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Politiche agricole, l’Ue si affida a un “esperto”: Greta Thunberg

Roma, 27 gen – L’Ue pullula di esperti in economia, think tank e sapienti banchieri. Cerca però disperatamente esperti in politiche agricole. E’ un settore chiave per lo sviluppo degli Stati membri. Dunque servono idee, lunga formazione, capacità analitica e preparazione specifica. Ecco allora che la Commissione europea ha pensato bene di coinvolgere un illustre professore, per dare finalmente una svolta alla riforma della Pac, la politica agricola comune: Greta Thunberg.

Professoressa Greta

Non è uno scherzo. La giovanissima ambientalista svedese è stata davvero interpellata da Frans Timmermansvicepresidente esecutivo della Commissione Europea, per assicurarsi che il programma di sovvenzioni agricole dell’Ue sia efficace. E non ostacoli al contempo i piani pensati ad hoc per ridurre le emissioni di carbonio. Parliamo di un programma che vale 48 miliardi di euro all’anno e che Timmermans punta ad attuare al meglio. D’altronde è pure responsabile del Green Deal, evocativa parafrasi del più celebre New Deal di Roosevelt. L’obiettivo è quello di introdurre, entro il 2050, nuove leggi. Sull’economia circolare, sulla ristrutturazione degli edifici, sulla biodiversità e appunto sull’agricoltura. Nulla può essere lasciato al caso, pena il fallimento di una svolta tanto attesa dalle alte sfere di Bruxelles.

Di qui la geniale trovata: telefonare a Greta per chiederle il da farsi. “Ci siamo trovati d’accordo sull’importanza cruciale della Pac per il Green Deal europeo. Nei negoziati la Commissione lavorerà per una politica agricola in linea con le nostre strategie sulla biodiversità e Farm To Fork per contribuire a realizzare il nostro obiettivo di neutralità climatica”, ha scritto su Twitter l’europarlamentare olandese. Perbacco, questa sì che è una bella notizia. L’endorsement di Greta alla riforma della politica agricola europea è proprio quello che ci voleva. Poco importa se associazioni di categoria e studiosi non abbiano avuto il privilegio della stessa considerazione Ue, volete mettere il giudizio di Greta.

Lo schiaffo di Greta

Peccato che a differenza di quanto affermato da Tiemmermans, non pare proprio che Greta sia così disponibile a dare il suo prestigioso via libera alla Pac. L’ambientalista svedese ha anzi dichiarato che quanto sta accadendo con la Pac è “simbolico dell’ipocrisia della politica, che vota per target lontani nel tempo ma quando si tratta di fare qualcosa nell’immediato non lo fa”. Greta ha pure stroncato il Green Deal: “Smettiamola di dire che è ambizioso, perché non lo è”. Ecco, non solo l’Ue si è incredibilmente rivolta a una ragazzina svedese per l’attuazione di un piano da decine di milioni di euro, ma da lei ha rimediato pure uno schiaffo. Il prossimo passo di Bruxelles è appellarsi ad Heidi.

Eugenio Palazzini

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https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/politiche-agricole-ue-affida-esperto-greta-thunberg-175359/

Utero in affitto, fiera per comprare bimbi/ Prezzi a coppie gay: Ue ‘tace’ sul Belgio

“Men Having Babies”, la fiera choc in Belgio sull’utero in affitto: cataloghi e prezzi per comprare i bambini. Denuncia Lega alla Commissione Ue (che però tace)

Cosa c’è di meglio per distrarsi dalla tremenda pandemia di Covid-19, di una bella fiera online, con tanto di cataloghi e prezzi al dettaglio per “oggetti” di merce rara al giorno d’oggi? Nulla, in teoria, se non si trattasse di bambini e di prezzi legati alla maternità surrogata (tradotta in “vulgata” come utero in affitto). In Belgio dal 2014 si rinnova ogni anno la fiera-choc dal titolo “Men Having Babies” dove tra cataloghi e informazioni, le coppie omosessuali possono dilettarsi sulla scelta più idonea del loro piccolo figlio attraverso l’utero di una madre surrogate, ovviamente il tutto a pagamento. La denuncia arriva quest’anno da Simona Baldassarreeuroparlamentare della Lega, che a Libero Quotidiano racconta stamani la sua richiesta da anni ormai presso la Commissione Ue di intervenire contro l’organizzazione delle fiera che “vende” i bambini. «La risposta è stata evasiva, senza alcuna presa di posizione. Del resto la stessa Ursula Von der Leyen – la presidente della Commissione Europea – nel suo discorso sullo Stato dell’Unione si è detta pronta a favore la genitorialità delle famiglie omosessuali», attacca ancora la co-presidente dell’intergruppo del Parlamento Ue sulle sfide demografiche.

UTERO IN AFFITTO, NEANCHE IL COVID FERMA LA FIERA-SCANDALO IN BELGIO

Il Belgio non da oggi favorisce questa pratica per le coppie gay di “affittare” una madre surrogata per poter poi ricevere il figlio: sulla scia del diritto alla famiglia come primo e unico principio, l’impianto di utero in affitto – vietato ancora oggi in Italia e in diversi altri Paesi europei – viene presentato con dovizia di particolari in questa fiera giunta al sesto anno di attività (e neanche fermato dalla pandemia Covid, solo traslato in video-conferenza). «Ci sono i cataloghi, ognuno scegliere la madre surrogata e le modalità di pagamento che preferisce», attacca ancora la Baldassarre, segnalando come il prezzo oscilli dai 95mila fino ai 165mila euro, tutto compreso anche il sostegno psicologico, l’assistenza legale e i collegamenti aerei per prelevare il “prodotto” ordinato. L’europarlamentare del Carroccio, appoggiata anche dal resto del Centrodestra italiano in Europa, non si capacita di come nel 2020 «dobbiamo ancora assistere a questi eventi che sponsorizzano questa moderna forma di schiavitù». Il bambino diventa una sorta di merce, e con lui anche la madre surrogata, che per il momento viene “permesso” dalla Commissione Europea. Da mesi ormai giace ancora alla Camera una proposta di legge di Fratelli d’Italia a firma Giorgia Meloni, appoggiata anche da Forza Italia, Lega e Noi con l’Italia, che chiedere al Parlamento italiano di rendere l’utero in affitto reato universale anche nel resto d’Europa.

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LA CRESCITA DELL’ODIO ANTICRISTIANO IN EUROPA

 

Agguati a sacerdoti, luoghi di culto in fiamme, gravi profanazioni: migliaia di crimini contro la Chiesa in Europa documentati dall’Osce in un solo anno!

da Tempi

Agguati a sacerdoti, chiese date alle fiamme, statue della Vergine Maria decapitate, furto di ostie consacrate. Non si tratta di episodi di teppismo, ma di ostilità radicata al cristianesimo e, in particolare alla Chiesa cattolica, che nella civile Europa si è tramutata in crimine. Basti prendere i dati pubblicati in occasione della giornata mondiale della tolleranza dall’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): sono 595 i crimini d’odio documentati contro i cristiani nel 2019, 459 attacchi contro luoghi di culto e 80 assalti violenti contro le persone. E a capitanare la classifica, con circa 144 “incidenti”, la maggior parte dei quali a danno di chiese cattoliche, c’è ancora la Francia, “figlia prediletta” della Chiesa.

OLTRE MILLE ATTACCHI ANTICRISTIANI IN FRANCIA
Già a marzo 2019 l’osservatorio della cristianofobia aveva lanciato l’allarme: in soli due mesi 22 tra luoghi di culto, chiese e cappelle, erano stati brutalmente vandalizzati, 11 profanati, 21 erano stati saccheggiati, a tre chiese era stato appiccato il fuoco (diventeranno 21 a fine anno: navate, confessionali e altari dati alle fiamme). E poi una scuola cristiana devastata, tre i cimiteri assaltati, statue della Vergine Maria e repliche della Madonna di Lourdes dissacrate o decapitate, specie nel sud-ovest del paese. Una situazione grave e inedita che aveva trovato riscontro nei ben più allarmanti dossier dello stesso ministero dell’interno francese che nel 2019 registrava 1.052 “atti anti-cristiani” a fronte di 687 atti antisemiti e 154 anti-islamici, in 996 casi “atti vandalici contro i luoghi sacri”, in 56 casi “minacce”.

DALLE PROFANAZIONI AGLI ATTENTATI ISLAMISTI
Lo scioccante incendio di Notre Dame aveva destato l’attenzione sui danni subiti regolarmente in tutto il paese da chiese ed edifici cristiani e profanazioni particolarmente inquietanti, come quella subita dalla chiesa Notre-Dame des Enfants (Nostra Signora dei Bambini), a Nimes, vicino al confine con la Spagna: qui un branco di sconosciuti aveva imbrattato il luogo sacro dipingendo una croce con escrementi umani, saccheggiato l’altare, il tabernacolo, rubato le ostie gettandole in discarica. A Lavaur il braccio del crocifisso era stato attorcigliato fino a riprodurre un gesto osceno.
In media, il 2019 registrava quasi tre atti anticristiani al giorno, numeri che se allora Le Monde liquidava sprezzante «la cifra è alta, ma cosa copre? Possiamo davvero parlare di “profanazioni” – un termine molto grave – che implicano un attacco al carattere sacro di un luogo di culto? (…) si tratta principalmente di rapina e vandalismo», oggi, alla luce dei recenti attentati islamisti, suonano come tragici moniti inascoltati. E nel paese in cui «una nuova moschea apre ogni due settimane, mentre ogni anno scompaiono tra 40 e 50 chiese: demolite, vendute o radicalmente ricostruite», il governo è costretto a diramare lo stato di massima allerta in prossimità di chiese e cattedrali all’avvicinarsi di date “sensibili”, come Natale o Pasqua al pari di paesi dove la minaccia ai cristiani si traduce in atti di persecuzione, vedi Pakistan, Iraq, Indonesia, Sri Lanka.

FURTI DI OSTIE IN SPAGNA, ACCOLTELLATI PRETI IN POLONIA
Non va meglio in Spagna, 75 casi cristianofobia, regolari furti di ostie consacrate, tabernacoli divelti, insulti, minacce e aggressioni fisiche a preti mentre officiavano messa, chiese vandalizzate con escrementi. Un convento è stato imbrattato con la vernice e poi dato alle fiamme, così come una statua di Cristo e l’altare. Minacce di vedere andare in fumo cattedrali e chiese sono state ricevute anche dai partecipanti alla conferenza episcopale cattolica locale.
Dalla furia antireligiosa non si sono salvate nemmeno le statue di Giovanni Paolo II in Polonia, dove si sono registrati quattro drammatici «attacchi violenti contro persone»: un prete è stato accoltellato al petto mentre entrava in chiesa a dire messa, un altro, che aveva osato frapporsi tra la sua chiesa e un gruppo di profanatori, è stato selvaggiamente picchiato, altri due sacerdoti stati aggrediti e hanno riportato ferite tra luglio e agosto. Attacchi contro chiese e simboli cristiani hanno segnato il 2019 anche in Germania (81 episodi), Italia (70) e Regno Unito: otto chiese incendiate e lettere di minacce di attacchi con molotov e accoltellamenti sono state inviate ai membri delle congregazioni di diverse chiese.

DA

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6378

Terra Santa – Storie d’ordinaria sopraffazione

Segnalazione del Centro Studi Federici
Nel disinteresse dell’opinione pubblica, turlupinata dai media, e dei politici di sinistra e di destra, tutti asserviti al potere di Tel Aviv, prosegue l’annientamento fisico e morale della popolazione palestinese (tra cui la minoranza cristiana, ridotta ai minimi termini dopo settant’anni di sionismo).
Il sentiero della Valle del sale, una via per resistere
In Cisgiordania, un’associazione palestinese crea, in Area C, un nuovo percorso escursionistico per attirare visitatori nel Wadi al Maleh. I militari israeliani si mettono di traverso.
Wadi al Maleh, «la Valle del sale», ha una storia antica. Nel nord della Valle del Giordano, a pochi chilometri dalla città di Tubas, fin dall’Impero ottomano era luogo di vacanza e ristoro: una sorta di resort naturale, grazie alle sue sorgenti d’acqua calda. Un hotel accoglieva gli ospiti.
Oggi di quella ricchezza rimane poco: gli otto villaggi che la compongono (Maleh, ‘Ein el-Hilweh, Hamsa, Himma, Farasiyeh, al-Hadidiya, Samra e Khelet Makhul) rientrano in Area C che, in base agli Accordi di Oslo di inizio anni Novanta, è sotto il pieno controllo civile e militare israeliano. I 3.500 abitanti palestinesi, quelli rimasti dopo decenni di lento sfollamento, vivono per lo più di pastorizia e agricoltura, ma non sono autorizzati a costruire strutture permanenti né a scavare pozzi.
A dividere gli otto villaggi da Tubas e dal resto della Cisgiordania è il posto di blocco militare israeliano di Tayasir, eretto in forma stabile alla fine del 2000, poco dopo l’inizio della Seconda intifada. Un isolamento che i volontari di Jordan Valley Solidarity provano oggi a scalfire con un progetto che risvegli le antiche bellezze: un percorso escursionistico tra la flora e la fauna di Wadi al Maleh.
L’associazione palestinese, da anni impegnata al fianco delle comunità della Valle del Giordano, è nota da queste parti: costruisce case, scuole, centri d’incontro, strutture per gli animali con i mattoni di fango e combatte legalmente gli ordini di demolizione. Lavora per portare l’acqua nelle comunità (altrimenti costrette ad acquistarla dalla compagnia semi-statale israeliana Mekorot nelle cisterne, carissime e scomode) e per portare i bambini in classe con scuolabus improvvisati.
Un nuovo percorso escursionistico
Ora Jvs vuole condurre qui dei visitatori, che siano studenti in gita scolastica oppure turisti palestinesi e stranieri, ai quali proporre un percorso escursionistico: «Il progetto è nato due anni fa – ci spiega Rashid Khudiri, coordinatore dell’associazione –. Abbiamo unito vari gruppi, scuole, università e comunità locali, per riscoprire la zona e la sua storia. Tre settimane fa siamo partiti con la preparazione del sentiero coinvolgendo associazioni, studenti, insegnanti, artisti. Dopo le ricerche sulle risorse naturali, la flora e la fauna del luogo, abbiamo ripulito il percorso e posizionato una trentina di cartelli di legno per segnalare il tracciato, i nomi dei luoghi, delle sorgenti d’acqua e delle piante tipiche. Infine, la scorsa settimana, abbiamo iniziato a costruire una piccola struttura in legno e bambù, una sorta di punto d’accoglienza dove i visitatori potranno incontrare la comunità e gli artisti locali».
L’intervento dei militari israeliani
L’inaugurazione ufficiale era prevista per sabato 21 novembre, erano attese 200 persone da tutta la Cisgiordania. Ma è saltato tutto: «Il 16 novembre è arrivato l’esercito israeliano mentre stavamo costruendo il centro visitatori – continua Rashid –. I soldati ci hanno chiesto il permesso di costruzione, ma non serve perché non è una struttura permanente, non è in cemento. Hanno arrestato quattro di noi e confiscato la mia auto. Ci hanno rilasciato qualche ora dopo, ma l’automobile è ancora nella base militare».
Qualche giorno dopo la struttura è stata demolita. Ma il Jvs e Wadi al Maleh non si scoraggiano: «Ci hanno solo rallentato di pochi giorni. Apriremo il percorso il prossimo fine settimana. Arriveranno 200 palestinesi, soprattutto studenti. Useremo il centro anche per le donne del posto, per vendere i loro ricami».
Resistere o partire
Si cercano sempre modi nuovi per vivere, non solo sopravvivere. Wadi al Maleh ha subito dopo il 1967 un significativo svuotamento, in linea con il resto della Valle del Giordano. La popolazione è calata di due terzi rispetto ai primi anni di occupazione militare. Ben prima degli Accordi di Oslo, Israele ha dichiarato la zona area militare, confiscando di fatto il 70 per cento delle terre palestinesi e costruendo intorno alla valle tre basi: ogni anno si tengono esercitazioni su larga scala negli appezzamenti agricoli dei contadini. Generalmente, spiegava nel suo sito la campagna Stop The Wall qualche anno fa, le esercitazioni si tengono d’estate, quando gli agricoltori dovrebbero procedere con il raccolto, che spesso va perduto a causa del passaggio dei veicoli militari e dell’uso di armi da fuoco.
Politiche identiche a quelle esercitate nel resto della Valle del Giordano, un tempo casa per 300mila palestinesi e oggi per appena 60mila. La zona, considerata la più fertile della Palestina storica e suo confine naturale con il mondo arabo, è oggi per il 90 per cento in Area C, 2.400 chilometri quadrati in cui l’autorità civile e militare è in capo a Israele. Al posto di molte comunità palestinesi oggi sorgono una trentina di colonie agricole, abitate da appena 11mila israeliani in violazione del diritto internazionale, ma abbastanza grandi da permettere una produzione agricola incomparabilmente più ampia e remunerativa di quella delle piccole fattorie palestinesi, costrette ad acquistare l’acqua che sgorga nelle tante sorgenti naturali, inaccessibili.

Bergoglio e l’educazione sessuale

Segnalazione del Centro Studi Federici

Articolo tratto dal numero 70/71 della rivista Sodalitium, settembre 2020.
J. M. Bergoglio e l’educazione sessuale, di don Ugolino Giugni
Il 28 gennaio 2019, durante il viaggio in aereo di ritorno dalla “Giornata mondiale della Gioventù” (GMG) svoltasi a Panama, J.M. Bergoglio, come è ormai sua abitudine, ha elargito una perla delle sue solite interviste. Rispondendo alle domande dei giornalisti, ha parlato del “sesso” e dell’educazione sessuale. Evidentemente tali parole di Bergoglio non pretendono essere l’espressione di un magistero solenne e infallibile; esprimono tuttavia il suo pensiero manifestato nella sua maniera tipica di abbordare questioni delicate, che andrebbero affrontate con estrema attenzione e competenza, ma che invece sono presentate con una naturalezza dissacrante e riassunte in poche battute. Egli si esprime piuttosto come dottore privato, ma nell’immaginario collettivo le sue parole sono comunque recepite come parole del Papa e hanno forse molta più influenza di tanti documenti ufficiali poiché “lo ha detto il Papa” “quindi si può fare… quindi non c’è niente di male…”.
Lo scopo di quest’articolo è mettere a confronto le parole di “Francesco” con l’insegnamento ortodosso dei Papi “preconciliari”, e fare qualche semplice riflessione.
Le parole di Bergoglio
Parlando della delicata questione dell’educazione sessuale ha detto: “Nelle scuole bisogna dare un’educazione sessuale, il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema. Ma bisogna dare un’educazione sessuale oggettiva, senza colonizzazione ideologica. Se inizi dando un’educazione sessuale piena di colonizzazione ideologica distruggi la persona. Il sesso come dono di Dio deve essere educato, non con rigidezza, educare viene da ‘e-ducere’, trarre il meglio dalla persona e accompagnarla nel cammino. Il problema è nei responsabili dell’educazione, sia a livello nazionale che locale o di ogni unità scolastica: che maestri si trovano per questo, che libri di testo… Io ne ho viste di tutti i colori… Bisogna avere l’educazione sessuale per i bambini. L’ideale è che comincino a casa, con i genitori. Non sempre è possibile, per tante situazioni della famiglia, o perché non sanno come farlo. La scuola supplisce a questo, e deve farlo, altrimenti resta un vuoto che viene riempito da qualsiasi ideologia” (1). È da notare che queste affermazioni di “Francesco” non sono una novità e si trovano già espresse in Amoris Lætitia in un paragrafo intitolato “Si all’educazione sessuale” (2) in cui, riprendendo la Gravissimus educationis di Paolo VI del 1965, si spiega in lungo e in largo la necessità e l’utilità dell’educazione sessuale. La gente è ormai talmente abituata, dopo il Concilio, a vedere contraddetto il Magistero della Chiesa in tutto quello che ci ha insegnato precedentemente, che ormai la cosa sembra non scioccare più di tanto i fedeli.
L’insegnamento del magistero “preconciliare”
Pio XI
Qual è il pensiero della Chiesa sulla questione dell’educazione sessuale? Cosa hanno detto i Papi del passato (prima del Concilio Vaticano II evidentemente)? A chi spetta il dovere di trattare e curare l’educazione in questa materia così spinosa?
Pio XI nella sua Enciclica Divini illius Magistri, sull’educazione del 31 dicembre 1929, dichiarava erronea l’educazione sessuale come si presentava ai suoi tempi, cioè una informazione naturalistica, impartita precocemente e indiscriminatamente. Ecco le sue parole: «Massimamente pericoloso è poi quel naturalismo, che ai nostri tempi invade il campo dell’educazione in argomento delicatissimo come è quello dell’onestà dei costumi.
Assai diffuso è l’errore di coloro che, con pericolosa pretensione e con brutta parola, promuovono una così detta educazione sessuale, falsamente stimando di poter premunire i giovani contro i pericoli del senso con mezzi puramente naturali, quale una temeraria iniziazione ed istruzione preventiva per tutti indistintamente, e anche pubblicamente, e peggio ancora, con l’esporli per tempo alle occasioni, per assuefarli, come essi dicono, e quasi indurirne l’animo contro quei pericoli.
Costoro errano gravemente, non volendo riconoscere la nativa fragilità della natura umana e la legge, di cui parla l’Apostolo, ripugnante alla legge della mente (Rom 7, 23) e misconoscendo anche l’esperienza stessa dei fatti, onde consta che, segnatamente nei giovani, le colpe contro i buoni costumi non sono tanto effetto dell’ignoranza intellettuale quanto principalmente dell’inferma volontà, esposta alle occasioni e non sostenuta dai mezzi della Grazia.
In questo delicatissimo argomento, se, considerate tutte le circostanze, qualche istruzione individuale si rende necessaria, a tempo opportuno, da parte di chi ha da Dio la missione educativa e la grazia di stato, sono da osservare tutte le cautele notissime all’educazione cristiana tradizionale, sufficientemente descritte dal citato Antoniano (3), là dove dice: “Tale e tanta è la miseria nostra, e l’inclinazione al peccato, che spesse volte dalle medesime cose che si dicono per rimedio dei peccati si prende occasione ed incitamento allo stesso peccato.
Pertanto importa sommamente che il buon padre, mentre ragiona col figliuolo di materia così lubrica, stia bene avvertito, e non discenda ai particolari ed ai vari modi, con i quali quest’idra infernale avvelena tanta parte del mondo, acciò non avvenga che invece di estinguere questo fuoco, lo desti e lo accenda imprudentemente nel petto semplice e tenero del fanciullo.
Generalmente parlando, mentre ancora continua la fanciullezza, basterà usare quei rimedi che con l’effetto istesso introducono la virtù e chiudono l’ingresso al vizio».
A questa enciclica fece seguito un Decreto del S. Ufficio del 21 marzo 1931 (AAS 23 (1931) pp. 118-119) proprio sull’educazione sessuale. Alla domanda: « Se si possa approvare il metodo che viene chiamato della “educazione sessuale” o “iniziazione sessuale”». Si risponde: «Negativamente: si deve assolutamente osservare il metodo di educazione della gioventù fino ad oggi usato dalla Chiesa e dai Santi e raccomandato dal Santo Padre nella Lettera Enciclica “Sulla educazione cristiana della gioventù” del 31 dicembre 1929. Si deve cioè innanzi tutto aver cura dei giovani d’entrambi i sessi con una formazione religiosa piena, sicura, ininterrotta; e in loro si deve suscitare la stima, il desiderio e l’amore per l’angelica virtù; si deve poi soprattutto inculcare in loro che si applichino alla preghiera, che siano assidui al Sacramento della Penitenza e della SS.ma Eucaristia, che seguano la devozione filiale alla Beata Vergine, Madre della santa purità, e si affidino totalmente alla sua protezione; che evitino accuratamente le letture pericolose, gli spettacoli osceni, le conversazioni disoneste e qualunque occasione di peccato. Quindi in nessun modo si può approvare quanto viene scritto e pubblicato, specialmente in questi ultimi tempi, anche da qualche autore cattolico, per difendere tale nuovo metodo» (4)
Pio XII
Il magistero di Pio XII completa l’insegnamento del suo predecessore: « Voi infine, con la vostra perspicacia di madri e di educatrici, grazie alla fiduciosa apertura di cuore che avrete saputo infondere nei vostri figli, non mancherete di scrutare e discernere l’occasione e il momento, in cui certe ascose questioni presentatesi al loro spirito avranno originato nei loro sensi speciali turbamenti. Toccherà allora a voi per le vostre figlie, al padre per i vostri figli, — in quanto apparisca necessario, — di sollevare cautamente, delicatamente, il velo della verità, e dare loro risposta prudente, giusta e cristiana a quelle questioni e a quelle inquietudini. Ricevute dalle vostre labbra di genitori cristiani, all’ora opportuna, nell’opportuna misura, con tutte le debite cautele, le rivelazioni sulle misteriose e mirabili leggi della vita saranno ascoltate con riverenza mista a gratitudine, illumineranno le loro anime con assai minor pericolo che se le apprendessero alla ventura, da torbidi incontri, da conversazioni clandestine, alla scuola di compagni mal fidi e già troppo saputi, per via di occulte letture, tanto più pericolose e perniciose, quanto più il segreto infiamma l’immaginazione ed eccita i sensi. Le vostre parole, se assennate e discrete, potranno divenire una salvaguardia e un avviso in mezzo alle tentazioni della corruzione che li circonda, “che saetta previsa vien più lenta” » (5).
Parlando “Ai genitori francesi”nel 1951, sempre Pio XII affermava: «Vi è un terreno sul quale questa educazione dell’opinione pubblica, la sua rettificazione, si impone con urgenza tragica. Essa si trova su questo terreno pervertita da una propaganda che non si esita a dire funesta, benché certe volte abbia l’origine da fonte cattolica e miri a farsi strada fra i cattolici, e coloro che la promuovono non sembrino avvedersi che sono illusi dallo spirito del male. Intendiamo qui parlare di scritti, libri e articoli riguardanti l’iniziazione sessuale che oggi bene spesso ottengono enormi successi librari e inondano il mondo intero, impadronendosi dell’infanzia, sommergendo la nuova generazione, turbando i fidanzati e gli sposi novelli. Con tutta la gravità, l’attenzione e il decoro che l’argomento comporta, la Chiesa ha trattato il punto riguardante l’istruzione su questa materia come la consigliano o reclamano, sia lo sviluppo fisico e psichico normale dell’adolescente, sia i casi particolari delle diverse condizioni individuali. La Chiesa può a buon diritto dichiarare che, profondamente rispettosa della santità del matrimonio, ha in teoria e in pratica lasciati liberi gli sposi in ciò che l’impulso di una natura sana e onesta concede senza offesa al Creatore. Si resta atterriti di fronte all’intollerabile sfrontatezza di certa letteratura; e mentre lo stesso paganesimo davanti al segreto dell’intimità coniugale sembrava arrestarsi rispettoso, ci tocca vederne violato il mistero e offrirne la visione — sensuale e vissuta — in pasto al gran pubblico, persino alla gioventù. C’è davvero da chiedersi se rimanga ancora bastantemente tracciato il confine tra questa iniziazione che si dice cattolica, e la stampa e l’illustrazione erotica ed oscena, che, di proposito deliberato, mira alla corruzione e sfrutta vergognosamente per vile interesse i più bassi istinti della natura decaduta. E non è tutto. Tale propaganda minaccia altresì il popolo cattolico di un duplice flagello, per non usare un’espressione più forte. Anzitutto esagera oltremodo l’importanza e la portata dell’elemento sessuale nella vita. Ammettiamo pure che questi autori, sotto l’aspetto puramente teorico, si mantengano nei limiti della morale cattolica: ciò non toglie però che il loro modo di esporre la vita sessuale sia tale da attribuirle nella mente e nel giudizio pratico del lettore medio il senso e il valore di fine a se stesso, facendo perdere di vista, il vero fine primordiale del matrimonio, che è la procreazione e l’educazione dei figliuoli, e il grave dovere degli sposi di fronte a questo fine, che gli scritti di cui parliamo lasciano troppo nell’ombra.
In secondo luogo questa letteratura, se così può chiamarsi, non sembra tener conto alcuno dell’esperienza generale di ieri, di oggi e di sempre, perché fondata sulla natura, la quale attesta che nell’educazione morale né l’iniziazione né l’istruzione offre di per sé alcun vantaggio, che, anzi, riesce gravemente malsana e pregiudizievole ove non sia strettamente legata a una costante disciplina, a una vigorosa padronanza di sé, all’uso soprattutto delle forze soprannaturali della preghiera e dei sacramenti. Tutti gli educatori cattolici, degni di questo nome e della loro missione, sanno benissimo la parte preponderante delle energie soprannaturali nella santificazione dell’uomo, sia esso giovane o adulto, celibe o coniugato. Ma di questo è già molto se in quegli scritti si insinua qualche accenno, quando pure non si stende il silenzio. Persino i princìpi così sapientemente illustrati dal Nostro Predecessore Pio XI, nell’Enciclica Divini illius Magistri, intorno all’educazione sessuale e questioni annesse, vengono messi da parte con un sorriso di compassione: Pio XI, dicono, scriveva vent’anni fa per i tempi suoi! Del cammino se n’è fatto da allora!» ([6]).
Questi testi di Pio XI e Pio XII sono molto chiari ed edificanti e non hanno bisogno di essere commentati in quanto bastano da soli ad elucidare la delicata questione dell’educazione sessuale. Essi danno veramente i principi generali di una buona educazione cattolica che può riassumersi così:
Il rifiuto del naturalismo nell’educazione dei figli.
Bisogna tenere conto della fragilità umana e della natura corrotta dal peccato originale quando si abborda l’educazione sessuale.
Il dovere e l’onere di trattare queste questioni riguarda principalmente i genitori (le madri per le femmine i padri per i maschi, precisa Pio XII) e deve essere fatto con spirito soprannaturale e con fede profonda.
Meglio eccedere per difetto che per eccesso nelle spiegazioni per non destare il fuoco delle passioni, ma bisogna dare una risposta prudente alle domande dei propri figli.
Esortare alla virtù e alla sua bellezza aiuta a reprimere e ispirare l’orrore del vizio contrario ad essa.
La Chiesa è profondamente rispettosa della santità del matrimonio, e lascia liberi gli sposi in ciò che l’impulso di una natura sana e onesta concede senza offesa al Creatore.
La vita sessuale non è fine a sé stessa ma ordinata verso il fine primordiale del matrimonio che è la procreazione e l’educazione dei figliuoli e questo è un grave dovere per gli sposi. E questo viene volutamente dimenticato e omesso nella cosiddetta “educazione sessuale” moderna.
È molto importante nell’educazione cristiana fare affidamento sulle forze soprannaturali come la preghiera, la frequenza dei sacramenti e la devozione alla Beata Vergine.
Riflessioni e conclusioni
Abbiamo visto che l’educazione sessuale che il Magistero della Chiesa in precedenza ha condannato e stigmatizzato come pericolosa, ancora una volta Bergoglio, seguendo il Vaticano II e “san” Paolo VI (e bisognerebbe aggiungere anche “san” Giovanni Paolo II con la sua “Teologia del corpo”) l’ha invece raccomandata e incoraggiata. Anche se non si tratta di Magistero ordinario o infallibile questa è un’ulteriore elemento (se ancora ce ne fosse bisogno…) che dimostra, assieme agli altri, l’assenza della volontà oggettiva dell’occupante della Sede Apostolica di procurare il bene della Chiesa e delle anime e in conseguenza del fatto che sia privato dell’ “Autorità”; cioè di non essere Papa formaliter,simpliciter, ma del suo essere, per l’appunto, solo l’occupante materiale della Sede Apostolica.
Ci possiamo chiedere però che cosa avrà capito la gente, delle parole di Bergoglio? Come sarà loro rimasto in mente?
Dire che “il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema” fa capire, soprattutto a coloro che sono poco istruiti o hanno una cattiva volontà, che va tutto bene visto che è Dio che ha fatto la natura umana così e in fondo il sesto comandamento non sembra più essere un problema e che tutto può essere permesso, poiché in quella frase non c’è un riferimento al matrimonio, che solo rende lecito l’uso del “sesso” ([7]), o al comandamento divino che ne impedisce gli abusi. Ci si dovrebbe aspettare da parte di colui che occupa la Sede di Pietro una valutazione morale, un consiglio spirituale o un’esortazione alla temperanza, invece di una analisi sociologica che fa consistere il male nel solo fatto che “alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare”, ma probabilmente per Bergoglio anche il cristianesimo è una “colonizzazione ideologica” ([8]) che si impianta su una natura naturalmente buona alla Rousseau.
Bergoglio dice che: “Il problema è nei responsabili dell’educazione, sia a livello nazionale che locale o di ogni unità scolastica. L’ideale è che comincino a casa, con i genitori”, e questo può essere vero ma dire che “la scuola supplisce alla famiglia per tante situazioni o perché non sanno come farlo” senza precisare come ciò debba essere fatto mi sembra un po’ riduttivo e azzardato, soprattutto se si tratta della scuola laica e non cattolica che mette in opera i principi del naturalismo massonico; inoltre ciò mi sembra essere in contrasto con quanto affermato dal magistero di Pio XI e Pio XII (ma questo per Bergoglio è certamente l’ultimo dei problemi…).
Il più delle volte quando si ha a che fare con i modernisti e con il loro modo di esprimersi volutamente equivoco il problema non è tanto in quello che dicono e affermano ma piuttosto in quello che non dicono e lasciano intendere proprio per equivocare… Ed il problema nelle nostre scuole non è certo l’assenza di “educazione sessuale” o il presentare la sessualità come “un mostro”, quanto piuttosto l’insegnamento capillare del peccato, incluso quello contro natura (contro il quale è del tutto inefficace l’allusione alla “colonizzazione ideologica” da parte di tanti educatori).
Usquequo Domine? Che cosa ci toccherà ancora sentire…
1) La citazione si può trovare su molti siti internet. In particolare sul quotidiano della Cei “Avvenire”. https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-sesso-e-il-cuore-come-spiegarli-ai-nostri-ragazzi
2) ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALEAMORIS LAETITIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO. Si può trovare sul sito del Vaticano: https://w2.vatican.va/
3) Silvio Antoniano, Dell’educazione cristiana dei figliuoli, lib. Il, c. 88
4) Decreto del S. Ufficio De «Educatione sexuali» et de «eugenica» del 21 marzo 1931 (AAS 23 (1931) pp. 118-119).
5) Pio XII, Allocuzione alle Donne Italiane di Azione Cattolica del 26 ottobre 1941 (AAS 33 [1941] pp. 450-458.
6) Pio XII, allocuzione ai Padri di famiglia del 18/09/1951 (AAS 43 [1951] pp. 730-734). Il testo originale è in francese, in italiano vedi Insegnamenti Pontifici, Il matrimonio, Edizioni Paoline Roma 1957, pp 373-375.
7) Il termine “sesso” suona male e così utilizzato è una “brutta parola” come dice Pio XI nella Divinus illius Magistri, lo uso così solo per riprendere le parole di Bergoglio che lo ha fatto entrare nel “magistero pontificio”.
8) Le parole “colonizzazione ideologica” in realtà fanno riferimento alla teoria del gender che Bergoglio voleva stigmatizzare ma sono pochi quelli che hanno capito il senso di queste affermazioni.

Sole e acciaio: il valore eterno del testamento di Yukio Mishima

Roma, 25 nov – Era il 25 novembre 1970 quando lo scrittore giapponese Yukio Mishima occupava il palazzo del ministero della difesa di Tokyo e dal balcone arringava con un proclama i militari riunitisi lì fuori. Protestava contro la la smilitarizzazione del paese per mano americana e la distruzione dello spirito dei samurai dell’eterno Giappone che stava seguendo invece l’infatuazione per la prosperità economica a discapito dei valori incarnati nella figura dell’Imperatore, figlio della dea del sole. Rientrato nel palazzo, compì il suicidio rituale del seppuku squarciandosi il ventre con la sua katana e venendo decapitato da uno dei quattro uomini che lo avevano accompagnato, membri del gruppo paramilitare creato due anni prima come comunità eroica nella solidarietà estrema della morte.

Il suo fu un gesto studiato negli ultimi dieci anni di vita che va inteso come rigetto della mera vita biologica nell’abnegazione guerriera e che va contestualizzato. Per questo è importante leggere il suo testamento spirituale Sole e acciaio, scritto nel 1968 come “forma intermedia tra la confessione e la critica”, dove viene messa a nudo quell’anima purissima che incontrò la spada nell’alchimia di arte, letteratura, culturismo e Tradizione quale principio imperituro al divenire.

Mishima nella notte del pensiero tra Oriente e Occidente

La notte della riflessione è il momento per comprendere di dover scolpire il suo corpo sulla bellezza ideale del pensiero. Un forte estetismo il suo, che manifesterà dopo aver “rincontrato” il sole.

Il sole quale principio superiore

Il sole per Mishima era sempre stato legato alla disfatta giapponese del 1945, avendo “brillato sul sangue che sgorgava incessantemente dalle carni” dei giovani soldati morti. È nel 1952, in occasione del suo primo viaggio all’estero, che riuscì a cogliere “il principio che avrebbe voluto seguire sopra ogni altro”, quel sole che abbronzandogli la pelle gli impresse il marchio di appartenere a un’altra razza e che lo stimolava a “trascinare il pensiero fuori dalla notte delle sensazioni viscerali, fino al rigonfiamento dei muscoli fasciati da una pelle luminosa”. Quello che farà con l’acciaio del bilanciere e dei pesi. Le pagine di questo piccolo libro sono pregne di bellezza nella loro capacità di fornire all’indole intellettuale lo stimolo per diventare ardita, facendola godere della crescita dei muscoli nel gusto per il dolore dello sforzo atletico.

L’unione della letteratura e dell’arte marziale

Nell’epoca in cui erano crollati tutti i valori Mishima sentiva necessario “far rivivere antiche virtù come «l’unione della letteratura e dell’arte marziale»”. Fece coesistere in se stesso questi due poli opposti, nel conflitto perpetuo tra equilibrio e contraddizione. Se le arti marziali del kendo e del pugilato si risolvevano nel desiderio della morte la letteratura gli permetteva di controllarla usandola “segretamente come forza motrice da utilizzare in false costruzioni” miscelandovi opportunamente la vita: “L’arte «marziale» è morire insieme ai fiori, la «letteratura» è coltivare fiori imperituri. E i fiori che non appassiscono mai sono fiori artificiali”.

L’onore della morte eroica di Mishima

Mishima volle superare queste due logiche della letteratura e dell’azione, viste entrambe come “un effimero tentativo per opporsi alla morte e all’oblio”. Fu così che ragionò sul concetto di onore, considerando la morte come “qualcosa che viene guardato” con la sua estetica e tragicità, dunque richiedendo un fisico adatto. È solo l’azione suprema che consente all’uomo “l’oggettivazione di se stesso, cosa che la modernità gli impedisce nella sua visione massificante della società. Di qui la bellezza “spirituale ma anche altamente erotica” della «squadra speciale d’attacco» dei kamikaze giapponesi, il vento divino, in quella ricerca della morte vista come la più alta ricompensa che gli dei possano concedere. È la concezione del mondo che si può ritrovare similmente anche tra gli antichi greci.

Il serpente che vince ogni polarità

Fu nel giorno in cui Mishima prese quota con l’aereo F-104 che si diresse con il corpo verso il “territorio dello spirito”. Questa esperienza lo portò alla visione della verità: un enorme serpente che circonda la terra e vince ogni polarità continuando a inghiottirsi la coda. È un’esperienza affine a quella di Icaro, cui è dedicato il componimento finale, che scelse di volare assetato di conoscenza con ali di cera che si fusero in prossimità del sole.

Come si può intendere, bisogna saper cogliere il bello che trasuda dalla vita Mishima sapendogli riconoscere anche il narcisismo eroico e il gusto per l’azione clamorosa. A ciò si aggiunge una non ben chiarita omosessualità di stampo cameratesco, sullo stile di quella che taluni trovano in Achille e Patroclo, alla luce del suo matrimonio. Non sono questi gli aspetti che devono stimolarci quanto invece l’ordine interiore e i valori del Giappone tradizionale che Mishima seppe incarnare con un’anima delicata come il fiore del ciliegio. Per elevarsi come Icaro oltre il grigiore conformistico del mondo moderno ed immergersi nell’azzurro del cielo.

Filippo Mercuri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/sole-acciaio-valore-eterno-testamento-yukio-mishima-174794/

USA 2020, ci tocca dare ragione a Stalin: «non conta chi vota, ma chi conta i voti…» (di Becchi e Palma su Libero)

Articolo a firma di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero di ieri, 21 novembre 2020:

Ad oggi Joe Biden ha 306 grandi elettori, Donald Trump 232. Ma la vittoria del candidato Dem deve ancora essere dichiarata ufficialmente da alcuni Stati. Gli avvocati del Presidente in carica stanno raccogliendo le prove di frodi elettorali e irregolarità, dopo di che chiederanno alla Corte Suprema di pronunciarsi.

Gli Stati dove sarebbero avvenuti i presunti brogli sono quelli in cui è stato utilizzato per il conteggio delle schede il sistema operativo “Dominion” (di cui, guarda caso, è un importante dirigente il capo dello staff di Nancy Pelosi). “Dominion voting system democracy suite” è un software ritenuto da alcuni inaffidabile perché non è al sicuro da attività fraudolente e da manipolazioni. Questa è la ragione per cui il Texas per ben tre volte si è rifiutato di utilizzarlo. Ora, Wisconsin, Michigan, Arizona, Nevada, Georgia e Pennsylvania hanno tutti utilizzato proprio “Dominion”. E tutti questi Stati sono andati a Biden, nonostante fino al primo pomeriggio del 4 novembre Trump fosse avanti in almeno 4 su 6.

Nel caso in cui le prove dei brogli fossero confermate, la Corte suprema ha due strade: la prima è quella di consentire un riconteggio manuale delle schede (pronunciandosi anche sul voto postale giunto oltre una certa data), la seconda quella di invalidare il responso elettorale negli Stati interessati o in alcuni di essi. La strada per un eventuale riconteggio delle schede, seppur non sia da escludere, è stretta, infatti dopo l’8 dicembre le assemblee legislative di ciascuno Stato devono confermare ufficialmente la nomina dei grandi elettori, chiamati il 14 dicembre ad eleggere il 46° Presidente degli Stati Uniti. La Corte Suprema potrebbe in alternativa invalidare il voto per frode elettorale, in tutti o in alcuni dei sei Stati citati e in tal caso Biden potrebbe scendere sotto i 270 grandi elettori.

In questo caso troverebbe applicazione il Dodicesimo Emendamento della Costituzione americana, che prevede l’elezione del Presidente da parte della Camera dei rappresentanti. Beninteso, non da parte dei deputati ma dei delegati statali nella misura di un delegato per ciascuno Stato. E se si arrivasse a questo punto, Trump potrebbe farcela. Un’ipotesi plausibile? Vi sono due precedenti, l’uno diverso dall’altro ma che potrebbero offrire una chiave di lettura interessante.

Nel 1824 nessuno dei quattro candidati alla presidenza ottenne il “magic number” dei grandi elettori, quindi la Camera dei rappresentanti elesse il candidato democratico-repubblicano John Quincy Adams, nonostante fosse arrivato secondo sia nel voto popolare che in quello dei grandi elettori. Tutto legale. Un secondo precedente è ancora più interessante. Nel 1876 il candidato democratico Samuel Tilden ottenne 184 grandi elettori, uno in meno del “magic number” di allora, conquistando anche più voti popolari dello sfidante repubblicano Rutherford Hayes, che si fermò a 165 grandi elettori. Ben 4 Stati federati del Sud, che contavano complessivamente 20 grandi elettori, non ufficializzarono però l’assegnazione dei risultati elettorali e dei grandi elettori. Ed è proprio quello che potrebbe accadere adesso dopo la produzione delle prove dei brogli e un intervento invalidante della Corte suprema.
All’epoca la querelle fu risolta con un accordo tra i due partiti: una transazione informale che prese il nome di “Compromesso del 1877” (il ritiro definitivo delle truppe federali dagli Stati meridionali), per cui la commissione elettorale assegnò tutti e 20 i grandi elettori rimasti al candidato repubblicano Hayes, che divenne Presidente per il rotto della cuffia.

La soluzione di un accordo tra democratici e repubblicani è oggi impercorribile, ma resta possibile una pronuncia della Corte che invalidi il voto negli Stati contesi in cui si è utilizzato per conteggiare i voti il sistema informatico “Dominion”. Così Biden scenderebbe sotto il “magic number” e la palla passerebbe alla Camera, cioè ai delegati statali. Probabilmente è questo che Trump ha in mente, soprattutto se fosse impedito un riconteggio manuale delle schede ovvero ciò si rivelasse non sufficiente a fare chiarezza. Del resto il Presidente in carica può contare sulla maggioranza dei giudici nella Corte suprema.

Per una volta diamo ragione a Stalin, che di queste cose se ne intendeva: «non conta chi vota, ma chi conta i voti e come vengono contati». Certo, si tratterebbe della più grande frode elettorale di tutti i tempi, ma Trump sa il fatto suo e non ha alcuna intenzione di mollare.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 21 novembre 2020.

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni, aprile 2020.

Qui i link per l’acquisto:

da

https://scenarieconomici.it/%F0%9F%87%BA%F0%9F%87%B2usa-2020-ci-tocca-dare-ragione-a-stalin-non-conta-chi-vota-ma-chi-conta-i-voti-di-becchi-e-palma-su-libero/

Il “Grande Reset” è realtà, non negazionismo

di Matteo Castagna su Informazione Cattolica di oggi 

In questi ultimi mesi si sente molto parlare di “Grande Reset” mondiale, per cui una gestione sconsiderata dell’emergenza Covid-19 sarebbe sostanzialmente speculare ad un’agevolazione della realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale, che le élites politico-economiche vorrebbero imporci, mentre siamo tutti annichiliti dal terrore della malattia.

Gli scritti, più che autorevoli, di Mons. Carlo Maria Viganò, su questo argomento, la decisa presa di posizione di p. Livio Fanzaga su Radio Maria ed altre provenienti da esponenti di punta del mondo conservatore, aggiungono pepe a quanto, finora, era relegato nel campo dei cosiddetti tradizionalisti, perché coinvolgono, in modo piuttosto esplicito molte attuali autorità ecclesiastiche, come parti attive ed integranti del lungo percorso verso l’instaurazione dell'”uomo nuovo”, plasmato in funzione del NWO.

“Così si governano gli stupidi. Avete visto come la gallina mi seguiva nonostante tutto il dolore che le ho procurato. La maggior parte dei popoli sono così. Continuano a seguire i loro governanti nonostante tutto il dolore che gli provocano con il solo scopo di ricevere un regalo da niente o semplicemente un po’ di cibo per qualche giorno” – avrebbe detto Stalin, commentando il suo governo della Russia comunista. Così, su questa linea di pensiero, va l’alleanza socialista con il liberismo, ovvero il globalismo del terzo millennio: mano libera al mercato, espulsione dallo stesso dei meno competitivi e sopravvivenza garantita a questi ultimi con le famose mancette di “dignità”.

Ora vogliono traslare questa trovata su vasta scala. Quanta più gente sarà intruppata nelle file dei “sussidiati minimi”, tanto più aumenterà il numero dei neo-proletari inoffensivi. Non già condannati a un destino da fame, foriero di spinte di ribellione, ma tenuti semmai sulla corda di un caritatevole obolo, da meritare strada facendo cambiando “abitudini” e rispettando le “regole”. Il famoso “reddito di cittadinanza” è stato l’antipasto di chi ci preparava a questi scenari.

Per parte sua, la “Matrice Mondialista” offrirà a questi individui “nudi” (anzi, “spennati”), oltre alla pagnotta, un altro genere di cibo: la garanzia della salvezza (non della salute, badate bene) da questo virus, e da tutti quelli a venire. Ecco la  nuova mappa del mondo cui accennavamo poc’anzi: una griglia di interpretazione e lettura della realtà dove ciò che conta è essere “immuni” da un agente patogeno: oggi il Covid, domani chissà.

E in nome di questo privilegio, anzi in cambio di esso, gli atterriti abitanti del pianeta accetteranno qualsiasi collaterale misura: preventiva, contenitiva o punitiva. Anzi, saranno persino riconoscenti per essere stati spiumati a dovere, nonché giulivi per aver sofferto abbastanza, ma non troppo. E le sparute minoranze che si rifiutano di “adattarsi”? Se non si organizzeranno per tempo, in una massa critica, faranno la fine dei “cretini” della famosa canzone di Lucio Dalla. Insomma: “Senza grandi disturbi qualcuno sparirà” e altri saranno ridotti all’irrilevanza. Queste sono parole poco rassicuranti, ma plausibili, che vengono dedotte da fonti ben chiare ed esplicite da parte di Francesco Carraro di Byoblu – il blog di Messora – quali il Forum economico mondiale (“Il grande ripristino: costruire la futura resilienza ai rischi globali“) in cui, il 17 novembre, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti John Kerry ha affermato che gli Stati Uniti torneranno all’accordo di Parigi. Ha anche chiarito di essere un sostenitore del “Great Reset”Alla tavola rotonda ha preso parte anche la leader dell’UE Ursula von der Leyen, completamente allineata al progetto. Il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha recentemente affermato che la quarta rivoluzione industriale nell’ambito del “Great Reset” avrebbe “portato a una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica”. Per il 2021 è stato annunciato un “vertice gemello” di incontri personali e virtuali all’insegna del motto “The Great Reset” .

All’interno di queste trasformazioni, di quella che a marzo chiamavo “rimodulazione della globalizzazione” tutto ciò che è identitario, tradizionale, sovranista è destinato a scomparire perché considerato come antitetico al programma del “Grande Reset”. Ci si può chiedere come mai il New York Times ed i media mainstream di tutto il mondo si ostinino a far passare come “complottismo” quello che i grandi leader internazionali ammettono o scrivono apertamente. Ed è evidente a chi si occupa di informazione che essa si può fare per comunicare i fatti o per manipolarli. Ebbene, oggi sembrerebbe che i grandi media abbiano il compito di indorare la pillola e di farla digerire alle masse acritiche che se la bevono, attribuendo alle invenzioni dei “cattivi” patrioti e identitari quello che, in realtà, i globalisti, loro padroni, partoriscono nelle stanze del potere. Dobbiamo dimenticare ogni personalismo ed unire la “minoranza creativa” rimasta sincera e pronta a difendersi sotto le insegne della tradizione e dell’identità europea classico-cristiana.

In questo contesto sarebbe davvero miope non capire che al Sistema occorrano capi di provata fede, ovvero globalisti certi. Per questo motivo, gente come Donald Trump è vista come un ostacolo da eliminare con ogni mezzo, all’apparenza democratico, ma verrà anche il momento di Putin, se non saprà dare sufficienti garanzie di allineamento. Merkel e Macron sono già da tempo pedine allineate. Conte pure. Berlusconi ha più interessi nella galassia global che in quella local. Orban, in Ungheria, sembra resistere ed ha pure messo l’unicità del matrimonio tra uomo e donna nella Costituzione, cosa che cozza tremendamente con il modello di società fluida che le élites mondiali hanno in mente per noi. Il leader dell’opposizione italiana, nonché del partito di maggioranza relativa Matteo Salvini ha bisogno di aiuto da parte di tutti coloro che hanno capito il giochetto euro-mondialista, perché da solo non può alzare il muro della resistenza che ci aspetteremmo.

Infine, i veri cattolici devono svegliarsi dal torpore in cui vivono da oltre 50 anni e riconoscere la voce del Pastore nel Vangelo, cogliendo “i segni dei tempi”. Si può citare l’enciclica “Mirari vos” (15 agosto 1832) di Gregorio XVI, il quale leggeva la storia contemporanea sotto il segno di una “congiura dei malvagi” che non permetteva indulgenza e benignità alcuna da parte della Chiesa e imponeva piuttosto di “reprimere con il bastone” i vari errori. Questo giudizio globalmente negativo sulla storia e sulla società occidentale, soprattutto sulle società democratiche, non fu soltanto ripreso nel magistero di Pio IX (basti citare il “Sillabo”), ma codificato solennemente nel proemio che apre la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I sulla fede cattolica: la storia moderna, dopo il Concilio di Trento, viene descritta come la progressiva corruzione dell’uomo, provocata dalla negazione protestante del principio di autorità. Se partiamo da questa visione antropologica, che porta al nichilismo attuale del “Grande Reset” troviamo la visione dell’uomo che si fa Dio per dominare l’universo, nel disprezzo del Dio che si fa Uomo per la nostra salvezza. Che pretendete che faccia Dio, vedendovi adorare il Vitello d’Oro, inseguendo le mode del mondo, nonché le follie socialiste e liberali? Nulla. E’ il Suo silenzio a dover preoccupare più del virus, almeno tutti coloro che conoscono le Sacre Scritture. Non possiamo vivere, subendo la “Grande Apostasia”, ma testimoniando la Verità, anche se siamo rimasti un piccolo gregge. Dalla nostra reazione concreta di Fede autentica e non adulterata scaturiranno i segni che cerchiamo. Non praevalebunt!

Negazionismo o libertà di pensiero? Il rischio dell’omologazione al Pensiero Unico

DI GIANFRANCO AMATO E DANIELE TRABUCCO

L’editoriale di Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita, e Daniele Trabucco, docente di diritto costituzionale

Ai vari effetti nefasti determinati dall’emergenza Covid-19, in campo sanitario, economico e politico, se ne è aggiunto uno di cui non si sentiva proprio la mancanza. Si tratta dell’utilizzo del concetto di “negazionismo” secondo la modalità che i tedeschi definiscono “Totschlagargumente”, ossia un artificio retorico che tenta in un colpo solo di liquidare moralmente l’avversario in modo da eludere le sue argomentazioni. Il fine è quello di evitare ad ogni costo un confronto onesto e razionale sulle idee, bollando chi osa levare la propria voce controcorrente, con una serie di epiteti come «fascista», «razzista», «omofobo» e, appunto, «negazionista».

Quest’ultimo termine ha ormai una storia pluridecennale. Coniato negli anni Ottanta per definire personaggi come David Irving, Robert Faurisson o Carlo Mattogno, secondo i quali nei lager nazisti non sarebbero esistite camere a gas né sarebbe avvenuto alcuno sterminio sistematico di ebrei e altri prigionieri, in seguito è stato esteso a sempre più ambiti, diventando una vera e propria arma ideologica nelle culture wars del XXI secolo. Lo schema tipico è quello della cosiddetta “reductio ad Hitlerum”, per cui si utilizza in modo implicito o esplicito il paragone con il negazionismo della Shoah, su qualunque tema e tramite una catena di false equivalenze si accelera il processo della cosiddetta Legge di Godwin, per cui, in men che non si dica, il negazionista – poco importa riguardo a cosa – finisce per diventare un nazista. Fino ad arrivare alla patologizzazione dei discorsi sgraditi al Potere e la psichiatrizzazione del dissidente: se qualcuno non è d’accordo, per esempio, con quanto sostiene il governo o la scienza, allora “nega la realtà” e quindi si auto relega nella categoria dei folli, dei dementi, con i quali, com’è noto, non si può ragionare. Questo sta accadendo con i cosiddetti “negazionisti” rispetto alla pandemia Covid-19.

Ora, vediamo che effetti può avere dal punto di vista giuridico un simile processo. Cominciamo col premettere che l’attuale emergenza sanitaria e le connesse misure di contenimento restrittive hanno portato ad un clima di crescente malessere e tensione non solo tra i cittadini, ma anche all’interno delle categorie economiche e produttive del Paese. Purtroppo, in alcuni casi, si è addirittura arrivati a forme di violenza che vanno sempre e comunque condannate. Tuttavia, non tutti ritengono che quanto venga quotidianamente riportato dalle autorità e dai media corrisponda al vero, giungendo non a negare, come in modo volutamente semplicistico si ritiene, ma piuttosto a mettere in discussione la “narrazione” ufficiale della pandemia.

Ciò premesso, si possono fare due brevi osservazioni.

1) Il concetto di “negazionismo” è linguisticamente errato per quanto riguarda l’attuale emergenza sanitaria. Tale concetto, infatti, presuppone una lettura univoca dei dati dell’epidemia, con la conseguenza che l’unica verità scientificamente attendibile sia quella proveniente dalla stampa e dalle istituzioni, le quali, peraltro, a volte si contraddicono pure (si vedano le dichiarazioni del commissario Domenico Arcuri sulla pressione nelle terapie intensive). La scienza, però, come insegnava Karl Popper, è sottoposta al principio della falsificabilità e, come tale, non può ammettere una sola chiave interpretativa. Questo non significa negare il virus, né purtroppo i decessi, ma semplicemente leggere in modo diverso i fatti – ad esempio il calcolo dei positivi – o avere, su alcune misure di contenimento, legittime perplessità, sia per quanto riguarda la loro effettiva utilità, sia per ciò che concerne la loro efficacia. Del resto, lo spettacolo da baruffe chiozzotte che quotidianamente offrono all’opinione pubblica disorientata i vari infettivologi, virologi e microbiologi in disaccordo tra di loro, lo dimostra in modo inequivocabile.

2) Quand’anche si arrivasse ad un vero e proprio negazionismo, quale conseguenza di un “dubbio iperbolico” di cartesiana memoria, questo sarebbe comunque compreso nella sfera di tutela dell’art. 21 della Costituzione repubblicana vigente il quale prevede il diritto di libertà di manifestazione del pensiero con lo scritto, la parola ed ogni altro mezzo di diffusione. Solo se si dovesse perfezionare il reato di istigazione a delinquere, previsto dall’art.414 del Codice penale italiano, o il reato di istigazione a disobbedire a leggi di ordine pubblico, di cui all’art. 415 dello stesso codice, si potrebbe rinvenire una condotta penalmente rilevante. In questo ultimo caso, peraltro, si dovrebbe comunque dimostrare il dolo generico, ossia la coscienza e la volontà del soggetto agente di porre in essere l’atto istigatorio, mentre nel primo caso (istigazione a delinquere ex art. 414 c.p.), si dovrebbe comunque provare che, per il suo contenuto intrinseco, per la condizione personale dell’autore e per le circostanze di fatto in cui si esplica, l’istigazione sia effettivamente idonea a determinare il rischio concreto della commissione di altri reati.

Occorre stare molto attenti, perché l’utilizzo del negazionismo come “Totschlagargumente” finisce per impedire e violare il diritto alla libertà di opinione sancito e tutelato dall’art. 21 della Costituzione. Ma c’è un pericolo ancora più grave. È quello di utilizzare il procedimento della “Reductio ad Hitlerum” per silenziare il dissenso e omologare tutti al Pensiero Unico imposto dal Potere. Il noto disegnatore satirico spagnolo Andrés Rábago García ha reso efficacemente tale rischio in una sua vignetta pubblicata dal quotidiano “El País”, in cui si rappresenta un uomo dall’aria scanzonata che afferma: «Yo digo a todo que sí, para que no me llamen negacionista» (dico di sì a tutto, per evitare che mi chiamino negazionista). A volte davvero un’immagine rende più di mille parole. Potenza della satira.

Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita
Daniele Trabucco, docente di diritto costituzionale

 

 

DA

Negazionismo o libertà di pensiero? Il rischio dell’omologazione al Pensiero Unico

La gnosi omosessualista si avvale di quale scaletta

La gnosi omosessualista di quale scaletta si avvale?Intanto cerca di condizionare uno dei fondamenti della vita: la maternità. Un bambino lo si vuole fare diventare un diritto, e lo si fabbrica a piacere. Così si tenta di influenzare in vario modo la partoriente, si tenta di promuovere a livello mondiale l’utero in affitto (o la fecondazione in vitro).Naturalmente, avendo le parole un loro peso, si agisce anche sul versante del linguaggio. Così si pubblicizzano i nomi neutri e tanti effettivamente li impongono ai loro bambini, alcuni anche per lasciarli indeterminati nel sesso (identità liquida).Si agisce poi per la distruzione degli stereotipi maschili/femminili, incentivando a fare il rovescio. Man mano che il bambino cresce si deve poi lavorare per dare la prevalenza al desiderio, al sentirsi ammirato piuttosto che a rispettare la propria natura e il proprio corpo.In aiuto a questo tutte le esperienze erotiche precoci sono ben accette. L’imperativo è quello della esplorazione del corpo, del sesso ludico, dei contatti plurimi. Conoscere la fisiologia degli organi di riproduzione (magari attraverso una certa educazione sessuale nelle scuole, orientata ideologicamente) diventa la premessa per poi far conoscere la contraccezione e le varie pratiche abortive.Una volta inculcato che la sessualità è una scelta, che può anche cambiare nel tempo, si punta a far vivere il sesso solo come fonte di piacere, necessario per vivere soddisfatti e felici. Inoltre si ritiene opportuno favorire incontri sessuali a tutti i livelli, nella piena libertà di scelta del partner. Sotto altri punti di vista, quanto agli omosessuali, si tenta di fare dei gay, delle lesbiche, dei trans gender e di altre improbabili sigle le vittime della discriminazione ingiusta e retrograda. La parola d’ordine è quella di invocare il rispetto della persona e di accettare la diversità“. Passo successivo è il fare outing, cioè il manifestare la propria omosessualità senza vergogna o inibizioni.Cosa aiuta sui media questo? Intanto conquistare i giornali importanti e indurre un linguaggio corretto e favorevole.Così si riescono ad esaltare i presunti lati positivi dell’omosessualità praticata: il piacere, la soddisfazione, l’amore libero, l’amicizia, la libertà.Naturalmente i media devono tacere i lati negativi della pratica omosessuale (lesioni anali, infezioni, aids, sifilide, condizioni igieniche precarie) e quelli psicologici derivanti, a volte, dalla pratica omosessuale (disperazione, suicidi ecc.). E se qualcuno riesce, specialmente attraverso i social, a superare la censura omosessualista, allora bisogna accusarlo di omofobia e, se possibile, portarlo dinnanzi ai tribunali.I critici della pratica omosessuale devo essere piegati, infatti, in tutti i modi.La gnosi omosessualista cerca anche di epurare i testi di scuola da ogni traccia di discriminazione“. Così deve avvenire per trasmissioni televisive e qualsiasi altro mezzo di trasmissione di immagini e parole.Si deve, insomma, arrivare a negare la natura per esaltare la cultura della scelta. Per far questo occorre anche mutare il concetto di famiglia e di matrimonio. Per educare  le nuove generazioni, come se non bastassero già i mass media omosessualizzati“, si cerca di introdurre l’ideologia gender nelle scuole. E, dal punto di vista legislativo, si segue sempre lo stesso schema nei vari paesi del mondo: leggi favorevoli ai gay, poi legge per ottenere il riconoscimento delle cosiddette unioni gay, norme per l’introduzione del cosiddetto “matrimonio omosessuale” e, infine, leggi (spesso introdotte o sospinte dal potere giudiziario) per affidare i bambini in adozione alle coppie gay.

 

Leonardo Motta

 

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Ossequi, Carlo Di Pietro.

Il soldato di Cristo

Segnalazione del Centro Studi Federici

E’ stato dato alle stampe un inedito di don Paolo de Töth: il profilo biografico del Conte Medolago Albani (1851-1921), uno dei principali e fedeli esponenti del movimento cattolico.
 
Don Paolo De Töth “Il soldato di Cristo Stanislao Medolago Albani” (Publimedia Editore, pagg. 780, 25,00 euro). 
 

L’imbecille globale è al potere

di Marcello Veneziani

A parte il corso permanente e intensivo di angoscia e terrore causa pandemia, ogni mattina, pomeriggio e sera, ovunque tu sei e a qualunque fonte d’informazione ti colleghi – video, radio, giornali, web ma anche film, concerti, omelie, lezioni a scuola o all’università, discorsi istituzionali – c’è un Imbecille Globale che ripete sempre lo stesso discorso: “Abbattiamo i muri, niente più frontiere tra popoli, fedi, razze, sessi e omosessi, non più chiusure in nazioni, generi, famiglie, tradizioni ma aperti al mondo”. Te lo dice come se stesse esprimendo un’acuta e insolita opinione personale, originale; finge di ribellarsi al conformismo della chiusura e al potere del fascismo (morto da 75 anni) mentre lui, che coraggioso, che spregiudicato, è aperto, non si conforma, ha la mente aperta, il cuore aperto, le braccia aperte, è cittadino del mondo. Sfida i potenti, lui, che forte. Sta ripetendo all’infinito, da imbecille prestampato qual è, il Catechismo Precompilato dei Cretini Allineati al Canone del Tempo. Tutti per uno, uno per tutti. L’Imbecille è globale perché lui sa dove va il mondo e si sente cittadino del mondo. L’idiota planetario si moltiplica in mille versioni.

C’è l’Imbecille Cantante che dal palco, ispirato direttamente dal dio degli artisti, dichiara che lui canta contro tutti i muri e tutti i razzismi. Che eroe, sei tutti noi. Poi vedi l’Imbecille Attore o Regista che dal podio lancia il suo messaggio originale e assai accorato, perfettamente uguale a quello del precedente cantautore, ma lui lo recita come se l’umanità l’ascoltasse per la prima volta dalla sua viva voce. “Io non amo i muri, non mi piace chi vuole alzare muri” Che bravo, che anticonformista. Segue a ruota l’Imbecille Intellettuale, profeta e opinionista che per distinguersi dal volgo rozzo e ignorante, dichiara anche lui la Medesima Cosa, sui muri ci piscio, morte al razzismo, morte a Hitler (defunto sempre da 72 anni), viva l’accoglienza, i neri, i gay e i trans. L’Idiota Collettivo, versione ebete dell’Intellettuale Collettivo post-gramsciano, non pensa in proprio ma scarica l’app ideologica che genera risposte in automatico. Poi c’è l’Imbecille a mezzo stampa o a mezzobusto che riscrive o recita ispirato l’identica pisciatina contro i Muri. E poi c’è il Presidente o la Presidente, che in veste d’Imbecille Istituzionale, esprime lo stesso, identico Concetto, col piglio intrepido di chi sfida i Poteri Forti (ai cui piedi è accucciato o funge da zerbino). Continua a leggere

Ungheria. Orban mette in costituzione che il matrimonio è tra un uomo ed una donna

«Hungary’s government intensified its battle against what it called “modern” thinking by proposing legal amendments on marriage and adoption that cited divine creation»
«Marriage must be between man and woman, and only people in such a union would be allowed to adopt children, according to legislation submitted to parliament on Tuesday by Prime Minister Viktor Orban’s government»
«Though same sex couples have already been limited to civic partnerships and excluded from marriage, the proposed changes would take the European Union member state further into conservative territory»
Orban has spent his decade in office fighting the EU over the rule of law and what he portrays as liberal attacks on Hungary’s Christian values»
«While “Hungarians are patient and tolerant” toward homosexuality, Orban said on public radio last month, the role of children remains a “red line that can’t be crossed.”»
«The latest constitutional proposal also cites “children’s right to an identity conforming to their birth gender.”»
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Il problema sarebbe giuridicamente facilmente risolvibile se la nuzialità omosessuale non fosse una delle bandiere dei liberal socialisti, che la sostengono a spada tratta: non vogliono trattare con quanti non la riconoscano e non la applichino. Li trattano come se fossero dei viziosi degenerati.
Assieme alla Polonia, non è l’unica nazione a questo mondo.
Russia, Putin: finchè ci sarò io matrimonio solo tra uomo e donna.
Già. Sembrerebbe essere cosa strana, ma di questi tempi un concetto così naturale deve essere scritto a chiare lettere nella costituzione.
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Hungary to Enshrine Religious Gender Doctrine Into Constitution.
– Bill cites ‘creation’ in defining marriage between man, woman
– Government seeks to exclude same-sex couples from adoptions

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