Bergoglio sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

Un gruppo rappresentativo, composto da vittime e avvocati che denunciano abusi sessuali da parte di religiosi a Mendoza, noto come “Caso Provolo”, denuncerà il Vaticano e la Chiesa cattolica davanti alla sede delle Nazioni Unite in Svizzera per aver coperto gli atti criminali e perché non collaborano durante le indagini giudiziarie. Inoltre, incontreranno vittime abusate in Italia, mentre l’intervista al Papa argentino richiesta dalla delegazione è ancora senza risposta.

Per Máximo Paz, per ANRed.

Le derivazioni dei casi enfatici verificatisi a Mendoza dai molteplici attacchi sessuali di preti su bambini sordi all’Istituto Cattolico Antonio Próvolo di Luján de Cuyo continuano il loro percorso di denuncia. Dopo che nel novembre dello scorso anno il reclamo ha raggiunto una marcata condanna nei confronti degli autori di abusi, le vittime, insieme ai loro avvocati, riveleranno all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) un documento contro il Vaticano che descriverà in dettaglio le accuse di azioni di occultamento nel processo di giudizio.

Gli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour – membri dell’Associazione Xumek, una comunità dedicata alla promozione e alla difesa dei diritti dei bambini – e quattro vittime dirette, su invito di Ending Clergy Abuse (ECA), una ONG dedicata all’argomento degli abusi sessuali perpetrati da religiosi in tutto il mondo, sarà la delegazione che presenterà il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, un rapporto in cui Papa Francesco e la Chiesa cattolica saranno accusati di aver coperto gli atti criminali e la mancanza di collaborazione nel già storico processo noto come “Caso Provolo”. Denunce attraverso la relazione saranno formulate specificamente in seno al Comitato contro la tortura e al Comitato sui diritti dell’infanzia dell’organizzazione internazionale.

Sebbene tale strumento di imputazione sia in istanze preparatorie, le accuse nei confronti della Chiesa per insufficiente collaborazione nel famoso caso scoppiato a Mendoza è stata una costante che ha formato un cardine durante il processo giudiziario, che ha finito per condannare il sacerdote Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Hugo Corbacho e il giardiniere Armando Ramón Gómez, rispettivamente a 44, 45 e 18 anni di prigione. Ancora di più: dopo la sentenza dello scorso novembre, il commissario apostolico Alberto Bochateyha pubblicato una dichiarazione intitolata “Se un membro soffre, tutti soffrono con lui”, dove cerca di negare la denuncia e di rendere conto, a modo suo, dell’effettiva collaborazione del chiostro cattolico, messo alle strette per le accuse contro di lui. Tale pubblicazione non è stata sufficiente per l’accusa che ha affrontato la causa chiamando a deporre Dante Simón – un inviato speciale di Papa Bergoglio per agire come informatore e amministratore dello scandaloso processo – partendo da una denuncia, in cui l’inviato è stato accusato di aver ostacolato il percorso probatorio, ostruzione alla giustizia, disobbedienza e falsa testimonianza.

In tal senso, si osserva che sebbene il processo penale abbia trovato la sua condanna in prima istanza, resta da sapere cosa si determinerà nei processi che saranno condotti nella giurisdizione civile, dove verrà stabilito il corrispettivo risarcimento economico per le vittime. Il procedimento civile è contro l’Opera di San José, il nome legale dell’Istituto Próvolo e, in solido, l’Arcivescovo potrebbe essere responsabile. In quella zona procedurale, in cui è posta in gioco l’aspetto monetario, oltre alla punizione, la Chiesa, come determinata dalla difesa degli abusi sessuali, passa anche a verdetti contorti basati sui loro interessi materiali. Senza andare oltre, all’inizio del mese in corso, un avvocato patrocinante – anche un membro dell’organizzazione di appartenenza di Salinas e Lecour -, mandò una lettera a Bergoglio stesso per denunciare la Chiesa sul suo atteggiamento nei confronti di ciò che ora si sviluppa attraverso la giurisdizione civile. Lì dice: «Solo pochi giorni fa e dopo che il tribunale penale ha condannato gli accusati per gli eventi accaduti, in una dimostrazione esemplare di attivismo giudiziario, una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo in modo che le vittime abbiano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo affinché le vittime ottengano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora il dialogo con la controparte è stato come negoziare con una compagnia di assicurazioni. La priorità della controparte era compensare sempre al minor costo possibile. Va chiarito che con meno della metà del denaro ricevuto dall’Associazione per la vendita della proprietà in cui ha lavorato, è sufficiente a risarcire le vittime (in riferimento a dove ha lavorato l’Istituto Próvolo, che è stato chiuso e venduto). Bochatey, ipocritamente, fa dichiarazioni pubbliche di solidarietà con le persone colpite ma, privatamente, protegge meschino la tasca di un ordine i cui membri hanno abusato sessualmente di persone sordomute a Verona, La Plata e Mendoza

Le denunce in Europa si svolgeranno tra il 14 e il 22 febbraio. La delegazione, a nome di tutti gli abusati, terrà incontri con numerose entità internazionali e ONG, al fine di rendere visibile il caso pilota in Argentina a livello internazionale, che ha completamente svelato le azioni dei sacerdoti in relazione ai crimini sessuali verso minori e vulnerabili.

Va aggiunto che l’Onu quest’anno valuterà il Vaticano – come Stato – in relazione alle sue prestazioni in conformità con i regolamenti che emergono dalla Convenzione contro la tortura e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, con l’antecedente negativo nella ultime decisioni dell’organizzazione internazionale prese nel 2014 , dove si è concluso che “la Santa Sede ha violato la Convenzione nei casi in cui è stata denunciata di abuso e ignorato le accuse, e che, per quanto ne sappiamo, è accaduto almeno cinquanta volte”, ha affermato il relatore del caso dalla commissione contro la tortura, Felice Gaer.

Il tour includerà anche un passaggio attraverso l’Italia, dove incontreranno le vittime che hanno subito gli stessi attacchi, abusi e crimini a Verona. Come atto conclusivo, il gruppo delegato ha richiesto una visita a Roma a Papa Francesco, oltre ad altre autorità ecclesiastiche, al fine di presentare di persona il problema trasformato in un paradigma sull’abuso sessuale religioso.

Il silenzio in risposta alla richiesta di incontri, fino ad oggi, da parte dello Stato della Chiesa cattolica e del suo leader, l’ex cardinale di Buenos Aires Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, è totale. Appare solo l’eco delle ultime notizie conosciute del mondo religioso: i 50 rosari benedetti dal più alto funzionario vaticano dato a militari condannati per crimini contro l’umanità.

Da https://retelabuso.org/2020/01/24/papa-francesco-verra-denunciato-alle-nazioni-unite-per-aver-nascosto-il-caso-provolo/?fbclid=IwAR1MPEJ7EvU0uo3o4B0iHhrSyRzY5URyv-on70bP90vinLm5wz1_vOJC2bI 

 

A La Spezia parlare di Foibe è reato? L’incredibile caso di un convegno bocciato

La Spezia, 26 gen – Ciò che è accaduto a La Spezia il 22 gennaio scorso, sfiora i limiti dell’assurdo. Durante una riunione convocata per discutere l’ordine del giorno riguardante l’organizzazione di una conferenza sul tema delle Foibe per la ricorrenza istituzionale del 10 febbraio, un membro della consulta appartenente a “Unione degli studenti La Spezia” ha messo sotto sfiducia la presidente, il vice presidente e il segretario, perché a suo avviso appartenenti al Blocco Studentesco e a CasaPound Italia, e quindi non garanti della forma apartitica dell’organo studentesco. Un giudizio avvalorato, sempre secondo lui, da una “paura condivisa” degli altri membri della consulta. Paura di cosa non è dato sapere, dato che quella stessa consulta ha eletto le due cariche istituzionali di presidente e vice-presidente. La cosa incredibile è cheparlare di Foibe per qualcuno significa fare apologia di fascismo, soprattutto dentro le scuole, dove ancora regna una certa omertà “rossa” sui crimini dei vincitori.

“Neutralità” politica

Ma chi sono questi neutrali e apartitici bravi ragazzi di Unione degli Studenti? Se i rappresentanti del Blocco Studentesco hanno portato avanti proposte veramente neutrali, e le Foibe sono appunto tra queste, i rappresentanti dell’organizzazione hanno portato avanti solo ed esclusivamente progetti che coinvolgevano sigle come Anpi, Aned, Libera, Non una di meno. Sì, proprio loro, i campioni dell’antifascismo militante saranno i garanti della neutralità politica di un organo democraticamente eletto. Ma la follia e l’arroganza non terminano qui: il portavoce che ha compiuto il suo “golpe” contro la consulta, è infatti noto a La Spezia per aver partecipato spesso a cortei e presidi di aperto e palese schieramento antifascista.

Alla fine l’hanno spuntata per 9 voti contro 7. Dopo il danno, anche la beffa della “mediazione” del professore di supporto, che invece di opporsi a una mossa puramente politica ha dato saggia sponda: per ovviare a questa opposizione, si è pensato bene di creare una consulta neutra che però di neutro ha ben poco. Infatti, la presidenza è stata affidata (sì, senza voto) a un ragazzo esterno, che in realtà è stato tra i promotori della sfiducia. Alla fine la presidente uscente è stata declassata a vice, affiancata dal campione antifascista che ha armato tutto il circo.

“È vergognoso – afferma il responsabile del Blocco Studentesco La Spezia,Nicola Scanu – che sia stato bocciato un convegno sulle Foibe, nonostante la legge del 2004 che ha istituzionalizzato al 10 febbraio il Giorno del ricordo. Una sfiducia basata su mere basi politiche, da coloro che hanno affermato la “neutralità” della consulta. Il Blocco Studentesco – continua Scanu – alzerà le barricate in ogni scuola spezzina, dove saremo noi insieme ai rappresentanti che vorranno appoggiarci a portare nelle classi la memoria e il ricordo che questi antifascisti hanno deciso di rimuovere”.

Libero Baluardo

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/spezia-parlare-foibe-reato-incredibile-caso-convegno-bocciato-143654/

Verona dice NO al “sistema Bibbiano”

di Lucia Rezzonico

Oltre 100 persone, nonostante i boicottaggi, le fake sul presunto (e auspicato?) “convegno annullato” fatte girare nelle chat, nonostante il silenzio mediatico, hanno raccolto l’appello di Nova Civilitas e Lega di ritrovarsi ad ascoltare l’inchiesta condotta dall’Avvocato Gianfranco Amato sul “caso Bibbiano”. In un freddo e umido lunedì 27 gennaio post-elettorale per l’impegno profuso in Emilia Romagna ove i tradizionalisti di Christus Rex e Nova Civilitas hanno contribuito con forza all’elezione di Maura Catellani e Matteo Montevecchi.

Introdotto con grande efficacia e passione per i principi identitari legati alla difesa e promozione della famiglia naturale dall’ Assessore e segretario della Lega di Verona Nicolò Zavarise, che ha ringraziato anche la “regia” dell’evento,  Matteo Castagna.
Sconvolgente la disamina audio-video dell’Avv. Gianfranco Amato, presto su YouTube.
Un grande successo che dimostra l’attenzione verso i temi etici, oltre le campagne elettorali. La vicinanza dei tradizionalisti e dei conservatori alla Lega potrebbe diventare un valore aggiunto per il Bene Comune, come i fatti hanno dimostrato e dimostrano.

Nigeria, decapitato Andimi. I cristiani sono carne da macello per gli islamisti

Aveva chiesto a sua moglie di prepararsi ad essere paziente e di avere cura dei loro figli se non fosse riuscito a rivederli, «non piangete, non preoccupatevi, siate sempre grati a Dio per tutto». Così Lawan Andimi, guida locale della Christian Association of Nigeria (Can), nel filmatogirato dai suoi rapitori, diffuso tra gli altri dal giornalista Ahmad Salkida. Ieri il reporter ha diramato l’atroce notizia: «Il reverendo Andimi è stato decapitato ieri pomeriggio (20 gennaio, ndr), il video della sua spaventosa esecuzione con quella di un soldato è stato diffuso alle 14:42. Mi sono assicurato che la famiglia, le autorità e la chiesa fossero debitamente informate prima che la notizia fosse diffusa al pubblico questa mattina».

L’ESECUZIONE DEL REVERENDO ANDIMI

Andimi era scomparso a Michika, nello stato di Adamawa, il 3 gennaio scorso, durante l’ultimo di una serie di attacchi sferrati da Boko Haram dalla foresta Sambisa, roccaforte dei jihadisti, contro le comunità confinanti. Dopo aver confermato di essere stato rapito e di essere stato trattato con riguardo dai rapitori, nel suo accorato appello il reverendo si era rivolto a famigliari e amici, pregandoli di essere forti e di confidare nella volontà di Dio, e ai colleghi della Can e al governatore Ahmadu Umoru Fintri, chiedendo loro di intervenire al più presto per il suo rilascio. Alla durissima esortazione rivolta dalla Christian Association of Nigeria al governo federale per salvare tutti i cristiani ostaggio di Boko Haram e dello Stato islamico (il reverendo Samson Ayokunle, presidente Can, aveva definito il rapimento di Andimi come l’ultima prova della violenta e sistematica persecuzione in atto nei confronti dei cristiani della Nigeria), il presidente Muhammadu Buhari aveva risposto: «Non vedere i terroristi per quello che sono significa fare esattamente ciò che vogliono, dividere i nigeriani».

Assicurando piena collaborazione del governo al rilascio degli ostaggi, Buhari aveva rigettato ogni riferimento a una persecuzione in atto verso i cristiani, «questo governo non tollererà mai l’intolleranza religiosa. Riaffermiamo in modo chiaro e inequivocabile il nostro sostegno alla libertà di praticare qualunque credo si desideri. La politicizzazione della religione – come vietato dalla costituzione – non ha posto in Nigeria».

IL SEMINARISTA PICCHIATO E ABBANDONATO

Poi Andimi è morto. È stato invece picchiato selvaggiamente e poi abbandonato dai suoi aguzzini sul ciglio della temutissima superstrada Kaduna-Abuja, uno dei quattro seminaristi del Buon pastore rapiti l’8 gennaio scorso da uomini non ancora identificati. È stato raccolto con le ossa fracassate da due automobilisti di passaggio e trasportato presso l’ospedale cattolico di Kaduna, dove è stato ricoverato in terapia intensiva. La sua identità e l’entità delle ferite subite non sono stati ancora rivelati, ma secondo una fonte di Aci Africa vicina al seminario si tratta del ragazzo «più testardo e resistente», e potrebbe essere stato liberato proprio «perché i rapitori pensavano che non sarebbe sopravvissuto nelle loro mani».

LA SPOSA DECAPITATA

Il ritrovamento è avvenuto il 18 gennaio, dieci giorni dopo l’irruzione nel campus di un commando armato: Pius Kanwai (19 anni), Peter Umenukor (23 anni), Stephen Amos (23 anni) e Michael Nnadi (18 anni) stanno pagando il prezzo di una situazione che a dispetto di quanto afferma il presidente Buhari è degenerata in tutta la Nigeria dopo il 26 dicembre, quando è stato diffuso il video della brutale esecuzione di 11 cristiani, decapitati da Boko Haram. Rapimenti e violenze si sono inasprite negli ultimi mesi, bande criminali hanno preso di mira i cristiani, sequestrati e assassinati senza pietà. Martha Bulus è stata decapitata nello Stato di Borno con le sue damigelle il 26 dicembre, cinque giorni prima delle nozze: i terroristi di Boko Haram hanno bloccato l’auto su cui viaggiava sull’autostrada che collega Maduguri e Yola e l’hanno massacrata con le amiche solo perché cattolica.

I RAGAZZI DI GORA-GAN

Il 17 gennaio una banda di pastori fulani – spietati islamisti che nei primi sette mesi del 2019 avevano già massacrato 1.400 persone – ha fatto irruzione nel villaggio di Gora-Gan, nello stato di Kaduna, sparando a chiunque incontrassero nella piazza in cui si erano riunita la comunità evangelica: Briget Philip, 18 anni, e Priscilla David, 19 anni, sono morte crivellate dai colpi, Henry Jonathan, 18 anni, Benjamin Peter, 19 anni e Goodluck Andawus, di appena 12 anni, sono stati feriti gravemente.

AIUTATE TEMPI AD ANDARE IN NIGERIA

L’11 gennaio gli aguzzini dei seminaristi si sono messi in contatto con le famiglie per discutere il loro riscatto: su queste notizie l’arcidiocesi mantiene il più assoluto riserbo. Del loro destino e di quello di centinaia di cristiani, come la piccola Leah Sharibu, oggi nelle mani di gruppi estremisti islamici in tutto il paese non si nulla. Per questo rinnoviamo ancora una volta il nostro appello ai lettori: stiamo organizzando un reportage in Nigeria, vogliamo raccontare la tremenda quotidianità della comunità cristiana nell’indifferenza pressoché totale del mondo. Ma per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Qui trovate tutte le modalità per aderire al Fondo che abbiamo creato per sostenere le iniziative di utilità sociale di Tempi, cioè le battaglie che stanno a cuore al nostro giornale. A cominciare dalla libertà per Leah, per i ragazzi del Buon Pastore, per tutti i cristiani in Nigeria.

Da https://www.tempi.it/nigeria-decapitato-andimi-i-cristiani-sono-carne-da-macello-per-gli-islamisti/?fbclid=IwAR1VWGvifVpnwakngOTYtcMnPmmRGU7JQTJaGzFlpsEUG72_hrkkTAS6APE

I dati dell’aborto in USA

di Matteo Orlando

 

Da quando l’aborto è stato legalizzato negli Stati Uniti (47 anni fa con la sentenza della Corte suprema nel caso Roe vs. Wade), si stima che siano stati abortiti oltre 61 milioni di bambini.
Per la precisione il sito Life Site News ha pubblicato una nuova analisi preparata dal National Right to Life Committee che stima un totale di 61.628.584 aborti dal 1973 ad oggi.
Il direttore del Comitato nazionale per il diritto alla vita, il dottor Randall K. O’Bannon, ha fornito le cifre basate sui dati dei Centers for Disease Control (CDC) e del Guttmacher Institute, un ex braccio di ricerca della multinazionale abortista pianificata Parenthood.
Secondo Life Site News, l’Istituto Guttmacher riceve numeri direttamente dai centri di aborto ed è la fonte principale di dati più attuali a differenza del CDC che si basa su dati provenienti dai dipartimenti sanitari statali, alcuni dei quali non hanno dati completi (con California e New Hampshire che non hanno fornito dati per più di un decennio).
“Grazie a questi diversi metodi di raccolta dei dati, l’Istituto Guttmacher ha ottenuto costantemente conteggi più elevati rispetto al CDC. I ricercatori del CDC hanno ammesso che probabilmente eseguono un conteggio inferiore del numero totale di aborti perché le leggi sulla segnalazione variano da stato a stato e alcuni abortisti probabilmente non riportano i dati correttamente”, ha spiegato O’Bannon.
Life Site News osserva che la cifra totale indica che ci sono più di 2.362 aborti giornalieri e 98 aborti ogni ora negli Stati Uniti.
In generale il numero totale di aborti negli Stati Uniti è più elevato perché alcuni stati, come California, New York e Colorado, hanno legalizzato gli aborti prima della sentenza Roe vs. Wade.
“È difficile ottenere tali dati, anche se alcuni stimano che almeno un milione di aborti si siano verificati in questi stati tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70”, ha aggiunto O’Bannon.
Tuttavia negli Stati Uniti ci sono buone notizie per i sostenitori della vita. Il numero di aborti è in declino.
Nel 2015, per esempio, è stato registrato il numero più basso di aborti eseguiti dal 2006.
Tra il 2006 e il 2015 il calo ha raggiunto il 24%, il che significa che nell’ultimo anno analizzato è stato registrato il numero più basso di aborti negli ultimi 10 anni.
“Dopo aver raggiunto un massimo di oltre 1,6 milioni nel 1990, il numero di aborti compiuti ogni anno negli Stati Uniti è tornato a livelli che non sono stati visti dalla fine degli anni ’70”, ha dichiarato il National Right to Life Committee.

ABORTO/ Lo studio: i feti provano dolore fisico già alla 12ma settimana

Segnalazione di Emilio Giuliana

Un grumo di cellule, come li definiva Marco Pannella, o esseri umani in grado di percepire tutto, soprattutto il dolore? Secondo studi che vanno avanti da tempo, da anni, in particolare la ricerca di cui si sta occupando lo scienziato “pro choice” americano Stuart Derbyshire, esperto di scienza del dolore, quindi non un anti abortista, pubblicato sulla rivista medico-scientifica Journal of Medical Ethics, i bambini non ancora nati possono provare dolore già dopo 12 settimane dal concepimento e probabilmente anche prima. Questo contrasta con la legge americana e con le dichiarazioni da sempre sostenute dai medici abortisti secondo i quali il feto non prova alcun dolore fisico fino a 24 settimane, il periodo massimo secondo il quale si può abortire (anche se lo stato di New York ha recentemente approvato una legge secondo la quale si può abortire anche al nono mese di gravidanza, cioè fino alla nascita del bambino). Lo studioso ha affermato che esistono “buone prove” del fatto che il cervello e il sistema nervoso dei bambini non ancora nati sono sviluppati abbastanza per provare dolore prima delle 24 settimane.

LO SMEMBRAMENTO PRATICATO DURANTE L’ABORTO

E se i bambini non ancora nati provano dolore, sicuramente lo sperimentano durante un aborto. Il che significa omicidio crudele e violento di essere umano. Una “lettura equilibrata” delle prove ” punta verso un’esperienza di dolore immediato e non riflessivo mediata dallo sviluppo del sistema nervoso già dalle 12 settimane”, hanno concluso. Lo scienziato e il suo co-autore si sono riuniti per scrivere questo articolo grazie alla sensazione condivisa che i dati neuroscientifici, in particolare i dati più recenti, non potessero supportare un rifiuto categorico del dolore fetale. Secondo il quotidiano inglese Daily Mail, “si è pensato che la corteccia, lo strato esterno del cervello che si occupa delle informazioni sensoriali, non sia sufficientemente sviluppata per la registrazione del dolore”. Di conseguenza, “molti organi medici … dichiarano che il dolore non è possibile prima della” gestazione “di 24 settimane. Tuttavia, recenti studi dimostrano chiaramente “che il consenso non è più valido”, sostengono. Nella terza settimana di concepimento, il metodo più comune di aborto è lo smembramento del feto. Ciò significa che ogni anno decine di migliaia di bambini non ancora nati possono soffrire di dolori lancinanti mentre vengono fatti a pezzi arto dopo arto nel ventre materno.

Da

In Emilia gli operai scaricano il Pd: “Non ci rappresenta più”

Nelle aziende del reggiano i lavoratori bocciano l’operato di Bonaccini: “Il partito non sa più ascoltare i nostri bisogni”

Tra le fabbriche del reggiano tira aria di cambiamento. Gli operai delle aziende localizzate nei pressi di Reggio Emilia sembrano voltare le spalle alla sinistra.

Delusi e amareggiati da un partito che, a loro dire, non sa più ascoltare i loro bisogni.

“Ho perso la fiducia proprio nella buona fede dei partiti di sinistra”, confessa Marco. Residente nel comune di Cavriago (RE) da 56 anni, dei quali 38 passati a fare l’operaio in una fabbrica della zona. !Ho sempre votato Pd, PCI, Ds”, dice “Dopo il governo Monti ho detto basta. La sinistra non mi rappresenta più. Fanno solo gli interessi della finanza internazionale. E basta.”

Che gli elettori rossi avessero cambiato volto lo si era intuito già dalle ultime elezioni europee. Dove i dati preannunciavano, si può dire, una rivoluzione in termini sociologici. Il bottino di voti racimolato dalla Lega infatti, fu per 40,3% merito della classe operaia. Un risultato inaspettato se si considera che, dagli anni 70, la sinistra si è sempre rivista nel partito più affine alle ideologie dei lavoratori. Un cambio di rotta che, a tre giorni dalle elezioni regionali in Emilia Romagna, sembra confermarsi anche tra gli operai che lavorano nelle aziende della periferia di Reggio Emilia. Agricoltori, dipendenti di fabbrica, manovali. Stanchi dell’indifferenza dei governatori del Pd che, da anni mandano avanti la loro regione, noncuranti delle necessità dei cittadini.

La classe operaia scarica il Pd

“Il mondo agricolo credo che non sia più rappresentato dalla sinistra”, sostiene Giulio, agricoltore reggiano, che per circa 25 anni si è recato alle urne barrando governatori del Pd, “Per noi la sinistra in questi anni non ha fatto niente. L’ultimo esempio lampante è stata la decisione di ostacolare la diga di Vetto”. Si tratta di un lago artificiale molto simile al Bilancino toscano, che verrebbe a cavallo tra le province di Reggio e Parma, i cui lavori sono stati bloccati dopo un anno, nel 1988, dal PCI a seguito di ‘un paio di tende’ di ambientalisti piazzate sul fiume Enza, al tempo dei Verdi di Ripa di Meana. Non sono mai stati ripresi nonostante tutto il mondo agricolo della Val d’Enza la aspetti con ansia in quanto necessaria per la sopravvivenza dei prati stabili polifiti (prati secolari o millenari mai stati arati, trattati solo con sfalcio concime ed acqua). La ricchezza di questa biodiversità (oltre 60 tipi di erbe e fiori diversi) danno una particolare fragranza al Parmigiano Reggiano, la più importante Dop del mondo. La diga oltre a poter diventare anche un luogo di attrazione turistica apporterebbe, secondo i più, una lunga serie di benefici, oltre a coprire i fabbisogni di acqua delle due intere province di Reggio e Parma. “L’abbiamo chiesta a più riprese”, continua Giulio, “Ma la sinistra continua sostanzialmente a non fare niente. Una grande delusione”. Motivo per cui ha deciso di dare fiducia al centrodestra. “A casa mia si cambia. Perché quando non si ottengono risposte. Quando ci si alza la mattina e si lavora con serietà come si è sempre fatto e non si ottiene niente, si cambia.”

L’impressione è che per gli operai di Reggio Emilia, la sinistra sia diventata il partito delle élite. Che scruta dall’alto i cittadini senza capire i problemi del popolo. Quando ancora il Movimento di Beppe Grillo era agli esordi, la corrente sembrava tirare i lavoratori verso i pentastellati. Oggi invece, per molti, il cambiamento si fa più radicale. Almeno per Antonio, che dopo aver aver votato il governo Renzi non ha dubbi: “Domenica voto Lega, sto con Lucia Borgnonzoni. Il mondo produttivo, il mondo artigianale, stanno scomparendo. Non ci sono più le condizioni per andare avanti. Mancano i fondi e di conseguenza la mano d’opera, ma nessuno fa niente per salvare questo settore”, ci confida Antonio amareggiato, “o ci credo nel cambiamento. È l’unica possibilità che abbiamo per dare una svolta”.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/emilia-operai-scaricano-pd-non-ci-rappresenta-pi-1815747.html

Trump alla Marcia per la Vita

L’EDITORIALE del VENERDÌ
di Matteo Orlando
Per la prima volta nella storia, un presidente degli Stati Uniti parteciperà di persona e parlerà all’annuale March for Life che si terrà a Washington DC, oggi, venerdì 24 gennaio 2020.
Si tratta di un evento annuale, la “madre di tutte le marce” che, dal 1974, porta nella capitale americana centinaia di migliaia di persone per protestare contro il “crimine abominevole” dell’aborto.
Quest’anno si aspettano oltre mezzo milione di persone che protestaranno contro l’aborto legalizzato, contro il delitto diventato diritto.
“Siamo profondamente onorati di dare il benvenuto al presidente Trump alla 47a marcia annuale per la vita”, ha dichiarato Jeanne Mancini, presidente di March for Life.
“Sarà il primo presidente della storia a partecipare e siamo molto entusiasti di provare di persona quanto siano appassionati i nostri manifestanti per la vita e la protezione dei non nati”, ha continuato.
“Dalla nomina di giudici pro-life alla riduzione dei fondi dei contribuenti per gli aborti negli Stati Uniti e all’estero, alla richiesta della fine degli aborti tardivi, il presidente Trump e la sua amministrazione sono stati costanti sostenitori della vita e il loro sostegno a March for Life è sempre stato costante. Siamo grati per tutti questi successi per la vita e speriamo di ottenere più vittorie per la vita in futuro”, ha aggiunto.
Fino ad oggi Trump era intervenuto alle precedenti marce per la vita solo in video, facendo al suo posto presenziare il suo vice, il cattolico Mike Pence.
La marcia di questo 2020 si tiene poche settimane prima che la Corte suprema sia chiamata a occuparsi di un caso sul tema aborto dopo la nomina di due nuovi giudici nominati da Trump e considerati conservatori, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. Il caso potrebbe mostrare l’eventuale disponibilità della Corte a indebolire la sentenza Roe v. Wade del 1973 che ha introdotto il “diritto” all’aborto negli Stati Uniti.
La grande manifestazione antiabortista si terrà oggi, come ogni anno, al National Mall di Washington.
In passato anche altri presidenti americani hanno sostenuto la Marcia per la Vita, basti pensare a Ronald Reagan, George Bush e George W. Bush che hanno spesso rilasciato commenti in favore della Vita, ma le loro osservazioni erano in genere pre-registrate o venivano trasmesse ai partecipanti della Marcia per la Vita in diretta con una telefonata.
Trump, invece, non solo sarà presente di persona alla Marcia per la Vita ma il suo impegno in favore della Vita nascente sembra proprio non avere eguali nella storia americana.
Il 22 gennaio 2020, nel quarantasettesimo anniversario della fatidica sentenza Roe v. Wade, Trump ha voluto istituire la “Giornata della Santità Nazionale della Vita Umana” e ha affermato: “Ogni persona – i nati e i concepiti, i poveri, gli scoraggiati, i disabili, gli infermi e gli anziani – ha un valore intrinseco. Sebbene ogni viaggio sia diverso, nessuna vita è senza valore o è insignificante; i diritti di tutte le persone devono essere difesi”.
Trump ha ripristinato e ampliato “la politica di Città del Messico”, che vieta il finanziamento dei contribuenti a gruppi che promuovono o forniscono servizi abortivi all’estero e ciò ha portato al taglio di 60 milioni di dollari a Planned Parenthood, l’organizzazione pro aborto più forte d’America.
Trump e la sua Amministrazione hanno anche apportato una serie di modifiche per ampliare l’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari ed esteso le esenzioni contenute dell’Obamacare nei confronti degli istituti religiosi.
L’Amministrazione Trump è altresì intervenuta alle Nazioni Unite per impedire il sostegno all’aborto all’interno di una risoluzione in tema di violenza sessuale. Sotto la sua guida, infatti, il Dipartimento di Stato nel 2018 ha rimosso ogni riferimento al presunto “diritto” all’aborto inizialmente previsto in un Rapporto Onu sui diritti umani.
La scorsa primavera l’Amministrazione Trump ha anche elaborato una nuova regola che impone alle entità sanitarie la separazione dei servizi abortivi da quelli finanziati con le tasse dei contribuenti, mossa questa che potrebbe far perdere, come detto, a Planned Parenthood circa 60 milioni di dollari all’anno.
La presenza di Donald Trump alla Marcia per la Vita di questo 2020 sancisce la coerenza del presidente americano nel voler difendere, come egli stesso ha affermato, “il primo diritto nella nostra Dichiarazione di Indipendenza: il diritto alla vita”, un diritto che va esteso anche ai nascituri.
“Sono arrivato a Washington e parteciperò alla Marcia per la Vita”, ha scritto il deputato cattolico della Lega Vito Comencini.
“È un appuntamento fondamentale per quanti come me credono nelle politiche a favore della vita e della famiglia. All’evento prenderà parte anche Donald Trump, primo presidente degli Stati Uniti ad esserci di persona, segno che anche oltreoceano c’è sempre più attenzione nei confronti di questi temi.
Ho avuto intanto il piacere e l’onore di incontrare al Congresso il deputato del New Jersey Christopher H. Smith, tra i più attivi nella difesa di questi valori determinanti”.
Un inciso finale, una curiosità liturgica. Nell’area metropolitana di Washington ci sono ben sei Messe quotidiane in rito romano antico. Le domeniche ci sono quattordici Messe Vetus Ordo, tutte molto frequentate, anche da politici e funzionari del Governo.

Per capire veramente cosa è successo a Bibbiano

Verso Bibbiano

(…”ancora una scena, una soltanto, per curiosità, anche questa molto caratteristica, l’ho appena letta in una raccolta di antichità russe, nell'”Archivio” o ne “Il passato”, ho dimenticato il nome, devo controllarlo. Era il periodo più cupo della servitù della gleba, ancora all’inizio del secolo; e qui un evviva al Liberatore del Popolo! All’inizio del secolo, dicevo, c’era un generale, un generale con conoscenze importanti, un ricchissimo proprietario terriero, ma uno di quelli (e pare che anche allora non ce ne fossero molti), che ritirandosi a vita privata, quasi quasi erano convinti di essersi conquistati il diritto di vita e di morte sui loro sudditi. Ce n’erano di tipi così a quei tempi. Allora il generale risiedeva nella sua proprietà di duemila anime, viveva nel lusso e spadroneggiava con i poveri vicini come se fossero i suoi parassiti e buffoni. Aveva un canile con un centinaio di cani da caccia e quasi cento custodi, tutti in uniforme e tutti a cavallo. Un giorno un servo, un ragazzino di soli otto anni, mentre giocava, lanciò una pietra e ferì una zampa del levriero preferito dal generale. “Come mai il mio cane è azzoppato?” Gli riferirono che era stato quel ragazzino a lanciargli una pietra e ferirlo a una zampa. “Ah, sei stato tu?”, disse il generale squadrando il ragazzino: “Prendetelo!” Lo presero, togliendolo alla madre, e lo rinchiusero in gattabuia per tutta la notte; il mattino dopo, all’alba, il generale uscì in pompa magna per andare a caccia, in groppa al suo cavallo, attorniato dai suoi parassiti, dai cani, dai custodi e dai capocaccia, tutti a cavallo. Tutti i servi erano stati riuniti perché assistessero alla punizione, e davanti a tutti c’era la madre del bambino colpevole. Portano fuori il bambino dalla gattabuia. Era una giornata d’autunno cupa, fredda, nebbiosa, ideale per la caccia. Il generale ordina di spogliare il bambino e quello rimane tutto nudo, annichilito dal terrore, non osa mandare un grido…”Fatelo correre!”, ordina il generale, “Corri, corri!”, gli gridano i custodi dei cani e il bambino si mette a correre…”Prendetelo!”, urla il generale e gli lanciano dietro l’intera muta di levrieri. I cani lo raggiunsero e lo dilaniarono davanti agli occhi della madre!… Credo che in seguito il generale sia stato interdetto. Allora…che cosa si meritava? La fucilazione? Che lo fucilassero per soddisfare il nostro senso morale? Parla, Alëška!”…)

(…i non europeisti sapranno di che si tratta: per loro è Europa, per gli europeisti no…)

Il catalogo è questo

Da uno de passaggio ricevo questo promemoria:

1) Partendo dagli antefatti, segnalo un video che racconta dell’inchiesta “Veleno” che partendo dalle accuse mosse a molti genitori nel 1997/1998 sconvolse Finale Emilia e la bassa modenese.

I figli non sapevano nulla perché i genitori non ne parlavano, perché era un tabù nelle case, perché i genitori avevano paura che venissero a portarglieli via, e quindi non se ne parlava (Pablo Trincia, giornalista).

Continuavano a urlarci: “Finché non dite quello che dicono i vostri figli non li vedrete mai più!” Il paese di Pol Pot, perché io ho risentito questo movimento in cui ti dice: “Io sono lo Stato, io sono padrone di tuo figlio, io comando tuo figlio, io ne faccio quello che voglio, costi quello che costi” (Lorena Morselli Covezzi, condannata nel 2002 a dodici anni, assolta in Cassazione nel dicembre 2014).

2) Dichiarazioni ai media locali dell’Anghinolfi nel 2013 in cui si concentra sul tema omofobia(poi ci torneremo).

Andiamo oltre il tema dell’identità di genere nel rapporto genitoriale […] (Federica Anghinolfi)

3) Che in Regione, non solo sapessero, ma condividessero il modello, ce lo provano le dichiarazioni del Sindaco di Bibbiano Carletti dell’11/03/2015 rilasciate alla Commissione Parità dell’Emilia Romagna.Nella stessa occasione l’Anghinolfi descriveva l’attività del suo gruppo (i “bambini hanno un altro modo di raccontare…”).

Situazioni che prima erano sommerse hanno avuto il coraggio di emergere e sono emerse anche perché sapevano che all’interno di quel determinato territorio potevano contare su competenze, su dei punti di riferimento rassicuranti che potevano accompagnarli in una via di uscita rispetto a una situazione veramente drammatica. Noi, come val D’Enza, ci proponiamo anche a poter sperimentare questa buona pratica (Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano).

I bambini hanno altri modi per raccontare quello che provano, quello che vivono nella loro esperienza, quindi ascoltare il trauma non è così immediato: ci sono delle zone d’ombra, delle zone grigie, occorre una specializzazione. Se ci si mette in ascolto i bimbi parlano (Federica Anghinolfi).

4) Video realizzato per il Convegno del 26/27 maggio 2016 col patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della provincia di Reggio Emilia in cui Anghinolfi e colleghi magnificano la loro attività.

Penso che l’incertezza abbia sviluppato, come dire, un senso di curiosità, di ricerca, che ci ha permesso di andare oltre, di riuscire a costruire un oltre. Questo oltre appunto è quello di avere messo insieme, pensando al bene della ragazza, a quello che per lei era utile, vista la sua situazione, mettere insieme il meglio possibile (Federica Anghinolfi).

5) L’articolo de La Stampa del 2016 in cui si vantavano di avere 1.900 bambini su 12.000 della Val d’Enza affidati ai servizi sociali (farebbe il 15.8%).

C’è un posto in Italia dove la lotta alla pedofilia è una priorità assoluta. E i risultati si vedono. È un fazzoletto di terra in provincia di Reggio Emilia dove gli otto comuni della Val d’Enza – 62mila abitanti, 12mila minorenni, 1900 in carico ai servizi , 31 seguiti per abusi sessuali – hanno costituito un’Unione guidata dal sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, per tutelare i minori… «Noi la volontà politica l’abbiamo avuta. E nonostante i tagli abbiamo anche trovato i soldi». Come li hanno spesi? Facendo formazione sugli operatori per renderli in grado di leggere in anticipo i segnali di malessere, spesso aspecifici, dei bambini, rivalutando la figura dell’assistente sociale, lavorando con gli ospedali e con le scuole e appoggiando in modo esplicito le vittime della violenza.  (Andrea Malaguti su La Stampa).

6) Curriculum di Claudio Foti da cui si vede che è laureato in Lettere.

7) La mail che identifica e calcola “l’incasso” generato dai bambini:

8) La confessione di un ex collaboratrice dell’Anghinolfi che certificava il falso sulle abitazioni delle famiglie cui si volevano sottrarre il figli.

Finché è rimasta agli ordini di Federica Anghinolfi ha fatto come tutti, certificando che case in ordine erano fatiscenti e piene di muffa, che i panni stesi ad asciugare erano vestiti buttati in giro… E poi c’è il capitolo del denaro che doveva finire per forza al centro studi Hansel e Gretel, e quando l’Unione di Comuni della Val d’Enza non riusciva a pagare i consulenti venivano creati falsi affidi (TG2 del 28 luglio 2019).

9) Intercettazioni che riguardano Daniela Bedogni e Fadia Bassmaji, coppia omosessuale cui era stata data una bimba in affido dalla Anghinolfi che maltrattano la bimba perché si rifiuta di mentire.

Tu non ci scrivi perché hai paura di scrivere, perché le cose che devi scrivere adesso sono talmente profonde che non ti va più di scriverci, non ci vuoi neanche andare vicino.

10) Due neuropsichiatre dell’AUSL di Montecchio Emilia, Imelda Bonaretti e Flaviana Murru, si propongono di minacciare un carabiniere che indagava nel caso diventasse insistente.

E comunque potevi anche dirgli: “Guardi che lei è sposato, ha figli, cioè, non si sa mai”.

11) Dal Tg4 e immagini delle telecamere a circuito chiuso che riprendono il furto di un bambino e la testimonianza della madre e del padre.

Non ci viene detto niente, perché è stata una decisione arbitraria di questi servizi sociali, l’hanno fatto in autonomia, non ci è stata giustificata e non ne sappiamo nulla (la madre).

12) Testimonianza video di un padre cui la Anghinolfi ha tolto i figli con le accuse di omofobia.

13) Puntata documentata di “Chi l’ha visto“.

14) Un po’ di dati relativi ad un caso analogo in Umbria (“Piccolo Carro”) che coinvolge sempre il PD.

15) L’audizione della Autorità garante in Commissione per l’infanzia, in cui si cita, dal minuto 44:30 il documento approvato dalla Commissione il 17/01/2018 e le sue terribili accuse cui non fu dato seguito.

Nella gran parte dei casi trattati in qualità di difensore delle famiglie coinvolte in tali procedimenti, tali allontanamenti vengono predisposti a seguito della richiesta di aiuto di queste famiglie, da parte di chi è preposto ad aiutarle. Una volta che una famiglia fa ingresso nel circuito dei servizi socio-assistenziali difficilmente riesce ad uscirne, per cui prima di consigliare a una famiglia di rivolgersi allo Stato per chiedere aiuto è bene valutarne le conseguenze… Il 63% di questi bambini, come motivo primario o secondario, ha un problema di indigenza economica, abitativa e lavorativa dei genitori… Capita che l’assistente sociale non sia preparato o abbia delle presunzioni del tutto personali del concetto, assolutamente non codificato, di capacità genitoriale (p. 40 segg.)

Il 20% dei giudici onorari è proprietario, direttore, o ha rapporti di cointeressenza con case famiglia (p. 88).

Qualche considerazione

Il tema è delicato: questi sono fatti, ma ci sarebbe anche da interrogarsi su cosa sia un fatto, e a questo proposito filosofi e propagandisti sono qui per aiutarci. Credo però che una cosa si possa senz’altro dire: se lo scopo della dottoressa Anghinolfi era quello da lei rivendicato, ovvero il promuovere un sereno dibattito sull’omogenitorialità, diciamo che i mezzi scelti, almeno a quanto risulta finora, non sono stati i migliori. La sensazione è che a seguito di quanto sta emergendo questo dibattito, lecito in democrazia come tutti i dibattiti, tranne quello che abbiamo condotto qui, e per il quale siamo stati derisi, insultati, ostacolati dai “buoni”, nonostante noi partissimo sì da basi scientifiche solide (ma anche per questo ci saranno tribunali), il dibattito che l’Anghinolfi voleva promuovere rischia di arretrare, anziché di procedere, dopo che la realtà ha fatto irruzione nel terreno allucinato dell’ideologia.

D’altra parte, va anche detto, per equilibrio, che chi ha vociferato accuse assurde, come quella del tutto infondata di pedofilia, a carico di amministratori locali, oltre ad aver commesso un illecito perseguibile a querela di parte, non ha aiutato non dico a comprendere, ma nemmeno a scalfire la reale profondità dell’orrore di cui Bibbiano è solo l’ennesima manifestazione.

L’orrore, che emerge nitido dai pochi fatti riportati (tanti se ne potrebbero aggiungere ad adjuvandum), risiede nella solita porca rogna “de sinistra” di ergersi a giudici del bene e del male in virtù di una tanto autopercepita quanto inesistente superiorità morale. In altri termini, non è assolutamente un caso che i signori che, ai punti (3) e (4) del nostro elenco, si proponevano di “sperimentare”, beninteso “nell’interesse” del minore, appartengano alla stessa matrice culturale di chi ha esplicitamente rivendicato il fatto che riforme politiche di grande ampiezza, sconsigliate dalla letteratura scientifica, fossero “un esperimento a grandezza naturale“, un esperimento in corpore vili. Non solo quello dei nostri figli: anche il nostro corpo, per gli ottimati, per gli aristoi, come il nostro caro amico Aristide, è vilis, senza importanza. Per i suoi sommi sacerdoti, tutti noi siamo sacrificabili sull’altare del Progresso, ovviamente dopo aver pagato direttamente o indirettamente (tramite fondi della regione) un obolo affinché la cerimonia si svolga. Che poi il progresso consista nella finanziarizzazione a oltranza dell’economia, o nella promozione dell’omogenitorialità senza se e senza ma (ma soprattutto senza perché), o in qualsiasi altra cosa passi per la testa agli utili idioti della finanza, a seconda delle contingenze del momento, in fondo è abbastanza irrilevante. Il cuore del problema è nella pertinace volontà di escludere dal processo democratico, dall’indirizzo politico (di una famiglia o di una comunità) gli “altri”, i “non (restiamo) umani”, cioè noi.

E così, in fondo, l’errore politico fondamentale del PD non è quello di non essere andato a elezioni ad agosto lasciando spazio a Renzi, non è quello di non aver voluto fare una riflessione onesta sul rapporto con l’Unione Europea, non è uno dei tanti errori che politologi più o meno improvvisati gli attribuiscono, nelle analisi che i giornaloni ci propongono al nobile scopo di farci sentire più intelligenti. L’errore fondamentale è quello di essersi palesato come una minaccia esistenziale per i suoi potenziali elettori, per il loro benessere economico, per l’integrità delle loro famiglie. Se mai non fosse bastato, per chiarire il concetto, i loro intellettuali ci hanno dichiarato di essere disposti a privarci dei diritti politici, pur di non veder scalfita l’egemonia della loro parte politica (ricorderete il simpatico dibattito sul suffragio universale con un attore “buono”). E se anche questo non fosse stato abbastanza, con episodi come quello che qui abbiamo ricordato, la loro struttura ci ha dimostrato di non arretrare di fronte a nulla (chiudersi a riccio a difesa di questi abusi non credo sia stata una mossa lungimirante…).

A compimento del capolavoro, dopo che gli elettori hanno preso atto del pericolo, la macchina della propaganda PD ha rovesciato su di essi il suo impotente livore, coprendoli di parole sprezzanti.

Per noi, tanta roba…

Credo quindi che non ci sia molto da aggiungere, se non una banale considerazione. Persone che ironizzavano sul proprio potere di vita e di morte, considerando come una eventualità divertente quella di minacciare un carabiniere, persone che, come riportano gli atti processuali (fuggevolmente apparsi sul web per estratti, poi scomparsi), pare che si ritenessero in diritto di impartire ordini alle “loro” guardie municipali, non credo che avrebbero potuto prendere atteggiamenti simili, che presuppongono, oltre all’illusione della propria superiorità, connaturata alla sinistra, anche la certezza dell’impunità, senza essere più che certe di avere una solida copertura politica. Qui risiedono le responsabilità politiche di chi ha amministrato quelle zone: nell’aver tralasciato i controlli, e conseguentemente nell’aver conferito, magari in modo del tutto involontario, ai soggetti cui era affidato un compito tanto delicato l’illusione di poter operare al di fuori delle regole dell’ordinamento, in modo del tutto arbitrario, di essere padrone della vita e della morte dei figli e dei loro genitori. Il che, sinceramente, in un momento in cui ci accingiamo a votare la messa in stato di accusa di un ministro per un preteso sequestro di persona compiuto nell’esercizio e in obbedienza al suo mandato politico, lascia quanto meno perplessi. Diciamo che se penso a un sequestro mi vengono in mente le immagini al punto (11) del catalogo qui sopra, piuttosto che quelle di una nave in rada. Ma questa è una mia valutazione soggettiva, che esprimo presumendo di poterlo fare.

Epilogo

(…“Ascoltami: ho preso il caso dei bambini perché tutto fosse più evidente. Di tutte le altre lacrime dell’umanità, delle quali è imbevuta la terra intera, dalla crosta fino al centro, non dirò nemmeno una parola, ho ristretto di proposito l’ ambito della mia discussione. Io sono una cimice e riconosco in tutta umiltà che non capisco per nulla perché il mondo sia fatto così. Vuol dire che gli uomini stessi hanno colpa di questo: è stato concesso loro il paradiso, ma essi hanno voluto la libertà e hanno rubato il fuoco dal cielo, pur sapendo che sarebbero diventati infelici, quindi non c’è tanto da impietosirsi per loro. La mia povera mente, terrestre ed euclidea, arriva solo a capire che la sofferenza c’è, che non ci sono colpevoli, che ogni cosa deriva dall’altra direttamente, semplicemente, che tutto scorre e si livella – ma queste sono soltanto baggianate euclidee, io lo so, e non posso accettare di vivere in questo modo! Che conforto mi può dare il fatto che non ci sono colpevoli e che questo io lo so – io devo avere la giusta punizione, altrimenti distruggerò me stesso. E non già la giusta punizione nell’infinito di un tempo o di uno spazio remoti, ma qui sulla terra, in modo che io la possa vedere con i miei occhi. Ho creduto e voglio vedere con i miei occhi, e se per quel giorno sarò già morto, che mi resuscitino, giacché se tutto accadesse senza di me, sarebbe troppo ingiusto. Certo non ho sofferto unicamente per concimare con me stesso, con le mie malefatte e le mie sofferenze, l’armonia futura di qualcun altro. Io voglio vedere con i miei occhi il daino sdraiato accanto al leone e la vittima che si alza ad abbracciare il suo assassino. Voglio essere presente quando d’un tratto si scoprirà perché tutto è stato com’è stato. Tutte le religioni di questo mondo si basano su questa aspirazione, e io sono un credente. Ma ci sono i bambini: che cosa dovrò fare con loro? È questa la domanda alla quale non so dare risposta. Per la centesima volta lo ripeto: c’è una miriade di questioni, ma ho preso soltanto l’esempio dei bambini, perché nel loro caso quello che voglio dire risulta inoppugnabilmente chiaro. Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini? Rispondimi, per favore. È del tutto incomprensibile il motivo per cui dovrebbero soffrire anche loro e perché tocca pure a loro comprare l’armonia con le sofferenze. Perché anch’essi dovrebbero costituire il materiale per concimare l’armonia futura di qualcun altro? La solidarietà fra gli uomini nel peccato la capisco, capisco la solidarietà nella giusta punizione, ma con i bambini non ci può essere solidarietà nel peccato, e se è vero che essi devono condividere la responsabilità di tutti i misfatti compiuti dai loro padri, allora io dico che una tale verità non è di questo mondo e io non la capisco. Qualche spiritoso potrebbe dirmi che quel bambino sarebbe comunque cresciuto e avrebbe peccato, ma, come vedete, egli non è cresciuto, è stato dilaniato dai cani all’età di otto anni. Oh, Alëša, non sto bestemmiando! Io capisco quale sconvolgimento universale avverrà quando ogni cosa in cielo e sotto terra si fonderà in un unico inno di lode e ogni creatura viva, o che ha vissuto, griderà: “Tu sei giusto, o Signore, giacché le tue vie sono state rivelate!” Quando la madre abbraccerà l’aguzzino che ha fatto dilaniare suo figlio dai cani e tutti e tre grideranno fra le lacrime: “Tu sei giusto, o Signore!”: allora si sarà raggiunto il coronamento della conoscenza e tutto sarà chiaro. Ma l’intoppo è proprio qui: è proprio questo che non posso accettare. E fintanto che mi trovo sulla terra, mi affretto a prendere i miei provvedimenti. Vedi, Alëša, potrebbe accadere davvero che se vivessi fino a quel giorno o se risorgessi per vederlo, guardando la madre che abbraccia l’aguzzino di suo figlio, anch’io potrei mettermi a gridare con gli altri: “Tu sei giusto, o Signore!”; ma io non voglio gridare allora. Finché c’è tempo, voglio correre ai ripari e quindi rifiuto decisamente l’armonia superiore. Essa non vale le lacrime neanche di quella sola bambina torturata, che si batte il petto con il pugno piccino e prega in quel fetido stambugio, piangendo lacrime irriscattate al suo “buon Dio”! Non vale, perché quelle lacrime sono rimaste irriscattate. Ma esse devono essere riscattate, altrimenti non ci può essere armonia. Ma in che modo puoi riscattarle? È forse possibile? Forse con la promessa che saranno vendicate? Ma che cosa me ne importa della vendetta, a che mi serve l’inferno per i torturatori, che cosa può riparare l’inferno in questo caso, quando quei bambini sono già stati torturati? E quale armonia potrà esserci se c’è l’inferno? Io voglio perdonare e voglio abbracciare, ma non voglio che si continui a soffrire. E se la sofferenza dei bambini servisse a raggiungere la somma delle sofferenze necessaria all’acquisto della verità, allora io dichiaro in anticipo che la verità tutta non vale un prezzo così alto. Non voglio insomma che la madre abbracci l’aguzzino che ha fatto dilaniare il figlio dai cani! Non deve osare perdonarlo! Che perdoni a nome suo, se vuole, che perdoni l’aguzzino per l’incommensurabile sofferenza inflitta al suo cuore di madre; ma le sofferenze del suo piccino dilaniato ella non ha il diritto di perdonarle, ella non deve osare di perdonare quell’aguzzino per quelle sofferenze, neanche se il bambino stesso gliele avesse perdonate! E se le cose stanno così, se essi non oseranno perdonare, dove va a finire l’armonia? C’è forse un essere in tutto il mondo che potrebbe o avrebbe il diritto di perdonare? Non voglio l’armonia, è per amore dell’umanità che non la voglio. Preferisco rimanere con le sofferenze non vendicate. Preferisco rimanere con le mie sofferenze non vendicate e nella mia indignazione insoddisfatta, anche se non dovessi avere ragione. Hanno fissato un prezzo troppo alto per l’armonia; non possiamo permetterci di pagare tanto per accedervi. Pertanto mi affretto a restituire il biglietto d’entrata. E se sono un uomo onesto, sono tenuto a farlo al più presto. E lo sto facendo. Non che non accetti Dio, Alëša, gli sto solo restituendo, con la massima deferenza, il suo biglietto”.

“Questa è ribellione”, disse Alëša sommessamente e a capo chino…)

(…ribellatevi!…)

Da https://goofynomics.blogspot.com/2020/01/verso-bibbiano.html?m=1

Francia, governo ammette: “150 quartieri caduti in mano islamica”

Stanno occupando l’Europa demograficamente. Serve a poco citofonare agli spacciatori, se non abroghi i ricongiungimenti familiari: è così, con l’immigrazione legale, che la Francia si è trasformata in una provincia afroislamica. E’ così che diventeremo anche noi se non li fermiamo. Ora.

Sette immigrati sono stati arrestati dalla direzione generale della Sicurezza interna (DGSI), lunedì 20 gennaio 2020, nel Finistère perché sospettati di aver pianificato un attacco terroristico.

Sono stati identificati un commerciante di 30 anni di rue Jean-Jaurès, a Brest, già condannato per terrorismo nel 2018, e un ragazzo di 16 anni, figlio di un altro commerciante di Brest. Gli altri arrestati sono due tunisini e un siriano, con lo status di rifugiato.

Secondo le nostre fonti – scrive ouest-france.fr – gli interventi hanno avuto luogo a Brest, nel distretto di Pontanézen e in rue Jean-Jaurès. Un altro arresto è stato eseguito a Guissény ed un altro a Loc-Eguiner (nel cantone di Ploudiry).

Alcuni degli arrestati erano già seguiti per la loro appartenenza al movimento radicale islamista. Fiche S (per la sicurezza dello Stato) è un sistema per rintracciare un individuo che potrebbe rappresentare una seria minaccia alla sicurezza pubblica o alla sicurezza dello Stato. Non pregiudica la pericolosità del fascicolo S e non consente in ogni caso la sua detenzione al di fuori di una decisione giudiziaria.

“I profili di queste persone sono chiaramente definiti: abbiamo a che fare con persone radicalizzate.”, ha detto la polizia.

Il 5 gennaio, dopo l’attentato islamico a Villejuif (un morto, ndr), il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, ha inviato un telegramma ai prefetti chiedendo loro di convocare i gruppi di valutazione dipartimentali. La Dgsi, direzione generale del controspionaggio interno, aveva appena mappato 150 distretti ‘in possesso’, ovvero controllati, degli islamisti: un documento classificato come segreto e che non è stato divulgato, a eccezione degli Interni, neppure ai ministri interessati.

E’ l’esclusiva resa nota dal settimanale francese Journal du Dimanche.

Oltre alle banlieus islamiche di Parigi, Lione e Marsiglia, ormai da tempo in mano agli islamici, ci sono diverse città nel nord : tra le altre Maubeuge, dove l’Unione dei democratici musulmani francesi (UDMF) ha raggiunto il 40% in un seggio elettorale e dove “la situazione è allarmante”; l’agglomerato di Denin; o Roubaix, dove “sebbene storica, la situazione sta assumendo proporzioni allarmanti”, secondo un prefetto. Ma anche aree più inaspettate, come l’Alta Savoia o Ain, Annemasse, Bourg-en-Bresse, Oyonnax o Bourgoin-Jallieu. Ancora più sorprendente, “la comparsa di microterritori che ormai si sono trasformate in aree salafite”, continua questo prefetto, come Nogent-le-Rotrou, in Eure-et-Loir.

E’ la secessione islamica di cui abbiamo parlato. https://voxnews.info/2016/03/29/eurabia-le-citta-dove-comandano-gli-islamici-mappa/

Philippe de Villiers, segretario di Stato al tempo di Chirac premier, noto politico sovranista tra Le Pen e i moderati francesi, è fratello del generale Pierre de Villiers, che dal 2014 al 2017 ha guidato le forze armate francese come capo di stato maggiore.

De Villiers politico ha raccontato in televisione ciò che suo fratello ha riferito al presidente in carica Macron: “Se le periferie daranno luogo a ulteriori e ancor più violente rivolte, non avremo modo di fronteggiarle: ci mancano i mezzi, ci mancano gli uomini. Ѐ questa la realtà della situazione politica francese”.

Perché non sono rivolte, è una rivoluzione demografica.

Questo conferma quello che è sotto gli occhi di tutti. Ed è lo stesso allarme lanciato poche settimane fa dall’ex ministro dell’Interno Collomb, dimessosi proprio per gridare l’allarme su quella che è una vera e propria ‘secessione’ etnica all’interno del territorio francese:

 

Da https://voxnews.info/2020/01/23/francia-governo-ammette-islamisti-controllano-150-quartieri-francesi/

Migranti, Bergoglio accusa: “Governanti non li lasciano sbarcare”

Papa Francesco, nel corso dell’udienza generale del mercoledì, ha attaccato i governanti che perseguono la linea dei “porti chiusi”

L’udienza del mercoledì di Papa Francesco è stata dedicata alla pastorale sui migranti.

Negli ultimi tempi, Jorge Mario Bergoglio usa intrecciare le consuete argomentazioni favorevoli all’accoglienza erga omnes con considerazioni riguardanti il dialogo interreligioso ed ecumenico. “L’ospitalità – ha esordito il vescovo di Roma – è importante; ed è pure un’importante virtù ecumenica. Anzitutto significa riconoscere che gli altri cristiani sono veramente nostri fratelli e nostre sorelle in Cristo”. Malta, che da qualche mese a questa parte attraversa una crisi politica, è considerata un esempio da seguire.

L’ex arcivescovo di Buenos Aires ha di nuovo esaltato l’atteggiamento della popolazione maltese: “Come i maltesi – bravi questi maltesi – siamo ripagati, perché riceviamo ciò che lo Spirito Santo ha seminato in questi nostri fratelli e sorelle, e questo diventa un dono anche per noi, perché anche lo Spirito Santo semina le sue grazie dappertutto”. Il Santo Padre, che in questa fase del suo pontificato ha più volte premiato in pubblico, con le parole, la gestione dei fenomeni migratori in voga sull’isola, ha anche incontrato di recente il premier Joseph Muscat, nonostante le polemiche sollevate per via della bufera abbattutasi sul governo e sulle forze di maggioranza.

La fratellanza umana, dunque, presuppone un’apertura costante verso l’altro. E il Papa ha voluto rammentare episodi d’intolleranza accaduti nella sua patria d’origine: “Nella mia terra, per esempio, quando venivano alcuni missionari evangelisti, un gruppetto di cattolici andava a bruciare le tende: questo non è cristiano, siamo fratelli, siamo tutti fratelli e dobbiamo fare l’ospitalità gli uni con gli altri”. L’Argentina, quindi, non è stata immune dai sentimenti di chiusura. E persino i cattolici ne hanno dato prova. Jorge Mario Bergoglio, che oggi non ha citato il “diritto a non emigrare”, ha ricordato le motivazioni che spingono coloro che cercano rifugio sulle nostre coste: “In tutto il mondo uomini e donne migranti affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, alla guerra, alla povertà”.

L’esempio citato dal vertice della Chiesa cattolica, ancora una volta, è quello relativo alla vicenda migratoria di Paolo e dei “suoi compagni”. Poi il Papa sudamericano è passato alle accuse, che interessano due fattispecie diverse. Il Papa ha individuato due modi di essere “inospitali”. Uno è quello dei trafficanti di esseri umani, che non può che essere condannato. L’altro, invece, è quello dei governanti che perseguono la linea dei “porti chiusi”. “Sono sfruttati da trafficanti criminali – ha ammonito il pontefice argentino, riferendosi ai migranti, così come riportato dall’Adnkronos ; sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti. Tante volte non li lasciano sbarcare nei porti”, ha tuonato ancora il successore di Joseph Ratzinger. “A volte – ha concluso Papa Francesco – l’inospitalità li rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti”. Un’ennesima dimostrazione pratica di come, per il Papa, il “diritto a sbarcare” non possa mai essere messo in discussione.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/migranti-papa-accusa-governanti-non-li-lasciano-sbarcare-1815198.html

L’assist di Mihajlovic alla Lega: “Tifo per Salvini e Borgonzoni”

L’allenatore del Bologna si schiera con la Lega in vista delle elezioni regionali in Emilia-Romagna

Matteo Salvini è mio amico, ci conosciamo da tanti anni, dai tempi del Milan.

Mi piace la sua forza, la sua grinta, è un combattente”. Sinisa Mihajlovic esce allo scoperto e fa il proprio endorsement al leader della Lega.

“Tifo per lui e spero che possa vincere in EmiliaRomagna con Lucia Borgonzoni, spiega nell’intervista rilasciata al Resto del Carlino. L’allenatore del Bologna sta combattendo da mesi come un leone contro un brutto male e come spesso gli capita non ha paura di esporsi. Neanche se si tratta di politica.

E infatti nella chiacchierata con il quotidiano locale, il serbo si lascia andare a parole al miele verso il segretario del Carroccio: “Mi ispira fiducia. Quello che dice, poi lo realizza. E il fare è sempre più raro nei nostri tempi. Matteo è uno tosto, fa quello che fanno i grandi nel calcio: se promette, mantiene. I grandi uomini fanno questo, nello sport e nella politica”.

Dunque, il mister dei rossoblù entra nel merito della tornata elettorale nella regione “rossa” per eccellenza, dove il centrosinistra governa senza sosta da cinquant’anni: “Cambiare tanto per cambiare non serve. Io posso solo dire che sono in Italia dal 1992 e anche se non è il mio Paese di origine, è come se lo fosse diventato. E, da allora, trovo l’Ialia peggiorata. Quindi bisogna avere idee e la forza di migliorare…”.

Da questo presupposto, ecco l’appoggio totale al capo politico della Lega e alla candidata (leghista) del centrodestra unito contro il dem Stefano Bonaccini: “Salvini è intelligente e capace, è all’altezza di guidare il Paese. E le donne – come Lucia Borgonzoni, ndr – beh le donne sono più forti degli uomini: l edonne hanno carattere, determinazione, riescono sempre: Lucia è una di queste donne. Non la conosco personalmente, ma so che sarà all’altezza. Bisogna avere coraggio nella vita e per cambiare serve coraggio. Io dico la mia opinione come persona, non do lezioni. Ma penso al carisma e a chi mi dà fiducia”.

L’ultima battuta dell’intervista di Mihajlovic al Carlino è dedicata alla querelle sul caso della nave Gregoretti e al processo a Matteo Salvini: “Normale. Silvio Berlusconi quanti processi ha avuto? È normale che quando cerchi di cambiare molte cose e magari usi metodi forti, qualcuno possa chiedere di valutare il tuo operato. Di Matteo io dico: ‘Fidatevi. E vedete quello che fa’”.

 http://www.ilgiornale.it/news/sport/lassist-mihajlovic-lega-tifo-salvini-e-borgonzoni-1815121.html

Le coop ora ritornano alla carica: “21 sono pochi, rivogliamo 35 euro” Posta in arrivo x

Ci sarebbero importanti pressioni per riavere gli stessi fondi dell’era pre Salvini e ripristinare una spesa di 35 Euro giornaliera per migrante: ecco perché l’accoglienza potrebbe tornare ad essere un business

In vista dell’offensiva politica sull’immigrazione volta a cancellare buona parte delle norme volute da Salvini, negli ambienti del governo giallorosso si inizia a pensare a come ridare “fiato” al settore dell’accoglienza.

La diminuzione degli sbarchi tra il 2018 ed il 2019, nonché la diminuzione della spesa per migrante da 35 a 21 – 26 Euro decretata durante il governo Conte I, ha creato un netto ridimensionamento nel business dell’accoglienza. Molti centri sono stati chiusi, molte strutture “declassate”, molti bandi delle prefetture sono andati deserti.

In poche parole, le società e le cooperative che tra il 2014 ed il 2017, anni di maggior emergenza sul fronte migratorio, hanno lavorato nell’ambito dell’accoglienza, oggi non vedono più questo settore come redditizio.

Ed allora, ecco che la maggioranza giallorossa vuole correre ai ripari. In questi primi mesi di governo Conte II, sul fronte migratorio l’esecutivo si è mosso navigando a vista e non esaltando troppo la discontinuità rispetto all’era Salvini. Anche perché, sotto il profilo meramente elettorale, con le regionali in Umbria ed Emilia alle porte questo poteva significare effetti ancor più deleteri.

Ma in caso di successo in Emilia del Pd, allora sono già pronte diverse iniziative volte a demolire le norme volute dalla Lega nell’ambito del governo Conte I. Dalla cancellazione dei decreti sicurezza, passando per lo Ius Culturae, da giorno 27 potrebbero essere tante le offensive in tal senso.

E si sta intervenendo, come detto, anche sul settore dell’accoglienza. Così come scritto nei giorni scorsi sul Giornale da Antonella Aldrighetti, dal Viminale è partito uno studio volto a rintracciare quelli che possono essere gli standard sui costi dell’accoglienza. Uno studio peraltro assegnato, come rivelato dall’articolo sopra accennato, ad una Rti (Raggruppamento Temporaneo di Imprese) vicina ad ambienti del Pd per un importo di quasi tre milioni di Euro.

Un modo, è il sospetto di molti, per poter ufficializzare il fatto che per l’accoglienza 21 Euro al giorno da parte del governo sono pochi ed è invece necessario riportare la spesa a 35 Euro giornaliere, come avveniva fino al 2018. Ripristinare la situazione antecedente alla riforma voluta da Salvini, significherebbe permettere di far intravedere più ampi margini di guadagno a chi riuscirà ad aggiudicarsi i futuri appalti.

Perché, in fin dei conti, era forse soprattutto questo il problema relativo al disinteresse su molte nuove o vecchie strutture rimaste senza gestori. Senza margini di profitto si è diventati improvvisamente meno buoni e meno dediti a lezioni di umanità. La macchina dunque, secondo la volontà politica dell’attuale maggioranza, deve essere rimessa in moto.

E nel frattempo, molti fondi si stanno ricominciando a spendere sul fronte della ristrutturazione e dell’adeguamento di alcune delle più importanti strutture. A Lampedusa ad esempio sono in corsi lavori di recupero di alcune parti del locale hotspot, per un importo di quasi un milione e mezzo di Euro. Qui il ministro Lamorgese ha intenzione di andare oltre, predisponendo un progetto di ampliamento della struttura in grado di avere al suo interno più degli attuali 96 posti letto.

Il quadro è dunque chiaro: l’accoglienza, secondo l’attuale maggioranza, deve tornare ad essere un affare.

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/piano-governo-sullimmigrazione-laccoglienza-torna-ad-essere-1813894.html

La Toga, la Cupola e gli italiani

Ma davvero vi aspettavate che la Corte costituzionale desse il via libera al referendum promosso dalla Lega? Ma in che mondo vivete, conoscete le biografie dei giudici costituzionali, chi li ha voluti lì, e più in generale conoscete le leggi inesorabili del potere, il loro reciproco sostegno? E la stessa cosa vale per la decisione della Cassazione in merito alla questione Carola Rackete; pensavate davvero che accadesse il contrario?

Per anni siamo stati abituati a considerare chi è al potere come la Casta. È tempo di fare un salto di qualità e considerare che il potere è oggi piuttosto la Cupola. La casta riguardava solo i privilegi, la Cupola è un assetto di potere interdipendente e non espugnabile in modo fortuito. La cupola è una struttura sovrastante che non accetta né immissioni di estranei, né circolazione delle classi dirigenti, né il minimo cedimento dei suoi assetti consolidati. I suoi metodi e i suoi scopi sono finalizzati alla pura conservazione del potere, allo scambio di favori tra poteri, all’associazione di scopo finalizzata al reciproco sostegno. Quello che il popolino al sud sintetizzava nella formula “mantienimi-che-ti-mantengo”, ossia uno regge l’altro ed ambedue impediscono l’accesso di estranei, outsider. La Cupola regge su un patto implicito, ma forte come il patto di sangue tra le cosche. E l’avversario è declassato al rango di nemico dell’umanità e dunque ogni mezzo è lecito per farlo fuori, o come scrive la Repubblica, per cancellarlo. Che si tratti d’intenzioni mafiose perseguite in modo incruento, nulla toglie al suo carattere puramente antidemocratico e antipopolare e al prevalere della conservazione del potere su ogni altra considerazione di giustizia, equità, rispetto. E l’idea che questo paese debba varare l’ennesima legge elettorale aggiustata sugli interessi del momento delle maggioranze parlamentari del momento, rende ancora più miserabile il ruolo della cupola. L’unica speranza è che anche questa volta la legge elettorale concepita per utilità di chi governa, cicero pro domo mea, si ritorca contro gli stessi partiti della Cupola. Resta che il ritorno al proporzionale sia un passo indietro sul piano della governabilità del paese.

Più in generale la vedo dura, la prospettiva che abbiamo davanti. Potete pensare finché volete che il governo abbia basi fragili e fradice, vedete pure traballare ogni giorno la loro intesa ed evidenziate pure tutte le contraddizioni del mondo in seno all’alleanza di potere. Ma nessuna Cupola al mondo decide di sciogliersi, lasciare il passo o rimettersi al verdetto popolare. Quindi questa permanente attesa del voto spazzatutto, dell’ordalia elettorale come giudizio divino – vox populi vox dei – è destinata a rimanere frustrata. La legge elementare dell’autoconservazione del potere, il puro criterio di sopravvivenza e la ferrea legge dell’oligarchia come già la chiamava Roberto Michels più di un secolo fa, rende impensabile ogni apertura di crisi. Non la vuole Sergio Mattarella, non la vuole la Corte Costituzionale, non la vuole il governo e i due più due partiti che lo sorreggono, con relativo sciame di parlamentari; magari non la vuole neanche una fetta di opposizione che teme di non tornare più in parlamento (settori di Forza Italia). Non la vuole l’Eurocupola, il Vescovado Bellaciao, il sistema dei media, i poteri “occulti”…

Quindi meglio non rinviare sempre tutto al momento glorioso del voto-verità; cercate di capire cosa fare nel frattempo e come prepararsi alla sfida, piuttosto che sperare che tutto si risolva col giudizio universale del voto. Certo, non si possono mai escludere imprevedibili colpi di testa e di scena, risse, defezioni e rovesci di fronte; ma non si può confidare sull’eccezione, bisogna fare i conti con la norma. E allora basta a tirare la corda sul voto e spostare continuamente l’aspettativa degli italiani in avanti, di votazione in votazione, di regione in regione, di sondaggio in sondaggio. Si deve intanto fare qualcosa per crescere, per dotarsi di una risposta politica convincente che non può esaurirsi nell’efficacia mediatica di due battute o nel vittimismo certificato e reiterato di vari episodi, con l’invocazione finale: ma la pacchia sta per finire, avete le ore contate.

No, qui non sta per finire un bel niente. Tre nullità come Conte, Zingaretti e Di Maio, il triangolo delle bermude dove sparisce ogni dignità e funzione politica, sono intrecciate e pur detestandosi hanno una sola priorità che li lega fino alla morte: campare, tirare a campare ad ogni costo. Perché se la giostra si ferma, loro dovranno scendere, non c’è verso.

In questa situazione, all’opposizione toccherebbe cominciare a lavorare per costruire il suo governo, il suo programma, la sua proposta politica, comunicando i punti di divergenza rispetto all’attuale conduzione. Dovrebbe lavorare a selezionare idee forti, candidati giusti e non scelti a vanvera, come ce ne sono alcuni in giro anche a livello amministrativo; alleanze interne e internazionali su cui puntare al momento opportuno, che non sarà probabilmente domani. Ad avere una strategia politica, si dovrebbe mettere a frutto il tempo che resta prima di tornare alle elezioni.

Piacerebbe molto agli italiani vedere il fervore operoso di un’officina al lavoro. Sarebbe segno di serietà, di affidabilità e riuscirebbe a trasmettere fiducia e aspettativa nella gente, molto più motivata del mantra “stanno cadendo ora arriviamo noi”, che non corrispondendo propriamente alla realtà rischia di tradursi in un boomerang di delusioni.

Perché in quel modo ci si mostra davvero forza di governo, pronta a guidare il paese, con uomini e temi qualificati, e non solo forza di opposizione, pronta ad attaccare la Cupola, il polpo e i suoi tentacoli.

MV, La Verità 19 gennaio 2020

 

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/la-toga-la-cupola-e-gli-italiani/

Protezione dalle radiazioni

di Matteo Orlando per www.agerecontra.it

Recenti pronunce giudiziarie che, in qualche modo, riconoscono qualche
nesso di causa-effetto tra tumore al nervo acustico (o al cervello) e
l’utilizzo degli smartphone, ha riacceso il dibattito massmediatico
sugli effetti delle onde elettromagnetiche sulla salute umana.
Tuttavia i dati a disposizione al momento, e la posizione delle
autorità che si sono espresse sul tema, dipingono un quadro
contraddittorio, perché mancano risposte scientifiche certe.
L’Ufficio Federale Tedesco per la protezione dalle radiazioni
periodicamente pubblica una classifica degli smartphone che emettono
più radiazioni. L’ente tedesco ha misurato, pur con certi limiti, il
Sar (che in italiano sta per “tasso di assorbimento specifico”) dei
telefoni di quindici tra le principali compagnie.
Il tasso di assorbimento specifico è la percentuale di energia
elettromagnetica che il corpo umano assorbe quando è esposto
all’azione di un campo elettromagnetico a radiofrequenza. Si misura in
watt su chilogrammo: più è alto, più vuol dire che il telefono emette
radiazioni.
Infatti, tutti i cellulari emettono radiazioni elettromagnetiche
(nelle radiofrequenze 800-2600 MHz). La quantità di radiazioni
assorbite dal corpo è misurata in Specific Absorption Rate (Sar) ed è
espressa in watt per chilo. Questa unità di grandezza misura la
quantità di radiazioni assorbite e le traduce nel rischio di effetto
termico al quale il corpo è esposto.
Dall’indagine è emerso che i telefoni migliori appartengono alla
coreana Samsung e alla finlandese Nokia, che hanno sul mercato molti
smartphone a basso Sar, tutti ampiamente sotto la soglia di 0,60.
Non ci sono gli smartphone della Apple invece nella top 15 dei
migliori cellulari in quanto a radiazioni. Tre dei primi cinque
smartphone a basso Sar sono Samsung Galaxy Note, smartphone con lo
schermo grande oltre i 6 pollici. Ma al primo posto si è classificata
la cinese Zte che ha un tasso di assorbimento specifico di 0,17 W/kg.
Ci sono anche un Honor (che è della Huawei) e un Lg nella classifica
dei telefoni meno radioattivi.
Gli smartphone che emettono più radiazioni riguardano compagnie molto
pubblicizzate o che stanno scalando il mercato rapidamente. I tre
smartphone in testa alla classifica dei più radioattivi sono tutti
dell’azienda cinese cinese Xiaomi. Secondo il Bundesamt für
Strahlenschutz il peggior smartphone sul mercato tedesco a livello di
radiazioni è lo Xiaomi Mi A1. Il suo tasso di assorbimento specifico è
di 1,75 watt al chilogrammo, il triplo della soglia di 0,6 W/kg, sotto
la quale l’istituto tedesco dà al cellulare una certificazione per il
rispetto dell’ambiente (per garantire la sicurezza degli utenti
l’Unione Europea ha, invece, fissato a 2 W/kg il limite massimo
consentito per le emissioni dei cellulari per evitare qualsiasi
effetto termico).
Scorrendo la classifica dei peggiori si trovano anche due iPhone: il 7
e l’8 (1,39 e 1,32 di Sar). Dei quindici telefoni con maggior tasso di
assorbimento specifico, quasi la metà (7) sono cinesi.
Secondo Altroconsumo i cellulari emettono onde a diretto contatto con
la testa. Per evitare danni biologici basterebbe seguire piccole
regole. Intanto usare gli auricolari, perché il solo allontanare il
cellulare di qualche centimetro dalla testa riduce di molto il livello
di esposizione.
Poi la rivista consiglia di fare telefonate brevi, soprattutto quando
la linea è disturbata e il telefono è costretto a lavorare a piena
potenza (come accade quando si è in ascensore o treno).
Se è bene tenere i bambini alla larga dagli smartphone, lo stesso si
potrebbe dire della testa degli adulti quando si compone il numero,
visto che è il momento in cui lo smartphone funziona alla massima
potenza.
Il quadro che emerge dagli studi condotti finora è contradditorio. Ma
questo non esclude problemi. Come per altre sostanze cancerogene, come
per esempio il tabacco o l’amianto, possono passare decine di anni tra
l’esposizione alla sostanza e il manifestarsi di un tumore. I
telefonini sono tra noi in modo così massiccio solo da 15-20 anni e i
tumori cerebrali hanno lunghi periodi di latenza (anche fino a 30
anni). Se un rischio significativo esiste, dunque, sarà pienamente
visibile solo tra qualche anno. Nel frattempo si potrebbe cominciare a
seguire le indicazioni che abbiamo scritto su. Inoltre, è anche vero
che oggi passiamo molte ore al telefonino, per digitare messaggi di
testo, per navigare in rete o giocare, e lo teniamo prevalentemente
tra le mani (e, dunque, lontano dalle orecchie). Spesso le telefonate
vengono sostituite dai messaggi vocali ed è per questo che, rispetto
al passato, gli smartphone vengono più spesso accostati alla bocca che
non alle orecchie. Forse potrebbe essere più rischiosa la tecnologia
del 5G, ma in molti invitano ad evitare facili allarmismi, anche
perché di studi condotti in materia finora c’è poca traccia.

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