3/5/2021 ore 20.45 su ZOOM: “Le Radici dell’Occidente e l’approccio alla pandemia”

di Redazione

L’Associazione I SENTIERI DI GRIMOALDO ha il piacere di invitare all’incontro culturale di lunedì 3 maggio 2021 alle ore 20.45 che si terrà in videoconferenza ZOOM.
L’argomento è il seguente: Le Radici dell’Occidente e l’approccio alla pandemia.
Sarà ospite in collegamento il Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio, lo scrittore Matteo Castagna, di cui alleghiamo in alto la scheda di presentazione.
A seguire i link di partecipazione e gli orari di collegamento:
1° link d’invito Lunedì 3 maggio 2021 ore 20.30
Entra nella riunione in Zoom
ID riunione: 814 9313 9090
Passcode: 1abaqd
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2° link d’invito Lunedì 3 maggio 2021 ore 21.00
Entra nella riunione in Zoom
ID riunione: 837 9165 1826
Passcode: 0Rz4p9
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3° link d’invito Lunedì 3 maggio 2021 ore 21.30
Entra nella riunione in Zoom
ID riunione: 882 7112 4253
Passcode: 85Usq7
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4° link d’invito Lunedì 3 maggio 2021 ore 22.00
Entra nella riunione in Zoom
ID riunione: 893 4569 9981
Passcode: 2yp2zy
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Potere invitare i vostri amici a partecipare.
Grazie!
info@isentieridigrimoaldo.it

Uno scrittore a-ideologico, cattolico e, quindi, assolutamente libero

 

L’EDITORIALE DEL LUNEDI di MATTEO CASTAGNA per INFORMAZIONE CATTOLICA

EDUCAZIONE CATTOLICA

IL MESE DI MAGGIO SI È APERTO CON L’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIOVANNINO GUARESCHI, IL GIORNALISTA ITALIANO PIÙ TRADOTTO E PIÙ LETTO NEL MONDO

di Matteo Castagna

Il mese di Maggio si apre con l’anniversario della morte di Giovannino Guareschi, il giornalista italiano più tradotto e più letto nel mondo. Grande umorista, caricaturista, non ha eguali né è facile trovare somiglianze con autori contemporanei. Eppure, sono pochissime le persone, sia tra i colleghi che nel mondo della cultura, che si ricordano di lui e delle sue opere, il primo maggio, giorno che gli diede i natali.

Fu l’unico giornalista della storia repubblicana a finire in galera per un attacco al leader democristiano Alcide De Gasperi, rifiutando, persino, di fare ricorso in appello. Quando morì, i comunisti tirarono un sospiro di sollievo e, anche a destra, dove generalmente si trovano i più permalosi, si atteggiarono con distacco. Probabilmente perché era uno scrittore a-ideologico, cattolico e, quindi, assolutamente libero. In America, la rivista Life gli dedicò ben 9 meritatissime pagine, mentre il Time scrisse che per capire l’Italia e gli italiani occorre leggere Machiavelli, Mussolini e Guareschi.

Questi fatti dimostrano che il processo di inculturazione della gioventù è iniziato col dopoguerra, non certo negli ultimi anni. Quando lessi “il Mondo Piccolo” mi chiesi, con l’ingenuità di allora, come mai non me l’avessero fatto studiare a scuola. Poi ricordai che sui sussidiari ove studiai io negli anni ’80, Guareschi non era neppure nominato.

Aveva il “difetto” di essere libero, di criticare il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica, di essere anticomunista, non fascista, e particolarmente allergico all’ipocrisia tipica della politica centrista, sempre prona ai poteri forti e sempre pronta a sottomettere la verità al compromesso. Giovannino era ed è tanto scomodo quanto letto. E questo dà un gran fastidio a tutte le fazioni. Non agli uomini liberi come lui, ai cattolici sinceri, legati alla Tradizione ed alla Messa di sempre, a coloro che amano la loro terra ed il fiume che l’attraversa, le usanze, i pregi e i difetti dei propri compaesani in nome della fede e del comune buon senso che attuano quel bene comune cui tutti dicono di voler attendere ma pochi, veramente, realizzano.

Il suo concetto di libertà può essere riassunto nella sua celebre frase: “pensar non nuoce”, che non è per tutti, soprattutto per coloro che, con dolo, dimenticano che la testa non serve solo a sostenere il cappello né le mani a sostenerlo perché qualcuno gli getti i denari per agire e, quindi, è sempre di un’ attualità disarmante.

Maggio è, soprattutto, il mese mariano per eccellenza. E Giovannino Guareschi ci ha lasciato un racconto molto bello, che può essere utile a ridare speranza (con la “s” minuscola…), nei momenti difficili che stiamo vivendo. Il 20 settembre 1943 si trova a camminare per le vie di Czestochowa, preceduto da nove compagni e scortato dal capitano della Gestapo che, chissà perché, ha scelto qualche prigioniero per accompagnarlo in una passeggiata fino al Santuario della Madonna Nera, sotto il cielo della Polonia, tra i profili delle case di una città piegata dai bombardamenti, dalla fame e dalla guerra. Ma non è così ovunque. Qualcosa riesce a salvarsi dalla povertà e dal silenzio, palpabili in quell’aria fresca di primo autunno e Giovannino lo scopre appena mette piede nella basilica: sì, dentro quella chiesa, al deportato 6865 tutto pare cambiare: “Dopo un mese di vita in ambienti in cui tutto trasuda sporcizia e disperazione, dove ogni parola è un urlo, ogni comando è una minaccia, trovarsi d’improvviso in quell’aria serena, in mezzo a quel barbaglio d’oro, a quella calda onda di musica! …”.

Sentendo i monaci cantare, vedendo centinaia di fedeli ascoltare con devozione la celebrazione delle funzioni, Guareschi continua: “Si leva un canto dalla folla pare la voce stessa della Polonia: un dolore dignitoso di gente usata da secoli ad essere schiacciata e a risorgere. Di gente che viene uccisa sempre e non muore mai”. Giovannino si ferma: “I prigionieri scendono verso la città e io penso a quelle campane che da quattro anni sono mute. Sentirò suonare le campane di Polonia?”, respira profondamente, riapre gli occhi e si vede comparire davanti un bambino polacco dal viso sottile che gli tende una mela: “sulla corteccia rossa e lucida della mela vedo l’impronta dei dentini del bimbo e penso a mio figlio. Lo zaino non mi pesa più, mi sento fortissimo. Lo debbo rivedere, il mio bambino: il primo dovere di un padre è quello di non lasciare orfani i suoi figli. Lo rivedrò. Non muoio neanche se mi ammazzano!”.

Giovannino senza rendersene conto urla quella frase a voce così alta e ripetendola così tante volte che non solo il capitano della Gestapo non riesce a farlo tacere, ma i suoi compagni si uniscono al coro. La voce “del suo prigioniero” ha parlato, continuerà a parlare fino alla sua liberazione e sarà così forte da scandire ogni suo passo di andata e di ritorno dal lager, così insistente che pervaderà ogni muscolo e ogni pensiero, tanto da tenerlo vivo per davvero.

Ma Guareschi non sopravvivrà semplicemente al lager: in un luogo dove sarebbe istintivo pensare che l’uomo sia stato lasciato solo, lui ci trova il Buon Dio e con la fede riscoperta aiuterà a tenere vivi decine e decine di compagni. Tiene vivi anche noi, il nostro Guareschi, generazioni di lettori salvati dalla desolazione, riportati alla speranza grazie a una matita e un blocco di appunti.

L’On. Zan risponde indirettamente a Castagna: “dire che l’omosessualità è peccato è libertà d’opinione”

APPROFONDIMENTI

Primo maggio e polemiche: Fedez difende Ddl Zan, attacca la Lega e cita il veronese Zelger

Il rapper si è anche detto vittima di un tentativo di censura preventiva, poi smentito dalla Rai

 

«Qualcuno come Ostellari ha detto che ci sono altre priorità in questo momento di pandemia rispetto al Disegno di Legge Zan, e allora vediamole queste priorità: il Senato non ha avuto tempo per il Disegno di Legge Zan perché doveva discutere l’Etichettatura del vino, la riorganizzazione del Coni, l’indennità di bilinguismo ai poliziotti di Bolzano e per non farsi mancare niente il reintegro del vitalizio di Formigoni». Con queste parole il rapper italiano Fedez, dal palco del concertone del primo maggio, ha sostenuto, al contrario, la necessità della discussione sulla proposta di legge a firma del deputato padovano Alessandro Zan, esponente del Pd, che al centro vede le modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

Il senatore Andrea Ostellari non è stato l’unico esponente della Lega cui ha più volte fatto riferimento con toni polemici il cantautore Fedez. Al contrario, nel mirino è finito anche il consigliere comunale a Verona Alberto Zelger, in particolare per una sua vecchia frase utilizzata nel corso di un’intervista rilasciata alla trasmissione la Zanzara su Radio 24. Si era nel lontano ottobre 2018 ed il consigliere veronese, rispondendo a una domanda di Cruciani sui «rapporti omosessuali» disse che «sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie» (qui sotto il video, al min. 2.05.15).

Le polemiche dopo il concertone del primo maggio non sono così mancate, sostanzanzialmente su due fronti distinti. Il primo:  Fedez vs Rai, con il cantautore che ha accusato il servizio pubblico di volerlo censurare preventivamente e la stessa Rai che ha invece seccamente smentito tale ipotesi. L’altro fronte aperto è ovviamente quello tra favorevoli e contrari alla proposta di legge Zan. La deputata dem veronese Alessia Rotta ha scritto su Facebook: «Sono convinta che il Paese abbia bisogno di voci indipendenti e che Fedez avesse tutto il diritto di pronunciare il suo discorso. Stia solo attento sempre a distinguere bene chi quella legge la sostiene e chi quei diritti li difende ogni giorno da chi fa l’esatto contrario. Avanti con il Disegno di legge Zan per la tutela dei diritti di tutti i cittadini contro ogni discriminazione. L’Italia si colloca 35esima in Europa per accettazione sociale delle persone Lgbtq+. La Polonia, che ha appena vietato l’aborto, è 40esima. Approvare la legge significa fare un passo avanti verso l’Europa dei diritti e delle libertà».

Il leader della Lega Matteo Salvini ha replicato alle accuse di ostruzionismo nei confronti del Ddl Zan mosse da Fedez, sottolineando che una legge per tutelare i diversi orientamenti sessuali e le discriminazioni in Italia già esiste: «Adoro e difendo la libertà di pensare, di scrivere, di parlare, di amare. Ognuno può amare chi vuole, come vuole, quanto vuole. – ha scritto in un post Facebook Matteo Salvini – E chi discrimina o aggredisce va punito, come previsto dalla legge. È già così, per fortuna. Chi aggredisce un omosessuale o un eterosessuale, un bianco o un nero, un cristiano o un buddhista, un giovane o un anziano, rischia fino a 16 anni di carcere. È già così. Reinvito Fedez a bere un caffè, tranquilli, per parlare di libertà e di diritti».

Ben altri toni ed altre preoccupazioni sono invece giunte da Verona, dove il Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio Matteo Castagna, citando il caso di Paivi Rasanen (ex ministro dell’Interno in Finlandia che, ricorda Castagna, «è attualmente sotto inchiesta per aver difeso la visione della Bibbia sull’omosessualità»), ha dichiarato apertamente: «Di fatto, si può pensare che l’insegnamento pubblico della Bibbia o del Catechismo in materia di orientamento sessuale potrebbe essere oggetto di sanzione penale o civile. Vogliamo che, anche in Italia, sia così? La domanda che si pone spontanea ai sostenitori del Disegno di Legge Zan, che potrebbe approdare in aula al Senato nel corso del mese di maggio, è questa: chi esprime pubblicamente la bimillenaria dottrina cattolica sull’omosessualità istiga o meno alla discriminazione di genere? Se una persona chiedesse, in televisione, di non compiere “il peccato impuro contro natura”, perché lo insegna San Pio X, nel Catechismo Maggiore, rischierà la galera per “istigazione alla discriminazione”? Qualora la risposta fosse affermativa, i primi discriminati sarebbero i cristiani, – conclude Matteo Castagna – che non potrebbero professare la loro Fede. La libertà religiosa e la libertà di chiunque pensasse che l’omosessualità sia pratica immorale rischiano di essere in serio pericolo». Al momento, invece, non sono note eventuali altre prese di posizione ufficiali da parte degli esponenti veronesi della Lega.

Alle preoccupazioni espresse, tra gli altri, anche da Matteo Castagna, lo stesso promotore del Ddl Alessandro Zan aveva indirettamente già risposto in altra sede, spiegando che la libertà di espressione resterà «garantita purché non sia idonea a creare una condizione di pericolo o violenza. Se io dico che l’omosessualità è un peccato è un’opinione, se dico che la vera famiglia è formata da mamma e papà è un’opinione, – chiarisce il deputato Zan – dire che i gay devono morire tutti, non è più una opinione». Su un altro versante della politica locale veronese è infine intervenuto il consigliere comunale di minoranza a palazzo Barbieri Tommaso Ferrari, capogruppo per il movimento civico Traguardi, il quale ha commentato così la vicenda: «Avrei sognato che la città col più importante teatro all’aperto del mondo venisse citata al concerto del primo maggio come esempio virtuoso di tutela degli artisti e dei lavoratori dello spettacolo. Invece, ancora una volta, agli “onori” della cronaca nazionale Verona finisce per opera del consigliere Zelger e di una sua incommentabile affermazione sugli omosessuali. Non penso che al consigliere e a larga parte dell’attuale maggioranza la citazione di Fedez abbia dato fastidio, anzi. – aggiunge il consigliere Tommaso Ferrari – È da tempo che a Verona l’attività politica si gioca tutta sul tentativo di finire in prima pagina con affermazioni estreme per la gioia di un piccolo gruppo di fan. Ma penso che siano la città, e l’intero Paese, a uscire sconfitti e umiliati da quella lista di citazioni di uomini e donne che pretendono di rappresentare le istituzioni. I temi del Ddl Zan – conclude Tommaso Ferrari – sono una battaglia di civiltà».

Fonte: https://www.veronasera.it/cronaca/fedez-primo-maggio-lega-zelger-omosessualita-ddl-zan-2-maggio-2021.html

Il DDL Zan mette in pericolo la libertà

 

Rilanciamo lo scritto pubblicato ieri da “Verona News” del nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna, che sta avendo un gran successo e molta condivisione, in vari ambienti, sia cattolici che politici. In serata è giunta la notizia che il capogruppo al Senato della Lega Sen. Massimiliano Romeo ha preparato una nuova proposta di legge in materia…

LETTERE ALLA REDAZIONE

di Matteo Castagna

Paivi Rasanen è stata ministro dell’Interno in Finlandia dal 2011 al 2015. E’, attualmente sotto inchiesta per aver difeso la visione della Bibbia sull’omosessualità.
La polizia sta conducendo quattro diverse indagini penali contro di lei. In tutte è accusata di “agitazione criminale contro un gruppo minoritario”.

Il 20 dicembre dello scorso anno a “YlePuhe” le è stato chiesto cosa penserebbe Gesù degli omosessuali. “Ho sottolineato che tutti gli uomini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, sono sullo stesso piano di fronte a Dio. Sono tutti preziosi, seppur peccatori e bisognosi dell’opera redentrice di Gesù per ottenere la vita eterna”, ha detto Rasanen a LifeSiteNews.

Secondo il Codice penale della Finlandia, l’ex ministra rischia una condanna ad una multa o alla reclusione in carcere per un massimo di due anni.

Di fatto, si può pensare che l’insegnamento pubblico della Bibbia o del Catechismo in materia di orientamento sessuale potrebbe essere oggetto di sanzione penale o civile. Vogliamo che, anche in Italia, sia così?

La domanda che si pone spontanea ai sostenitori del DDL Zan, che potrebbe approdare in aula al Senato nel corso del mese di Maggio, è questa: “chi esprime pubblicamente la bimillenaria dottrina cattolica sull’omosessualità istiga o meno alla discriminazione di genere?”

Se una persona chiedesse, in televisione, di non compiere “il peccato impuro contro natura”, perché lo insegna San Pio X, nel Catechismo Maggiore, rischierà la galera per “istigazione alla discriminazione”?

Qualora la risposta fosse affermativa, i primi discriminati sarebbero i cristiani, che non potrebbero professare la loro Fede. La libertà religiosa e la libertà di chiunque pensasse che l’omosessualità sia pratica immorale rischiano di essere in serio pericolo.

La legge non può lasciare le risposte alla discrezionalità dei magistrati.

Ne tenga conto il legislatore, di ogni colore politico.

Fonte: https://www.veronanews.net/il-ddl-zan-mette-in-pericolo-la-liberta/

 

Un “Cordileone” agli ipocriti che si definiscono “cattolici e abortisti”: “non si può ricevere la Comunione”

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di LEONARDO MOTTA*

L’Arcivescovo di San Francisco, Salvatore J. Cordileone, ha pubblicato il 1° maggio 2021 una lettera pastorale sulla dignità richiesta per la ricezione della Santa Comunione in cui insiste sul fatto che ogni cattolico che coopera con il male dell’aborto dovrebbe astenersi dal ricevere l’Eucaristia.

“Fondamentalmente è una questione di integrità: ricevere il Santissimo Sacramento nella liturgia cattolica significa abbracciare pubblicamente la fede e gli insegnamenti morali della Chiesa cattolica e desiderare di vivere di conseguenza”, ha scritto monsignor Cordileone. “Tutti pecchiamo in modi diversi, ma c’è una grande differenza tra sforzarsi di vivere secondo gli insegnamenti della Chiesa e rifiutare quegli insegnamenti”.

La lettera pastorale dell’arcivescovo arriva dopo la crescente, e ipocrita, copertura mediatica sull’opportunità di ammettere il presidente Biden alla Santa Comunione all’interno della Chiesa cattolica.

All’interno della sua lettera c’è una sezione specifica per i funzionari pubblici cattolici che difendono l’aborto. “Se si è in grado di fare qualcosa di concreto e decisivo per fermare il massacro”, ha detto, “lo si faccia, la si smetta di uccidere. E per favore smettetela di fingere che la difesa o la pratica di una morale grave e malvagia – che pone fine a una vita umana innocente, che nega un diritto umano fondamentale – sia in qualche modo compatibile con la fede cattolica. Non lo è. Per favore, tornate a casa, nella pienezza della vostra fede cattolica”.

Secondo l’insegnamento tradizionale della Chiesa, delineato dall’arcivescovo, la cooperazione formale e l’immediata cooperazione materiale con il male, come nel caso dell’aborto, impedisce di ricevere la Santa Comunione. “L’insegnamento e la disciplina della Chiesa sull’idoneità a ricevere la Santa Comunione sono stati coerenti nel corso della sua storia, fin dai primi tempi”, ha osservato l’arcivescovo. “L’insegnamento della nostra fede è chiaro: chi uccide o aiuta a uccidere il bambino (anche se si oppone personalmente all’aborto), chi fa pressione o incoraggia la madre ad abortire, chi lo paga, chi fornisce aiuti finanziari alle organizzazioni per fornire aborti, o coloro che sostengono i candidati o la legislazione con lo scopo di rendere l’aborto una ‘opzione’ più facilmente disponibile, stanno cooperando con un male molto grave”, ha dichiarato l’Arcivescovo Cordileone. “La cooperazione formale e la cooperazione materiale immediata nel male non è mai moralmente giustificata”.

L’arcivescovo ha citato anche l’insegnamento di san Paolo in I Corinzi per spiegare il pericolo di ricevere la santa Comunione mentre si coopera con un grave male, atto che la Chiesa ha sempre considerato indegno: “Pertanto, chi mangia il pane o beve il calice del Signore indegnamente, dovrà rispondere del corpo e del sangue del Signore. La persona deve esaminare se stessa e quindi mangiare il pane e bere il calice. Perché chi mangia e beve senza discernere il corpo, mangia e beve il giudizio su se stesso (1 Cor 11,27-29)”.

Monsignor Cordileone ha voluto ricordare anche la testimonianza del padre della Chiesa primitiva San Giustino Martire, che insegnò che “nessuno può condividere l’Eucaristia con noi a meno che non creda che ciò che insegniamo sia vero ; a meno che non sia lavato nelle acque rigeneranti del battesimo per la remissione dei suoi peccati, e a meno che non viva secondo i principi che Cristo ci ha dato”.

L’arcivescovo ha affrontato anche l’importanza di testimoniare la verità sul grave male dell’aborto. “Per decenni, la cultura occidentale ha negato la dura realtà dell’aborto. L’argomento è ammantato di sofismi dai suoi difensori e la discussione su di esso è vietata in molti luoghi”. Ma non è un peccato occasionale. “Nel caso di personaggi pubblici che si identificano come cattolici e promuovono l’aborto, non è un peccato commesso nella debolezza umana o un errore morale: è un rifiuto persistente, ostinato e pubblico dell’insegnamento cattolico”, scrive l’Arcivescovo. “Questo aggiunge una responsabilità ancora maggiore al ruolo dei pastori della Chiesa nella cura della salvezza delle anime. Sono convinto che questa cospirazione di disinformazione e silenzio sia alimentata dalla paura di cosa significherebbe riconoscere la realtà con cui abbiamo a che fare. Il diritto alla vita stesso è il fondamento di tutti gli altri diritti. Senza la tutela del diritto alla vita, non ha senso parlare di altri diritti”, ha osserva, sottolineando che la scienza è “chiara” su quando questa vita inizia. “Una nuova vita umana geneticamente diversa inizia al concepimento”.

Monsignor Cordileone è stato anche attento nel sottolineare che “l’aborto non è mai un atto esclusivamente della madre. Altri, in misura maggiore o minore, condividono la colpa quando questo male viene perpetrato”. Inoltre ha sottolineato che la sua responsabilità di parroco, e pastore di anime, richiede che sia chiaro sia sulla gravità del male dell’aborto, sia sui motivi per cui una persona che procura, aiuta o promuove l’aborto in qualsiasi modo, non può ricevere la Santa Comunione, a meno che prima non si penta e venga assolta in confessione.

“Parlando per me”, ha detto l’Arcivescovo, “tengo sempre a mente le parole del profeta Ezechiele: tremo al pensiero che se non sfido francamente i cattolici che, sotto la mia cura pastorale, sostengono l’aborto, sia loro che io dovremo rispondere a Dio per il sangue innocente”.

Alla fine della sua lettera, l’arcivescovo ha ringraziato coloro che nella vita pubblica sono saldi nella causa del nascituro. “La vostra posizione coraggiosa e ferma di fronte a quella che spesso è un’opposizione feroce, dà coraggio ad altri che sanno cosa è giusto, ma potrebbero altrimenti sentirsi troppo timidi per proclamarlo con parole e fatti”.

L’arcivescovo Cordileone si è rivolto anche alle donne che hanno abortito e ad altre vittime di aborto. “Dio vi ama. Vi vogliamo bene. Dio vuole la vostra guarigione, e anche noi, e abbiamo le risorse per aiutarvi. Per favore, venite da noi, perché vi amiamo e vogliamo aiutarvi e vogliamo la vostra guarigione”. L’alto prelato ha aggiunto che coloro che sono stati curati dal trauma dell’aver compiuto l’aborto, possono diventare straordinari testimoni del Vangelo della Misericordia. “Per quello che hai sopportato, più di chiunque altro puoi diventare una voce potente per la santità della vita”. L’Arcivescovo di San Francisco ha concluso la sua lettera invitando tutti gli uomini di buona volontà a “lavorare per una società in cui ogni neonato sia ricevuto come prezioso dono di Dio e accolto nella comunità umana” ed ha invocato l’intercessione di Nostra Signora di Guadalupe, patrono dei nascituri, nonché san Giuseppe e san Francesco, patrono dell’arcidiocesi californiana.

*Teniamo conto che l’ “Arcivescovo”, ufficialmente, appartiene alla “Chiesa conciliare”, quindi ciò che ha scritto e detto con coraggio e esattezza dottrinale assume un significato maggiore. Il Suo posto, forse, non è nella “deep Church” di Bergoglio…Esca, si faccia riordinare e riconsacrare da un vero vescovo e stia nella Chiesa di Cristo! Oremus

Altri “esperti” sconfitti dalla pandemia: i costituzionalisti

di Corrado Ocone

C’è una categoria di studiosi che più degli altri esce sconfitta dalla gestione della pandemia: i costituzionalisti. Prima di tutto coloro che, per la loro rigidità ideologica, negli anni passati avevamo imparato ad apostrofare, con rispetto ma anche con un non velato sfottò, le “vestali della Costituzione”. Per loro la legge fondamentale andava interpretata alla lettera, non nello spirito, come un testo sacro che non viveva nel tempo ma si sottraeva ad ogni modifica o adattamento. Un totem.

Fu in quest’ottica che essi si opposero alle proposte di riforma e ai referendum prima di Berlusconi e poi di Renzi, e si mobilitarono con appelli gridando all’ “emergenza democratica” ogni qualche volta qualche piccola modifica veniva proposta o avanzata (soprattutto dal centrodestra). D’altronde non era la Costituzione figlia della Resistenza? E, se la Resistenza era stata antifascista, per una sorta di proprietà transitiva “fascista” era anche chiunque volesse modificare in qualche punto la Carta, fosse anche per adattarla a nuove esigenze.

Arrivata la pandemia, e con il governo più a sinistra della storia, le “vestali” di colpo tacquero. E non solo loro: furono pochissime le voci fra i costituzionalisti che mossero appunti, sotto il governo Conte, ai famigerati dpcm, alla sistematica messa da parte del Parlamento e delle opposizioni, alla assoluta leggerezza con cui venivano limitate le libertà fondamentali, alla segretezza con cui fu tenuta nascosta la promulgazione di uno stato d’emergenza che, lungi dall’essere provvisorio, sembrò a un certo punto dovesse continuare all’infinito. Ci fu addirittura qualcuno, ad esempio l’insigne Zagrebelsky, che si prodigò in vere e proprie capriole mentali e verbali per giustificare tale modus operandi.

Perché ciò avveniva può essere spiegato in due modi, soprattutto: 1. la militanza a sinistra della più parte dei costituzionalisti, che quindi si affidavano toto corde al premier del governo fondato sull’asse Zingaretti-Speranza; 2. l’aspettativa di prebende e consulenze da parte di un governo non certo parco su questo fronte verso tecnici e esperti Un governo che a un certo punto cadde e fu sostituito dall’attuale di Mario Draghi. Il quale è sicuramente più rispettoso del Parlamento e delle forme della democrazia ma è pure lui costretto spesso a non seguire la Costituzione: vuoi perché pressato dall’ala sinistra del suo esecutivo (che è in perfetta continuità con la maggioranza del governo precedente); vuoi perché effettivamente in punti importanti la Costituzione italiana ha grossi limiti, storici e culturali (fu pur sempre scritta anche da un ampio fronte socialcomunista e in genere non liberale), che non permettono più di rispondere alle esigenze del presente.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/gli-altri-esperti-sconfitti-dalla-pandemia/

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NICOLA GRATTERI / EUROPA DEBOLE CONTRO LE MAFIE

L’Europa si è appena dotata di un organismo giurisdizionale per studiare e – ci si augura – contrastare, l’espansione delle mafie, e soprattutto le sue sempre più frequenti maxi operazioni di riciclaggio. Ancor più temibili adesso, con la pandemia che sta mettendo in ginocchio interi pezzi delle economie.

L’organismo sarà composto da inquirenti dei vari Paesi, molti dei quali, come ad esempio la Germania, hanno una scarsissima conoscenza sul terreno delle mafie e sulle loro modalità operative.

Certo non positivo nè ottimistico il giudizio espresso dal procuratore capo di Catanzaro, un super esperto di mafie e ovviamente di ‘ndrangheta in particolare, Nicola Gratteri, intervenuto il 21 aprile ad un convegno online su Le mafie in tempo di pandemia, un problema da non sottovalutare.

Ecco i passaggi salienti del suo intervento.

“Il sistema giudiziario dell’Europa non è sufficiente a contrastare le mafie e tantomeno un certo tipo di riciclaggio. Di mafia si discute poco in Europa, salvo quando bisogna bacchettare l’Italia nell’uso delle carceri”.

“La Germania è il paese più ricco d’Europa dove penso ci sia il maggior numero di ‘ndranghetisti proprio per la sua disponibilità di ricchezza. Il leggo le direttive europee in merito alle politiche di antiriciclaggio. Sono stringenti, ma solo sulla carta, perché poi gli Stati membri non le osservano”.

“Ho una forte rabbia dovuta a questa assuefazione della Comunità Europea e del potere politico europeo che non intende minimamente rinunciare di un millimetro alla propria libertà. Come la questione della limitazione della tracciabilità del denaro, per la quale i tedeschi non hanno assolutamente interesse nè intendimenti a cambiare la norma in nome della privacy. Basti pensare a quanto è facile riciclare denaro in Germania potendo varcare i confini con 80 mila euro in contanti senza che nessuno mi dica nulla”.

“A questo punto, devo pensare che questi Stati ricchi come la Germania hanno interesse a non denunciare e a non creare scandalo perché così, con il silenzio di tutti, si riescono a riciclare somme ingenti di denaro, cosa che in Italia non è possibile”.

“L’Italia è stata molto debole nei confronti degli altri Stati europei in tema di lotta alle mafie. E inconcepibile che la sede di Europol ed Eurojust siano in Olanda. Ad oggi, poi, è stata costituita questa neo struttura di contrasto alla ‘Ndrangheta alla quale prendono parte dieci paesi del mondo dove c’è un’alta densità di presenza di ‘Ndrangheta. E dov’è la sede di questa struttura? A Lione. Mi chiedo: ma è normale che un organismo che si occupa di contrasto internazionale alla ‘Ndrangheta abbia sede in Francia e non nello Stato in cui ha origine la mafia?”.

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/2021/04/26/nicola-gratteri-europa-debole-contro-le-mafie/

Il pioniere della «cancel culture»? Stalin

di Giuliano Guzzo

La versione ufficiale è che gli episodi di iconoclastia, finalizzati a rimuovere statue ritenute simboli d’un passato razzista e schiavista, abbiano preso a manifestarsi nell’estate 2020, dopo la morte dell’afroamericano George Floyd a seguito di un pestaggio della polizia di Minneapolis. In realtà, la cosiddetta «cancel culture» ha già una sua storia, le cui radici son facili da rintracciare, in epoca moderna, già nella Rivoluzione Francese, quando i giacobini non si fecero mancare devastazioni a chiese, monumenti, tombe.

Se però si dovesse individuare un padre fondatore di questa brutale tendenza, il nome che su tutti emergerebbe è uno: quello di Iosif Stalin. In effetti, sotto il dittatore sovietico la «cancel culture» colpì duramente. Anzitutto a scapito delle chiese: se in Russia se ne contavano circa 55.000 nel 1917, nel 1939 nell’immenso Paese quelle ancora accessibili erano rimaste appena un centinaio. Non solo. Pur di non contraddire il tiranno, anche la cultura, sotto i sovietici, subì perdite pesantissime. Un esempio è quello che riguarda una delle opere più famose della storia, l’Amleto di William Shakespeare.

Si racconta infatti –  lo riferisce nella sua autobiografia il compositore Dmitri Shostakovich (1906–1975) – che Stalin detestasse profondamente il massimo capolavoro shakespeariano. «Egli non voleva», annota Shostakovich, «che la gente guardasse spettacoli teatrali con trame a lui non gradite». Così una volta, al Moscow Art Theatre, accadde che il dittatore se ne uscì con un: «É proprio necessario, qui, mandare in scena Amleto?». Poche parole che però, per chi aveva orecchi per intendere, bastarono ampiamente. Beninteso: la genesi staliniana della «cancel culture» non spiacerà a tutti.

Di certo non spiacerà al Black Lives Matter, che guarda caso si definisce «movimento rivoluzionario marxista». Tuttavia, chi assiste passivo alle nuove trovate antirazziste – immaginando magari che la «cancel culture» sia novità dei nostri giorni – farebbe bene a sapere che, ecco, queste cose nuove non sono, anzi. Si tratta solo di rimasticature di violenze già viste nel corso della storia, e che hanno nel macellaio sovietico il loro padre nobile, per così dire. Di qui un dubbio: ci potrà esser qualcosa di davvero civile e positivo nel ripercorrere (che lo si faccia senza saperlo, non cambia nulla) le orme staliniane? Meglio chiederselo.

Fonte: https://giulianoguzzo.com/2021/04/29/il-pioniere-della-cancel-culture-stalin/

Obiezioni e risposte: La religione non m’interessa!

Sul sito è disponibile il numero 228 del giorno 25 aprile 2021. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori. Ricordiamo che è possibile rinnovare la quota associativa per il 2021 cliccando qui. Per le nuove iscrizioni cliccare quiSursum Corda non accetta finanziamenti pubblici.

 

– Comunicato numero 228. Obiezioni e risposte: La religione non m’interessa!;
– Culto e preghiere a San Giorgio Martire (23.4);
– O glorioso San Giorgio Martire (23.4);
– O glorioso San Marco Evangelista (25.4);
– Orazione a San Fedele da Sigmaringa, Martire (24.4);
– Orazione a San Timone, Diacono e Martire (19.4);
– Orazione ai Santi Sotero e Caio, Papi e Martiri (22.4);
– Orazione ai Santi Sulpizio e Serviliano, Martiri (20.4);
– Orazione Sant’Agnese da Montepulciano, Vergine (20.4);
– Preghiera a Sant’Anselmo, Vescovo e Dottore (21.4);
– Preghiera a Sant’Espedito, Martire (19.4);
– Triduo alla Madonna del Buon Consiglio (dal 23.4 al 25.4);
– Vita e preghiera a San Fedele da Sigmaringa (24.4).
Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione, per la conversione dei modernisti e per i defunti affidandoci all’intercessione di San Giovanni di Dio.
Ossequi, Carlo Di Pietro.

Dove porta la guerra global ai classici

Fonte: Marcello Veneziani

di Marcello Veneziani

Come spiegare la guerra ai “classics” che si allarga negli Stati Uniti e pure sull’altra sponda dell’Atlantico e trova oggi conforto e rinforzo con l’arrivo alla casa Bianca dei progressisti e antirazzisti Joe Biden e di Kamala Harris? È stata proprio la “sua università”, quella da cui proviene la vice nera di Biden, la Howard University di Washington, a fare da capofila nell’opera di demolizione e di epurazione dei classici dagli studi. Trattandosi di un’università simbolo degli afro-americani, assume un significato speciale. La cacciata dei classici dalle università, non solo dunque del “conquistatore” Cristoforo Colombo ma dei grandi poeti, pensatori e letterati della tradizione antica, greco-romana ed europea, è diventata ora il simbolo della lotta dei neri contro la “supremazia” dei bianchi. La cultura è vista come un segno di violenza, schiavismo e sottomissione coloniale che l’occidente avrebbe esercitato sulle popolazioni indigene di tutto il mondo. Anche i capolavori della letteratura vengono sottoposti alla censura postuma e vengono giudicati dai tribunali e dalle piazze, dai MeToo e dagli Antifa, e non più nelle sedi letterarie in ragione del loro valore. Il significato umanistico viene sottomesso al valore umanitario e sottoposto al Tribunale Permanente dei Diritti Umani Violati.

Sono lontani i tempi in cui un presidente negro e illuminato, come Leopold Senghor, poeta e alfiere della “negritudine”, esibiva il suo amore per i classici e per la lingua latina e spingeva gli studenti più bravi del suo paese, il Senegal, e di tutta l’Africa nerissima a integrarsi anche tramite la cultura e l’assimilazione dei classici e della lingua latina.

Ora il problema non è integrare i neri, i latinos e gli indiani nella civiltà euro-occidentale ma dis-integrare la nostra cultura sin dalle sue radici e contrapporre i temi dei diritti umani a ogni discorso culturale, storico e spirituale. L’appello si estende a tutti gli occidentali che devono ricusare il loro passato, vergognarsi delle loro origini e sostenere la battaglia contro i classici, che a esaminarli furono tutti, più o meno, “razzisti”, “schiavisti”, “omofobi”, “maschilisti”, e via dicendo. Via la vita spirituale, al più cantiamo gli spiritual.

Perfino gli schemi del pensiero rivoluzionario vengono capovolti: le classi subalterne, i proletari, non devono impossessarsi delle idee dominanti e della cultura egemone per rovesciare i rapporti di potere e sostituirsi al comando della società; ma devono disprezzare la loro cultura e cancellare le sue tracce. Verso dove si va in questo modo? Verso una forma di imbarbarimento planetario e di ripiegamento narcisistico nell’oggi contro tutti gli ieri e i sempre. Continua a leggere

Don Orione e la Madonna del Buon Consiglio

Segnalazione del Centro Studi Federici

La Madonna del Buon Consiglio. I Santuari di Genazzano e di Scutari. La devozione alla Madonna del Buon Consiglio ha segnato la storia di Don Orione e della Congregazione.
 
L’antica devozione nel Santuario di Scutari; quando questo fu distrutto, l’apparizione dell’immagine a Genazzano. La devozione alla Madonna del Buon Consiglio di Don Orione. Presso il suo altare, a Tortona, si consacrò con Don Gaspare Goggi e consacrò i primi ragazzi dell’Oratorio. Le sue visite al santuario di Genazzano e un episodio miracoloso.
 
Un po’ di storia
A Genazzano, nel luogo dove oggi sorge il Santuario della Madre del Buon Consiglio, esisteva già un’antica chiesa del Sec. X. Nell’anno 1356 la chiesa fu affidata ai religiosi agostiniani. Nell’atto notarile di consegna troviamo che si trattava di una chiesa parrocchiale con il titolo di S. Maria del Buon Consiglio.
 
Nella seconda metà del 1400, una vedova e terziaria agostiniana di nome Petruccia, mise a disposizione tutti i suoi beni per ingrandire e restaurare la vecchia chiesa divenuta fatiscente. Ma, il preventivo di spesa si rivelò insufficiente per portare a termine il progetto. I lavori furono sospesi e la popolazione, con sarcasmo, derideva la santa vedova per l’insuccesso della sua impresa. Ma la Petruccia con serenità diceva loro: “Figlioli miei, non vi preoccupate, perché prima che io muoia (ed era già molto vecchia) la Beata Vergine e S. Agostino porteranno a termine questa chiesa”. Dopo neppure un anno, nel 1467, il 25 di aprile, festa di S. Marco, all’ora del vespro, un’immagine della beata Vergine divinamente apparve in una parete della chiesa. Grande fu la commozione della popolazione non solo per il prodigioso evento, ma per i tanti miracoli e grazie con i quali la Beata Vergine volle poi manifestarsi attraverso la sua bellissima Immagine. Il ripetersi di questi fatti consigliò il notaio del paese a trascriverli in apposito registro conosciuto come Codice del Miracoli.
Dal 27 aprile al 14 agosto sono riportati ben 161 miracoli. Immenso fu il concorso di popolo che veniva dai paesi vicini e poi da ogni parte d’Italia a pregare la Santa Immagine. Il papa Paolo II volle rendersi conto dell’accaduto, e inviò a Genazzano, come suoi osservatori, due vescovi: Gaucerio di Gap e Nicola di Faren.

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La contro-rivoluzione cattolica in un libro: “Le serate di San Pietroburgo, oggi”

FRA GLI “IRREGOLARI” DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA DOBBIAMO ANNOVERARE SICURAMENTE IL CATTOLICO JOSEPH DE MAISTRE. LA “POLIZIA POLITICA” DELLA CULTURA ILLUMINISTA, PROGRESSISTA E LAICISTA NON L’HA POTUTO CANCELLARE DEL TUTTO PERCHÉ TROPPO FECONDO E PROFONDO NELL’ANALISI, MA HA FATTO DI TUTTO PER IGNORARLO A SCUOLA, ALL’UNIVERSITÀ E NELLE LIBRERIE. A DUE SECOLI DALLA SUA MORTE, PERÒ, L’AUTORE DELL’OPERA INDIMENTICABILE “LE SERATE DI SAN PIETROBURGO” (1821) TORNA ALL’ATTENZIONE E, FRA GLI ALTRI, NE PARLANO ANCHE MATTEO ORLANDO E GIUSEPPE BRIENZA IN UN LIBRO APPENA PUBBLICATO DALLE EDIZIONI SOLFANELLI

di Angelica La Rosa

Matteo Orlando e Giuseppe Brienza, giornalisti e studiosi di Dottrina sociale della Chiesa rispettivamente condirettore e direttore di inFormazione Cattolica, hanno presentato venerdì pomeriggio, in diretta nazionale su RPL-Radio Padania Libera, il libro “Le serate di San Pietroburgo, oggi. 56 frecce controrivoluzionarie” (pp. 272, euro 15), appena pubblicato dalle Edizioni Solfanelli di Chieti.  L’intervento è andato in onda durante la trasmissione “Potere al Popolo” di Sammy Varin, che può essere ascoltata in tutta Italia sul Canale 740 del digitale terrestre, sulla Radio DAB, in Radiovisione sul sito www.radiorpl.it o anche sul canale YouTube o pagina Facebook dell’emittente vicina alla Lega di Matteo Salvini.

Il dott. Brienza ha introdotto la conversazione sottolineando come, per molti aspetti, la riflessione storica ed il pensiero politico del filosofo cattolico Joseph de Maistre (1753-1821) stiano tornando d’interesse. Dopo due secoli di damnatio memoriae a partire dalla sua morte, infatti, non pochi lo riconoscono ormai come un vero maestro di saggezza intellettuale, di rigore morale e di acume politico. Nel libro “Le Serate di San Pietroburgo, oggi”, appena uscito in un secondo volume (il primo è uscito nel 2014 a cura dello stesso Brienza e di Omar Ebrahime, con una Presentazione di Marcello Veneziani), si riprende nel titolo una delle maggiori opere di de Maistre, pubblicata nel 1821, per attualizzarla con 56 contributi “contro-rivoluzionari”, arricchiti da una originale Presentazione a cura del deputato cattolico e vicesegretario federale della Lega Lorenzo Fontana, che è anche Responsabile del “Dipartimento Famiglia e valori identitari” del partito di Matteo Salvini. Nel suo scritto (pp. 5-6), fra l’altro, l’on. Fontana definisce quello curato da Brienza e Orlando «un testo che nasce nel solco della tradizione e, in un’epoca come quella attuale, rappresenta un’operazione di grande coraggio. Il coraggio sta innanzitutto nei contenuti espressi, decisamente oltre il mainstream, e che sta nell’autorevolezza di firme decisamente e fieramente non-allineate. Una raccolta del pensiero critico, la definirei. Onore al merito» (p. 5). Continua a leggere

È necessario togliere ai liberal-progressisti l’ideologia “green”

L’EDITORIALE DEL LUNEDI su Informazione Cattolica (Rubrica settimanale del nostro responsabile nazionale Matteo Castagna)

di Matteo Castagna

LE IDEE ECOLOGISTE DI GRETA TINTIN ELEONORA ERNMAN THUNBERG, RELATIVE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, AFFONDANO LE RADICI NEL COSIDDETTO PANTEISMO

La figura di Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg sembrerebbe un po’ appannata, certamente in ombra, almeno da quando è iniziata la pandemia. Le sue idee ecologiste, relative ai cambiamenti climatici, affondano le radici nel cosiddetto panteismo.

Il sistema progressista o liberal si è servito di una bambina svedese, con la sindrome di Asperger, per impietosire il mondo e colpirlo nel suo più irrazionale sentimentalismo così da far passare l’ “ideologia green”, che è solo un modo più elegante e mediaticamente carino rispetto al più brutale “panteismo pagano”, che i Verdi non sono mai riusciti a far passare, nonostante decenni di propaganda.

In realtà, il messaggio ecologista di Greta non necessita più di lei, perché grazie a chi se n’è servito, è divenuto un nuovo dogma della post-modernità, che fa parte della rimodulazione dell’economia, della politica, della società e della religione che sarà la conseguenza più evidente del periodo che seguirà il Covid. Se ne parla poco, perché tutto ciò che è “green” viene venduto e percepito da tutti come una cosa buona, a prescindere.

L’uomo d’oggi, perso nel suo assurdo nichilismo, non vede differenze di rilievo tra il disquisire della vita sessuale delle foche e della liceità dell’utilizzo delle staminali umane per produrre farmaci sperimentali. Alle volte, sembrerebbe addolorato fino al pianto per la morte di un cane ed indifferente di fronte alla difesa dell’aborto volontario come diritto umano. Anzi, chi si adopera di fronte alla presunta estinzione del panda viene considerato un eroe, mentre chi lotta perché l’utero in affitto sia riconosciuto come una indegna mercificazione dei bambini è preso per Conan il barbaro.

Sono riusciti nell’intento di impossessarsi della tematica ecologica, trasformandola in ideologia panteista, che identifica Dio nel mondo, a coronamento dell’ illuminismo filosofico e del socialismo politico che identificano Dio nell’uomo. Con la conseguenza che Dio sarebbe nel “tutto” e nel “niente”, annullando, così, ogni riferimento metafisico proprio della nostra identità classico-cristiana.

In realtà, sganciando la tematica relativa al creato dall’ideologia globalista, scopriamo che esiste un vero amore per animali e piante, che è insito nella cultura tramandata da Aristotele e da San Tommaso d’Aquino, che permea la nostra identità e non ha nulla a che vedere con le questioni new age che ci vengono continuamente propinate. Parliamo del dominio che l’uomo ha per natura sugli animali e sulle altre cose prive di ragione. Continua a leggere

Pentimento Grande Aracri, terremoto giudiziario in caso di conferma delle dichiarazioni

 

di AMDuemila

Se le dichiarazioni del boss Nicolino Grande Aracri venissero riscontrate da parte degli inquirenti si scatenerebbe un vero e proprio terremoto giudiziario, non solo contro la ‘Ndrangheta ma anche nei confronti di quel “mondo di mezzo” composto dai cosiddetti “colletti bianchi”, professionisti e funzionari infedeli compiacenti.
Sopratutto le sue dichiarazioni potrebbero andare a incidere su molti filoni investigativi e processuali in corso o conclusi in assoluzione, in virtù del ruolo apicale ricoperto per molto tempo all’interno della consorteria criminale.
Ma se la sua decisione di collaborare con la giustizia da un lato potrebbe portare notevole beneficio all’azione giudiziaria, dall’altro solleva molte domande. Andiamo per ordine.
Nicolino Grande Aracri oltre ad essere stato condannato a molteplici ergastoli per essere stato il mandante di sette delitti che insanguinarono il Crotonese negli anni tra il ’99 e il 2000 e per l’omicidio di Giuseppe Ruggero, commesso a Brescello nel ’92 ed eseguito da un commando di killer travestiti da carabinieri, ha anche subito diverse altre condanne detentive ed è tutt’ora implicato in numerosi processi penali su cui potrebbero piovere come macigni le sue presunte confessioni. Come ad esempio, il processo Scacco Matto, nel quale Aracri è stato condannato a 17anni di carcere (ormai esauriti) per associazione mafiosa e in cui si è sancito come la famiglia Grande Aracri si era legata con i Nicoscia di Isola Capo Rizzuto per scalzare il comando dei Dragone a Cutro e degli Arena a Isola Capo Rizzuto, è direttamente collegato ad un altro un altro processo, denominato Kyterion – in cui si è scoperto che il boss della famiglia Dragone, Raffale, venne ucciso da Grande Aracri – citato nel maxi processo “Rinascita Scott” in corso a Lamezia Terme. Vedremo quindi il boss Grande Aracri testimoniare davanti ai pm dell’aula bunker?
Sarà in grado di dirci qualcosa in merito anche ad altri avvenimenti in cui è implicato? Come ad esempio sull’assoluzione decisa dalla corte di appello di Bologna per i suoi presunti sodali, Angelo Greco, Antonino Ciampà e Antonio Lerose finiti sotto processo per l’uccisione di Nicola Vasapollo, compiuto a Reggio Emilia; o anche in merito ai quattro omicidi commessi nei primi anni novanta dal pentito Salvatore Cortese, suo ex braccio destro; c’è poi il processo Grimilde contro le “nuove leve” della cellula emiliana di ‘Ndrangheta e l’inchiesta FarmaBusiness, in cui i suoi familiari (di Grande Aracri n.d.r) sono stati accusati di aver messo le mani sullo smercio e la vendita dei farmaci e di aver cercato un accordo con l’ex presidente del consiglio regionale Domenico Tallini.
Poi ancora c’è l’inchiesta Thomas contro i presunti colletti bianchi del clan e le indagini più recenti contro la cosca di San Leonardo di Cutro, ritenuto organico della “provincia” di ‘Ndrangheta fondata da Grande Aracri, E sulla faida scoppiata in Emilia negli anni di piombo? Continua a leggere

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