILE L’ATTACCO DA PARTE DI HACKER

Prima il sito che non funziona perché non è in grado di reggere tutto quel traffico, eventualità ampiamente prevedibile, che si sarebbe potuta tranquillamente evitare prendendo le dovute contromisure (ci sono stati 10 giorni di tempo).

Poi la violazione della privacy di un numero indefinito di utenti, i cui dati sono diventati liberamente consultabili da altri cittadini che si erano loggati con il proprio pin personale per presentare la fantomatica richiesta del benedetto contributo di 600 euro.

Per non parlare della comunicazione: prima l’annuncio del click day, poi la circolare secondo cui le richieste sarebbero state vagliate in base all’ordine cronologico in cui sono state presentate, rimossa dal sito dell’INPS la sera del 31 marzo, ovvero a poche ore dalla fatidica mezzanotte.

Infine, l’ipotesi avanzata da Pasquale Tridico, secondo cui tali problematiche sarebbero dovute a un «attacco da parte di hacker» del quale, a oggi, non vi è alcuna evidenza fattuale e che, indirettamente, viene smentita dallo stesso Tridico quando invita i cittadini a non prendere d’assalto il sito dell’INPS per evitare problemi di traffico.

Oltretutto, anche nell’ipotesi (a nostro avviso piuttosto remota) in cui venisse confermato l’hackeraggio, saremmo comunque di fronte a un gravissimo problema di vulnerabilità del sito.

Problemi tecnici, certo, dietro ai quali però si celano l’umanità e la frustrazione di centinaia di migliaia di lavoratori autonomi in ansia per le grandi incertezze che derivano dall’emergenza coronavirus, sotto stress per le misure restrittive a cui siamo tutti sottoposti e che, come se non bastasse, hanno difficoltà ad accedere a un contributo oggettivamente misero.

Dinnanzi a tutto ciò è inevitabile, oltre che legittimo, pensare che tutti quei soldi dovrebbero essere spesi meglio e che qualcuno cominci ad assumersi le proprie responsabilità.

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INPS, 776 milioni di euro spesi e un sito che non funziona

Tornano col virus gli scemi di guerra

 

Pensavo che l’incubo in cui siamo finiti da un mese ci concedesse almeno una tregua dai focolai di livore, cecità ideologica e faziosità che abitualmente accompagnano la nostra vita normale. Speravo che la solidarietà comunitaria richiesta in momenti come questi, la carità di patria, l’interesse superiore della salvezza collettiva, lasciasse indietro ogni sussulto di falsificazione vistosa della realtà e distorsione clamorosa della verità. E invece l’idiozia militante non si è presa una pausa neanche col contagio, i morti e le restrizioni.

Il campionario è vasto e non so davvero da dove partire. Dall’odio schiumante verso Trump accusato di essere quasi al servizio del covid-19 al tifo militante perché Bolsonaro si prenda il virus, dal “ben ti sta” che si leggeva nelle parole e sulle facce quando si parla di Boris Johnson (ma la stessa sorte non si riserva alla progressista Svezia che segue le sue orme) fino al capovolgimento della Cina considerato quasi un paese benefattore dell’umanità perché ha fatto da cavia al virus, si è sacrificato per primo e ora ci manda le mascherine. E l’accusa al governo cinese di aver nascosto per settimane i focolai, viene stranamente spostata sulla Russia di Putin o sull’Iran.

Ma il caso più clamoroso è stato il coro contro Orban il dittatore. Ricapitolo in breve la faccenda: Orban è il leader che in Europa gode di più consenso popolare, liberamente e democraticamente espresso, eletto e rieletto con più voti dell’elezione precedente. Ovvero, dopo aver governato, gli ungheresi hanno premiato lui e il suo partito dandogli la maggioranza assoluta. Ora c’è un’emergenza senza precedenti, noi accettiamo senza batter ciglio che un signore, mai eletto e votato da nessun cittadino, diventi l’Unico Riferimento Nazionale e a colpi di decreti, restringa in modo vistoso e mai accaduto diritti e libertà elementari. E ci permettiamo di criticare un leader democraticamente eletto, che ha risollevato le condizioni sociali ed economiche del suo paese, e ora chiede pieni poteri fino a che ci sarà l’emergenza. E li ottiene democraticamente dal Parlamento con una maggioranza ampia di due terzi. Da noi non c’è stato alcun passaggio parlamentare, alcun voto, per commissariare l’Italia e attribuire al premier pieni poteri, con divieti e decreti a raffica, esercito e polizia per le strade. Ma non si è posto limiti di tempo, obbiettano le anime belle. Ma per forza signorini, se non si sa quando finirà l’emergenza, come evolverà il contagio, non possiamo stabilirlo a priori. E poi, scusate, che senso ha parlare di colpo di stato riferendolo a un governo in carica, pure rieletto? Che bisogno aveva di fare quello che voi stessi chiamate autogolpe, certificando così la stupidità della vostra accusa? Lì scatta la solita argomentazione finale: così cominciò Hitler. Così cominciano tutti i governi davanti a una guerra, un’emergenza, una situazione d’eccezione, dai migliori ai più malefici. Da Churchill a Contebis.

Ma l’obbiettivo nostrano della campagna contro la dittatura ungherese è colpire Salvini, Meloni e la destra. E gridare, come fa perfino Contebis, al rischio nazionalismi in Europa: ma fuori dalle formulette, che succede quando un Paese costretto dai vincoli europei, si accorge che quell’unione non funziona nella buona e nella cattiva sorte, ma solo nella prima? Che deve fare da solo, come stanno facendo del resto tutti quanti. Lo chiamate nazionalismo? Io lo chiamo realismo, realismo italiano, nazionale, popolare, sociale.

Avete voglia poi a dire che dobbiamo preoccuparci di tutto il mondo, in casi come questi hai una sola priorità: i milioni d’italiani che non sanno come andare avanti. Non puoi stabilire un reddito di cittadinanza davvero universale, come propone l’anima bella BeppeGrillo, cioè estesa a sette miliardi e mezzo di abitanti del pianeta. Universale sta per nazionale, cioè limitato al tuo paese. Nessuno riesce a caricarsi i problemi del mondo, neanche Atlante o il clan dei casalini. Non lo dite, ma di fatto anche voi siete inchiodati al “prima gli italiani”.

Per finire in scemenza, tiriamo fuori il pensiero patafisico che attraversa ormai tutti gli umanitari-antiumanitari, tutti i progressisti-antisviluppo. Perché siamo stati puniti dal virus? Lo riassume bene Dacia Maraini sul Corsera di ieri, ma è la sintesi di quel che sussurra da settimane l’Intellettuale Collettivo: “Certamente nessuno più pensa che un Dio punitivo mandi i castighi sulla terra, ma qualcosa del principio di causa ed effetto rimane. Abbiamo bruciato le foreste, sparso di cemento ogni angolo della terra, abbiamo avvelenato gli ambienti(…) riempito il mare di plastica, messo in pericolo l’ecosistema. La Natura che non è divina ma ha tutta la potenza di una divinità cosmica reagisce con irruenza ai maltrattamenti, anche se non si tratta di una volontà moralistica ma di un processo di autodifesa”.

Capito? Ce lo siamo meritati; non ci punisce Dio ma Greta Thunberg, tribuna della Natura. Ora, il nesso tra inquinamento e coronavirus non c’è, un virus sorto in Cina non ha legami con l’Amazzonia. Però fa comodo leggere moralisticamente il contagio. Il secondo passaggio è accusare del virus i governi reazionari del mondo, compreso chi recita l’eterno riposo. Ora, un maggior rispetto della Natura a me sembra una priorità necessaria e vitale, a partire dalla difesa dell’ordine naturale del mondo. Ma il virus ha un’altra storia, a meno che adottiamo una visione magica. È tipico però del politically correct distorcere il Dio punitivo degli antichi in versione ideologico-moralistica-ambientalistica. L’argomentazione che usa la Maraini sulla natura che si ribella si potrebbe applicare anche ad altri contesti: l’aids fu una reazione della natura contro i disordini sessuali e omosessuali dell’umanità. Il meccanismo logico-morale è lo stesso…

La guerra mondiale produsse a suo tempo “gli scemi di guerra”. Temo che i virus facciano altrettanto.

MV, La Verità 1° aprile 2020

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Tornano col virus gli scemi di guerra

[Video] Avarizia, Cupidigia, Spilorceria, Giuda Iscariota

Sul nostro canale Youtube sono disponibili nuovi video. Ultimo in ordine di data è il video di una breve ricerca su: Avarizia, Cupidigia, Spilorceria, Giuda Iscariota

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .

Ossequi, Carlo Di Pietro.

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Le tre “disgrazie” dell’ Unione Europea. Altro che Bond…

 

Dio ”denaro” le fa e le accoppia, quando si tratta di fare gli interessi della parte finanziaria dell’Europa, quella dell’asse tedesco e francese ( per ora dall’altra parte, ma pronto a fare le scarpe all’Italia come sempre)che continua a gestire gli interessi propri guardando e mettendo le mani nelle tasche altrui. Il confabulare fitto di tre persone poco credibili, che continuano ad arroccarsi, sgretolando quel che resta dell’Unione europea, è la conferma che anche da disastri e pandemie -come quelli da contagio da coronavirus- c’è chi è in posizione di forza e di attesa per trarre il massimo vantaggio dalla situazione in corso e per quando ci sarà la ripresa. E così mentre l’economia tedesca, non era una sorpresa, continua a lavorare sia pure a ritmi ridotti e a non creare allarmi di sorta sui contagi, e a lesinare aiuti all’Italia fino a 10 giorni fa, a noi tocca ottenere un bel rifiuto sull’utilizzo di fondi europei congelati. Ma che potremmo prelevare, secondo il diktat tedesco (Olanda e paesi baltici) e francese (che detiene la presidenza della Bce) , solo se pagheremo interessi. E con quei vincoli della ”troika” che hanno strozzato l’economia greca, sulla quale ha tratto vantaggi in termine di acquisizioni- di beni e servizi- proprio la Germania. Che combinazione. Brava Frau Angela Merkel, contraria alla erogazione di bond per l’emergenza da virus a corona, ribattezzati covibond, visto che ha i suoi da piazzare e con un paramento preciso che determina lo spread.

E naturalmente in tutta questa squallida storia di interessi finanziari non potevano mancare la sponda francese con Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea(non nuova a interventi antitaliani) e dalla tedesca Ursula von der Leyen presidente della Commissione Europea.Entrambe hanno brillato per uscite allineate sulle posizione tedesche e del gotha finanziario dell’Unione. In mezzo, per dovere di cronaca, le proteste italiane di governo e partiti , le parole imbarazzate di mediazione del presidente del parlamento europeo David Sassoli e quelle del commissario europeo Paolo Gentiloni. Appelli alla solidarietà che lasciano il tempo che trovano. Mediazioni? Compromessi per pochi euri e con l’Italia da tenere alla catena, come un cane o quasi, per via del debito pubblico.

Francamente la facciatosta e l’arroganza, è la parola giusta, di queste tre Disgrazie meriterebbero davvero che James Bond intervenisse . Del resto ”007” l’agente di sua Maestà britannica è nel limbo della ”Brexit” senza che il Regno Unito abbia regolato i conti con l’Europa. In cassa ci sono anche i suoi quattrini oltre a i nostri, ma con una chiave tedesca e un lucchetto francese da scardinare. Forse Arsenio Lupin (il ladro gentiluomo) potrebbe irretire e far girare la testa alle tre ”disgrazie”.

Da parte nostra c’è Giuseppe Conte con la sua eleganza e le tre Grazie di Canova da esibire, insieme a quel patrimonio italico da sfruttare nei momenti difficili. Fatto di ironia, furbizie (servono anche quelle quando altri giocano sporco) e arte di arrangiarsi . Pensando, magari, a quel film in bianco e nero che fu ” guardie e ladri” degnamente rappresentato da Totò e Aldo Fabrizi. Se non ci sono lo zio Sam, gli Stati Uniti e l’Europa delle lobbyes, ci sono altri Paesi (dalla Cina a Cuba all’Albania) che ci hanno mostrato solidarietà concreta. Qualcuno presenterà il conto. Ma almeno è leale. Le ”tre disgrazie” no, verso l’Italia e quel che resta dell’Europa a 28 . Dalla bandiera dell’Unione mancano tante stelle e su questo non ci piove…Noi tiriamo dritto. E’ meglio.

 

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Le tre “disgrazie” dell’ Unione Europea. Altro che Bond…

L’autore di ‘Ragazzi di Buda’: “Il mio inno contro il conformismo”

“Noi abbiamo passato quasi 50 anni sotto i comunisti mentre voi avevate la libertà. Però voi italiani avete scritto la canzone più bella sulla rivoluzione del 1956”. Così parlò Viktor Orbán e a Pier Francesco Pingitore, papà di “Ragazzi di Buda”, saranno fischiate le orecchie. Oggi che la libertà di tutti è minacciata da un nemico subdolo e invisibile, e Orbán per i comunisti è diventato il nuovo “uomo nero”, ne parliamo proprio con il noto regista, drammaturgo e autore televisivo, consacrato al grande pubblico dall’invenzione del “Bagaglino” ma in realtà creatore poliedrico e intellettuale fra i pochi non sottomessi alla vera dittatura del nostro tempo. Quella del politicamente corretto.

“Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest, studenti braccianti operai, il sole non sorge più ad Est…”. Maestro Pingitore, come è nata questa bella canzone?

“Scrissi questo testo nell’ottobre del 1966. Era il decimo anniversario della rivolta d’Ungheria e in Italia la ricorrenza era celebrata assai poco perché in fondo non faceva comodo a nessuno. Il mondo era diviso in due blocchi contrapposti ma da noi evitavano di pungersi troppo, e quel tragico decennale rischiava di passare quasi sotto silenzio. Da qui nacque l’ispirazione. Composi il brano rapidamente, il nostro musicista di allora Dimitri Grivanovski la musicò, Pino Caruso la cantò”.

Erano i primi anni del Bagaglino…

“Esatto. Avevamo fondato il Bagaglino nel 1965 con alcuni amici giornalisti, iniziando da piccoli spettacoli e dalla scoperta di personaggi che si sarebbero rivelati poi figure importanti: da Oreste Lionello, a Caruso, a Gabriella Ferri… Al nostro secondo anno di attività cadde questo importante anniversario. Caruso cantò ‘Ragazzi di Buda’ praticamente per tutta la stagione, incontrando grande favore da parte del pubblico che all’epoca consisteva in 100-150 persone a sera, stipate in uno scantinato. Da lì poi il brano si diffuse all’esterno, nelle università e man mano in altri luoghi ma io ne persi un po’ le tracce. Finché due o tre anni fa fui contattato dall’Ungheria, intendevano stabilire un rapporto con me e avevano in mente anche di invitarmi a Budapest. Ma finora, purtroppo, non ho potuto accettare l’invito”.

Il fatto che il brano negli anni sia diventato un inno identitario per tante generazioni di ragazzi, soprattutto di destra, autonomizzandosi in qualche modo dalla stessa figura del suo autore, le dispiace o è un motivo di orgoglio?

“E’ sempre un motivo di orgoglio fino a quando le parole vengono rispettate. E’ stato così fino a un certo punto, poi sono intervenuti alcuni cambiamenti. Io però gradirei che ‘Ragazzi di Buda’ venisse cantata esattamente come è stata scritta all’inizio. In ogni caso, è chiaro che mi fa piacere che qualcuno ancora la esegua. So che qualche anno fa la canzone è stata intonata in ungherese e in italiano in tutte le scuole elementari e medie di Budapest. Ho visto il video e mi ha molto emozionato”.

Maestro, nel 1966 lei dedicò il testo alla resistenza dei giovani di Budapest contro il totalitarismo sovietico. Pensa che oggi ci sia bisogno di una nuova “Ragazzi di Buda” per difendere gli ungheresi dal pericoloso dittatore Orbán?

“No, non lo credo per niente. Oggi si tende a politicizzare sempre tutto e a perdere di obiettività. In realtà ciò che questo terribile dittatore ha fatto è applicare quello che la Costituzione ungherese prevede per adottare determinate misure nelle situazioni di emergenza. Misure che finora non si discostano granché da quelle adottate da Conte, a Camere in semi-quarantena, mentre Orbán ha avuto comunque una maggioranza di oltre i due terzi da parte del Parlamento ungherese. Non voglio dire con ciò che Conte stia facendo un golpe, per carità. Ma ci sono momenti difficili nei quali ogni Paese ha necessità di assumere provvedimenti eccezionali e straordinari. Non si capisce perché le stesse misure applicate da noi, o in America, o in Francia vanno bene, mentre se adottate in Ungheria diventano il prodotto di una terribile dittatura. Il problema è che ci si confronta sempre su visioni parziali che ciascuno matura in base al filtro dei propri pregiudizi e anche dei propri interessi. E invece non è il momento di bandire crociate. L’unica crociata vera dev’essere quella contro il coronavirus. Il resto sono tutte chiacchiere”.

Tempo fa lei disse di essersi schierato a destra “perché a sinistra non c’erano più posti”, espressione che ben rappresenta il conformismo di tanto mondo della cultura e dello spettacolo. La considera ancora attuale? E ritiene che il conformismo sia oggi un pericolo anche a destra?

“Il conformismo è sempre un pericolo, che abbia connotazioni di destra o di sinistra. Solo che il conformismo di sinistra ha governato culturalmente l’Italia per settant’anni, mentre un analogo pericolo a destra non mi sembra di intravederlo. Il conformismo di sinistra è invece un guaio persistente. E’ il politicamente corretto che uccide qualunque libertà, è il pregiudizio per cui in una discussione la cosa più importante è essere il primo a dare del fascista all’altro. Si dà a certe parole il valore di una pistolettata, chi la spara per primo ha vinto”.

Da uomo di cultura e di spettacolo che negli anni ha saputo far ridere e riflettere milioni di italiani, come sta vivendo questo periodo di quarantena? Ne usciremo cambiati? E se sì, in meglio o in peggio?

“Sento tanti dire che cambierà tutto, che saremo diversi… Io sinceramente non lo so. Credo che dovremo rimboccarci molto le maniche e darci da fare, come forse non abbiamo fatto negli ultimi anni. Sempre a patto di sopravvivere, potremmo anche ricavare qualche beneficio da questa lunga penitenza. Ma previsioni su come saremo non ne azzardo. Nel dopoguerra, che è l’esperienza più prossima alla quale possiamo rifarci, ci si trovò in un mondo totalmente cambiato: era mutato il regime, il modo di vedere le cose, c’erano le città bombardate e una grande voglia di ricominciare. Oggi invece c’è un bombardamento ideale al quale dovremmo cercare di porre riparo, ma è difficile dire come, perché non sappiamo ancora l’entità delle rovine che ci troveremo di fronte. C’è una struttura economica, industriale e produttiva che potrebbe uscirne a pezzi se la situazione di stallo durerà ancora a lungo, ma può anche darsi che tutto finirà prima di quanto immaginiamo. La verità è che brancoliamo nel buio, il buio ci fa paura e quando si ha paura non si possono mai fare previsioni attendibili”.

Questa prova è dura per tutta l’Italia, ma per alcuni territori già colpiti lo è ancora di più. Pensiamo ad esempio alle zone terremotate. Lei in qualche modo è legato all’Aquila, dove è ambientato il suo spettacolo teatrale dedicato alla liberazione di Benito Mussolini dalla prigionia di Campo Imperatore, e dove è tornato di recente per partecipare alla Festa della Montagna, una bella iniziativa promossa dall’amministrazione comunale. Cosa vorrebbe dire in questo momento agli aquilani?

“Che hanno tutta la mia solidarietà. L’Aquila è una città splendida, tutto l’Abruzzo è splendido e vi sono persone generose e accoglienti. Non dimenticherò mai il sostegno e il calore degli abruzzesi durante i miei spettacoli su Mussolini a Campo Imperatore, dove sono venute anche persone di tutt’altre idee che hanno apprezzato l’obiettività con la quale ho trattato quei temi. Ho incontrato un popolo che mi piacerebbe in qualche modo aiutare, non so come ma mi piacerebbe. Intanto auguro loro che questo incubo abbia fine per non dover vivere nuove sciagure dopo quelle che hanno già dovuto sopportare e che hanno affrontato con tanto orgoglio e con grande dignità”.

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L’autore di ‘Ragazzi di Buda’: “Il mio inno contro il conformismo”

Orban, la Costituzione ungherese e la dittatura dell’ignoranza

Forte della straordinaria autorevolezza politica e morale che le deriva dalla splendida, solidale, lungimirante ed empatica gestione della crisi pandemica in atto, l’Unione europea mette sotto osservazione il disegno di legge con il quale il premier ungherese Orban propone al Parlamento ungherese l’approvazione dello stato di emergenza, ai sensi dell’art. 53 della vigente costituzione.

Eppure, non si tratta che di legalissimo disegno di legge, sottoposto al voto del Parlamento, per prevedere il prolungamento dello stato di emergenza fino al cessare dell’emergenza sanitaria, appunto in applicazione di una chiara regola costituzionale.

Ovviamente, insieme all’Unione europea, i mainstream media gridano alla dittatura e alla fine prossima della democrazia ungherese: la quale, invece, risulta ben salda e plurale, come testimonia, ad esempio, la recente vittoria dei socialisti alle elezioni amministrative di Budapest.

In Italia, il pressapochismo conformista della stampa dominante fa naturalmente eco. La cronistoria che della vicenda fa Paolo Valentino, sulle pagine del Corriere della Sera del 25 marzo, è un buffo esempio di doppiopesismo partigiano. Scrivendo dall’Italia, paese in cui un Presidente del Consiglio cancella con propri autocratici e solitari decreti le più sacre libertà individuali ed economiche, il nostro giornalista lamenta che «una volta in vigore la nuova legislazione, Orban potrebbe governare per decreto senza approvazione parlamentare fin quando lo riterrà necessario per sconfiggere l’epidemia». Oh, stupore e meraviglia! Ma dove vive Valentino?  Avesse un piccolo momento di consapevolezza, resterebbe attonito a riflettere sul quel che sta accadendo qui da noi, non in Ungheria…

Da noi, in effetti, la giusta preoccupazione dei virologi di contrastare il virus e di attenuarne l’impatto sulle strutture sanitare ha provocato un sommovimento costituzionale e istituzionale di portata inaudita, fino a consentire a Conte di emanare, in solitudine regale, almeno cinque decreti, l’uno più liberticida dell’altro, in totale spregio dell’unica regola costituzionale che ci siamo dati per fronteggiare le emergenze, cioè l’art. 77 della Costituzione.

In Ungheria, la Costituzione prevede regole per lo stato di emergenza, e la si applica. Qui da noi, la si dimentica. Al suo posto si inventa, creativamente, un nuovo sistema delle fonti, con al centro lo strumento “duttile” e “agile” costituito dal “decreto del presidente del consiglio dei ministri”, che non passa dalle mani del Presidente della Repubblica e sfugge al controllo del Parlamento.

Passata la tragedia, tornerà, speriamo, il tempo della ragione. E bisognerà pur rendersi conto di quali guasti abbia prodotto la pandemia, anche a livello politico-istituzionale.

Lo sappiamo: i politologi seri sanno bene che anche i virus e le pestilenze hanno i loro effetti politici, e che la stessa politica ha sempre cercato di utilizzarli, per gli scopi più diversi.

Ma proprio per questo, non si può restare zitti quando sentiamo dire, da noi, che “non è questo il momento delle polemiche”. È un insidioso mantra, vagamente ricattatorio: la furia del virus deve azzerare il dissenso e la libertà di critica, e chi si permette di obiettare è un irresponsabile nella migliore delle ipotesi, mentre nella peggiore è uno sciacallo alleato del contagio.

Non è così, ovviamente. Questo deve proprio essere, al contrario, il momento della più ampia libertà di critica, quello in cui essa deve essere massimamente esercitata.

Tra l’altro, come si vede, questo insopportabile uso politico del virus vale solo se al potere ci sono “loro”. Se c’è uno come Orban, ovviamente, le cose funzionano al contrario, e non ci sono limiti alla critica demolitoria, e anche al senso del ridicolo.

Funziona più o meno così negli USA, del resto, dove i democratici fanno un tifo cinico e sfegatato per il virus, sperando di inguaiare The Donald alle elezioni di novembre. Spalleggiati, ovviamente, dai mainstream media, anche italiani.

Un solo esempio: Trump vuole mettere in quarantena lo stato di New York e il governatore democratico di quest’ultimo, Cuomo, si oppone alla chiusura? La lettura, per Repubblica.it, è semplice assai: Cuomo è «l’eroe anti-Trump».

Ma allora fate pace col cervello: per voi che supportate ligi i d.p.c.m. di Conte, gli irresponsabili non sono forse quelli che vogliono riaprire tutto, mentre i “buoni” sono solo quelli irresistibilmente irretiti dal lock-down totale?  

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Orban, la Costituzione ungherese e la dittatura dell’ignoranza

In morte di Gilberto Gobbi, grande cattolico e vero psicologo e psicoterapeuta

 

Ho appreso con grande dolore della scomparsa del professor Gilberto Gobbi. Lo avevo intervistato circa un mese fa. E proprio per ricordarlo vi propongo le sue sagge riflessioni.
A Dio, caro professore.

Gilberto Gobbi: “Il relativismo ha modificato la concezione cattolica della sessualità”

“Se in Internet cerchiamo «omosessualità e sacerdozio cattolico», troviamo migliaia di pagine dedicate a questo argomento: è pruriginoso e quindi appetibile. La Chiesa cattolica è stata coinvolta in scandali relativi all’omosessualità e agli abusi sessuali nei confronti di minori, in cui erano compromessi sacerdoti e vescovi. Ma la maggioranza di loro è fedele alla vocazione e vive la scelta del celibato con coerenza e in molti casi con santità. Rimane, invece, poco considerata la realtà nascosta dei sacerdoti e consacrati che, per il disagio derivato dalla disarmonia che avvertono nella loro vita, scelgono di intraprendere liberamente vari percorsi di aiuto”.
E’ presentato così, sui principali bookstore, il nuovo libro dello psicologo-psicoterapeuta e sessuologo clinico veronese Gilberto Gobbi. In “Uomini e donne di Dio – Omosessualità e formazione della personalità nella vita consacrata” (Edizioni SugarCo, gennaio 2020, pagine: 176), sempre con rispetto delle persone, Gobbi affronta il problema del rapporto tra omosessualità e sacerdozio cattolico, analizzando la formazione psicologica della personalità, i documenti della Chiesa sull’argomento, e individuando le cause che hanno portato all’aumento di consacrati con orientamento omosessuale.
La Fede Quotidiana ha intervistato il dottor Gobbi che è stato anche insegnante di psicologia alla scuola triennale degli infermieri professionali, per 20 anni collaboratore di un Consultorio familiare e fondatore del Ciserpp.
Gobbi, che è uno studioso delle problematiche sessuali e delle dinamiche di coppia e familiari, non è al suo primo libro. Infatti ha all’attivo “Coppia e famiglia Crescere insieme” (1996), “Il padre non è perfetto” (1999), “Vorrei dirti tutto di me” (2006), “I bambini e la sessualità” (2010), “Sesso o amore. L’importanza dell’identità psicosessuale” (2014), “Sposarsi o convivere oggi” (2015), “Il bambino denudato. L’educazione sessuale secondo le schede dello Standard/OMS” (2016), “Credere nella famiglia” (2020).
Dottor Gobbi, nel suo nuovo libro affronta un tema delicato: l’omosessualità e la vita consacrata. Perché questa scelta?
Da anni, come psicoterapeuta seguo persone con problematiche sessuali sia individuali che in coppia. Mi sono venute persone con tendenza e orientamento omosessuale, tra cui persone consacrate (sacerdoti e religiosi). Di fronte alla situazione che si è verificata negli ultimi anni nella società e nella Chiesa, ho pensato che valesse la pena affrontare il problema dell’omosessualità nella vita consacrata in relazione alla formazione della personalità. Nell’introduzione al libro invito ad andare in internet su un motore di ri­cerca e scrivere “omosessualità e sacerdozio cattolico”. I link dedicati a questo argomento sono migliaia e mi­­gliaia e, di ora in ora, siti e blog aggiungono materiale sempre più detta­gliato ed “e­splo­sivo”. L’argomento è pruriginoso, scan­dalistico e quindi me­dia­ticamente ap­pe­tibile. Vi è modo di constatare come in “rete” ognuno sia libero di scri­vere e raccontare tutto e di più, in particolare su questo argo­mento, che coinvolge aspetti importanti della Chiesa catto­lica nelle sue varie ar­ti­colazioni e, in particolare, persone con uno spe­cifico mandato sa­cra­mentale e pastorale: sacerdoti e ve­scovi. Sono coinvolti nel fenomeno omosessuale,in modi di­versi, sa­cer­doti di città e di pe­riferia, semi­na­risti, che decidono per la scelta sacerdotale tra ansie e titubanze, vescovi, responsabili di dicasteri vati­ca­ni e cardinali. A livello me­dia­tico, la presenza dell’omosessualità tra i sa­cerdoti viene presentata prevalentemente nel suo aspetto scan­dalistico.
Negli ultimi anni è aumentata la presenza del fenomeno omosessualità tra i consacrati?
Per comprendere come sia stato possibile che negli ultimi decenni sia accresciuta la presenza del fenomeno dell’omo­sessualità nella vita consacrata all’interno della Chiesa, oc­corre analizzare il contesto storico-culturale, in cui si sono formati i sacerdoti, che oggi sono talvolta divenuti vescovi o cardinali, reggono Seminari o Università Pontificie, scrivono libri di teo­logia e morale, comunicano sulle pagine dei quotidiani laici e cattolici e sui vari media digitali.
Dottor Gobbi, a quale contesto storico si riferisce?
La radicalità del cambiamento simbolizzato nel ‘68, contrassegnato dalla re­lati­vizzazione di ogni realtà, usi, costumi, abitudini, valori, vita sessuale, ha coinvolto anche la Chiesa e, quindi, anche una buona parte delle istituzioni formative ecclesiastiche, come seminari, istituti e uni­versità religiose collegate al Vaticano e alle Congregazioni reli­giose. La mentalità relativista, sottile, impercettibile ma pervicace, è penetrata anche in ampi strati del tessuto cattolico, modificando la concezione della sessualità, che da sacramento e mistero della vita, è scivolata verso un vivere secondo le pulsioni soggettive, sganciata da un saldo riferimento alla Verità, accessibile e cono­scibile dalla ragione e dalla fede.
Con quali conseguenze?
Sulla ses­sualità umana non ci sarebbe più una verità ricevuta da conoscere, accogliere e vivere con coerenza, nei limiti ed ambiti da accettare per viverla nel suo pieno significato, riconoscendo in essi il pro­getto originario di Dio sull’uomo e la sessualità. In questi anni, sotto la pressione della eccessiva “psicologizzazione” della sessualità, di fronte alla naturale pulsione sessuale da soddisfare, pena la pos­sibile depres­sione, vengono ritenuti “normali” sia l’au­to­­erotismo sia l’omo­ses­sua­lità. Per l’argomento del nostro libro, la relazione tra sacerdozio e omosessualità, è importante comprendere come in questi anni l’orientamento sessuale diviene più importante della differenza sessuata inscritta nel corpo e gli atti sessuali omoerotici vengono proposti come un’espressione della sessualità naturale, “liberata”, con pari valore e dignità degli atti eterosessuali.  Va ribadito che il presupposto fondamentale è che l’eterosessualità e l’omosessualità siano due tendenze sessuali equiparabili e come tali espressioni equivalenti e buone della sessualità.
Alcuni alti prelati hanno dichiarato che l’80 percento degli abusi su minori è stato praticato da religiosi nei confronti di minori dello stesso sesso. È davvero così?
Non solo alti prelati, ma approfondite ricerche scientifiche dimostrano che, per una percentuale molto elevata di casi degli abusi dei preti americani, si tratta di efebofilia e non di pedofilia, e che il fenomeno riguarda non solo la Chiesa cattolica negli USA, ma la Chiesa a livello mondiale. Le ricerche hanno appurato che i sacerdoti efebofili hanno relazioni non con bambini, ma con ragazzi che hanno superato la pu­bertà, nella maggioranza dei casi, di sesso maschile, e sono ben più numerosi rispetto a quelli pedofili. Come si vede, se si vuole guardare con realtà e verità la piaga dolorosa degli abusi sessuali di alcuni sacerdoti e consacrati, occorre riconoscere che non si tratta generalmente di pedofilia, ma quasi sem­pre di efe­bofilia, cioè di omosessualità con una predilezione per i minorenni. Senza alcuna generalizzazione né identificazione tra omo­sessualità ed abusi, occorre tenere conto del dato di realtà e la­sciarsene interrogare. Tuttavia, non è oggetto del libro l’analisi degli abusi sessuali. Gli abusi sessuali, in qualsiasi ambito avvengano e da qualunque ceto sociale siano fatti, sono sempre avvenimenti che hanno una risonanza sociale, ma – occorre essere chiari – provengono dall’intimo della persona, da una sua immaturità psicoaffettiva, da processi intra­psichici di incapacità di controllo del cervello e delle emozioni. L’attuazione delle pulsioni e l’incapacità di auto­controllo sono fenomeni di immaturità, che possono spin­gere le persone ad usare anche il proprio ruolo e la propria posizione per av­vicinare e procurarsi l’“oggetto” desiderato, scaricare le pulsioni su persone inermi e assoggettarle, compiendo una grave vio­lenza.
Su internet è stato scritto che negli Stati Uniti e in Svizzera esistono cliniche dove propongono un percorso agli omosessuali per riscoprire l’eterosessualità. Qual è la sua idea in materia?
Partiamo da un dato concreto, di realtà: ogni persona ha il diritto, e nessuno glielo può togliere, di farsi aiutare psicologicamente di fronte a problematiche che sente difficoltose e che gli creano dilemmi esistenziali. Detto questo, io so che il lavoro psicoterapeutico deve aiutare la persona a capirsi per poter fare delle scelte libere.
Molti lamentano uno sdoganamento della pratica omosessuale da parte di un certo ambiente della Chiesa (come quello di lingua tedesca). Che ne pensa?
Vi sono i documenti della Chiesa Cattolica che affermano con chiarezza la non ammissione al sacerdozio e alla vita consacrata delle persone con orientamento omosessuale, e nel mio libro vengono analizzati. Sul legame tra omosessualità e sacerdozio, è fondamentale conoscere l’atteggiamento della Chiesa durante i due millenni di storia. Ritengo che ciò permetterà di avere un quadro più completo del feno­meno. E’ risaputo che nel primo millennio del cristianesimo le pratiche omosessuali venivano condannate, ma non sono mai state elaborate analisi né filo­sofiche né teologiche del fenomeno omosessuale e neppure del rapporto tra sacerdozio e omosessualità. Durante questo primo millennio, vi sono state condanne del­l’omo­­­sessualità come pratica sessuale da parte di Concili, Sino­di e Papi. Già il Concilio di Elvira (305-306) stabiliva delle pe­ne ca­noniche, che di epoca in epoca, sono state riconfermate. Per i sacerdoti e i monaci, che si macchiassero di tale peccato, era­no previste delle pene molto severe e crudeli. La prima condanna della piaga omosessuale fra ecclesiastici e anche di quella dei preti che convivevano con donne, la si deve a San Pier Damiani nel 1049, con il Liber Gomorrhianus, che può anche essere ritenuto il primo trattato morale sulla sessualità. Poi si passa al 1568 con San Pio V, che condanna le pratiche omosessuali, ricondannate nel Codice di diritto Canonico del 1917.
Quali sono stati gli interventi della Chiesa nell’epoca moderna?
Si deve arrivare al secolo XX perché l’argomento divenga pregnante: la Chiesa attraverso i suoi organismi si è sempre espressa in modo molto chiaro, a partire dal un documento poco conosciuto del 2 febbraio del 1961, in cui per la prima volta nella storia della Chiesa cattolica appare il divieto esplicito di ammettere ai voti religiosi e al sacerdozio le persone contendenza all’omosessualità e alla pederastia. E’ il periodo in cui si diffonde nell’ambiente religioso cattolico la concezione che vi siano due orientamenti sessuali, come due identità sessuali, equivalenti e paralleli: l’eterosessualità e l’omosessualità. Questa visione sulla sessualità, contraria alla morale tradizionale, entra anche nei seminari e nei monasteri cattolici, in tutti i continenti. Ciò comporta una forte ricaduta sull’atteggiamento richiesto ai chierici circa la castità. Poi vi sono documenti della Santa Sede nel 1985, nel 1989, nel 1990, nel 2202 fino al 2005 a firma di Benedetto XVI. L’argomento viene successivamente ripreso nella sua totalità nella Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotali del 2016 a firma di Papa Francesco, in cui si riconferma che “La Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay”.
Lei dedica una parte del libro all’identità psicosessuale del sacerdote. Perchè?
Ritengo che si debba avere una visione globale della sessualità, E’ scientificamente corretto evidenziare le possibili e molteplici concause del sorgere e dello strutturarsi della omosessualità, in particolare è importante analizzare concretamente il contributo e l’incidenza fondamentale dell’ambiente familiare alla formazione della personalità e quindi dello stesso orientamento sessuale. Questo avviene per tutte le persone e anche per le persone consacrate. Il percorso della loro formazione, pertanto, deve tener conto dell’obiettivo per cui fanno determinate scelte che hanno da essere scelte di libertà, e come tali mature. Occorre avere chiarezza dei contenuti e della sacralità della scelta in conformità a Cristo.
Il libro ha una dedica particolare?
Questo libro è dedicato con affetto ai sacerdoti, alle loro parole capaci di far presente il Corpo di Cristo, in anima e corpo, e alle loro mani benedicenti e perdonanti, che segnano la vita del cristiano dalla nascita alla morte.
MATTEO ORLANDO

A seguire il pensiero postato su Facebook dal figlio di Gilberto Gobbi

A DIO, PAPÀ

Oggi, alle prime luci dell’alba, il nostro caro e grande papà, ci ha lasciato.
Abbracciato alla sua croce, in relazione viva, come in tutta la sua vita di sposo, padre e professionista, col dolore di tanti altri sofferenti, è andato incontro al Signore, che tanto amava.

So che per molti di voi era un punto di riferimento, piccolo o grande, era il “professor Gobbi”. Penso a tanti volti, che conosco, ma molto di più sono quelli che non conosco.
I tempi duri che tutti viviamo, non consentono ne a noi familiari ne tanti di voi che lo hanno conosciuto e stimato, di affidarlo insieme al Signore e di rendergli l’onore che la sua vita generosa merita.
Per questo mi permetto di chiedere stasera il dono di un’Ave Maria, la preghiera che tanto amava e che ogni sera era l’ultima parola sulle sue labbra, prima di coricare fiducioso il capo sul cuscino.
Come un ultimo suo sorriso per ognuno, come un “coraggio”, vi lascio le parole del suo amato San Giovanni Bosco, suo padre e maestro:
“Camminate con i piedi per terra e col cuore abitate in cielo”.

A Dio, papà, grazie per tutto.

DA

https://informazionecattolica.blogspot.com/2020/03/in-morte-di-gilberto-gobbi-grande.html?m=1

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